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Estate: esercizi sotto l'ombrellone (parte 5)

Mentre siete sulla sdraio, oppure sull'asciugamano, oppure ancora la notte distesi sulla spiaggia ad attendere le stelle cadenti (come nella figura qui sopra) con il vostro pc, smartphone o tablet, potete ingannare il tempo anche con i semplici giochi estivi che Recce'd vi ha proposto a partire dal 25 luglio scorso.

Altri ve ne saranno proposti tra domani, 12 agosto, ed il giorno di Ferragosto

A differenza della Settimana Enigmistica, noi di Recce'd siamo limitati ai temi ed agli argomenti di carattere finanziario, ovvero agli investimenti sui mercati finanziari. E così oggi, per mettere alla prova sia la vostra memoria sia la vostra intuizione, vi chiediamo di associare gli otto grafici che seguono alle otto categorie di Fondi Comuni italiani, che sono le più note:

  • fondi azionari
  • fondi azionari USA
  • fondi azionari Emergenti
  • fondi obbligazionari
  • fondi liquidità
  • fondi flessibili
  • fondi bilanciati
  • fondi generico (TUTTI)

I grafici presentano la performance MEDIA dei Fondi Comuni appartenenti ad una data categoria, in un arco di tempo che va dal 30 giugno 2007 ad oggi: il periodo è stato scelto perché è quello in cui è possibile comparare l'andamento di questi indici con la performance, e la volatilità, del nostro portafoglio RNI, portafoglio modello offerto ai Clienti in consulenza.

Ovviamente Recce'd vi proporrà gli otto grafici in un'ordine diverso: starà quindi al lettore ricostruire, con l'aiuto della propria memoria (sia la memoria dei mercati, sia la memoria dei fondi avuti nel proprio portafoglio) a quale categoria va associato ogni grafico. Recce'd fornirà poi, tra sette giorni, ovvero il 18 agosto, le risposte esatte.

A qualcuno, tra i nostri lettori, sembrerà che Recce'd propone un esercizio fine a sé stesso: ma non è così: se in passato alcuni tra i nostri lettori avessero fatto maggiore attenzione a questi dati, se avessero fatto prima una serie di confronti di questi tipo, avrebbero poi anche fatto scelte di investimento più consapevoli. E chi completerà questo piccolo esercizio sarà almeno un po' più consapevole nel suo futuro e nelle sue scelte di domani.

Ora procediamo con gli otto grafici da abbinare:

1) in questi grafico, vedete raccontata la storia di una categoria di fondi comuni italiani che, a distanza di nove anni, fa registrare una performance pari a zero, con una perdita massima del 40%

2) nel secondo grafico, potete vedere l'andamento di una categoria di fondi italiani che ha offerto un risultato nel complesso positivo per circa il 9%, con però una performance negativa negli ultimi due anni (2015-2016)

3) nel terzo grafico, potete vedere l'andamento di una categoria di fondi comuni che ha offerto anch'essa una performance sempre positiva, ma con un risultato finale molto maggiore, e pari al 3,5% annuo circa; da notare il calo, del 5% tra 2015 e 2016

4) il quarto grafico vi racconta la performance di una categoria di fondi italiani che ha prodotto un risultato del 60% in nove anni, ma con ribasso massimo pari ad un calo del 42%, e di recente un calo del 20%

5) la quinta categoria di fondi ci mostra un risultato del 5% su nove anni (0,6% annualizzato) con un ribasso massimo che arriva al 16%; anche qui è significativo il recente calo del 10%

6) il grafico di questa categoria di fondi italiani somiglia molto al grafico della categoria precedente: il ribasso massimo però è più ampio, ed il rialzo finale è maggiore; anche il calo del 2015 è molto ampio, del 15%

 

7) il penultimo grafico mostra nuovamente un risultato pari a zero su 9 anni: la perdita massima però in questo caso supera il 50%; da notare che ad inizio 2016 l'indice di questi fondi era negativo, del 10% rispetto ad otto anni e mezzo prima

8) l'ultimo grafico racconta di una performance del 15% a nove anni (1,6% annualizzato) con una perdita massima del 15%; tra il 2015 ed il 2016 ha fatto segnare un calo del 10% che portava la performance dal 2007 al 10%

 

Mercati oggiValter Buffo
Esuberi nelle banche: e perché non esuberi DELLE banche?

