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FTSE MIB a 18500 punti e Monte dei Paschi di Siena

Nella parte finale del 2013, quando fu presentato un ulteriore aumento di capitale al mercato da Banca MPS, non mancavano certo gli entusiasti, come molti di voi ricorderanno: ci raccontavano che "a queste valutazioni, è come acquistare una call", ovvero una opzione al rialzo, di quelle che decuplicano in valore.

Se il titolo poi sale: al contrario, il titolo, che allora valeva l'equivalente di 6 euro, oggi vale un decimo di quel prezzo: ha funzionato come una call, ma al contrario.

Certi entusiasmi, certe operazioni "pompate", sono un tratto caratteristico di ogni Borsa, e di ogni epoca: nel caso Italia però pesano anche altri fattori. Pesa la politica, che spesso ha usato il sistema bancario interno come uno strumento per orientare le proprie influenze, e pesa persino la Banca Centrale Europea, che ha contribuito negli ultimi due anni a creare un clima di euforia sul sistema bancario italiano. Oggi i prezzi ci dicono che quell'euforia era del tutto fuori luogo: ma forse, allora, a molti faceva comodo di spingere sul tasto dell'euforia, per piazzare i propri colpi ai danno degli investitori finali.

Possono sembrare piccole storie di provincia: ma è proprio questa qualità del mercato a spiegare perché l'indice si ritrova ancora una volta a 18500 punti, ovvero ai minimi del 2014 ed ai massimi del 2013.

Mercati oggiValter Buffo
Un momento fortunato (che aumenta le responsabilità)

Per tutti i nostri portafogli modello è stato un avvio di 2016 molto fortunato, come forse mai in precedenza. In Recce'd c'è quindi una giustificata soddisfazione: si è lavorato molto, ed avete letto con grande anticipo, anche attraverso il nostro Blog, quali sarebbero state le nostre scelte. Più di una volta avete letto (sempre nel Blog, ma anche nel bollettino giornaliero The Morning Brief, come nel settimanale The Portfolio Edge e negli altri documenti riservati ai Clienti) che non sarebbe stato un gennaio come gli altri, e che i portafogli andavano posizionati con largo anticipo per quegli eventi che noi abbiamo anticipato anche nel Blog.

Tutto questo non ci rende affatto più tranquilli: è vero che abbiamo già realizzato una parte non trascurabile dei target annuali, ma allo stesso tempo è vero che su un portafoglio titoli nessun risultato è conseguito fino a che non è stato realizzato, chiudendo le posizioni. Così come è vero che sarà difficilissimo, in questo 2016, portare a casa risultati analoghi a quelli del 2014 e del 2015 (8,42% e 7,85% sul nostri portafoglio multi asset RNI). I mercati saranno difficilissimi nei prossimi mesi, i falsi segnali saranno molto numerosi e frequenti, la sensazione di avere sbagliato ci attaccherà con frequenza, e per questo già aggi siamo tutto meno che tranquilli, tutto meno che appagati. Non è certo questo il momento di mettersi tranquilli e di tirare i remi in barca. Dopo le'state forse, se per allora i risultati saranno ancora di questo tenore. Fino ad allora, andremo "con il coltello fra i denti" incontro alle incertezze, dove il nostro coltello saranno strumenti di valutazione proprietari innovativi ed accuratissimi, attenzione quotidiana (oraria se serve) ai mercati, e strategie di investimento che vanno molto oltre la tradizionale asset allocation delle Reti.

Resteremo ancorati alle nostre strategie e ai nostri criteri di valutazione, dei quali vi abbiamo scritto molte vole: perché sarà un anno ancora più difficile per tutti quelli che improvvisano, che navigano a vista, che vanno dietro "al gregge" (chiamatelo se volete "consenso") o peggio ancora al "trend" ed ai segnali tecnici. Tutti quelli che, per farla breve, adesso non sanno più ne cosa raccontare, né cosa fare.

Un'ultima battuta sul "consenso": tornate a leggere quello che diceva il "consenso" solo 30 giorni fa. Quello che dicevano le grandi banche globali, oppure la Rete di vendita di Fondi Comuni, oppure la banca sotto casa. Per tutti loro, quello che stiamo affrontando oggi era semplicemente "impossibile" solo 30 giorni fa. Può essere proprio un caso, tutta questa miopia? Era proprio totalmente imprevedibile, il caos di queste settimane? Oppure lo scopo finale è sempre quello di "tenervi buoni", di "tenervi fermi", e mai e poi mai quelli di farvi guadagnare con i vostri investimenti finanziari?

Mercati oggiValter Buffo
Banche Centrali: sembrava tutto gratis, invece è arrivato il conto da pagare

Eccoci qui: sembrava tutto semplice, stampare moneta e comperare titoli, non costava nulla e risolveva tutto. I Banchieri Centrali si sentivano onnipotenti, con banche di investimento e media ad esultare per un "generoso regalo" che faceva magicamente aumentare i volumi sia di negoziazione si di emissione, rafforzando tutta una industria che vive di quelle commissioni (e lasciando tutti gli altri nella palude).

Purtroppo è andata male: non solo il QE non ha risolto nulla su fronte dell'economia reale, ora tocca pure di pagare il conto del dissesto finanziario.

