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Attenti: i mercati funzionano così!

Notizie di oggi, 5 gennaio, dopo che la Borsa USA ha fatto vedere, nel primo giorno del 2016, qualcosa che non si vedeva dal 1932.

Due importanti banche globali, e precisamente Citigroup e Merrill Lynch BofA, hanno "tagliato" rispettivamente le azioni USA e le obbligazioni USA. Secondo Citi, adesso, bisognerà essere sottoesposti all'azionario USA (sottoesposti perché loro, naturalmente ragionano per benchmark: cosa che per noi di Recce'd è del tutto contro gli interessi del Cliente; ma quella è un'altra storia); Merrill Lynch invece si limita a dire che le obbligazioni USA nel 2016 "soffriranno".

Il che lascia noi investitori (ma non noi di Recce'd) nella scomoda posizione di chi ha il cerino in mano: che cosa fare se nulla funziona? (va detto che da Recce'd avete già avuto una risposta, chiara e concreta: e da mesi).

Noi qui vogliamo sottolineare che le cose, nell'industria del risparmio, funzionano così ( e da 20 anni): un'anno fa, la Messa Cantata era più o meno che grazie alle Banche Centrali ci aspettavano anni ed anni di prosperità, di crescita in accelerazione, e naturalmente di mercati in rialzo. Nessuno voleva "restare indietro", nessuno voleva risultare "contrario", e soprattutto nessuno aveva ed ha voglia di lavorare e faticare sui dettagli e sull'analisi: meglio ripetere le frasi fatte e gli schemini semplificati che arrivano "dall'alto".

Sono passati solo 12 mesi, ora i mercati sono PIU' BASSI (e quindi meno cari per chi compra) ma nessuno, neppure più uno al mondo, canta quella Messa Cantata. Sulla Borsa di Milano, ad esempio: tutti molto positivi a 24000 punti dieci mesi fa, oggi a 20000 punti chi la vuole più?

In giro per il mondo, quest'anno, dall'alto gli ordini sono stati diversi: "siate prudenti". E tutti quindi a scrivere e a raccontare in giro che bisogna coprirsi, ovvero vendere e comunque MAI comperare, NULLA:  tutti insieme, tutti allo stesso momento, perché nessuno vuole "restare indietro". Le grandi banche globali, e le grandi Reti di vendita, sono costruite così e NON POSSONO funzionare diversamente. Tanto che non potrebbero ospitare, al loro interno voci indipendenti di consulenza al Cliente, perché potrebbe mandare in crisi tutto il loro meccanismo dei ricavi.

Quindi nei prossimi mesi aspettatevi una (faticosa e a volte ridicola) rincorsa di banche globali e Reti, a "chi è meno ottimista", esattamente il contrario di 12 mesi fa. Questo è il mercato oggi, e non tenerne conto sarebbe assurdo e porterebbe a nuovi danni, oltre a quelli già subiti.

 

Mercati oggiValter Buffo
Attenti: quella non è gestione di portafoglio!

Come via abbiamo documentato più di una volta, il 2015 è stato un anno difficile per quei Clienti di Private Banking e di Reti di promotori che hanno investito in Fondi Comuni. Un anno di elevata volatilità e risultati magri (quando positivi), mangiati via da commissioni che, tra una cosa e l'altra, dichiarate e nascoste, si mangiano dal 3% al 5% dei vostri quattrini.

Ma ... forse qualcuno si è salvato? Beh ... forse. Chi ha chiuso gli occhi ed ha scommesso sull'Italia, sulla Borsa italiana e sulle obbligazioni italiane di bassa qualità, ha fatto un po' meglio della media. Ed è proprio su questo che vogliamo richiamare la vostra attenzione: per mettervi in guardia. Chi scommette coi soldi del Cliente non opera come gestore di portafoglio: quelli che ad inizio d'anno vi dicono "compra questo che poi salirà" e poi passano l'anno intero seduti ad aspettare, e a pregare che non scenda, quelli non sono gestori di portafoglio. Quelli che ad agosto scorso vi dicevano "state tranquilli, non è successo nulla" non sono gestori, sono scommettitori coi denari altrui.

