(12/10 12:50) Appunti di guerra: sciiti e sunniti
La questione palestinese da sempre scardina qualsiasi equilibrio relativo alla contrapposizione tra Islam sunnita e sciita. E le dichiarazioni delle ore e dei giorni seguiti all’offensiva di Hamas ne sono una palese dimostrazione. Quella al potere a Gaza è un’organizzazione sunnita che impone una visione oscurantista dell’Islam politico, ma a sostenerla, come detto, in queste ore sono soprattutto governi e organizzazioni sciite. Due esempi su tutti: l’Iran degli ayatollah e, appunto, il Partito di Dio libanese.
Se il Qatar incolpa le politiche repressive di Israele per ciò che sta accadendo in queste ore nel Paese, pur lavorando per uno scambio di prigionieri tra le due fazioni, chi è perfettamente allineato sulle posizioni di Teheran sono i suoi due alleati regionali: la Siria e soprattutto Hezbollah. Il ministro degli Esteri libanese ha assicurato che non ci sarà alcuna invasione di terra dei miliziani fedeli al leader Hassan Nasrallah se questi non verranno attaccati, intanto però arrivano notizie di un intenso lancio di razzi dal confine verso il nord di Israele proprio da parte del partito armato libanese. “Le nostre armi, i nostri razzi, la nostra storia, tutto quello che abbiamo e siamo è con voi”, ha chiarito il membro del Partito di Dio Hashem Safieddineis.
Fino ad oggi, chi poteva collaborare con Stati Uniti e Israele alla distensione tra questi due blocchi contrapposti era la Russia, la grande potenza alleata della Mezzaluna sciita. Da Mosca, però, arriva solo una timida richiesta di moderazione, con il ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, convinto che “uno Stato palestinese” sia la via per risolvere la crisi in Medio Oriente. Dalla Federazione, comunque, si dicono sorpresi dell’attacco del quale “non sapevamo niente, altrimenti avremmo potuto evitarlo”. Vero o falso che sia, la guerra in Ucraina renderà certamente più complicati i colloqui tra Mosca e Washington per puntare a un cessate il fuoco in Palestina.