Cartoline dall'estate 2021: dalla realtà virtuale alla realtà e basta
 

Noi di Recce’d, tutti quanti, ci siamo concessi poche ore di vacanza, in questo caldissimo mese di agosto: e lo abbiamo fatto senza sforzo, perché siamo stati ogni giorno ricompensati da fatti di mercato, e non, del massimo interesse e della massima importanza.

Questo quotidiano lavoro di monitoraggio ed analisi è l’essenziale presupposto, per chi vuole comprendere ciò che sta accadendo ai propri soldi ed al proprio portafoglio investito. E’ del tutto insufficiente affidarsi ad “una occhiata ogni tanto”. E’ un atteggiamento insufficiente, e controproducente, persino nell’allevamento del bestiame da macello: figuratevi quando si parla di investimenti sui mercati finanziari e della gestione del vostro portafogli in titoli e Fondi Comuni.

Immaginiamo invece che molti investitori italiani, e quindi anche numerosi tra i nostri lettori, si siano sdraiati al sole sul lettino, con la precisa intenzione di “non pensarci più”. Purtroppo per loro, per questi sdraiati sulla sedia a sdraio, proprio il mese di agosto si è rivelato essere il più importante del 2021, per tutti gli investitori ed anche per l’intero Mondo dell’economia e della Finanza.

Per questo oggi noi di Recce’d mandiamo tre “cartoline” ai vacanzieri, ricordando (in estrema sintesi, ovviamente) i tre maggiori cambiamenti che tutti hanno registrato nel corso del mese di agosto. Tutti, anche i più distratti che si limitano al TG ed alla prima pagina dei quotidiani.

Pochissimi (e tantomeno i TG, e ancora meno i quotidiani) ne hanno compreso le profonde implicazioni per gli investimenti ed i mercati finanziari. Recce’d ovviamente cn i suoi Clienti ne ha scritto, e parlato via telefono, giorno dopo giorno, senza mai fare calare l’attenzione e la necessaria analisi.

A partire da queste tre cartoline, amici lettori, dovrete affrettarci a ricalcolare da un lato i rendimenti che vi attendete da ognuna delle componenti del vostro portafoglio e anche i rischi (i rischi di perdere soldi) che in questo momento caratterizzano ognuna di queste componenti.

Perché mentre voi eravate sdraiati sulla sdraio, il Mondo ha preso a girare più velocemente.

Aiutiamoci come sempre da immagini aggiornatissime, che hanno preso a circolare proprio nei giorni successivi al Ferragosto. la prima immagine, che vedete qui sotto, ci informa di questo: “Goldman Sachs ha tagliato per la seconda volta in sole tre settimane le stime per la crescita del PIL negli Stati uniti, e vede all’orizzonte un maggiore aumento dell’inflazione”.

Quindi, amici lettori, preparatevi: tra un mesetto, facciamo un mese e mezzo, il vostro wealth manager, il vostro private banker, persino il vostro robot advisor con l’algoritmo, e comunque sia il vostro promotore finanziario verranno a casa vostra e vi racconteranno esattamente questa storia che noi vi abbiamo raccontato oggi.

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In decine e decine di scritture, attraverso questo Blog ed in altre sedi, Recce’d vi aveva detto di fare attenzione alla seguente cosa: il vostro promotore finanziaria, che si chiami poi wealth manager o private banker fa lo stesso, si fa imbeccare da questi signori qui, le grandi banche di investimento. e le banche di investimento non ne azzeccano mai una che sia una, ma soprattutto (e qui arriva il danno che poi sarete voi lettori a pagare) cambiano completamente idea a tre mesi e fanno finta di nulla, come se una spiegazione non fosse proprio dovuta.

Nell’agosto del 2021, avete avuto (se ce ne fosse stato bisogno) l’ennesimo esempio concreto.

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Forse qualcuno ci aveva presi per matti, quando già sei mesi fa noi di Recce’d scrivevamo anche in questo Blog: “Non ci sarà nessun boom economico”. Sei mesi fa, sembrava impossibile, tre mesi fa … quasi impossibile, nell’agosto del 2021 lo scrivono Goldman Sachs ed anche Bank of America (immagine qui sopra).

Ancora più importante è il fatto che, già 12 mesi fa, noi di Recce’d aprimmo per l’intero pubblico dei nostri lettori del Blog, a titolo del tutto gratuito, il tema della stagflazione: tema sul quale, oggi, c’è anche Goldman Sachs (immagine qui sotto).