Vi ricordate quelli che ad agosto 2015, quando crollava la Cina, dicevano "è un problema locale" oppure "è un problema passeggero"? Il loro obiettivo era tenervi fermi sui prodotti che avete in portafoglio: quei prodotti che salivano tra gennaio e marzo 2015, e poi invece sono scesi per nove mesi senza che il gestore, il promotore, il Private Banker avesse mai nulla da dirvi. Se non di "stare tranquilli".

Fate massima attenzione a casi come questo: gli incentivi di quei signori sono opposti a vostri: quello che conviene a voi è l'opposto di ciò che conviene a loro. Trovate il modo di sfuggire a questo meccanismo dell'industria del risparmio gestito, prima che uno tsunami trascini via anche voi insieme a loro.

Volete fare un test? Chiedere al vostro consulente un commento sul grafico qui sotto. Quella che vedete qui sotto è niente altro che la realtà dei fatti. Il mondo in cui tutti viviamo, in cui tutti investiamo. Il vostro portafoglio è stato costruito per questo mondo? E' adatto? Viene movimentato in modo tale che si possa pensare di vincere questa sfida? Oppure, se tutto dovesse poi ripetersi ancora, voi sareste semplicemente lasciati soli a pagare il prezzo?

Un secondo test? Fate due conti: se il vostro Fondo oppure la vostra GPM ha fatto (ad esempio) il 10% nel 2015, ma il -5% nel 2014, sui 24 mesi il vostro risultato sarebbe del 4,5%. Ovvero, del 2% l'anno. Questo ve lo avevano detto, vero?

Mentre se, a titolo di esempio, il vostro portafoglio avesse fatto lo 8,42% nel 2014 e poi circa lo 8% nel 2015, avrete in tasca il 17,5%. Quest'ultima è una gestione, quella di cui parlavano in precedenza è solo una scommessa.

Mercati oggiValter Buffo
Gennaio 2016: i temi di mercato (parte 8). La Cina frena sulle Riforme.

Una fase si è chiusa, in Cina, nel 2015: è la fase delle Riforme: le Autorità sono state costrette ad una ampia e generale marcia indietro, che è diventata evidente a tutto il Mondo nell'agosto scorso ma che era da tempo visibile nella minore liberalizzazione delle iniziative e degli scambi. Di fronte ad un rallentamento economico che, secondo molti commentatori, è puù profondo di ciò che dicono le cifre ufficiali, le Autorità sono costrette  a preservare prima di tutto la coesione sociale e politica, sacrificando le Riforme e la liberalizzazione. La manovra del cambio, prima, e della Borsa, poi, sono soltanto due segnali molto evidenti di una frenata che coinvolge l'intera economia. Come ad agosto, anche in questo inizio di 2016 siamo costretti a constatare che ciò che accade in Cina ha un impatto diretto anche sulla vita economica di chi risiede e lavora a Bari, a Trento, a Firenze, a Catania. Ed è per questo che noi di Recce'd vi aggiorniamo ogni giorno su dati e notizie che riguardano la Cina, e non solo: vi mettiamo questi dati in prospettiva, per meglio valutarne l'impatto sui mercati azionari. A che cosa guardare, da oggi in avanti? A tre fattori in movimento: al settore immobiliare, al comparto delle obbligazioni domestiche cinesi, e soprattutto al cambio dello yuan, che è già tornato ai livelli del 2011 (grafico) ma che a nostro parere ha ancora molta strada da fare. Saranno capaci, le Autorità cinesi, di agire in modo da evitare una "guerra delle valute"?

Mercati oggiValter Buffo
Gennaio 2016: i temi di mercato (parte 7). I limiti della asset allocation

Ci ricordava domenica il Financial Times che:

Had it not been for a small group of nifty companies, 2015 would have entered the history books as a terrible year for the US stock market. As it was, stocks were almost exactly flat, as were bonds and cash, meaning that US bonds and equities had their second-worst collective 12 months since 1995 — outstripped only by the disaster year of 2008.