Abbiamo scritto nel mese di maggio in merito alle chiusure delle Filiali delle banche: spiegando che si tratta solo di un inizio, perché poi nel settore del risparmio arriveranno le chiusure delle Reti di vendita, e per le medesime ragioni.

Ritorniamo oggi su questo tema, che è doloroso per molti, in ragione del fatto che il Ferragosto di molti, tra i quali anche alcuni nostri lettori, viene rovinato dalla notizia degli esuberi nel sistema bancario: che secondo alcuni saranno 50.000, secondo altri 200.000.

Per le ragioni che Recce'd ha spiegato nel Post precedente, si tratta di eventi inevitabili: il modello di business delle banche è fallito, e questo è vero in particolare in Italia, dove si è fatta banca sempre e soltanto favorendo gli amici degli amici, meglio se "introdotti" dal politico del momento.

Ci colpisce però che nessuno, nessun giornale, nessun TG, nessun analista, sottolinei il forte contrasto tra gli esuberi annunciati, e "benedetti" anche dalla Banca d'Italia di recente, e gli sforzi, che Mediobanca giudica "coraggiosi" e che noi invece definiamo spericolati, di tenere comunque in vita tutte le banche.

La logica ci sfugge: perché non c'è. Se ci sono 50 mila esuberi, sarà pure perché un modello di business non funziona. ed allora, ci sarà di certo del capitale impiegato male, in alcuni casi davvero molto male, per svolgere attività che hanno zero valore aggiunto. E allora come si fa, cara Banca d'Italia, a chiedere al tempo stesso 50 mila esuberi ma pure nuove risorse finanziarie per tenere in vita aziende che distruggono ricchezza, con Vertici poco competenti e troppo pagati, in un contesto di totale assenza di una visione, ovvero di una "mission" come dicono i più sofisticati?

La sensazione, inquietante, è che in Italia sul sistema bancario si vive in un contesto di affanno ed improvvisazione: nessuno a dove stiamo andando e perché, si punta a salvare il salvabile ed a "comperare tempo", spendendo denaro della collettività e facendone pagare il conto ai dipendenti anziché agli azionisti di Società fallimentari. 

Mercati oggiValter Buffo
Vivendi-Telecom-Mediaset-Generali-Mediobanca: storie di ordinaria periferia

Recce'd guarda alla Borsa di Milano in un modo che è stato già chiarito, con dettaglio, in un Post di qualche giorno fa. 

Ciò detto, i titoli a sette colonne su Bolloré e Generali ci spingono a scriverne, perché il risparmiatore che leggesse i giornali ne ricaverebbe un'impressione quanto meno parziale e distorta.

Tutto comincia con Cairo. Non la città: l'editore. La sua scalata ad RCS ha avuto successo, e da quella scalata è partito un messaggio molto forte, ovvero che i tradizionali intrecci di interesse che hanno per decenni retto la Grande Finanza in Italia non reggono più. Gli Agnelli sono ormai in Olanda, e gli altri sono tutti troppo deboli. Non riescono neppure più a tenersi il quotidiano di casa.

Bolloré decide quindi di fare un gesto clamoroso: rompere un contratto già firmato. Questo per una sola ragione: affermare che non teme ritorsioni. Non da Berlusconi, bensì dall'Italia come "sistema". Berlusconi oggi, ed è chiaro a tutti, non ha i soldi per reggere una causa di molti anni in queste stesse condizioni: Mediaset Premium la deve vendere subito, oppure deve vendere Mediaset.

Ma Bolloré non ha paura delle ritorsioni del "sistema Italia": non ha paura di finire escluso, messo ai margini per avere rotto un contratto sottoscritto. Ed infatti, a pochi giorni di distanza, chiarisce che quei medesimi soldi li utilizzerà per puntare ancora più in alto.

Generali-Mediobanca è quello che dal Dopoguerra è stato definito "il cuore del sistema": oggi, non è più il cuore perché non esiste più un sistema. L'Italia è debole a causa delle sue stesse scelte, del continuo "prendere tempo", della incapacità dei vari Governi di incidere, della incapacità del mercato di regolare le attività economiche (in Italia il fallimento di una banca è sempre un melodramma alla Giuseppe Verdi, e quindi "tutte le banche vanno sempre salvate", e con loro tutti gli Amministratori).