Chi ha seguito le nostre segnalazioni, ed ha saputo tradurle in operazioni per il proprio portafogli, oggi è piazzato a meraviglia. Mentre chi non lo ha fatto sta per andare incontro a grossissime difficoltà, che oggi neppure immagina.

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Perché tra gli operatori di mercato, mensilmente sentiti da Bank of America con un sondaggio molto ampio e molto reputato, il vento ormai è cambiato, e da parecchi mesi. Lo vedete qui sotto nel grafico, e soltanto qui sotto nel grafico perché il vostro wealth manager o private banker questo di sicuro ve lo ha tenuto nascosto.

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Eppure il wealth manager, il private banker ed il promotore finanziario avrebbero potuto accorgersene da soli, se anziché fare i venditori di poltrone e divani al circolo del golf o del tennis si fosse occupato si seguire i dati giorno dopo giorno ed analizzarli. Uno dei dati che avrebbe potuto cogliere, uno dei tanti, noi ve lo evidenziamo nel grafico che segue.

Certo, avrebbe dovuto lavorare, ma lui era all’aperitivo, alla mostra, all’inaugurazione.

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Anche se il PLUS del Sole 24 Ore non lo scrive, ed anche se il wealth manager è rimasto addormentato sulla sdraio al sole, le implicazioni di tutti questi cambiamenti per il vostro portafoglio di investimenti sono chiarissime, e le trovate sintetizzate nell’immagine che segue. Se desiderate confrontarvi con noi su questi nuovi scenari, non avete che da contattarci seguendo le indicazioni che trovate nel nostro sito.

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Mercati oggiValter Buffo
La notte del Ferragosto 2021: si chiude il cerchio
 

Esattamente cinquanta anni fa, il 15 agosto 1971, il Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon annunciava al Mondo attraverso la Tv che gli Stati Uniti abbandonavano il “gold standard”.

Il gold standard era il sistema monetario che aveva retto le sorti economiche del Mondo dopo la tragedia della iper-inflazione degli anni Venti e Trenta

Seppure in una forma mediata e non diretta, il gold standrad garantiva la convertibilità in oro della moneta emessa dallo Stato. La chiusura dell’esperienza del gold standard ci portò tutti quanti nell’epoca attuale, che viene chiamata epoca del “fiat money”. Con fiat money si intende un sistema monetario nel quale lo Stato crea la propria moneta senza garanzia di convertibilità in alcunché. Chi detiene la moneta la potrà scambiare soltanto con altra moneta.

Imperatori e re, dall’epoca pre-cristiana fino al secolo scorso, hanno esercitato il potere di vita o di morte sui sudditi: ma quando si trattava di emettere moneta, hanno sempre dovuto sottostare alla durissima legge del mercato, e garantire la convertibilità della propria carta in beni reali.

Gli Stati si sono liberato di questo dovere 50 anni fa, arrogandosi un potere pressoché illimitato. Allo scopo di controbilanciare questo potere, da allora e fino al 2020 la linea politica dominante è stata quella di garantire “autonomia e piena indipendenza” alle Banche Centrali alle quali viene attribuito il potere di stampare moneta.

Quella era la linea, e come sempre poi a quella linea furono apportate numerose correzioni e revisioni. In alcuni casi la linea fu poi del tutto abbandonata (dall’Argentina allo Zimbabwe alla Turchia ai Paesi del Sud-Est Asiatico), ma mai nei Paesi della cosiddetta Area Sviluppata.

Mai. Mai dire mai. Perché nel 2020, per effetto o grazie alla pandemia, anche questa barriera è stata abbattuta: le massime autorità politiche dei Paesi Sviluppati si sono sentite legittimate, appunto dalla pandemia, ad eliminare le pretese di “autonomia ed indipendenza” delle Banche Centrali. dal 2020, è politicamente accettabile affermare che “le Banche Centrali finanziano con nuova moneta le emissioni di debito da parte del re o dell’Imperatore”.

Non c’è alcuna novità in questo: Re ed Imperatori ci provano, a fregare il pubblico, da millenni, e non ci sono mai riusciti. Qualcuno è pure finito con la testa mozzata. La tattica è sempre la medesima: illudere il pubblico che qualche cosa ha VALORE mentre al contrario non ha alcun VALORE.