Non è un caso che il FT prenda in esame il periodo dopo il 1995. Non si tratta solo di venti anni esatti: si tratta anche di un periodo, di un'epoca, in cui i mercati sono stati modificati e persino stravolti da fatti che non hanno precedenti storici (dalla internazionalizzazione, dalla esplosione dei Fondi Comuni, da due crisi successive senza precedenti nel 2000-2002 e poi nel 2007-2009, le politiche ZIRP e QE mai sperimentate prima). 

I dati qui esposti valgono per un investitore che investiva in dollari USA. Per un investitore in euro, il dato è positivo per il 2015, ma di pochi punti percentuali. Va notato che, tra le performances del 2015, come hanno scritto con grande clamore i quotidiani italiani, spicca il risultato della Borsa di Milano, ma questo entusiasmo ha basi fragili perché rimuove il dato di fatto che, a 21500 punti, la Borsa di Milano ha chiuso ad un livello che non può che essere considerato penalizzante per chi investe, perché è lo stesso di 24 mesi prima.

Qui però noi di Recce'd vogliamo proporvi di tenere lo sguardo alto, lasciare da parte l'Italia (che pesa comunque pochissimo) e ragionare sui portafogli internazionali. I risultati deludenti del 2015, ottenuto in un contesto NON CRITICO delle economie e della politica internazionale, mettono in luce quanto sia vecchia e superata la concezione di allocazione di portafoglio che, partendo da concetti datati come media (di rendimento) e varianza (di prezzo) portano poi sempre allo solita soluzione, ovvero 30% di azionario e 70% di obbligazionario.

Insistiamo ed insisteremo che quella logica di costruzione dei portafogli è superata dai fatti, e vi farebbe probabilmente perdere soldi nel 2016 e negli anni successivi. Vi invitiamo quindi ancora a riflettere, a rileggere alcuni dei nostri Post sul tema,  ed infine attivarvi alla ricerca di strategie che siano alternative. Non solo di nome, ma pure nei fatti. 

Mercati oggiValter Buffo
Gennaio 2016: i temi di mercato (parte 6). La crescita economica in Eurozona

I più resistenti ed ostinati ottimisti si aggrappano alla "ripresa economica in Eurozona" per trovare uno spiraglio di sole in un quadro in generale nuvoloso e nebbioso. Più e più volte, noi di Recce'd vi abbiamo segnalato che questa "ripresa in Eurozona" non esiste, che dai dati reali si ricava solo un rimbalzo dai livelli molto bassi toccati qualche anno fa, ma una fase di ripresa è una cosa del tutto diversa. Eppure, anche nel 2016, ci tocca di leggere notizie come quella di stamattina (4 gennaio), che ci annunciano che la produzione manifatturiera di Eurozona è "ai massimi da due anni". E qui ci tocca di sottolineare, ancora una volta, che è un grave errore confondere gli indici che si ricavano dai sondaggi di opinione (come i PMI) con i dati per l'economia reale. La stessa Società Markit che effettua questi sondaggi pubblica grafici come quello qui sotto che ci raccontano che questi indici, che va di moda chiamare "anticipatori", non anticipano nulla. Riflettono solo gli umori di chi risponde al sondaggio, e risultati molto simili si potrebbero ottenere semplicemente leggendo le prime pagine dei quotidiani. L'esempio più forte lo trovate proprio nel 2014, anno in cui gli indici erano più alto di quelli di oggi, e però tutti poi ricordano come finì l'anno, sia per l'economia reale sia per i mercati finanziari (senza che i PMI avessero anticipato nulla: lo vedete benissimo nel grafico, che si sono adeguati solo qualche mese dopo). Scommettere oggi sulla "ripresa economica dell'Eurozona" a nostro parere è un errore, gli indici "anticipatori" a chi investe servono a nulla, e le implicazioni per il portafoglio dovrebbero essere facili da dedurre.

Mercati oggiValter Buffo