La teoria della riflessività e la pratica degli IPO 2026: che cosa viene dopo SpaceX (parte 2)
Tutti se ne sono accorti, tutti lo dicono, e tutti lo vedono ogni giorno: il caos domina in ogni comparto del mercato finanziario internazionale: ed i nostri lettori ne leggono ogni giorno sui quotidiani, e seguono le varie vicende ogni giorno attraverso i social ed il Web.
Recce’d ne parlava, fornendo al lettore analisi e dettagli, già sei mesi fa, e poi con frequenza bi-settimana nel mesi di maggio, giugno e luglio (in corso).
Nelle ultime settimane il mercato internazionale è dominato dalle notizie sugli utili trimestrali delle Aziende che sono quotate in Borsa, un tema al quale Recce’d ha dedicato più di un lavoro qui nel Blog nelle ultime quattro settimane.
Sempre, in ognuno dei lavori pubblicati qui nel Blog, abbiamo suggerito al nostro lettore di mantenere un sguardo più alto: di non perdere attenzione ed energie dietro all’ultimo dettaglio strillato sui social: la gestione del proprio risparmio, in questi momenti così intensi e delicati, necessità di una capacità di sintesi che collega tra di loro aspetti diversi della realtà e fornisce poi una sintesi che è anche un senso, una direzione per le proprie azioni a tutela dei risparmi ed alla ricerca dei rendimenti.
In ognuno dei momenti come questi che noi di Recce’d abbiamo affrontato nel passato recente e meno recente, è risultato decisivo il saper collegare fra loro le Borse ed il dollaro USA, il petrolio con i Titoli di Stato, i Mercati Emergenti con i BTp ed i Bund. Nelle fasi di veloce cambiamento, quando si entra in una Nuova Era, ogni investitore deve impiegare tutte le sue capacità per cogliere le nuove correlazioni, le nuove modalità di funzionamento, i nuovi rapporti causa-effetto.
Non ci dilunghiamo oltre: tutto questo, lo avete già letto (spiegato in modo pratico e concreto) proprio qui nel Blog, e nel 2026.
Oggi, scegliamo di concentrarci sullo specifico di uno degli aspetti della realtà attuale di cui si parla e si discute ogni giorno sui mercati finanziari.
Per noi di Recce’d, e per i nostri lettori, non si tratta di un tema nuovo: ad esempio, proprio qui nel nostro Blog noi ne scrivemmo, in modo ampio e qualificato, lo scorso 28 giugno., e chi si fosse perso quel Post farebbe bene a rileggerlo con attenzione. Tra esperti ed operatori, oggi, ogni giorno si parla di riflessività.
In quel Post di alcune settimane fa, Recce’d scriveva tra l’altro:
Che cosa sta succedendo, al vostro risparmio? E che cosa succederà poi tra un mese, due mesi, tre mesi, sei mesi?
Che cosa lo fa salire e poi scendere? Che cosa conta davvero?
Vi fate queste domande? State cercando di capire? Ed eccoci qui, come sempre, puntuali, analitici e qualitativi, a rispondere alle vostre grandi domande di ogni notte. Puntuali ed affidabili, come sempre siamo stati.
Perché dopo ore, ed ore, ed ore di lettura dei social, dei quotidiani, e di ascolto di lunghi articoli al TG, scoprite tutto sui mercati finanziari sta fermo? Perché NESSUNO compera, a parte voi? E chi è, che vende, oggi? Lo S&P 500 vale 7350 punti: chi è, che vende?
Ma soprattutto: che fine ha fatto, tutta quella euforia che ci hanno descritto al collocamento Di SpaceX?
Come abbiamo già scritto, noi di Recce’d non ci occuperemo della minaccia di radere al suolo lo IRAN (che non muove i mercati). Ci occuperemo invece, almeno in questo Post, della vicenda di SpaceX (anche quella non ha mosso i mercati, ma almeno c’è una qualche sostanza, mentre la vicenda IRAN ormai è soltanto un teatrino delle marionette).
Vi sarà sufficiente aprire, proprio questa mattina, un qualsiasi sito Web oppure un qualsiasi settimanale o quotidiano per ritrovare non una ma decine di conferme a ciò che avete appena letto che Recce’d scriveva un mese fa.
Da qui, deriva la nostra decisione di ritornare sul medesimo tema trattato il 28 giugno scorso: e lo facciamo prima di tutto ricordando al lettore che cosa si intende quando si parla e si discute di riflessività
Esplorando la riflessività in economia
La riflessività si riferisce a una teoria economica secondo cui le percezioni degli investitori influenzano i fondamentali economici e, a loro volta, tali percezioni e i prezzi di mercato. La riflessività ha origine nella sociologia, ma è particolarmente rilevante nel campo della finanza. George Soros, il suo principale sostenitore, ritiene che le deviazioni dall'equilibrio economico siano dovute a circuiti di feedback positivi. Secondo Soros, la teoria della riflessività mette in discussione l'equilibrio e l'ipotesi dei mercati efficienti.
Come la riflessività mette in discussione l'equilibrio economico
La teoria della riflessività afferma che gli investitori non basano le proprie decisioni sulla realtà, bensì sulla loro percezione della realtà. Le azioni che derivano da queste percezioni hanno un impatto sulla realtà, o sui fondamentali, che a sua volta influenza le percezioni degli investitori e quindi i prezzi. Il processo si autoalimenta e tende al disequilibrio, causando un progressivo distacco dei prezzi dalla realtà. Soros vede la crisi finanziaria globale come un esempio di riflessività. A suo avviso, l'aumento dei prezzi delle case ha indotto le banche ad aumentare i prestiti ipotecari e, a sua volta, l'aumento dei prestiti ha contribuito a far salire i prezzi delle case. L'aumento incontrollato dei prezzi ha creato una bolla che alla fine è scoppiata, portando alla crisi finanziaria e alla Grande Recessione.