Veniamo all’attualità: abbiamo spiegato, nelle settimane precedenti, le ragioni per le quali abbiamo detto stop ai commenti che riguardano BCE e Federal Reserve. Per riassumere: non è interessante ciò che fa oppure farà la Federal Reserve, che non ha più scelte. né spazi per muoversi. E ancora di più in difficoltà la BCE. Per questa ragione noi, da più di un mese, neppure ne scriviamo più: vedremo se cambiare atteggiamento a fine mese, dopo Jackson Hole. Vedremo, se succederà qualche cosa.

Riteniamo tuttavia di rendere un servizio utile ai nostri lettori del Blog riferendo di ciò che … si dice in giro. Riteniamo utile aiutare il lettore ad effettuare un monitoraggio degli umori della pubblica opinione.

Il clima agostano non aiuta gli investitori a comprendere ciò che succede: la tipica apatia che si associa al caldo dell’estate fa perdere concentrazione ed attenzione, per molti investitori questa è la stagione delle illusioni e dei sogni, e molti si fanno cullare dalle ninne nanne dei venditori di Fondi Comuni pur di smettere di ragionare. E vanno alla deriva sul moscone, cullati dalle onde del mare.

In particolare nell’agosto 2021 sono molte le cose significative che sono già successe e che stanno per succedere. Non c’è stato un annuncio pubblico analogo a quello di Richard Nixon esattamente cinquanta anni fa, ma si percepisce un’aria di cambiamento, che potrebbe risultare non meno significativo di quello che si realizzò nel 1971.

Dalla Federal Reserve e dalla BCE sono stati lanciati messaggi di cambiamento, dei quali abbiamo scritto, in modo dettagliato ed analitico nel nostro quotidiano The Morning Brief, e che noi molto rapidamente riportiamo oggi in un altro Post.

A fronte di questi cambiamenti, almeno fino ad oggi, tutti i mercati finanziari hanno reagito … fermandosi un attimo a riflettere. Come se avessero tutti detto, in coro: “Scusa? Non ho capito bene”.

Presto vedremo ben altre reazioni, che saranno sicuramente messe in moto da un evento, da un fatto, da un catalista, così come nel 1971 furono innescate dal discorso pubblico di Richard Nixon. Questa è la nostra previsione, questo è ciò che Recce’d prevede: un momento di forte discontinuità, un momento al quale il 99% degli investitori non è pronto, un momento per il quale il 99% dei portafogli in titoli e Fondi è del tutto inadeguato, un momento che farà dire a moltissimi: “In fondo, chi lo poteva prevedere?”.

Invece, si può prevedere: ed anzi, se si fa questo mestiere, il mestiere di gestore di portafoglio, è un dovere prevederlo.

Per essere capaci di prevedere ed anticipare, come dicevamo, è utile cogliere i cambiamenti negli atteggiamenti del pubblico. Ad esempio, verso le Banche Centrali: Istituzioni pubbliche presentate solo 12 mesi fa come i “Salvatori del Mondo dalla Pandemia”, e che invece oggi, in questo agosto 2021, diventano oggetto di critiche.

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Un esempio è l’articolo che noi oggi vi proponiamo in lettura: è stato pubblicato da Bloomberg ed è stato scritto da Bill Dudley, ex-membro del Consiglio della Federal Reserve, ex-Governatore alla Federal Reserve di New York, uomo che ha promosso, e sempre difeso, con ostinazione incrollabile, le politiche “non convenzionali” a partire proprio dal QE. Uomo con il quale noi di Recce’d siamo in disaccordo, e spesso in forte disaccordo.

Ebbene, proprio in questo agosto del 2021 Bill ha deciso di avvicinarsi alle nostre posizioni, scrivendo ciò che potete leggere nell’articolo che segue.


See if you can figure out which of these data points conflicts with the others: The U.S. economy grew at an annualized, inflation-adjusted rate of 6.5% last quarter; it added an estimated 850,000 jobs last month; consumer prices have risen 5% over the past year; and the 10-year Treasury note yield has recently fallen to 1.2%.

If you guessed the Treasury note yield, you’re right. Such a low long-term interest rate is totally inconsistent with rapid economic growth, strong job gains and high inflation. What gives? 

Let’s start our forensic exercise by decomposing the nominal Treasury yield into two parts: The compensation for expected inflation, and the “real” return after inflation. 

