Se togliamo il 2011 ... sono buoni tutti

La moda del momento è questa: vado dal Cliente e gli mostro un grafico che parte dal 2012. Evitando il 2011 (e il 2010, il 2009, il 2008) riesco a fargli vedere che ha comunque guadagnato, anche se negli ultimi 12 mesi ha perso il 10%, il 15%, in qualche caso il 20% e magari, a 2 anni, avete una performance del 3% oppure del 4%.

Si tratta di una astuzia commerciale: è una tecnica di comunicazione legittima, non è quindi una truffa perché non distorce la realtà, ma allo stesso tempo non è proprio trasparente ed è esplicitamente finalizzata a creare confusione nel Cliente che investe.

Tra il 2012 ed il 2014 si è verificato qualche cosa che non aveva alcun precedente nella storia, e che non si ripeterà mai più: sono anni in cui hanno guadagnato tutti, perché saliva tutto. Bastava quindi stare fermi: da qui a dire che i portafogli sono stati gestiti bene, e che quei guadagni furono consapevoli, e non frutto del caso, c'è una distanza di anni luce.

Attenti quindi a certi grafici: invece di spiegare, vi buttano il fumo negli occhi. Chiedete di vedere i risultati degli ultimi 12 mesi o almeno dal gennaio 2015.

Mercati oggiValter Buffo
Crisi dei fondi hedge (parte 2): le performance

Come potete vedere nella tabella in basso, seodno la Società HFR, la media dei rendimenti 2015 dei fondi di tipo hedge è risultata negativa nell'ordine del 3,5% ed anche nel 2016 la performance risulta negativa (al 22 febbraio, del 3,5%). A questi dati possimao aggiungere che per la sola categoria "macro", che è quella più conosciuta dal pubblico, la performance 2015 risultava negativa per il 2% circa. Come interpretare questi risultati? Risulta confermata una osservazione che in questo nostro Blog avete già leto, in più occasioni: è cresciiuta nel tempo, fino a toccare livelli molto elevati, la correlazione tra questa performance media e l'indice di Borsa più grande del mondo, ovvero lo S&P 500. Questa correlazione fa sì che la performance dei fondi hedge somigli sempre di più a quella di categorie di Fondi Comuni tradizionali, come i Flessibili oppure i Bilanciati. In sostanza, gli "alternativi" oggi non sono più alternativi. L'investitore che è in ceca di alternative, ovvero di strategie capaci di produrre performance positiva in tutte le fasi di mercato, è costretto a cercare altrove. E, come abbiamo documentato nel Post precedente, lo sta già facendo.

Mercati oggiValter Buffo
Crisi dei fondi hedge (parte 1): la raccolta nel 2015

Nonostante un aumento della volatilità, e nonostante la modesta performance dei maggiori indici tradizionali, per la categoria dei fondi hedge il 2015 è stato un anno molto difficile. Come tutti sanno, la performance media di questa categoria non è stata positiva (secondo HFR, la media delle performance 2015 è negativa in misura del 3%), ma qui vogliamo sottolineare che anche sul piano della raccolta il 2015 è stato un anno molto deludente. Come vedete, si era registrato un dato complessivo inferiore soltanto nel 2012, anno che veniva dopo le grandi difficoltà per questo settore del 2011. Al contrario, nel 2015 il contesto era favorevole, ed è quindi più difficile spiegare lo scarso interesse degli investitori per questa categoria di Fondi.

Abbiamo per questo deciso di dedicare una serie di Post alla crisi dei fondi hedge: categoria nata negli anni Ottanta e diffusa presso il pubblico (Istituzionali in particolare) dopo la crisi del 2000 proprio perché dagli investitori arrivava, con forza crescente, una richiesta di strategie di investimento "alternative" alla tradizionale asset allocation media/varianza della Modern Portfolio Theory. Dopo il 2000 però per gli investitori sono arrivate anche molte delusioni, e molte perdite, tanto che la categoria che un tempo si chiamava "alternativi" oggi ha perso quell'etichetta, di fatto si è frammentata e svuotata di senso.

Sarebbe un errore però buttare via il bambino insieme con l'acqua sporca: la domanda del pubblico per strategie autenticamente "alternative" non è diminuita, ed anzi è aumentata proprio negli ultimi anni. Resta quindi da capire che cosa c'è che non va nel mondo dei fondi hedge, e di questo si occupa la nostra serie di Post.

