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Su Telecom Italia

Ci riesce difficile capire l'attenzione dedicata sia dai media sia dei commentatori che appartengono al nostro settore, alle vicende recenti di Telecom Italia. Anche chi scrive è cliente di Telecom Italia (come pure di altri operatori telefonici), ma non è il pagare la bolletta che ci fa pensare che le vicende societarie di questo gruppo del settore telecom siano di una particolare importanza.

Eppure, ne fanno un gran parlare: e ci colpisce in particolare l'attenzione di stampa specializzata (economico-finanziaria) e commentatori che appartengono al settore del risparmio. Ci colpisce perché, se separiamo la questione della bolletta da quella dell'investimento, ci rendiamo subito conto che stiamo parlando di una Società di media capitalizzazione quotata su un mercato periferico, e non c'è quindi ragione di dedicare particolare attenzione a questa storia, a meno che non si disponga di metodi di analisi così dettagliati da avere a mente i dati comparativi per Deutsche Telekom, British Telecom, France Telecom, i colossi USA e quelli asiatici, e capire quindi se qui c'è oppure non c'è un'opportunità. 

Perché se non si conoscono quei dati, e neppure la storia di Borsa di quei titoli, tutti i pareri dati su Telecom Italia suonano un po' come una forma di pettegolezzo di quartiere, condito ovviamente da una serie di "ho sentito dire che ...".

Come in ogni pettegolezzo, molti credono di "sapere come stanno veramente le cose" solo perché si parla di una cosa "della zona". Ma molto spesso, i pettegoli in realtà sanno nulla: e lo stesso vale nel caso di Telecom, anche se molti ci vorrebbero fare credere di avere notizie riservate solo perché la Società ha sede a Milano anziché a Madrid oppure Copenhagen. Cose che fanno sorridere.

Il prezzo di Telecom Italia varia a seconda di ciò che fanno i gestori dei Fondi Equity Europa,  per i quali appunto Telecom Italia è niente altro che una medium cap, tra l'altro anche poco interessante come storia aziendale.

Nei nostri portafogli, non facciamo posizione (non LONG, non SHORT) sul titolo Telecom Italia: non abbiamo tempo a sufficienza per coprire queste nicchie di mercato, mentre tutto il resto del mondo va avanti ogni giorno a velocità doppia, e ci dà quindi molto lavoro da fare ogni mattina.

Mercati oggiValter Buffo
C'è trend e trend

Come avete letto pochi giorni fa nel nostro Blog, Recce'd è scettica sulla possibilità di fare performance con gli investimenti basandosi unicamente sull'analisi del trend, sull'utilizzo delle medie mobili e sull'analisi grafica. Discipline che contano, però, numerosi adepti e discepoli, ed è per questo che in Recce'd monitoriamo con attenzione sempre anche la situazione tecnica e il trend.

Peccato che di trend, in ogni preciso momento di mercato, ce ne siano sempre almeno tre o quattro, se non di più: tutto dipende da quali righe tracciate sul grafico (è a piacere).

Come esempio, vi proponiamo il grafico qui sotto. Non che questo grafico, peraltro divertente, contenga una più robusta "verità" rispetto agli altri grafici: ci piace però il concetto, che è quello di "stare sempre all'erta". E d è in questo senso che ve lo proponiamo.

Noi, nel frattempo che voi lo esaminate, torniamo ad occuparci di cose di maggiore sostanza.

Mercati oggiValter Buffo
Consulenza finanziaria 2016 (parte 7): risparmiare o guadagnare?

In Italia, fino ad oggi, la consulenza finanziaria si è presentata al mercato come un canale che genera valore a favore del Cliente che investe prima di tutto razionalizzando i processi, il che significa poi in sostanza un bel taglio ai costi. Molto consulenti dicono ai loro Clienti: "Perché pagare così tante commissioni se poi ti ritrovi con il medesimo portafoglio di Fondi che hanno tutti? Te lo posso replicare io in cinque minuti, magari usando ETF che costano meno, ci risentiamo una volta al trimestre e il gioco è fatto".

Tutto vero, tutto bene e tutto a posto: se è ciò che voi cercate. Sicuramente, razionalizzare il processo di investimento, saltare passaggi intermedi quando sono puramente commerciali, eliminare dalla catena chi non crea valore aggiunto è consigliabile.

Ma non è tutto: si può pretendere molto di più, dai propri investimenti. L'iniziativa di Recce'd è nata con lo scopo di dimostrare (e lo stiamo facendo) che il Cliente che investe ha diritto di pretendere standard di qualità più alti anche (e soprattutto) quando si parla del contenuto, ovvero della gestione di portafoglio: non è costretto ad accontentarsi di analisi superficiali, non è costretto a rincorrere le ultime notizie che si trovano al telegiornale, così come non è costretto ad affidarsi a banali modellini matematici oppure a modellini di analisi tecnica.

Il Cliente investitore può e deve pretendere che chi gli parla ad esempio di Draghi e della BCE abbia almeno quelle basi formative che gli consentono di capire che cosa è la politica monetaria, e come funzionano quei meccanismi: perché se manca quello, allora vi racconterà che le cose funzionano benissimo "perché lo ha detto Draghi", e lui poi si accorgerà che non funzionano benissimo solo quando la Borsa di Milano avrà perso il 30%, e voi con lei. E quanti ne abbiamo visti di recente!