Based upon the difference between the yields on nominal 10-year Treasury notes and 10-year Treasury inflation-protected securities (TIPS), the market is expecting consumer prices to increase at an average annual rate of about 2.4% over the next 10 years. There’s nothing unusual here. Investors appear to agree with the Federal Reserve that, once the current inflation surge passes, inflation will settle somewhere close to the central bank’s 2% average target. The match is particularly close when you consider that the Fed’s preferred measure of inflation tends to run about one quarter to one half a percentage point lower than the one the Treasury market is implicitly forecasting.

The surprise is the extremely low level of “real” yields. This past week, 10-year TIPS yields fell to a record low of negative 1.2%. This is shocking not just because the level is low but also because real yields have been falling even as the economy recovers.

I see two main explanations for this extraordinary outcome. First, as the developed world’s population ages, its savings are exceeding desired investment — a secular trend that isn’t likely to change anytime soon. This is pushing yields down in the U.S., and even lower in Japan and Europe. 

Second, the Fed is buying a lot of longer-term Treasury securities. The effect of such quantitative easing has been evident in real yields since the time the Fed began its asset purchases in 2008: They typically decline whenever the central bank ramps up its purchases. This happens because the Fed takes long-dated securities out of circulation and replaces them with bank deposits and reserves. Investors respond by seeking to replenish their holdings of long-term securities, pushing yields down. But the cash they spend to buy the bonds becomes someone else’s near-zero-yielding deposits, perpetuating the broader impetus to keep buying slightly higher-yielding securities. And the Fed adds to the demand by buying even more. This is why QE may be considerably more powerful than generally appreciated.

How long can this go on? The Fed is still buying $80 billion of Treasuries and $40 billion of mortgage backed securities each month, and probably won’t even start to taper its purchases for several months. Bank deposits reached $17.3 trillion last month, up from $13.4 trillion in February 2020. Reserves at the central bank amount to nearly $4 trillion, up from $1.6 trillion before the pandemic. With short-term interest rates near zero, investors feel that they have little choice but to keep buying longer-dated securities, with the urgency presumably growing as bond prices keep rising.

Eventually, though, the Fed will start raising short-term interest rates to keep inflation in check. At that point, the Treasury market will finally face tougher competition. The choice will no longer be between deposits with a zero yield and 10-year government bonds yielding 1.2%. And, given the Fed’s willingness to let inflation overshoot, it might have to raise rates significantly, pushing up yields across all maturities.

Quantitative easing has sustained the bull market in bonds beyond what is consistent with longer-term fundamentals. This suggests that investors would be wise to take advantage of the recent rally and take some money off the table before the Fed’s largesse ends.

Ciò che scrive Dudley in questo articolo non richiede da parte nostra alcuna illustrazione: è chiaro, è semplice, e conclusivo.

Può essere però utile integrare questa lettura con una seconda lettura, che vi proponiamo qui di seguito.

L’articolo è di Mohamed El Erian, è stato pubblicato dal Washington Post, e mette i fatti a cui Dudley faceva riferimento in una prospettiva che a noi sembra molto interessante.

Come dicevamo sopra, il consenso intorno alle scelte delle Banche Centrali era granitico solo 12 mesi fa, ed è invece molto debole oggi. Critiche arrivano da più direzioni, e sulla stampa internazionale da settimane si scrive della possibilità che Jerome Powell non ottenga dal Presidente Biden il rinnovo del suo incarico di Chairman della Federal Reserve.

Con la sua consueta acutezza, El Erian coglie questo momento, e scrive un articolo che illustra le ragioni per le quali la attuale politica della Fed potrebbe mettere in difficoltà proprio l’Amministrazione Biden nella realizzazione della sua politica economica. Capite bene la grande delicatezza di questo tema, per entrambe le due parti.

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Non entreremo qui nel merito del “è vero, non è vero”: ci sembra importante segnalare al lettore del Blog che di questo si sta parlando, ed è tanto più importante perché un investitore italiano di questi cambiamenti, già avvenuto, non viene minimamente informato.

La cosa è un problema, per l’investitore italiano, che poveretto rischia di ritrovarsi il giorno di Ferragosto Richard Nixon in Tv, e non riuscire a comprendere ciò che sta succedendo.

Opinion by Mohamed A. El-Erian

August 6, 2021 at 8:00 a.m. EDT

Mohamed A. El-Erian is president of Queens’ College at Cambridge University, a professor at the University of Pennsylvania’s Wharton School and an adviser to Allianz and Gramercy.

