Strategia di investimento 2016: che cosa c'è dopo il rimbalzo (parte 1)

L'avvio del 2016 è stato uno shock per molti, ma non per i portafogli di Recce'd che ne hanno ricavato un profitto significativo. Al di là della fase di panico, e di un eventuale rimbalzo, quali sono le linee guida che seguiremo nella gestione dei nostri portafogli?

L'elevata volatilità delle prime sei settimane del 2016 non ci suggerisce di modificare, neppure di poco, la strategia impostata sul finire del 2015.

Allo scopo di non ripetere qui cose già scritte, e molto facilmente accessibili utilizzando un motore di ricerca (come Google o altro), vi suggeriamo di tornare indietro di qualche settimana in questo Blog, e di leggere in particolare i Post di due serie:

  1. la prima serie aveva per titolo "Un primo sguardo al 2016: cinque domande a cui rispondere subito" e risale allo scorso novembre e dicembre
  2. la seconda serie aveva per titolo "Il punto 2016" ed è stata pubblicata a cavallo del Fine Anno 2015

Per chi è interessato, si possono trovare con un certo dettaglio tutti gli indirizzi che la nostra gestione di portafoglio ha seguito, e seguirà ancora nei prossimi mesi. Avrete un esempio concreto della totale trasparenza di Recce'd.

I nostri Clienti hanno visto anche i risultati di queste scelte.

Mercati oggiValter Buffo
Il rimbalzo? Non conta nulla (per i vostri soldi)

Abbiamo scritto, sia in questo Blog, sia in alcuni documenti riservati ai Clienti, sia poi questa mattina (10 febbraio) nella pagina dedicata ai Mercati in real-time, che questo rimbalzo delle Borse, che potrebbe durare per più sedute, ha quasi nessuna importanza per le vostre performances. Abbiamo scritto in modo sintetico, ed alcuni ci hanno chiesto di chiarire: lo facciamo qui e per tutti.

Nel grafico qui sotto, è stata disegnato l'andamento durante l'anno di una media di 7 anni (e precisamente 1970, 1977, 1978, 1990, 2000, 2008 e 2009) nei quali l'indice di Borsa S&P 500, il più grande ed il più liquido del mondo, quello da cui dipende anche la performance della Borsa di Milano, ha iniziato l'anno con un calo superiore al 5%, come è successo anche nel 2016.

Che informazioni possiamo ricavare da questo grafico? Ci dice che in questi sette anni, in media, l'anno si è chiuso con una perdita del 4% circa.Tutto qui?

No: secondo Recce'd, c'è una informazione ben più significativa, ovvero che al primo calo è seguito un rimbalzo, poi un calo, poi un nuovo rimbalzo. Insomma: chi è rimasto fermo ha sbagliato, ha perso opportunità.

Quali sono le cose da fare? Ve ne elenchiamo qui tre:

  1. chiedetevi se è il caso distare fermi ad attendere che "il destino faccia il suo corso"
  2. chiedeteci chi può aiutarvi a capire, durante l'anno quando c'è uno di questi rimbalzi, se il vostro consulente ne ha la qualità, la competenza, la professionalità 
  3. chiedetevi se per caso, nel 2016, il mercato invece di seguire quella linea nera, che è una media, si comporterà come in uno solo di quei sette anni che abbiamo elencato: perché farebbe una ENORME differenza per voi e per i vostri soldi, se siamo nel 1978 oppure nel 2008 oppure nel 2009



Mercati oggiValter Buffo
Indicazioni operative: che cosa fare (parte 3)

La gestione del rischio, da sempre, è uno dei nostri punti forti. Non soltanto ne scriviamo, con insistenza (nei documenti che sono dedicati ai Clienti, ma pure sul Blog e nei bollettini quotidiani): noi facciamo gestione attiva dei rischi nella gestione dei portafogli modello.

La gestione attiva del rischio è quella che parte da una misura del rischio di shortfall, di ribasso, in ognuna delle posizioni in portafoglio e in ognuna delle posizioni che in futuro potrebbero entrare nel portafoglio. Questa è l'attività che ti spiega, ad esempio che è una follia investire sulle Borse di Eurozona quando tutti ti spingono a farlo.

Questo tipo di risk management è esattamente l'opposto di quello utilizzato dalla Reti di Private Banking, che proprio ieri, 9 febbraio, è stato spiegato così sul Sole 24 Ore

Un altro motivo tecnico che alimenta l’effetto palla di neve è il Var, Value at risk. A molti clienti viene associato un Var, un livello massimo di rischio che può sopportare in portafoglio. Ad esempio può essere previsto che un determinato portafoglio non può perdere più del 5% in una settimana. Se questo livello viene sfondato il gestore è costretto a vendere, non tanto perché non crede nella solidità dei titoli in portafoglio, quanto perché è costretto a farlo automaticamente per il fatto che l’elevata volatilità dei mercati ha fatto scattare il limite del Var.

Il Sole 24 Ore spiega così il fatto che "le vendite alimentano le vendite" (l'effetto "palla di neve"): perché se la gestione del rischio è fatta con il modello VAR, se i mercati scendono ti fanno vendere in perdita, e comperi solo dopo che i prezzi sono saliti. La gestione del rischio fatta con lo specchietto retrovisore.

