La Turchia sfida la compiacenza (parte 2)

A distanza di sette giorni, il punto rimane lo stesso: e l'intero mercato finanziario internazionale ruota proprio intorno a questo punto.

La domanda è sempre quella: sono i FATTI a determinare i prezzi sui mercati finanziari? Oppure, i mercati vanno avanti su una strada che è del tutto slegata dalla REALTA'?

Se guardiamo alla chiusura dell'indice S&P 500 di venerdì 17 agosto, saremmo costretti a rispondere che i FATTI oggi contano nulla, che la Borsa USA resta ferma a poca distanza dai massimi a fronte di FATTI che sono senza dubbio gravi e di ampia portata.

Ma se guardiamo a tutto il resto del Mondo, se guardiamo a tutto il resto del mercato finanziario globale, la risposta cambia. Diventa MOLTO diversa.

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Noi in Recce'd seguiamo con particolare attenzione questi sviluppi: questa progressiva, sempre più ampia DIVERGENZA.

In Recce'd ricordiamo episodi nel passato che hanno proposto agli investitori situazioni di divergenza altrettanto ampie: un esempio, clamoroso, lo trovate nei mesi che precedettero la Crisi delle Tigri Asiatiche negli Anni Novanta.

Tutti quegli episodi durarono poco e finirono male. Sarà lo stesso anche questa volta?

Recce'd non può (ovviamente) offrire una risposta certa, ma può lavorare sui FATTI con quotidiana attenzione, massima accuratezza, e strumenti di analisi tra i più avanzati.

Questo è il metodo di lavoro che ci ha consentito, dal 2007 ad oggi, di offrire ai Clienti soluzioni di portafoglio vincenti, e performance per i loro portafogli superiori alla media del mercato.

Oggi, per capire come andrà a finire, noi ci affidiamo ancora e sempre ai FATTI: ed a commento della divergenza clamorosa tra la Borsa di New York e tutto il resto del Mondo, offriamo ai lettori del Blog il grafico che segue, un grafico che si commenta da solo.

Da qui, dai FATTI, partono poi i nostri ALERT operativi per la gestione dei portafogli.

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Mercati oggiValter Buffo
La Turchia sfida la compiacenza (parte 1)

Come spieghiamo anche domani mattina in The Morning Brief, tutto (ma proprio tutto) ruota oggi, sui mercati finanziari, intorno al tema della compiacenza.

Chi lo dice? Recce'd, ad esempio, da mesi. Ma oggi, 13 agosto, pure Morgan Stanley. E precisamente Morgan Stanley Wealth Management, che è la parte della banca di investimento che gestisce fondi comuni.

Vediamo allora in breve quale è il loro messaggio. Partendo dalla conclusione:

“Investors seem complacent, inclined to extrapolate current trends rather than discount what appear to be significant shifts in the outlook,” 

“We are concerned that this complacency is built on tax cuts and buyback-induced gains in earnings per share and puts investors at risk if the economy slows, the trade situation worsens, the Fed continues to tighten and fiscal profligacy continues unabated,”

“Seasonal factors and the midterm elections are further potential flashpoints for a market that we increasingly see as vulnerable.”

Parole chiare, fondate su quali elementi del quadro attuale? Morgan Stanely ne mette in evidenza quattro. Quattro elementi di grande importanza, che il mercato fino ad oggi ha del tutto ignorato (oppure fatto finta di non vedere):

  • il rallentamento della crescita economica: 

    “In the past two weeks, we have seen meaningful declines and downside misses in both the manufacturing and nonmanufacturing ISM purchasing managers indexes, July payrolls, construction spending, housing starts, auto sales and consumer confidence”. “Mounting inventories of oil could be an early indicator of slowing global growth, yet growth fears are not evident in the stock market’s performance,” 

  • l'impatto delle tariffe commerciali: 

    The trade issue is heavily intertwined with the economy’s growth potential. Last week, UBS calculated that if the trade issue were to simply escalate, U.S. economic growth would be 1% lower than it would be otherwise, while global growth would decline 42 basis points (0.42 percentage point). In the more severe possibility of a trade war, on the other hand, 245 basis points is expected to be cut from U.S. growth, while global growth would be expected to be 108 basis points lower.

    Goldman Sachs estimated that if trade tensions escalate, the S&P 500 could end the year down 16% from Friday’s close, while the expected earnings growth for 2019 would be wiped out. On the other hand, a resolution of tensions could spark an 11% rally.

  • i rialzi dei tassi di interesse da parte della Fed
  • il peggioramento della posizione fiscale degli Stati Uniti (deficit e debito pubblico)

Sempre oggi, 13 agosto, anche la strategista di Charles Schwab ma messo in prima pagina proprio il tema della compiacenza, con queste parole che riporta il Wall Street Journal:

Liz Ann Sonders, chief investment strategist at Charles Schwab, on Monday wrote that “Complacency abounds—about growth, volatility, inflation and trade.” The issue of inflation was a primary one where Sonders believes the market is underappreciating a potential point of risk. “Not only are most measures of inflation now above the Fed’s 2% target, measures of wage growth are picking up as well. The employment cost index—a preferred measure by many economists as it contains both wages and benefits—is at its highest reading since September 2008,” she wrote. “It’s growing more likely that an upcoming ‘second derivative’ change in U.S. economic growth will be of the negative variety, which could mean today’s suppressed volatility will become a thing of the past,” she wrote.

