Altri due equivoci (interessati) da sciogliere: per sempre

Pochi giorni fa, via abbiamo chiarito sue aspetti del mercato del risparmio sui quali spesso si fa confusione. Oggi, ne segnaliamo altri due.

Un gestore non è un venditore: questa osservazione è a prima vista banale, ma non lo è per la maggior parte degli investitori italiani, abituati da decenni a trattare dei loro investimenti, delle loro GPM e dei loro Fondi comuni con qualcuno che non è un gestore, non ha mai fatto il gestore, non dispone delle conoscenze che sono i requisiti minimi per fare gestione di portafoglio.

Eppure, i nostri risparmiatori fanno le scelte più importanti proprio con queste figure che fanno parte di Reti di vendita, e che spesso si auto qualificano come "consulenti" (senza averne i requisiti minimi) e consigliano i loro Clienti, persino su azioni di media e piccola capitalizzazione, obbligazioni subordinate emesse su mercati esteri, valute esotiche come la corona norvegese o il bath thailandese.

Questi venditori improvvisati consulenti (qualcuno addirittura è stato inclsuo fra i "gestori" da SGR spericolate) non hanno creato questa situazione: semplicemente la sfruttano, La situazione è il risultato di una normativa che è nata, ed è stata sviluppata, proprio per favorire chi vende. Non a caso, in Italia, le commissioni che i Fondi Comuni percepiscono da chi ci ha investito vanno al 90% a chi i Fondi li vende, e non a chi li gestisce. Non stupisce quindi che la qualità dei Fondi Comuni in Italia sia rimasta sempre molto bassa.

Il problema non è soltanto italiano: lo stesso Warren Buffet ha dichiarato di recente che fino ad oggi sui mercati finanziari hanno dominato i venditori sui gestori:

"There's been far, far, far more money made by people in Wall Street through salesmanship abilities than through investment abilities"

Non sarà più così in futuro: il web, la Rete di Internet, prende fin da oggi il posto di tutte le Reti di vendita e mette il Cliente che investe in condizione di dialogare in modo diretto con chi gestisce, e non con un intermediario commerciale (che si chiami private banker oppure promotore oppure "consulente"). Da qui poi deriva la "fine corsa" sia per prodotti come le GPM, vecchi arnesi di un'epoca che non c'è più, sia per i prodotti Fondi Comuni, che resistono fino ad oggi solo perché i loro altissimi costi sono spesi dall'industria del risparmio per difendere, in trincea, il deflusso di fondi da Clienti insoddisfatti.

Il punto è che l'industria non è in grado di modificare il proprio modello di business, al di là del cambiare nome ai Fondi e chiamarli con etichette astruse ed opache, e spesso ingannatrici, che fanno riferimento al Rendimento Assoluto, al Brand, al Top, al Dividens, ed altri termini che nulla hanno a che vedere con ciò che farà poi il gestore con i soldi dei Clienti.

Da tutto questo rivolgimento deriva poi un secondo equivoco: e riguarda gli ETF. Gli ETF sono strumenti finanziari più efficienti dei Fondi Comuni, ed anche Recce'd li utilizza nella costruzione dei propri portafogli modello. Ma attenzione: non è vero che se si passa dai Fondi Comuni agli ETF migliora la performance di portafoglio.

Gli ETF sono effettivamente una rivoluzione, ma non per quello che riguarda i risultati dei portafogli: sono una rivoluzione per le Reti, perché come viene spiegato in questa intervista "con strumenti come gli ETF la Rete di vendita non è più in grado di garantire risultati di raccolta".

Torniamo però al tema della gestione e della peformance: la stampa specializzata distingue tra Fondi "attivi" (quelli dell'industria tradizionale") e Fondi "passivi" (la maggior parte degli ETF), ma in realtà tutti i Fondi e tutti gli ETF sono da ritenersi "passivi", perché alla fine si limitano a replicare l'andamento di uno (o più) indici di mercato, predefiniti al momento del varo del Fondo stesso.

La parte che crea valore, e determina quindi la performance del nostro e dei vostri portafogli, è poi la COMBINAZIONE di questi strumenti, il TIMING delle scelte, le QUANTITA' di ogni singolo strumento in portafoglio, la EFFICIENZA di ogni singolo strumento.

Non sarà quindi la scelta tra strumenti "attivi" e "passivi" a modificare i vostri risultati: sarà invece la scelta tra una STRATEGIA passiva, quella delle reti, quella delle asset allocation, quella che fa salire e scende il vostro portafoglio a seconda di come vanno i mercati, ed una STRATEGIA attiva, che vi produce risultati non collegati agli alti ed i bassi dei mercati.

Ed è qui che trovate noi di Recce'd, con le nostre proposte.

Mercati oggiValter Buffo