Mercati oggiValter Buffo
Indicazioni operative: che cosa fare (parte 2)

Nel primo Post di questa serie, pubblicato ieri, vi abbiamo dato tre consigli pratici molto precisi. In sintesi: se siete in difficoltà, se avete subito perdite a causa del calo degli indici, smettetela di preoccuparvi del rimbalzo (ci sarà? non ci sarà?) e pensate a quello che verrà dopo, facendo tre semplici cose:

  1. cambiate strategia
  2. cambiate prodotti oppure strumenti finanziari
  3. cambiate advisor

Detto questo, come operare sul proprio portafoglio? Passarci sopra con il bulldozer, oppure adottare un atteggiamento graduale? Non ci può essere una regola generale, valida per tutti: dipende dalla situazione di partenza. Vediamo ogni giorno situazioni più urgenti (alcune gravissime) ed altre meno urgenti. Nei casi del primo e del secondo tipo, Recce'd suggerisce di:

  1. non fare gli eroi: non è questo il momento di aggrapparsi a una eroica visione del mondo, del tipo "tutto andrà sempre bene"; ragionate su ciò che sapete, e siate flessibili
  2. fate un numero maggiore di operazioni più piccole nelle dimensioni: non è questo il momento di muovere il portafoglio per grandi percentuali (il 30%, oppure il 40%, oppure il 50%)
  3. fate operazioni con un orizzonte più breve: questo è il momento di verificare il senso di ogni operazione ogni due, tre, quattro settimane

Queste sei regolette pratiche sono, sulla base della nostra esperienza, molto più importanti per il vostro risultato finale che scegliere tra la Borsa Italian e la Borsa USA, oppure tra il dollaro e l'euro.

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Mercati: chi ha vinto e chi ha perso

Lasciamo da parte le reti di vendita e i private bankers: piangere sul latte versato è inutile, chi ha perso ha perso e adesso il meglio che le Reti possono dire è "non muoverti, ed aspettiamo che tutto ritorni a posto". Non crediamo che i venditori avranno il coraggio professionale di spiegare perché, solo pochi mesi fa, predicavano "l'ottimismo" e spiegavano ai Clienti che "non ci sono rischi, Draghi garantisce tutti".

Lasciamoli da parte: molti di loro sono attori non consapevoli, a cui viene richiesto (imposto) di "ripetere un disco". Ma chi scrive le parole di quel disco? I vertici del marketing delle Reti di Private Banking copiano, senza capire, i testi prodotti dalle banche globali, quelle carte che loro chiamano "ricerca". Non è ricerca, nel senso proprio, è materiale per vendere quote di Fondi e per vendere il rischio (che viene pagato, dal Cliente che investe, con commissioni di gestione più elevate, tra il 3% ed il 5% di TER, il total expense ratio).

E allora, invece di piangere sul latte versato, guardiamo al futuro, alla prossima fase di mercato. E prendiamo un spunto molto, molto, molto concreto. Ieri Goldman Sachs, la più autorevole tra le banche globali, ha scritto ai propri Clienti di chiudere cinque delle TOP TRADES 2016, dopo sole sei settimane del'anno!

E' un fatto clamoroso, perché le TOP TRADES sono le sei operazioni che, al 31 dicembre 2o15, Goldman Sachs giudicava le più sicure, e le più redditizie, per tutto il 2016. Chiuderne cinque su sei vuole dire ... che il mondo è cambiato.

E' utile per tutti, e non solo per i Clienti di Goldman Sachs, esaminare le cinque operazioni che sono state chiuse ieri (tutte e cinque in perdita): ve le elenchiamo

  1. LONG dollaro contro euro e yen
  2. LONG titoli di Stato Italia contro Germania
  3. LONG inflazione negli Stati Uniti
  4. LONG banche contro l'indice generale della Borsa USA
  5. LONG rublo e peso messicano

Perché è interessante, per un investitore italiano, questo elenco? Perché proprio da questo elenco traspare una visione del mondo, sottostante, che è la stessa visione del mondo che poi vi viene ripetuta dal vostro private banker. Quella visione del mondo che è centrata sull'ottimismo forzato e sul "tutto si aggiusta", e quindi avanti coi carri, anzi con il "dollaro forte", con "le banche", con i soliti temi che ci sentiamo ripetere da anni, perché "tanto le Banche Centrali hanno tutto sotto controllo". Una visione del mondo sbagliata: e lo riconosce anche Goldman Sachs. 

Adesso tocca a voi: da qui deve ripartire la vostra ricostruzione dei portafogli, se avete subito i disastri che molti ci raccontano ogni giorno, perché siete stati consigliati male o malissimo, perché vi siete fatti convincere dal QE di Draghi e da un certo ottimismo prefabbricato. 

Dovete costruire un portafoglio pensato per un mondo diverso, come sono ad esempio i portafogli modello che Recce'd propone. Da che cosa ripartire? Prendiamo a prestito queste parole: “We had a bubble in people’s expectations of the power of central banks. And now we’re seeing that bubble burst.”

 

 

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