Mercati oggiValter Buffo
Equity in Eurozona: il punto dopo i crolli

Nel nostro quotidiano, The Morning Brief, che è riservato ai nostri Clienti ed agli utenti registrati della nostra nuova app (che verrà lanciata nei prossimi giorni) questa settimana stiamo lavorando sui dati di valutazione dell'equity europeo: molti nostri amici hanno ancora oggi i portafogli pieni di equity europeo, su cui sono entrati 12 mesi fa, spinti da qualche consulente spregiudicato, e sui cui oggi soffrono di minusvalenze percentuali importanti. Molti tra questi amici si domandano che cosa fare, se nei prossimi giorni si materializzasse il tanto atteso rimbalzo. E la decisione non può che essere presa partendo da attente e scrupolose valutazioni, come quelle che trovate appunto nel The Morning Brief.

Qui noi vi presentiamo un grafico, prodotto da Societé Generale, che contiene molte informazioni: come vedete, ci sono due linee, una di colore  blu che racconta la storia delle raccomandazioni degli analisti ed una di colore ocra che racconta come si è evoluto nel tempo il più diffuso parametro di valutazione, ovvero il P/E.

Notate bene due cose: 

  1. questo rapporto di P/E è quello "forward", ovvero quello che si ottiene rapportando ai prezi le previsioni, e non i dati reali (e come sapete tutti ormai, le previsioni degli analisti sono sempre "ottimistiche"
  2. la scala è invertita (è la scala che leggete sulla destra del grafico, non sulla sinistra): quindi più la linea scende, più il rapporto P/E sale, più le azioni diventano costose in termini di utili prodotti

Ora, nel grafico si vedono molte cose: la prima è che un anno fa, quando le Reti spingevano sull'equity europeo, le valutazioni erano a livelli ridicoli o tragici: ma questo lo sapevamo già visito quello che poi è successo da allora ad oggi; la seconda cosa è che, nonostante il calo o crollo recente, le valutazioni di oggi sono ancora altissime rispetto alla loro storia dal 2005 ad oggi; la terza è che gli analisti (qui passiamo alla linea blu) hanno in media nettamente migliorato i loro giudizi (rating) sull'equity di Eurozona proprio negli ultimi mesi.

In pratica, solo guardando a questo grafico avete tutto per decidere: ma se non è chiaro a sufficienza, aiutatevi con alcuni Post precedenti (su come lavorano gli analisti e perché) e poi con il nostro The Morning Brief quotidiano.

Mercati oggiValter Buffo
L'Italia che sta facendo?

Non passa giorno, ormai, che non si legga sulla stampa italiana una critica del Governo alla politica economica di Eurozona, alla gestione della Vigilanza bancaria, oppure una proposta di rettifica e riforma degli indirizzi dell'Unione. Anche oggi, 23 febbraio, leggiamo di una proposta italiana per i cosiddetti euro-bonds ed un "Ministro delle Finanze Comunitario".

Non si tratta, come potete vedere, di assolute novità: la novità è che questo attivismo arriva proprio da quel Paese che forse più di ogni altro ha beneficiato della stessa politica che oggi attacca. Proprio la garanzia tedesca sulla disciplina di bilancio è il fattore che spiega (l'unico, per la verità) perché un debitore come l'Italia oggi a 10 anni paga al mercato lo 1,50% lordo.

Noi investitori dobbiamo stare sempre con le antenne alzate e cercare di capire: all'Italia, ed ai Governi di ogni colore, fino ad oggi è convenuto di parlare il meno possibile, e di farsi vedere il meno possibile, per non indisporre quelli che ci potevano aiutare e nel frattempo ... tirare avanti.

Come investitori, quindi, siamo costretti a farci almeno due domande: la prima riguarda lo stato dei conti pubblici italiani, la seconda riguarda le prospettive dell'Unione.

Lo stato dei conti pubblici italiani non è buono, nonostante sia stato ridotto a livelli minimi storici il costo del rifinanziamento del debito pubblico: ce lo ha detto la Corte dei Conti, che venerdì 19 febbraio ha chiarito che "sono già stati usati tutti i margini di flessibilità". Il Governo non ha più margini, sul lato della spesa, e questo spiega il crescente nervosismo. Non c'è più una lira. Noi di Recce'd non siamo stati colti di sorpresa, quando nel weekend abbiamo letto di reazioni irritate alle più recenti dichiarazioni di Mario Monti sull'Europa, ed alle voci non confermate di un "governo alternativo" in preparazione.

Quanto alle prospettive dell'Unione Europea: se l'Italia si propone di dettare la linea, questo significa che c'è un vuoto, che chi prima guidava il convoglio (Germania e Francia) attraverso momenti di difficoltà (Grecia, migranti, Brexit, eccetera). Recce'd vi ha già scritto, in aggiunta, di una crescente insofferenza verso Draghi a Francoforte, e non è possibile escludere che qualche novità arrivi entro fine anno anche da lì. Insomma, si tratta di un quadro politico poco stabile: con cui i mercati, a nostro parere, faranno i conti già in estate.

Mercati oggiValter Buffo