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Il petrolio scivola via veloce

Non ci ha colpito l’improvvisa accelerazione al ribasso del petrolio, che è sceso in settimana sotto i 55$ sul mercato Nymex, come vedete sotto nel grafico.

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L’occasione ci pare utile, però, per riportare i nostri lettori su un tema già trattato più volte: i mercati delle materie prime (tutte, anche i metalli preziosi) sono fatti da operatori finanziari.

Questi operatori, al di sopra delle varie fonti di domanda finale (ad esempio, di combustibile nel caso del petrolio) dispongono uno “strato” di operazioni speculative, per anticipare le future mosse della domanda finale, oppure semplicemente per “muovere” il mercato.

L’investitore deve sapere distingue queste due fonti di operazioni: ed è proprio partendo da analisi come questa, che noi mesi fa vi dicevamo che il rialzo del petrolio era “fake news”.

Adesso, ve lo dice anche il grafico qui sotto.

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Il Re e il Trono di Spade
 

Il mese di maggio ci ha detto che le obbligazioni, alla lunga, contano più delle azioni.

E le valute? Nelle ultime settimana, come dice il grafico qui sotto, i Re del mercato valutario sono stati il dollaro USA e lo yen.

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Noi vi proponiamo invece di seguire con attenzione la valuta cinese (grafico sotto) che potrebbe superare a breve la quota delicatissima di 7 contro dollaro USA: si potrebbe dire che oggi lo yuan sta anche lui seduto su un Trono, ma di Spade.

Questo eventuale sfondamento di quota 7 metterebbe in moto una serie di reazioni.

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Le reazioni potrebbero essere molto significative, in particolare, per la valuta giapponese, scesa nell’ultima settimana molto vicino al suo massimo 2019 contro dollaro USA, che sta a 107,70.

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Come si conquista la fiducia

Tra i fattori che fino a poco tempo fa sostenevano la Borsa di New York, c’erano sicuramente gli indici di fiducia: come la Fiducia dei Consumatori oppure gli indici PMI.

Da qualche tempo, non funzionano più da supporto: e lo vedete sotto nel grafico.

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Visto il ruolo, molto pesante, di queste “sensazioni ed emozioni” da qualche anno a questa parte, una loro inversione di tendenza potrebbe avere conseguenze più ampie che in passato.

Oltre agli indicatori come la Confidence oppure i PMI, il problema potrebbe coinvolgere anche i media che giocano da sempre il ruolo di “ultras” della Borsa: vi proponiamo di rileggere alcuni dei titoli più recenti di Marketwatch sulla Borsa di New York, nell’immagine che segue.

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Come sapete, in Recce’d attribuiamo un ruolo minore, a questi “indicatori di sentimento”: siamo più che sereni nel ripetere che NON hanno, né avranno mai in futuro, una grande importanza per i vostri investimenti e le vostre performances.

Ma li seguiamo con attenzione, così come seguiamo con massima attenzione l’utilizzo che ne viene fatto dalle banche globali di investimento.

Ad esempio, ci ha colpito il fatto che è stata data grande evidenza al grafico qui sotto, che li lega alla crescita del PIL.

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Come detto li seguiamo con attenzione: la ragione è che ci pare questo il solo modo per capire perché, nel mercato di oggi, si presentano con sempre maggiore frequenza momenti nei quali di “vende tutto”, come dice anche il titolo qui sotto.

Cambi di umore improvvisi, che dal punto di vista operativo possono essere neutralizzati soltanto prendendo posizione con largo anticipo.

La fiducia, di cui si parla in questo Post, noi la intendiamo così: fare seguire alle parole anche i fatti. Magari non subito, ma sempre.

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Secondo semestre 2019: si parlerà di banche

Un tema economico che sui quotidiani affiora solo di tanto in tanto è quello delle banche. Noi al contrario lo seguiamo giorno dopo giorno.

Sui quotidiani, affiora soltanto dopo che ci troviamo in una emergenza: come nel caso di Deutsche Bank che vedete qui sotto ai suoi minimi storici di ogni tempo.

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I quotidiani invece non danno evidenza ad altri fatti, che però sono altrettanto importanti: lo sapete che la quotazione di Borsa di UBS, ad esempio, è la stessa degli anni bui della Crisi Finanziaria?

Quelli tra di voi che sono clienti di UBS lo sanno? E che significato attribuiscono, a questa cosa?

Nel grafico sotto, vi proponiamo di rilegge la performance 2019 dell’indice delle Banche in Europa, e vi suggeriamo di farvi qualche domanda sul livello attuale, che è identico a quello di inizio 2019.

Si parlerà spesso di banche, anche sui quotidiani, nella seconda metà del 2019.

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Un risveglio senza Tweet
 

Pare proprio che il sogno stia per finire: il sogno di un Presidente che voleva domare i mercati finanziari al proprio comando. Ma sembra che il risveglio dal sogno sia già in corso. Ne abbiamo scritto anche nel weekend nella nostra periodica Lettera al Cliente.

I dati pubblicati venerdì 24, e relativi alla spesa per investimenti negli USA, mandano un segnale chiaro e forte: la spesa per investimento delle Società USA, dopo tre anni di Trump e tagli fiscali senza precedenti, oggi cresce al medesimo tasso anno-su-anno dell’ultimo anno di Obama alla Casa Bianca.

Nessun Tweet è arrivato a commentare questo dato.

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Trump ha scommesso sulla Borsa, e la Borsa ha scommesso su Trump.

Trump almeno fino ad oggi ha vinto la sua parte della scommessa.

La Borsa invece, ha perso la scommessa: lo dicono i dati del grafico sopra, che Trump non fa i miracoli.

Ma il medesimo messaggio arriva dal mercato dei Titoli di Stato (sotto).

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Sopra vedete che tutti i Titoli di Stato, negli Stati Uniti, oggi offrono un rendimento che sta SOTTO il tasso ufficiale di interesse. Un segnale recessivo.

Con il grafico sotto allarghiamo lo sguardo fino a comprendere l’intero mercato obbligazionario globale. Anche qui, segnali molto negativi per la crescita economica. E segnali forti.

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Tornando agli Stati Uniti, come vedete sotto nel grafico sui mercati si continua a prevedere che la Fed taglierà i tassi di interesse nel 2019.

Per noi investitori, la domanda cruciale è questa: il mercato ci crede perché “Trump vuole i tagli”? Oppure, il mercato ci crede perché anticipa un recessione in arrivo?

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