Draghi: il gioco è cambiato

Le dichiarazioni di Draghi di giovedì 21 hanno fatto da spunto per una (parziale) operazione di short covering: attenzione però alle parole perché il gioco è molto cambiato rispetto a 12 mesi fa. sarebbe un errore leggere, nelle dichiarazioni di Governatore, una forza ritrovata della parte del Consiglio che è favorevole ad ulteriori misure espansive: le forze in campo restano le medesime, e la parte di Draghi resta al momento la più debole. Draghi infatti ha avuto la necessità di "giustificare" la revisione della politica monetaria aggrappandosi al "peggioramento del quadro": è un punto decisivo, per ché spiega che il Board adesso non è più "pro-attivo" ma solo "re-attivo". Se le cose peggiorano, agiremo ancora: questo il messaggio. Nulla quindi che smentisca la nostra forte convinzione: la politica del QE è arrivata già al suo capolinea, anche in Eurozona. A meno che le cose non precipitino: ma qui stiamo parlando di difendersi dai ribassi, e non più di stimolare il miglioramento delle cose.

Domandina finale: se il petrolio recupererà ancora, e se tornasse ad esempio a 38$ dai 32 di venerdì 22 gennaio, che cosa direbbe a quel punto il Board della BCE a marzo? da questo piccolo esempio, potete vedere in quale situazione imbarazzante si trova oggi la politica della BCE.

 

Mercati oggiValter Buffo
Borse di Occidente: quando rimbalzano? E cosa importa? (parte 3)

Il complesso di fattori che ha prodotto il rimbalzo tra giovedì 21 e venerdì 22 gennaio è molto esteso: abbraccia il petrolio (che non scendeva più già da qualche giorno) e Draghi, lo yuan e le biotecnologie USA (che giovedì hanno dato il segnale di svolta agli indici), per finire con le due riunioni di Fed e BoJ della settimana che inizierà dopodomani.

Ma il tutto deve essere riassunto con una sola parola: short-covering. Una parte delle posizioni corte è stata chiusa, prendendo profitto. sarebbe un errore ricavare da qui un segnale di inversione nella direzione delle Borse: come vedete bene dal grafico sotto, la situazione resta complicata per lo S&P 500, che è il solo indice a dettare le tendenze globali nelle ultime due settimane. E basterà ricordare che il DAX resta a 9750 punti anche dopo il recupero, e che la Borsa di Milano resta a 19000, per fare capire ad ogni investitore quanto è sostanziale il danno fatto in poche sedute.

Noi di Recce'd abbiamo, in questo momento, alcuni punti di riferimento molto solidi, che avete letto nel Blog negli ultimi mesi e che ci hanno aiutato a costruire portafogli performanti anche in queste prime settimane del 2015. Da quello che ci pare di capire, ci saranno per la nostra strategia opportunità ancora più grandi nei prossimi due mesi.

Valter Buffo
Quelli che ... non è successo niente (parte 2)

Amici e Clienti ci raccontano che tutte le reti hanno scatenato l'inferno delle telefonate rassicuranti ("state fermi ... in questi casi è meglio non muoversi" ) e ritirato fuori dai cassetti, in tutta fretta, i grafici che raccontano che "sul lungo termine l'azionario premia sempre l'investitore". Ma è soprattutto quelle parte dove si dice al Cliente che "questi momenti sono i momenti migliori per comperare ... è dimostrato storicamente" che ci interessa commentare qui.

Perché il fatto curioso è che questi sono momenti "ottimi per comperare", ma pure un anno fa era un momento "ottimo per comperare", e invece ... e invece non era vero. Ce lo dice il grafico qui sotto, che racconta che l'indice globale delle Borse è sotto del 10% dal gennaio 2015. E ce lo dicono tutti quelli che lo scorso hanno hanno scommesso sulla Borsa di Eurozona, ed ora si ritrovano con i prezzi inferiori del 20% rispetto ai loro prezzi di carico.

