Perché Recce'd non parla più di QE

Per anni, abbiamo condotto una battaglia quotidiana: per mettere in guardia gli investitori e allo stesso tempo tentare fi frenare la spinta (commerciale) degli hooligans che occupavano tutto gli spazi (tv, stampa quotidiana, ricerca delle banche di investimento) per spiegare al mondo che il bazooka avrebbe risolto tutti i problemi del Pianeta. Di che cosa stiamo parlando? Del QE delle Banche Centrali.

Oggi nessuno difende più il QE; né la stampa quotidiana, che si era sprecata in decine di migliaia di articoli elogiativi; né il mondo delle banche di investimento globali, che un anno e mezzo fa spiegavano al mondo intero che "solo un fesso potrebbe mettersi contro le Banche Centrali"; neppure le Reti di bankers e promotori, quelle che inizio 2015 hanno fatto investire i Clienti sui "prodotti di rischio", oggi sono più disposte a scommettere un centesimo di euro sul QE. Resta solo un ristretto, sparuto manipolo di fanatici che usano ancora quel tema, come ottusi  nostalgici del passato che fu.

Detto questo, non vorremmo dare ai tanti che ci seguono la sensazione che il problema che noi segnalammo nel 2013, e poi nel 2014, e poi nel 2015, oggi sia risolto: al contrario, è il più grande problema che abbiamo da risolvere nei prossimi anni. Problema che saremo costretti a risolvere, in un modo oppure in un altro. Il grafico sotto ci descrive l'assurda situazione nella quale le politiche "non convenzionali" hanno cacciato l'economia dell'intero Pianeta. Ma non ne parliamo più: ne parlano già tutti, e tutti hanno capito che non funziona: ed allora noi dedichiamo energie ed attenzione ai problemi di DOMANI, senza mai dimenticare quelli che sono, però, i problemi di IERI.

Mercati oggiValter Buffo
E voi con chi volete stare: coi vincenti oppure coi perdenti? (parte 7)

Oggi, domenica 4 settembre, il quotidiano La Stampa fa questo elenco dei problemi del settore bancario ancora da risolvere:

  • aumento di capitale MPS
  • le quattro banche fallite da vendere
  • i crediti non esigibili.

Ieri invece il Sole 24 ore metteva in evidenza quali sono i nodi strategici da sciogliere: digitalizzazione e riduzione del numero di Filiali (e del personale). Sguardo un po' più ampio, rispetto a La Stampa. Infine Sul Corriere della Sera si arrivava allo snodo centrale, mettendo in evidenza la frase di Renzi sulle fusioni "le banche devono aggregarsi. Ci sono più poltrone e Filiali che nel resto del mondo".

Bella scoperta: sono almeno 20 anni che voi, come noi, leggete che le fusioni bancarie sono una priorità. Solo dieci anni fa, c'è poi chi si è messo da parte una notevole ricchezza personale con operazioni che furono spinte, o meglio ideate, dalla Banca d'Italia: era l'epoca d'oro dei Geronzi, dei Fiorani, ma anche dei Nagel, degli Arpe,  dei Montani e dei Gallia.

Bella scoperta, dicevamo: cambia solo il tono, l'atteggiamento, la scelta dei termini. Manca del tutto l'a consapevolezza del perché questa "assoluta priorità" delle fusioni e delle razionalizzazioni si è fermata. A chi è convenuto? Chi aveva convenienza? E tra questi, ci ha ... fatto i soldi?

Il Presidente del Consiglio potrebbe informarsi facilmente, da chi sta intorno a lui: alla Presidenza del Consiglio, in ABI, alla Cassa Depositi e Prestiti, nell'industria. Ma pure alla Banca d'Italia. E pure alla CONSOB. Molti sono ancora lì, proprio sulle poltrone che Renzi ha citato, ma che non ha mai toccato o disturbato (almeno: fino ad oggi) per continuità della politica del "tiriamo avanti così più che è possibile, che intanto noi si gode".

Ma questa è politica, e la lasciamo volentieri ad altri. Noi che ragioniamo da investitori e per gli investitori, vogliamo dire a chi ci legge che forse la Signora Renzi oggi utilizza più spesso lo smartphone della Filiale per le operazioni bancarie, ma per voi investitori questa è una notizia che appartiene al passato. Remoto. se volete investire in modo consapevole e profittevole non dovete basare le vostre scelte sulle notizie che parlano di cose vecchie di dieci anni: dovete sapere guardare dieci anni avanti. E allora, vi suggeriamo di ripartire, per le vostre valutazioni, da un passaggio dell'articolo citato del Sole 24 Ore:

Un nuovo modello di business. Ben focalizzato sui cambiamenti in atto nel mondo del risparmio. Eccoci: noi di Recce'd ne abbiamo definito uno, ed è nuovissimo.