Bollorè, che guarda le cose dal di fuori, capisce che il sistema è chiuso su sé stesso perché è fragile, e punta decisamente a quello che era il "cuore". Se la partita, da parte dell'Italia, verrà giocata dalle solite facce degli ultimi venti anni, è una partita persa in partenza. La ragione la spiega bene Ennio Doris oggi sul Corriere:

«Se una banca non diventa redditizia, essere cassaforte non servirà. Certo, Generali è il primo investitore italiano con 500 miliardi, fa gola. Ma alla fine bisogna fare utili».

Il mercato, miei cari, il mercato vince sempre alla fine. Il resto, è tutta ... fuffa per quelli che scrivono gli articoli di fondo per i giornali.

Mercati oggiValter Buffo
Un quinto equivoco (interessato) da sciogliere: per sempre

In Italia siamo arrivato con anni di ritardo ai Beatles: che da noi sono diventati un fenomeno, negli Anni Sessanta, solo quando il gruppo stava per sciogliersi.

Non è cambiato molto, negli anni Duemila. L'Italia, per alcuni aspetti, resta un Paese provinciale: diffidente verso le novità, le accetta solo quando ... non sono più novità.

Fintech oggi è un termine di moda: ne parlano tutti. Tra quelli che ne parlano, la grande maggior parte non sa di che cosa si tratta, riferendo di fatto opinioni prese a prestito. Si va "ad orecchio".

Per chiarire: Fintech non è ROBO advisory. ROBO advisory (alla Betterment, alla Wealthfront) è stato, alcuni anni fa, un'innovazione importante: oggi non lo è più (anche se in Italia se ne parla solo oggi). Oggi non è più un tema di attualità, anche se solo oggi in Italia si parte con i ROBO advisors.

Quali sono oggi i temi di attualità? Prima di tutto, e nel comparto dei servizi bancari in senso stretto (non servizi all'investimento) la moneta alternativa, lungo la catena:

  1. bitcoin
  2. blockchain
  3. cryptocurrency
  4. DLT, distributed ledger technology

E poi le gestioni neurali: o meglio, Emma.

A machine intelligence system, dubbed Emma AI, is starting a fund that hopes to outsmart the humans and computers that make a living trading stocks.

Shaunak Khire, Emma’s creator, claims his system differs from current finance computing — high-frequency trading and “quant” data science — because its system of neural nets takes into account a more complex set of factors affecting stocks, like management changes or monetary policy in Europe, that other programs miss.

“This is not algorithmic trading,” he said. “This is literally replication of an analyst.”

Parere di Recce'd: non esistono dubbi sul fatto che si tratti di un passo avanti, rispetto sia allo "algorithmic trading" sia al ROBO advisory (che è basato sui modelli matematici di costruzione del portafoglio che risalgono agli Anni Ottanta e sono superati).

E tuttavia: Recce'd, che conosce bene i materiali sui quali è stata sviluppata Emma, pur continuando a monitorare quest'area ed i suoi sviluppi non offre oggi ai suoi Clienti una soluzione di questo tipo. La ragione è semplice e la riassumiamo in due punti

  1. la AI (intelligenza artificiale) può vincere sull'uomo perché negli scacchi il set delle regole è delimitato: il mercato, per intenderci, non funziona come Pokemon GO
  2. Emma va programmata; e deve essere programmata anche per affrontare eventi INATTESI dallo stesso programmatore; il che è, ovviamente, impossibile; provate ad immaginare il modello matematico ... di Donald Trump

Questo è, come già spiegato in un Post precedente, il limite di qualsiasi gestione quantitativa che affidi PER INTERO le scelte di investimento ad un modello matematico. Ma (vi ricordiamo) non tutta la Finanza Quantitativa si traduce in modelli "black box" che affidano in modo automatico ad un algoritmo le scelte di costruzione del portafoglio.

Ci fermiamo qui, ricordando però che se tra i nostri lettori c'è qualche curioso, oppure interessato a approfondire, noi possiamo mettere a disposizione un ampio ed ordinatissimo archivio di testi specialistici.

Mercati oggiValter Buffo
Altri due equivoci (interessati) da sciogliere: per sempre

Pochi giorni fa, via abbiamo chiarito sue aspetti del mercato del risparmio sui quali spesso si fa confusione. Oggi, ne segnaliamo altri due.

