Di quanto potrebbero scendere? Some simple maths (parte 3)

Nelle due date del 20 agosto e del 29 settembre abbiamo proposto lacune valutazioni sullo spazio di ribasso per gli indici di Borsa: spazio di ribasso che è misurato dai parametri di valutazione. Non ripetiamo qui quelle misurazioni, perché a tutto oggi sono ancora valide quelle fatte nei due Post precedenti, a cui vi rimandiamo (la ricerca con Google è velocissima). Questa è l'occasione per ripetere che la riduzione del rischio, ovvero un ritorno ad un rapporto meno esasperato tra i dati dell'economia reale e i prezzi delle attività finanziarie, è la sola condizione che può garantire un ritorno della stabilità sui mercati.

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Dove hanno messo la liquidità?

Abbiamo ascoltato, da più persone, questa domanda: la liquidità di chi ha venduto azioni ed obbligazioni dove è andata? Rispondiamo noi: non è andata da nessuna parte, perché non c'è più. Il calo degli indici globali, di Borsa come delle obbligazioni nei comparti corporate ed high yield, corrisponde ad un taglio netto alla ricchezza finanziaria globale. Non si tratta di soldi che sono usciti da una parte per rientrare poi dall'altra, come se le ricchezza totale fosse rimasta la stessa: quando avevano in mano quelle azioni e quelle obbligazioni, gli investitori ritenevano, appunto che fossero equiparabili alla liquidità. Per questo, non c'è in qualche "nascosto forziere" una liquidità equivalente a ciò che si è perso in queste settimane sui mercati finanziari (N mila miliardi? circolano varie stime): gli investitori hanno perso anche sui titoli che ancora detengono in portafoglio, e quella presunta liquidità ricavata dalle vendite va compensare le perdite sui titoli che restano in portafoglio.

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Quelli che ... non è successo niente (parte 1)

Incontri, telefonate e pagine di giornale ci confermano che la "compiacenza" rimane, fino a questo punto, diffusa sia tra gli operatori sia tra gli investitori: molti si esprimono come se fossimo di fronte a una turbolenza passeggera, e non ad un vero e proprio cambiamento di scenario. In queste valutazioni, si trascurano una serie di segnali (dalla inefficacia del QE in Eurozona nel 2015, alla crisi di crescita economica globale, dal primo rialzo dei tassi negli USA al crollo dei prezzi delle materie prime) che supportano invece l'idea della fine di un'epoca e dell'inizio di una fase del tutto nuova per i mercati.

Tra i tanti argomenti che ascoltiamo e leggiamo, quello più inquietante è quello che dà per scontato un ritorno degli indici di Borsa ai recenti massimi del 2015: chi sostiene che un recupero di quei livelli è inevitabile sostiene una cosa non vera. Non c'è alcuna garanzia, né alcuna necessità, di rivedere quei livelli di prezzo. I mercati potrebbero semplicemente riconoscere che quelle valutazioni erano estreme, e non tornare più a quei livelli per mesi, per anni o per sempre.

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Borsa di Milano sotto 20000 punti e la rottura Juncker-Renzi (parte 2)

Qualche giorno fa, nel primo Post di questa serie, vi abbiamo segnalato che l'Italia non potrà più godere, in futuro, della medesima "benevolenza" sulla quale ha galleggiato negli ultimi due anni. Ieri poi, lunedì 18 gennaio, ne avete visto tutti le conseguenze, con pesanti cadute in Borsa dei titoli bancari innescate da una supposta iniziativa della BCE sui crediti inesigibili. Ed oggi ne scrive, in modo molto chiaro, Il Corriere della Sera.

Tutto questo è un assaggio, un segnale dei tempi che ci aspettano: come noi di Recce'd abbiamo scritto più di una volta, nel 2015 con la vicenda della Grecia si è rotto qualcosa in Eurozona, Merkel ha perso autorevolezza e quindi potere; in parallelo Draghi per ragioni diverse ha perso credibilità.

Nel 2016 molte cose verranno ridiscusse (anche la politica di Draghi: e lo vedremo già dopodomani, giovedì, alla riunione della BCE) e l'Italia dovrà adeguarsi al nuovo regime, a cui non ha modo di sottrarsi. Il punto debole, in uno scenario di questo tipo, non è tanto la Borsa di Milano, che è debole per altre ragioni, quanto il BTp ed in generale i Titoli di Stato. 

Non crediamo invece che debbano esserci dubbi sulla stabilità degli Istituti bancari, che è la sola cosa sulla quale effettivamente la BCE ha un potere di intervento: la solvibilità del sistema bancario (conti correnti) a nostro parere è garantita, mentre non è garantito il valore delle azioni delle banche, delle obbligazioni delle banche, e neppure quello dei BTp.

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Fondi Multi Asset e Fondi Flessibili: le performances

Della tabella qui sotto (dati pubblici, di proprietà di Morningstar) ci interessa osservare sia la prima colonna, che è la performance 2016, sia la terza colonna, che è la performance a 12 mesi. Sia chiaro: NON ci interessa per sottolineare che i nostri portafogli hanno fatto molto meglio, quello è così oggi ma potrebbe non essere così tra qualche tempo, perché "la performance passata non è garanzia di performance futura".

Qui a noi interessa darvi la prova materiale che la grandissima parte dei Fondi che hanno chiamato Multi Asset oppure Flessibili non possono che seguire, nelle performances, il destino di tutti gli altri Fondi, quelli coi nomi tradizionali.

Perché? Perché comunque sono gestiti sulla base di identici criteri di allocazione: quindi quando vi raccontano che "il gestore è più flessibile e può cogliere più opportunità", non fatevi distrarre dalle parole: la sostanza è che se il gestore ragiona allo stesso modo degli altri, e partecipa ai medesimi Comitati degli altri, e va dietro al medesimo "consenso" degli altri, i risultati saranno i medesimi di tutti gli altri. Il Fondo ha un nome nuovo, ma la gestione è quella vecchia, la gestione che "scende se il mercato scende".


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