Quando si parla di gestione di portafoglio, il nostro metodo di lavoro, e la nostra strategia, si concentrano sul dare al Cliente standard di qualità vicini a quelli massimi disponibili sul mercato: ed è per questo, che ci trovate spesso a ripetere di diffidare delle vecchie strategie di investimento, dei vecchissimi arnesi di analisi, che ormai non usa più nessuno tranne quelli che si trovano alla "periferia" del sistema.

Il rischio più grande che oggi correte, come investitori, è quello che noi ed altri chiamiamo "effetto gregge", e che avete visto così bene nel 2015: prima tutti insieme da una parte ("lo dice il consenso") e poi tutti inseme dalla parte opposta. E sempre al momento sbagliato. Il fenomeno è così tanto ampio, che penalizza anche i gestori più esperti come quelli dei Fondi HEDGE: ne ha scritto, la settimana scorsa, il Financial Times in un articolo da cui abbiamo tratto il grafico qui sotto.

Per questo vi serve un gestore, un professionista della gestione non un improvvisato, e per questo vi servono strumenti tecnologici che vi mettono a diretto contatto ed in condizione di comprendere ogni singola scelta fatta sui portafogli. Subito: non dopo tre mesi, quando ormai non serve a nessuno.

Per questo è nata Recce'd. Per questo è nata la nostra innovativa App. E siamo gli unici oggi in grado di offrire all'investitore italiano questa combinazione di avanguardia

Mercati oggiValter Buffo
Buonanotte, bazooka

Nella notizia che lo yen ha toccato il massimo livello di cambio contro USD da quando il Primo Ministro Abe, in accordo con il Capo della Bank of Japan Kuroda,  azionò il suo bazooka nel 2014 (come pure nell'euro che scambia a 1,1300) c'è un dato molto utile per tutti gli investitori. E non riguarda i cambi.

Chi un anno fa vi ha spinti a muovere i portafogli utilizzando l'immagine del bazooka di Draghi non ha agito nel vostro interesse: ha tentato di cavalcare un'onda di entusiasmo (solo mediatico, l'economia reale non ha reagito) per mettersi in tasca le commissioni. 

Non capiva allora, né capisce oggi, come funziona la politica monetaria, e soprattutto non capisce come funzionano i mercati finanziari.

Per questo, nel grafico qui sotto, che certifica l'inutilità e la pericolosità della politica chiamata  Abenomics, c'è una notizia importante per tutti gli investitori: qui sotto c'è scritto che qualcuno, allora, vi ha raccontato cose che non esistono. Sta poi a voi, ad ogni investitore, di fare il migliore uso di questa informazione, nel suo interesse. Ma farà bene a sbrigarsi, perché il quadro è in rapido movimento: e in situazioni analoghe, le medesime persone continuerebbero a darvi i medesimi consigli. Sbagliati.

Mercati oggiValter Buffo
Verso il nocciolo della questione (parte 4): trovata la soluzione

Nei tre precedenti Post, l'ultimo dei quali risale al 12 marzo, abbiamo fornito alcuni elementi che a nostro parere illuminano quello che è il cuore del problema, la ragione profonda della volatilità e della instabilità dei mercati, ed anche il maggiore tra i fattori che determineranno il comportamento dei mercati sia a breve sia a medio termine.

Ci stiamo avvicinando a grandi passi a quella che è la sola via di uscita dallo attuale empasse: il recupero del naturale dinamismo delle economie reali,  il ritorno alla crescita della della produttività, non potrà che passare da una massiccia distruzione della "falsa" ricchezza finanziaria, una distruzione nell'ordine del 30-35%.

Molti, ancora oggi, sono illusi di avere, nelle Banche Centrali, un "grande protettore", che fino all'ultimo respiro combatterà per difendere gli attuali livelli degli indici di mercato, per prevenire le cadute generalizzate dei prezzi, per  tutelare chi ha investito nei Fondi Comuni ed aumentare la "sensazione di ricchezza".

Attenzione: a nostro parere, è del tutto falso. Non fatevi confondere dai toni arrembanti, ottimistici, arroganti persino di alcuni banchieri centrali, che sono prima di tutto funzionari pubblici, e poi anche esseri umani, e quindi possono anche cambiare idea e soprattutto non dire tutta la verità.

Sono loro i primi a sapere che le politiche "non convenzionali" sono arrivate al capolinea e che adesso è necessario "riavvolgere il nastro". E sono proprio loro a sapere che una parte della ricchezza finanziaria che oggi gli investitori credono di avere "messo al sicuro" è ricchezza che non esiste. Perché non corrisponde ad alcun incremento futuro del valore del'economia reale.

Ed infatti, come potete vedere ogni giorno, proprio le Banche Centrali si sono già attivate per contribuire a questa distruzione di "falsa ricchezza":

  • prima (e lo hanno notato tutti) con i rendimenti reali negativi delle obbligazioni, che dicono all'investitore che il suo investimento vale così poco che neppure viene remunerato; 
  • e poi (ma per ora lo hanno notato in pochi) con i rendimenti reali negativi: oggi, mentre vi scriviamo, tutti i Titoli di Stato USA fino a 10 anni rendono meno del 2,00% mentre negli ultimi 12 mesi i prezzi negli USA sono saliti del 2,30%.

Questa distruzione di ricchezza reale è destinata a proseguire, ed anche ad allargarsi, nel prossimo futuro: è un modo perfetto (perché non c'è bisogno di fare nulla) di riportare i valori della ricchezza finanziaria in linea con i valori dell'economia reale sottostante. "Lasciamo fare al petrolio", e con due anni di inflazione al 4% risolviamo una bella fetta dei nostri problemi.

Chissà se gli investitori saranno contenti?

Mercati oggiValter Buffo