Parole molto chiare e condivisibili. 

Aggiungeremo soltanto che non si può dire QUANDO, ma è CERTO che il mercato, ed anzi i mercati, finiranno per risvegliarsi e rendersi conto di tutti questi fattori, elementi di valutazione e dati in modo improvviso e tutti nel medesimo momento.

Potrebbe essere la Turchia a provocare il risveglio? Lo vedremo presto. Possiamo però dire, senza paura di sbagliare, che oggi è questo il nodo da sciogliere per i mercati finanziari di tutto il Mondo.

Mercati oggiValter Buffo
Sapete leggere il turco? (parte 3)

Il nostro suggerimento operativo ai lettori che ci seguono: NON fatevi distrarre troppo da ciò che accade in Turchia. Che è significativo, ma è MENO importante di ciò che succede nel Resto del Mondo.

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I fatti della Turchia impattano sui mercati internazionali: ma per capire la GRANDEZZA delle reazioni, già viste ed ancora da vedere, per voi è decisivo comprendere da che PUNTO SI PARTE.

Un esempio è il dollaro USA, che venerdì 10 ha toccato 1,1380 contro euro: reazione molto ampia, che NON si spiega solo coi fatti della Turchia. Ci sono altre, forti ragioni, già presenti da molto tempo.

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Poi c'è, e soprattutto ci sarà nelle prossime settimane, la crescita economica: l'impatto dei fatti di Turchia, e prima dei fatti di Argentina, Brasile eccetera, è un calo inevitabile della crescita nei prossimi mesi. Nei Paesi Emergenti, nei Paesi Sviluppati, ed anche negli Stati Uniti.

E da lì si arriverà poi agli utili: che verranno rivalutati, ricalcolati, rivisti e corretti. Nei Paesi Emergenti, ma pure a Londra e a New York.

Da tutte queste valutazioni, revisioni e cambiamenti dipende la performance a fine 2018 del vostro portafoglio.

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Valter Buffo
Sapete leggere il turco? (parte 2)

Si saranno affrettati a dirvi: "state tranquilli, non succede nulla, la Turchia è soltanto una piccola economia mentre negli Stati uniti tutto va alla grande".

Le Reti e i brokers sono subito corsi alle trincee, per convincere i Clienti a "rimanere sempre investiti", perché tanto "nel lungo periodo tutto si aggiusta".

Beh ... non sempre. E poi: nel primo semestre qualche cosa, magari piccola, ma è successa.

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Tutto va sempre a finire bene? Provate a chiederlo agli argentini. Oppure ai giapponesi. Chiedete magari ai thailandesi. Oppure ai greci, nostri vicini di casa.

Chiedete a chi era investito a Milano con l'indice a 45000 punti. Oppure a chi era investito in Telecom a 6 euro (oggi 6 centesimi) o in Tiscali a 200 euro (oggi 2 centesimi).

E poi provate a chiedere a voi stessi se avete calcolato bene i rischi, oggi. Riflettete, se volete, un po' sulla Turchia: troppa moneta immessa in circolazione per fare credere al pubblico di essere più ricchi di quanto sono in realtà, e fino a un certo punto va bene, poi in poche settimane salta tutto, l'inflazione esplode, la moneta va a picco, e c'è persino chi minaccia una guerra.

Davvero questa storia a voi non ricorda nulla? Davvero non vi fa pensare a nulla?

Siete davvero convinti che "è giusto stare sempre fermi, perché nel lungo periodo i mercati salgono sempre"? Vi hanno dato questo per garantito, ma è una garanzia che NESSUNO può offrire.

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Mercati oggiValter Buffo
Sapete leggere il turco? (parte 1)

Complice il clima estivo, sui quotidiani italiani la crisi della Turchia ha occupato subito le prime pagine.

Giustificato? Certo che sì, visto il ruolo della Turchia sia nello scacchiere politico internazionale, sia nei flussi internazionali del commercio.

Perché, allora, ci colpisce questa attenzione? Per la ragione che quando i segnali erano già chiari ed evidenti, nessuno in Italia aveva dato spazio alle vicende della Turchia (e dell'Argentina, e del Brasile, e del Sud Africa) tranne pochi, tra cui noi di Recce'd: a nostri Clienti attraverso i canali a loro dedicati e poi anche attraverso il nostro Blog. Vi facciamo notare che nel secondo dei due Post qui segnalati, Recce'd metteva all'evidenza del lettore quanto fosse anomala, a quel 26 maggio, la forza della valuta cinese: e ciò che successe nelle settimane seguenti, lo sapete tutti.

Torniamo in chiusura alla domanda iniziale: l'attenzione di oggi sarà spiegata solo dalla pausa estiva? O ci sono altre ragioni?

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Mercati oggiValter Buffo