It would be understandable and conventional to assume that the ultra-dovish monetary policy that the Federal Reserve continues to pursue a year and a half after the onset of the pandemic is contributing to a strong, sustainable and inclusive recovery. This may no longer be the case. Instead, it is increasingly putting at risk not just the recovery but also President Biden’s transformational economic agenda.

The Fed, in responding to the massive economic damage caused by covid-19, moved aggressively in March 2020 to floor interest rates and inject massive amounts of cash into the system. It did even more the following month. All this came on the heels of more than a decade of ultraloose monetary policy launched during the worst of the 2008 global financial crisis.

Some 15 months after the Fed’s latest emergency intervention, the world’s most powerful central bank is still maintaining its pedal-to-the-metal stimulus. Interest rates are still floored, the balance sheet has doubled to some $8 trillion, an enormous amount of cash is sloshing around the financial system, the nation’s debt has skyrocketed and the Fed continues to inject $120 billion every month.

The main stated reasons for maintaining such exceptional emergency measures include concerns about the incomplete rebound in jobs and remaining uncertainties about the economic outlook. Both concerns are justified and important to address. Despite a record level of reported job vacancies (9.2 million), employment remains well below the pre-pandemic level just when the more infectious delta variant challenges growth prospects.

Yet an ultraloose monetary policy stance is no longer part of the desirable policy response. Continuing on this trajectory could inflict unnecessary damage on the economy in the next 12 months, fuel unsettling financial volatility, worsen already-high inequality and derail Biden’s agenda. And those avoidable risks are just the domestic component of rising threats to economic prosperity and social well-being.

There are five reasons why this might happen: First, the Fed’s policy tools are ill-suited to address what is hampering the economy. The primary problem is widespread supply-side disruptions, from dislocated supply chains and higher input costs to transportation bottlenecks and difficulties in hiring workers.

Second, with both private and public demand already surging, the Fed’s policy stance risks fueling inflation. Both the producer and consumer inflation measures (PPI and CPI) are already flashing warning signs.

Third, its continued massive intervention in markets has distorted the price signaling mechanism, encouraging all sorts of inefficient resource allocations that will eat away at the U.S. economy’s productivity and dynamism.

Fourth, the ample and predictable injection of cash into the system continues to encourage excessive risk-taking in financial markets while deepening the unhealthy conditioning among investors to always expect the Fed to boost asset prices regardless of how disconnected they are from economic and corporate fundamentals. In the process, wealth inequality worsens.

Finally, the $40 billion of mortgages that the Fed insists on buying each month is contributing to a red-hot housing market that has been pricing out more and more Americans.

If the Fed maintains its current policy stance, it risks inadvertently creating a perfect storm for the U.S. economy later this year and early next year: a combination of high inflation, slowing growth and financial instability. This would come with political and social consequences that could further undermine the much-needed economic recovery and expose the most vulnerable segments of our population to more pain. And it would take hold at a moment when, due to persistently high inflation, the Fed would feel forced to slam on the monetary policy brakes, aggravating every element of this unfortunate mix.

Concerns about inflation have already led some to call for the Biden administration to moderate its plans to invest in both physical and human infrastructure. Yet such a response would only make the problem worse.

In contrast to the current ineffectiveness of Fed policy in generating genuine economic growth, the administration’s fiscal agenda holds the key to enhancing productivity, increasing labor force participation and providing greater opportunities for advancement to more Americans. Indeed, the envisaged infrastructure measures are essential if the U.S. economy is to decisively overcome its multiplying supply-side bottlenecks and better position both its human and physical assets for a future of greater and more sustainable prosperity. To reduce the risk of financial instability, the investments need to be accompanied by enhanced financial supervision and regulation, especially with respect to non-bank market intermediaries.

It is disappointing that the Fed’s insistence on maintaining emergency measures, once needed and effective, now risks being increasingly counterproductive for the economy and fuels excessive financial risk-taking. It would be tragic if it also ended up damaging a much-needed inclusive recovery and derailing this administration’s economic agenda.

