Proprio oggi, 6 aprile, si legge sui quotidiani di un "vertice a Palazzo Chigi" il cui scopo sarebbe stato quello di affrontare i temi della ricapitalizzazione delle banche coinvolte in operazioni di fusione (Veneto Banca e Popolare Vicenza) e più in generale i problemi legati alle sofferenze. Le considerazioni fatte nel primo Post di questa serie restano ovviamente tutte valide: specie quelle che guardano agli interessi dell'investitore, anche alla luce del comportamenti in Borsa dei titoli bancari nelle utile sedute (e di Popolare e BPM in particolare). Ma qui ci sembra utile aggiungere che questa "riservatezza", questa gestione "a porte chiuse" è stata utilizzata molte volte, nella storia del'economia italiana, per prolungare nel tempo la gestione "per cooptazione" del sistema bancario nazionale. Una gestione che ha fatto danni grandissimi, che tutti conoscono e che non staremo qui ad elencare. Osserviamo solo che a questa riunione non partecipava Monte Paschi: perché è un caso risolto, oppure perché è stato abbandonato al proprio destino?
Il listino di Milano è stato penalizzato, nelle ultime settimane, dal comportamento dei titoli bancari: al contrario di quanto molti ci avevano anticipato, la chiusura dell'operazione Popolare - BPM non ha prodotto alcuna reazione di entusiasmo, e tra le ragioni di questa diffidenza è poi emersa la posizione di Unicredit, che in buona sostanza non dispone dei fondi per garantire quell'aumento di capitale che era stato posto come condizione dalla BCE per approvare la fusione.
Ci sono alcune cose che ci preme sottolineare sulle vicende recenti:
- tutte le banche in questione avevano da poco superato gli stress test della BCE sul grado di capitalizzazione, ora tutte denunciano un deficit di capitalizzazione tale da mettere in dubbio la stessa realizzazione dell'operazione
- Unicredit viene spesso presentata come un "campione" del sistema bancario nazionale, ma appena viene messa alla prova denuncia immediatamente limiti che la pongono sullo stesso piano di tutte le altre
- l'indice delle banche italiane è sceso del 30% nel solo 2016
- l'indice europeo delle banche nel medesimo periodo è sceso "solo" del 20%
Per l'investitore, alcune considerazioni al volo:
- attenzione alle obbligazioni, di tutte le banche
- nel panorama italiano, non esistono "campioni": banche grandi e banche piccole esprimono tutte un livello di qualità dell'investimento molto simile; non perdete tempo dietro a quelli che si inventano storie che poi non trovano riscontro nella realtà
- il panorama europeo non è poi così distante da quello italiano, come ci hanno detto i prezzi di mercato: ma qui almeno sul piano delle dimensioni esistono alcuni "campioni", sui quali noi di Recce'd concentriamo la nostra attenzione di analisti
- le sciocchezze sulle banche che avete letto 18 mesi fa, quando si parlava del QE di Draghi, andrebbero fatte pagare a quelli che le scrivevano allora, e non al Cliente finale che adesso ci perde il 50%: come minimo, metteteli da parte.
Come conclusione, vi segnaliamo che potete leggere oggi sul sito del Corsera un articolo tradotto del Financial Times sulla qualità (ed i costi) dei Board delle banche quotate italiane. Noi di Recce'd 15 giorni fa abbiamo scritto sulla nostra app che il sistema bancario italiano è gestito "per cooptazione e non sulla base del merito", oggi lo dice anche il Financial Times (Le fondazioni bancarie hanno selezionato consiglieri non competenti ma espressione delle connessioni con le comunità locali.Il numero spropositato dei membri dei board. E compensi esagerati ). E tutte le operazioni di fusione ed aggregazione che sono state ipotizzate sono figlie di questi criteri, e puntano a preservare anziché a rivoluzionare, come si dovrebbe se si vuole estrarre valore da queste aziende ormai decotte.
In un documento pubblicato ieri, la banca internazionale Citigroup allarga questo discorso, e prende in esame nel suo insieme il mondo delle Grandi Istituzioni Finanziarie. Non sono infatti solo le Case di Fondi ad annunciare pesanti tagli del personale: nelle ultime settimane, lo hanno fatto Credit Suisse, UBS, Goldman Sachs, Morgan Stanley, e Nomura.
Citi documenta che il responsabile di questo terremoto è uno solo: la tecnologia. La tecnologia, che taglia la "catena" di passaggi che porta dalla generazione del servizio fino al Cliente mette in crisi, e probabilmente manderà in archivio, questi giganti internazionali che hanno dominato la scena tra il 1995 ed il 2005, per poi andare in crisi definitiva con la Grande Crisi del 2007-2009 ed essere salvati (per i capelli) da Bernanke e Paulson. Business Insider ha sintetizzato lo studio in questo modo:
Banks are quickly approaching their "automation tipping point," and they could soon reduce headcount by as much as 30%. That's according to a new Citi Global Perspectives & Solutions (GPS) report on how financial technology is disrupting banks. "Banks' Uber moment will mean a disintermediation of bank branches rather than the banks themselves," the report said. "Specifically, it will mean the shift to mobile distribution being the main channel of interaction between customers and the bank," the report reads. The Citi analysts predict a 40% to 50% staff reduction from pre-crisis highs. The job cuts Citi is describing would add up to more than 1.8 million job losses from current levels in the banking sector in the US and Europe over the next 10 years.