Conclusione: se questo è un momento "ottimo" per comperare non ce lo dice (non ce lo può dire) il passato. Ce lo dice invece il futuro: se credete che le prospettive delle economie reali sono in miglioramento, che Draghi questa volta vincerà la partita (le ultime le ha regolarmente perse tutte) e che tutto va per il meglio, investite in equity. Se invece non la vedete così, noi abbiamo qualche consiglio da darvi.


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Chi rischia più di tutti? il dollaro USA (parte 3)

Lo scorso 16 gennaio, nel Post precedente che ha il medesimo titolo, abbiamo dettagliato le ragioni per cui vediamo a forte rischio il cambio del dollaro contro yen ed euro: oggi, e prima che parli Draghi, torniamo sul tema perché ieri il Wall Street Journal ha riferito (nel momento clou della discesa degli indici di Borsa) che tra gli operatori circolava la voce che la Federal Reserve avesse "tirato indietro la mano", ovvero che non ci sarebbero stati rialzi dei tassi ufficiali nel 2016. Ovvio che si tratta di voci incontrollate: ed al tempo stesso è necessario fare massima attenzione a queste voci perché l'argomento "tassi Fed" e "divergenza delle politiche monetarie" è il solo che sostiene in queste settimane il cambio del dollaro, vista anche la progressiva revisione al ribasso delle stime per il GDP (come detto questa mattina nel nostro bollettino quotidiano The Morning Brief).

Tra i commenti di maggiore interesse sul dollaro USA, vi segnaliamo anche quello di Ray Dalio, che è stato riportato oggi dal Wall Street Journal, perché sottolinea un fatto che pochi hanno osservato, e che ha contribuito a dare forza al dollaro USA negli ultimi mesi.

Dalio, who runs the world’s largest hedge fund, said Wednesday during an interview with CNBC that the dollar will strengthen temporarily as foreign investors rush to buy the currency so that they’ll have enough on hand to pay off their massive dollar-denominated debt. But Dalio warned that the demand will hurt the dollar’s valuation over the long term. “Once that squeeze is over, it undermines the dollar longer term. I think we’re going to come in a couple of years to a point where we’re going to be thinking hard what is safe in a reserve currency,” Dalio said.

Secondo Dalio, quindi, anche se allarghiamo l'orizzonte al medio termine, il dollaro USA non sembra poi così forte.

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Borse di Occidente: quando rimbalzano? E cosa importa? (parte 2)

Momenti diversi di mercato, fasi diverse della storia economica, richiedono modi diversi di pensare, di ragionare, di affrontare i problemi. Per questo, solo pochi giorni fa, nel primo Post di questa serie, abbiamo scritto:

Il problema, secondo Recce'd, non è quello di "quando rientrare": il problema è quello contrario, oppure valutare con attenzione se vale la pena, viste le prospettive di rendimento, di tenere in portafoglio posizioni LONG di azionario. Vi ripetiamo, per una ennesima volta, che costruire un portafoglio partendo dalla cosiddetta asset allocation, in base alla quale "un tanto di azionario ce lo devo avere", è un modo di investire superato e dannoso.

I movimenti degli indici degli ultimi sei giorni ci hanno rafforzato in questa convinzione. Non è il momento giusto per dare alcunché per scontato, meno che mai un rimbalzo degli indici di Borsa. Che potrebbe esserci, sia chiaro, e legato alle motivazioni più strampalate: ma non è detto che sia una buona idea ricorrerlo. E' del tutto sbagliato trascurare le valutazioni, è del tutto sbagliato mettere da parte criteri di scelta solidi e collaudati per rincorrere un "trend di mercato" oppure una "dichiarazione del Banchiere Centrale". I portafogli di Recce'd, per queste ragioni, non inseguono in rimbalzo: e se ci sarà, sarà magari l'occasione per rivalutare i titoli e se del caso aumentare gli SHORT.

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