Un gestore non è un venditore: questa osservazione è a prima vista banale, ma non lo è per la maggior parte degli investitori italiani, abituati da decenni a trattare dei loro investimenti, delle loro GPM e dei loro Fondi comuni con qualcuno che non è un gestore, non ha mai fatto il gestore, non dispone delle conoscenze che sono i requisiti minimi per fare gestione di portafoglio.

Eppure, i nostri risparmiatori fanno le scelte più importanti proprio con queste figure che fanno parte di Reti di vendita, e che spesso si auto qualificano come "consulenti" (senza averne i requisiti minimi) e consigliano i loro Clienti, persino su azioni di media e piccola capitalizzazione, obbligazioni subordinate emesse su mercati esteri, valute esotiche come la corona norvegese o il bath thailandese.

Questi venditori improvvisati consulenti (qualcuno addirittura è stato inclsuo fra i "gestori" da SGR spericolate) non hanno creato questa situazione: semplicemente la sfruttano, La situazione è il risultato di una normativa che è nata, ed è stata sviluppata, proprio per favorire chi vende. Non a caso, in Italia, le commissioni che i Fondi Comuni percepiscono da chi ci ha investito vanno al 90% a chi i Fondi li vende, e non a chi li gestisce. Non stupisce quindi che la qualità dei Fondi Comuni in Italia sia rimasta sempre molto bassa.

Il problema non è soltanto italiano: lo stesso Warren Buffet ha dichiarato di recente che fino ad oggi sui mercati finanziari hanno dominato i venditori sui gestori:

"There's been far, far, far more money made by people in Wall Street through salesmanship abilities than through investment abilities"

Non sarà più così in futuro: il web, la Rete di Internet, prende fin da oggi il posto di tutte le Reti di vendita e mette il Cliente che investe in condizione di dialogare in modo diretto con chi gestisce, e non con un intermediario commerciale (che si chiami private banker oppure promotore oppure "consulente"). Da qui poi deriva la "fine corsa" sia per prodotti come le GPM, vecchi arnesi di un'epoca che non c'è più, sia per i prodotti Fondi Comuni, che resistono fino ad oggi solo perché i loro altissimi costi sono spesi dall'industria del risparmio per difendere, in trincea, il deflusso di fondi da Clienti insoddisfatti.

Il punto è che l'industria non è in grado di modificare il proprio modello di business, al di là del cambiare nome ai Fondi e chiamarli con etichette astruse ed opache, e spesso ingannatrici, che fanno riferimento al Rendimento Assoluto, al Brand, al Top, al Dividens, ed altri termini che nulla hanno a che vedere con ciò che farà poi il gestore con i soldi dei Clienti.

Da tutto questo rivolgimento deriva poi un secondo equivoco: e riguarda gli ETF. Gli ETF sono strumenti finanziari più efficienti dei Fondi Comuni, ed anche Recce'd li utilizza nella costruzione dei propri portafogli modello. Ma attenzione: non è vero che se si passa dai Fondi Comuni agli ETF migliora la performance di portafoglio.

Gli ETF sono effettivamente una rivoluzione, ma non per quello che riguarda i risultati dei portafogli: sono una rivoluzione per le Reti, perché come viene spiegato in questa intervista "con strumenti come gli ETF la Rete di vendita non è più in grado di garantire risultati di raccolta".

Torniamo però al tema della gestione e della peformance: la stampa specializzata distingue tra Fondi "attivi" (quelli dell'industria tradizionale") e Fondi "passivi" (la maggior parte degli ETF), ma in realtà tutti i Fondi e tutti gli ETF sono da ritenersi "passivi", perché alla fine si limitano a replicare l'andamento di uno (o più) indici di mercato, predefiniti al momento del varo del Fondo stesso.

La parte che crea valore, e determina quindi la performance del nostro e dei vostri portafogli, è poi la COMBINAZIONE di questi strumenti, il TIMING delle scelte, le QUANTITA' di ogni singolo strumento in portafoglio, la EFFICIENZA di ogni singolo strumento.

Non sarà quindi la scelta tra strumenti "attivi" e "passivi" a modificare i vostri risultati: sarà invece la scelta tra una STRATEGIA passiva, quella delle reti, quella delle asset allocation, quella che fa salire e scende il vostro portafoglio a seconda di come vanno i mercati, ed una STRATEGIA attiva, che vi produce risultati non collegati agli alti ed i bassi dei mercati.

Ed è qui che trovate noi di Recce'd, con le nostre proposte.

Mercati oggiValter Buffo