Mercati oggiValter Buffo
E voi con chi volete stare: con i vincenti oppure con i perdenti? (parte 6)

Ci sono state numerose occasioni di contatto, con investitori amici di Recce'd, in cui ci è stato detto che: 

"Ho scelto di stare e dei farmi consigliare da una delle più grandi banche italiane". O svizzere. O americane.

Per qualsiasi investitore un grave errore associare "grande " ad efficiente. Peggio ancora, alla sicurezza. Dal 2007 ad oggi, quanti esempi concreti abbiamo avuto delle carenze di controllo, delle inefficienze e dei cattivi risultati delle banche globali, le grandi banche di investimento? E cosa dobbiamo ancora dire delle banche italiane? Avete già letto tutto sui quotidiani: anno acquisito banche all'estero, SGR per gestore i Fondi, Reti di promotori e private bankers: che ora invece non vendono l'ora di vendere le medesime cose. Più chiaro di così! Dove sta la sicurezza, in tutto questo?

E chi credete abbia pagato i vostri tornei di golf, gli arredamenti di marca, le sedi nei Paesi esotici, i Convegni negli Hotel a cinque stelle, le brochure su carta patinata? Li hanno pagati le perdite sui vostri investimenti e le commissioni al 4% sui Fondi Comuni, del 6% sui prodotti assicurativi, e quelle obbligazioni illiquide che vi hanno piazzato a due-tre-quattro lire sopra il prezzo di mercato.

In un settore come il risparmio e l'investimento, strutture piccole ed agili sono garanzia sia di efficienza, sia di sicurezza, attraverso una totale trasparenza.

Ve lo ha detto anche il Presidente del Consiglio italiano il 2 settembre 2016: le strutture elefantiache non hanno una giustificazione economica e devono scomparire. E sarà così. E' il problema che lui "aveva sottovalutato": e che noi di Recce'd, al contrario, abbiamo anticipato dieci anni fa.

Mercati oggiValter Buffo
E voi con chi volete stare: con i vincenti oppure con i perdenti? (parte 5)

Del grafico qui sotto, a voi lettori e investitori interessa la linea in rosso mattone: che è l'andamento, dal febbraio del 2015, ovvero dell'anno scorso, ad oggi, di un portafoglio costruito con il 60% dell'indice Morgan Stanley azionario globale, ed al 40% dell'indice Barclays obbligazionario globale.

Due indici molto diversificati. Due indici molto efficienti. Una composizione del portafoglio che è quella tipica dei "portafogli bilanciati", sia dei Fondi Comuni, sia dalle GPM, sia dei Consulenti indipendenti. Infatti, siamo sicuri che questo grafico a molti ricorderà qualcosa: i risultati della propria GPM, del proprio portafoglio titoli e Fondi, del proprio Consulente a benchmark.

Un risultato inferiore a zero in sedici mesi, con una perdita massima del 10%: che senso ha? Nessuno, questo non è un modo di gestore un portafoglio: questa è solo una tecnica applicata ad un marketing molto efficiente, una tecnica che non produce valore per voi investitori e che non ha alcuna giustificazione teorica. E' solo marketing per vendere GPM e Fondi Comuni.

Il confronto tra questi risultati ed i nostri risultai è impietoso, come molti di quelli che ci seguono sanno. Riflettete sui risultati: contano solo quelli, le parole e le immagini sui siti e nei documenti contano pochissimo.

Mercati oggiValter Buffo
Primi segnali di cambiamento (parte 1)

A Recce'd non è piaciuto il rialzo generale di venerdì 2 settembre: salgono le Borse, sale il petrolio, sale il dollaro, salgono i tassi sulle obbligazioni. Eppure, quel dato NFP per gli occupati USA di venerdì 2 settembre non era così forte, così entusiasmante, così "bullish". Era normale, un dato da nulla di fatto.

Abbiamo letto troppe ricerche delle banche globali e di qualche italiano, nelle ultime tre settimane, che dicono (più o meno): "Non sarà il caso di mettere più rischio in portafoglio?". Voi sapete bene che Recce'd diffida di queste conversioni, improvvise apparizioni sulla via di Damasco, spesso imposte dal Direttore Marketing che dice agli analisti e strategisti della Casa: "Basta scrivere di stare cauti, non ci fa vendere!".

Vedremo nelle prossime settimane: per ora non faremo nulla. Se tornasse una certa "euforia" sappremmo benissimo che cosa fare.

Mercati oggiValter Buffo