Come piccole formichine sul grande Pianeta Terra, anche noi in Recce'd staiamo facendo la nostra parte in questo processo.
Una caratteristica che rende specialissimo, se non unico, il mondo della Finanza, o meglio il mondo della "vendita di prodotti finanziari", è questo: fa parte di un certo "buon senso comune" sostenere che prevedere i mercati a tre mesi è impossibile, mentre invece a 10 anni è facilissimo. Chi sostiene questa strampalate teoria, naturalmente, si presenta come uno che "sa come fare previsioni a 10 anni".
Provate ad immaginare affermazioni simili in un qualsiasi altro campo della vita sociale oppure della scienza: farebbe ridere. Chi mai in medicina, oppure in agricoltura, nelle previsioni del tempo oppure nelle analisi sui comportamenti dei consumatori, avrebbe il coraggio di sparare una balla simile?
Nel curioso mondo dell'industria del risparmio, va purtroppo ancora per la maggiore: molti lo fanno per loro proprio interesse ("tenere fermo il Cliente") mentre alcuni lo fanno in buona fede, oppure perché hanno letto (male, in modo distorto) certi documenti e certe statistiche. In passato, c'è stato chi ha usato la statistica per dimostrare che "ex-post il 90% della performance di portafoglio lo ha fatto la asset allocation strategica", ma sostenere sulla base di questo che la strategia di portafoglio vincente consiste nel costruire un portafoglio statico di Fondi oppure ETF vuole dire non avere capito niente di quei risultati.
Ci sarebbe poi da chiedersi: se i prossimi dati (a cominciare da quello di venerdì per gli occupati), se le prossime decisione di Yellen, se le notizie che arriveranno dalla Cina nelle prossime settimane non sono in grado di cambiare i rendimenti attesi di medio termine ... ma cosa lo pagate a fare, allora, quel consulente? Vi ha già detto tutto.
Ma noi rivolgiamo la nostra attenzione al futuro: se il vostro advisor, consulente, promotore, gestore di GPM non è in grado di spiegarvi i mercati di oggi, sulla base di che cosa potrebbe spiegarvi i mercati di domani? Sulle sue fantasie? Oppure possiede la sfera di cristallo? Se il vostro advisor, consulente, promotore, gestore di GPM non è in grado di spiegarvi i mercati di oggi, come farà a sapere a che punti siamo oggi nel grafico in basso? Nel 1997? Nel 2000? Nel 2007? Oppure in uno degli anni intermedi? Oppure siete davvero convinti che per voi non faccia alcuna differenza?
Come ci è capitato più e più volte di scrivere, fare performance positive in modo consapevole, senza fare scommesse al buio e senza perdere il controllo del rischio (come molti hanno fatto 12 mesi fa) richiede flessibilità, capacità analitiche, tempestività e conoscenza dei mercati. Tutto l'opposto di quelli che suggeriscono di costruire un portafoglio di Fondi e poi ... non pensarci più.
Nel primo trimestre 2016, questo è stato molto evidente: lo sarà ancora di più nei prossimi tre trimestri del 2016. Ieri abbiamo aperto questa serie di Post, dedicati al secondo trimestre, segnalando che una interessante opportunità di investimento potrebbe derivare dal posizionamento (sbagliato) della maggior parte degli operatori nel comparto obbligazionario internazionale.
Oggi segnaliamo una seconda opportunità: e riguarda l'Italia. Siamo colpiti, ogni giorno di più dalla leggerezza con la quale sia i media, sia il mondo politico, accolgono i sempre più frequenti richiami sui conti pubblici: da ultimo, quel documento della BCE che ci ricorda che "i Paesi con un elevato indebitamento pagheranno un prezzo più elevato nel caso di una eventuale crisi finanziaria".
Ovvio che l'Italia non è diventata un "Paese ad elevato indebitamento" nel marzo 2016: si tratta di un dato di fatto, che tutti conoscono, un dato sul quale questo Governo (come i precedenti) non ha saputo incidere. Il debito pubblico, infatti, ha continuato a crescere anche negli ultimi anni.
Recce'd vi segnala che è un errore accogliere questi richiami dell'Unione Europea e della BCE dicendo che "è sempre la solita storia, sono cose che sanno tutti": al contrario, per 18-24 mesi la frequenza e la pubblicità data a questi richiami si erano ridotte. Noi leggiamo in questi segnali non tanto un disegno preciso, quanto una spia di una tensione che è crescente, e che lo stesso Governo italiano denunciò, qualche mese fa, assumendo il ruolo di un (poco probabile) "capofila" per una iniziativa Comunitaria in materia di politica economica, che fosse alternativa alla linea oggi prevalente (che per comodità definiamo "di austerità").
Insomma: qui vi diciamo che c'è qualche cosa che bolle in pentola, qualche cosa che si prepara, e che andrà a sovrapporsi sia alle Elezioni Amministrative italiane (stabilità della coalizione di Governo), sia alle vicende politiche di Spagna e Portogallo, sia al Referendum nel Regno Unito.
Tradotto in termini di opportunità: noi vediamo più che probabile un aumento della volatilità sia delle obbligazioni sia delle azioni italiane, e siamo già pronti, con i nostri portafogli modello, a lavorare su queste tematiche di mercato.