Mercati oggiValter Buffo
La notte del Ferragosto 2021: le stelle cadenti ... sono già cadute
 
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In questo mese di agosto 2021, e per effetto dei dati visti la settimana scorsa, sia dalla Cina, sia dalla Germania, sia dagli Stati uniti, si è chiusa in modo definitivo la fase dei mercati finanziari e della politica economica che era stata incentrata sulla “inflazione transitoria”. Proprio sulla base di quei dati appena citati, ha perso ogni supporto ed ogni credibilità, e se ne scherza in pubblico, come vedete dall’immagine sopra.

Più seriamente, il fatto è evidente anche nei dati di previsione per l’inflazione dei prossimi anni, dati che sono in crescita costante.

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Il boom economico è un secondo tema che ha perso ogni credibilità ma questo ormai da molti mesi. In questo mese di agosto, anche questa seconda perdita di credibilità si è manifestata nei dati, ed in modo molto evidente, come vedete qui sotto nel grafico.

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Ciò he colpisce in questo agosto 2021 è che persino gli “indici di fiducia”, che sono semplicemente sondaggi di opinione che riferiscono dello stato d’animo dei consumatori e delle imprese, sono ritornati ai livelli della prima parte del 2020, in piena epidemia. Un fatto che ci impressiona, se pensiamo allo sforzo enorme di spesa pubblica e di creazione di moneta fatto negli ultimi 15 mesi.

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I mercati finanziari, per il momento, adottano un atteggiamento che hanno copiato da Jerome Powell e dalla sua Federal Reserve: fanno finta di non vedere, come ha fatto Powell per tutto il 2021 ripetendo sempre che “l’inflazione non esiste”.

Come si regge tutto questo? I mercati finanziari su che cosa si appoggiano per mantenersi ancora in piedi?

I punti di appoggio sono due:

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  • gli investitori piccoli e medi, che l’industria del risparmio chiama “investitori al dettaglio”, che coltivano l’illusione di avere scoperto una nuova slot-machine che ogni volta che tiri la leva fa sempre scendere le monetine

  • e che a loro volta si appoggiano su una industria del risparmio compiacente, che spinge per alimentare la mania e mettere giù nuove commissioni di negoziazione (ricordatelo sempre: gli intermediari all’ingrosso guadagnano sia quando il cliente guadagna, sia quando perde; la morte degli intermediari è quando i mercati stanno fermi); propria da qui deriva il “perenne ottimismo” che è caratteristico sia del vostro private banker o wealth manager o promotore finanziario, sia delle grandi banche di investimento globali, a cui è riferita l’immagine qui sotto

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Ma ormai il sogno è finito, l’idea che “abbiamo risolto per sempre tutti i problemi facendo tanto tanto debito che nessuno pagherà” non regge più, ed anche i mercati stanno rendendosene conto: persino il petrolio, che negli ultimi mesi è stato il simbolo del tema “reflazione + riaperture + vaccino + tra sei mesi è tutto come prima”, sembra essersi arreso all’evidenza dei fatti, e ne è testimonianza il grafico qui sotto ma ancora di più la mossa (poco efficace) del Presidente Biden la settimana scorsa, mossa che noi per i Clienti abbiamo commentato in The Morning Brief..

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Tutto ciò che via abbiamo appena documentato avrà ricadute importanti sulla performance dei vostri titoli e del vostro portafoglio, da oggi alla fine del 2021 e poi anche nel 2022.

Mercati oggiValter Buffo
La notte di Ferragosto 2021: cosa è cambiato rispetto al Ferragosto 2020
 
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Recce’d ha dedicato, fin dagli anni di Donald J Trump, molto spazio e una grande attenzione alle sigle FOMO, TINA e simili, che trovate citate poi qui sopra da Mohamed El Erian a commento delle osservazioni di Lisa Abarmowitz sulla lunga fase di Borsa senza un solo ribasso superiore al 5%.

Nell’immagine viene fatto notare che mai in passato si verificò un fatto simile: 200 giorni di Borsa senza un ribasso del 5%, accompagnati da un rialzo dell’indice che (traslato su base annua) è del 46%.

Dati che confermano l’eccezionalità di una fase di mercato che non è sufficiente definire “anomala”e che deve necessariamente essere etichettata come “abnorme”.

Questo post è dedicato a quei lettori che sono cascati nella trappola di FOMO e TINA: a quei lettori ai quali, oggi 15 agosto 2021, serve come l’aria (fresca) di modificare i loro portafogli per prepararsi ad una stagione di tono completamente diverso, stagione che è già arrivata. .Anche se fuori il caldo è torrido, oggi è il giorno nel quale occuparsi degli approvvigionamenti di legna oppure combustibile, perché il freddo sta proprio dietro l’angolo.