Perché le Banche Centrali, con la Fed in testa, hanno ammassato quantità mostruose di titoli nei loro attivi, nella falsa convinzione che non ci fossero conseguenze negative di questo accumulo. Basterà ricordare (grafico sotto) che i titoli nel bilancio della Fed sono aumentati da 900 miliardi di dollari a 4500 miliardi nello spazio di sette anni, una cosa che non ha precedenti nella storia e di cui nessuno al mondo conosceva le implicazioni e le conseguenze. Un azzardo clamoroso.

Al contrario, i prezzi di tutti i titoli si sono gonfiati, e le quantità si sono moltiplicate (azioni ed obbligazioni di nuova emissione, con un debito che negli ultimi sette anni ha continuato ad aumentare raggiungendo massimi mai visti prima). 

Ora si profila una fase di deflazione dei prezzi degli asset finanziari, che probabilmente durerà qualche anno, e che colpirà anche i bilanci di Yellen, Draghi e Kuroda, diminuendo i loro spazi di manovra, già oggi esigui come dimostra la scelta di Yellen di alzare i tassi dui Fed Funds. E aggiungendo così, ai problemi delle economie che rallentano (problemi che il QE non ha curato) anche i problemi della Finanza.

Quando si dice fare un bel lavoro ...


Mercati oggiValter Buffo
Chi rischia più di tutti? Il dollaro USA (parte 2)

Con lo S&P 500 che resta appeso a 1880, la sera di venerdì 15 gennaio, c'è da temere un vero e proprio Lunedì Nero per i mercati finanziari: tanto più che il 18 gennaio è Martin Luther King Day, e per gli indici USA saranno trattati soltanto i contratti future. Pericolosa carenza di liquidità, quindi.

Quali potrebbero essere i fattori in grado di scatenare un'ondata di panico la settimana prossima?

A nostro parere,  il problema principale è che oggi quasi tutti sono LONG sul dollaro USA (non i portafogli modello di Recce'd) e il dollaro è in una posizione pessima. I dati macroeconomici usciti ieri per gli USA, ovvero le vendite al dettaglio, e poi gli ordinativi alle fabbriche, e infine l'indice dello Empire State calcolato dalla Fed, confermano un rallentamento che  era già evidente da qualche mese, ma che sta aggravandosi. Come già scritto nel precedente Post di questa serie, la Fed ha presentato a dicembre il primo rialzo dei tassi come "scommessa sull'economia USA" (anche se non era questa la reale motivazione) ma questa scommessa rischia di perderla a breve. I dati di venerdì 15 sono, per farla breve, disastrosi, non c'è modo che l'industria USA possa accettare un ulteriore rialzo del dollaro.

Si aggiunga a questo un forte aumento di probabilità di "guerra delle valute", con lo yuan che viene sostenuto solo da tassi overnight pari al 70% annuo, lo yen che risale e punta a 110 contro USD, ed un euro che si rafforza verso 1,1000 togliendo ancora una volta credibilità alle politiche della BCE.

Noi vediamo proprio nel dollaro USA il più probabile innesco per una fase di panico (che naturalmente non è detto che ci sarà): se tutti volessero smontare i LONG DOLLARO allo stesso momento, si creerebbe la classica situazione di squeeze che proprio sui mercati delle valute, in passato, ha fatto i maggiori danni.

 

Mercati oggiValter Buffo
Borsa di Milano sotto 20000 e la rottura Juncker - Renzi (parte 1)

Parliamo poco di Italia, nello specifico, perché noi parliamo nell'interesse degli investitori, ed anche per l'investitore italiano i mercati di titoli italiani (sia Borsa sia BTp) sono solo una delle tante alternative, e di certo non la più accattivante. La discesa della Borsa sotto i 20000 punti è solo una conferma ulteriore di quanto il nostro Blog ha scritto più di una volta, da 13 mesi a questa parte, sul rischio e sul rendimento delle Borsa italiana. E confermano, ulteriormente, quanto furono spregiudicati quelli che, senza avere capito bene come funziona un mercato finanziario, spinsero i Clienti in modo "disperato" esattamente un anno fa ad aumentare l'esposizione verso il mercato di Milano.

Il motivo per cui ne scriviamo oggi però è un altro: lo scontro, che dura da settimane e diviene sempre più esplicito, tra Commissione Europea e Governo italiano è un segnale forte, di chiusura di quella fase che potremmo chiamare "di massima flessibilità", sulla quale l'Italia ha galleggiato negli ultimi 24 mesi. Ne potete leggere oggi stesso sui quotidiani. Quella stagione è finita, e si stanno rinegoziando alcune condizioni: come abbiamo scritto questa mattina in un Post precedente, la fase si è chiusa in parallelo con l'indebolimento di Draghi, come ruolo e come persona. L'investitore deve tenere conto del fatto che nella nuova fase né i BTp né la Borsa potranno più godere della medesima "benevolenza", ovvero "compiacenza", che abbiamo visto negli ultimi due anni. E' arrivato il momento di domandarsi che senso abbia un rendimento dello 1,50% sul debito pubblico italiano a 10 anni.

Mercati oggiValter Buffo