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Durante la settimana scorsa, ed ancora più durante la settimana precedente, si sono letti commenti da parte dei vertici della Federal Reserve che vanno in una direzione diversa, ed in qualche caso opposta, alla linea di politica monetaria che era stata comunicata al pubblico ed ai mercati tra gennaio e luglio. Una autentica svolta.

Non commenteremo questa svolta semplicemente perché … lo abbiamo già fatto. Chi segue il nostro Blog con regolarità ricorderà che ne scrivemmo già nell’agosto 2020, un anno fa: allora si trattava di una eventualità che noi allora giudicavamo molto probabile. Oggi è molto semplicemente la realtà che tutti avete sotto gli occhi.

Tra di voi lettori del Blog una larga maggioranza fa fatica a prendere atto di questa nuova realtà, ed una ampia maggioranza ha oggi un portafoglio titoli posizionato ancora come era posizionato quando dominava la narrativa del “boom economico senza inflazione”.

Oggi amici lettori a voi serve un portafoglio da “inflazione senza boom economico”: un portafoglio che tutti i Clienti di Recce’d hanno per fortuna già in essere almeno dallo scorso mese di aprile, e grazie al quale hanno oggi la possibilità di trascorrere un serene e felice Ferragosto, privo di dubbi e preoccupazioni su “quello che succederà a settembre”.

Anche questa amici lettori è ricchezza, una grande ricchezza.

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Mercati oggiValter Buffo
Il debito non conta .. finché conta solo il debito
 
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Fino a 24 ore prima ti avevano raccontato: “E’ tutto sotto controllo”. Ti avevano detto: “Tutto è tranquillo”. I giornali, tutti, scrivevano: “Si andrà sicuramente verso una conclusione positiva.

Eppure, tutta la stampa e tutta la TV erano stati costretti a registrare l’allarme: “C’è troppo debito”. E poi:: “I livelli di debito sono insostenibili”..

Ma a questi allarmi seguivano poi, immediatamente, le rassicurazioni: “Il Mondo è cambiato”, a cui si aggiunge “Il debito non conta più”, per finire poi con “I tassi di interesse resteranno a zero per anni”. Insomma, si diceva, “Stiamo parlando di cose che accadono su tempi lunghi”, e persino “Tempi lunghi come ere geologiche”.

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Poi ti alzi una mattina, apri il giornale, accendi la televisione, apri il pc oppure lo i-Pad, e che cosa scopri?

Scopri che il tema è uno solo. Scopri che l’eccesso di debito si paga, e si paga subito. Scopri che tutto il resto dipende dall’eccesso del debito.

Scopri che le decisioni sono immediate e dolorose.

E scopri, al tempo stesso, che i tassi di interesse a zero, garantiti da tutte le Banche Centrali del Mondo, non garantiscono nulla. Non garantiscono la possibilità di indebitarsi in modo illimitato.

Molti tra i nostri lettori, a questo punto, stanno pensando allo sport professionistico, ed al mondo del football in particolare.

Vi sbagliate, amici lettori: questo Post di Recce’d non è riferito al mondo del calcio. Tutto ciò che avete letto fino a qui è invece riferito al debito degli Stati, ed al debito delle Aziende, incluse le Grandi Aziende della Tecnologia USA.

Al tempo stesso, vi potrà essere utile riflettere su alcune delle notizie che riguardano il mondo dello sport professionistico. Facciamo un esempio: proprio in questi giorni avete letto della squadra di calcio del Barcellona, ed avete visto in Tv oppure sui quotidiani quei grafici che raccontano come il Football Club Barcellona abbia un bilancio con un debito che è più grande del fatturato.

Pensate! Che cosa clamorosa! Un debito più grande del fatturato: come se (a puro titolo di esempio) uno Stato arrivasse ad avere un debito più grande del proprio PIL!

Cose mai viste!

PS per quei semplici di spirito che sostengono che “per lo Stato è diverso, perché lo Stato può stampare la propria moneta”: amici, informatevi, leggete e magari studiate anche un po’, la storia economica del nostro Mondo offre esempi a decine dei disastri provoca una politica di finanziamento del debito dello Stato con nuova moneta; non ci sono possibilità di errore, va sempre a finire nello stesso modo

Mercati oggiValter Buffo