La teoria della riflessività di Soros si oppone all'equilibrio economico, alle aspettative razionali e all'ipotesi dei mercati efficienti. L'economia tradizionale suggerisce che i fondamentali reali, come la domanda e l'offerta, implichino prezzi di equilibrio. Le variazioni dei fondamentali, come le preferenze dei consumatori e la scarsità, inducono i mercati ad adeguare i prezzi in base alle aspettative. Questo processo include feedback sia positivi che negativi tra prezzi e aspettative sui fondamentali economici, che si bilanciano a vicenda a un nuovo prezzo di equilibrio. In assenza di ostacoli significativi alla comunicazione di informazioni sui fondamentali economici e alla conclusione di transazioni a prezzi concordati, questo processo di determinazione dei prezzi tenderà a mantenere il mercato in rapido ed efficiente movimento verso l'equilibrio.
Soros ritiene che la riflessività rappresenti una sfida per l'equilibrio perché i prezzi possono discostarsene in modo significativo e persistente. Soros crede che la formazione dei prezzi sia riflessiva, guidata da circuiti di feedback tra prezzi e aspettative. Una volta che si verifica una variazione dei fondamentali economici, questi circuiti di feedback positivi fanno sì che i prezzi siano inferiori o superiori al nuovo equilibrio. In qualche modo, il normale feedback negativo tra prezzi e aspettative sui fondamentali economici, che controbilancerebbe questi circuiti di feedback positivi, viene meno. Alla fine, la tendenza si inverte quando gli operatori di mercato si rendono conto che i prezzi si sono discostati dalla realtà e rivedono le proprie aspettative (sebbene Soros non lo consideri un feedback negativo).
Soros utilizza il ciclo boom-bust e le bolle speculative, seguite dai crolli, a sostegno della sua teoria, osservando che mostrano come i prezzi si allontanino dall'equilibrio. Spesso fa riferimento all'uso della leva finanziaria e alla disponibilità di credito come fattori scatenanti del processo, nonché al ruolo dei tassi di cambio fluttuanti in questi episodi.²
In conclusione, la riflessività è una teoria economica sostenuta da George Soros, la cui idea centrale è che i circuiti di feedback tra le percezioni degli investitori e i fondamentali economici impediscono ai mercati di raggiungere l'equilibrio. La riflessività può portare a significative deviazioni dei prezzi dai valori fondamentali attraverso circuiti di feedback positivi, come dimostrano le crisi finanziarie storiche, tra cui la crisi finanziaria globale. La riflessività offre una prospettiva diversa sulle tendenze dei prezzi e sul comportamento del mercato, valorizzando le percezioni degli investitori come fattore cruciale che influenza le condizioni economiche.
Può avere un impatto sul comportamento del mercato e comportare un aumento della volatilità a causa della discrepanza tra prezzi e realtà economica. Gli investitori potrebbero voler considerare la riflessività quando prendono decisioni di investimento. In caso di dubbi, è consigliabile consultare un consulente finanziario.
La chiusura del contributo che avete appena letto accenna ad un “consulente finanziario”: il che ci offre lo spazio per accennare ad un tema che, come tutti i lettori sanno bene, a noi di Recce’d è molto caro. Un tema che Recce’d giudica decisivo, da molti anni ma soprattutto nel 2026. Decisivo per i vostri risultati e decisivo per i rischi che state correndo (molti dei quali voi NON conoscete) con la vostra attuale allocazione dei vostri investimenti.
Il tema è il seguente.
E’ vero che nel contesto dominato dalla “riflessività” vi occorre un consulente: un consulente esperto e qualificato. Ma (attenzione) non vi serve un venditore: anzi, il venditore è il vostro nemico, nel contesto di oggi. Il venditore (private banker, financial advisor, wealth manager, family banker) è il servitore di interessi OPPOSTI ai vostri. Chi non se ne rende conto sta per pagare un prezzo molto alto per la sua non-consapevolezza.
Si tratta, come abbiamo appena dento, del tema numero uno, per ogni investitore finale, nel 2026: ed è così importante che merita da parte di Recce’d una serie di nuovi lavori, che saranno pubblicati proprio qui nel Blog ed anche in altre pagine del nostro sito, a cominciare dalla pagina SCELTE DI PORTAFOGLIO che sarà presentata, in una veste totalmente rinnovata, nel mese di agosto.
Per oggi, quindi, ci fermiamo a queste poche frasi: e ritorniamo, invece ad occuparci dell’attuale contesto dei mercati finanziari, il cui tratto caratterizzante è, come già detto, la riflessività. Tema discusso quotidianamente tra i grandi operatori e i più esperti analisti, ma che nessun social e nessun media tradizionale per ora ha ripreso e sviluppato: questo per mancanza di conoscenze, per mancanza di competenza, per mancanza di attenzione e anche … per non “rovinare la festa”. Nessuno si azzardi di “rovinare la festa” quando Elon Musk deve raccogliere soldi dalla massa, prima attraverso il suo IPO e poi attraverso le emissioni di obbligazioni. Lui e i suoi complici hanno bisogno di euforia, hanno bisogno di incantare, hanno bisogno dei creduloni, hanno bisogno di illudere, devono vendere i miraggi e le nuvole a forma di pecorella.
Su questo tema, abbiamo scelto per i nostri lettori un ampio e qualificato contributo, che segue e che chiude il nostro lavoro di oggi. L’utilità per il lettore di questo contributo scelto e tradotto da Recce’d è ricordare: ovvero, essere consapevoli che non c’è nulla di nuovo: assolutamente nulla. E quindi che la storia andrà a finire come ogni altra volta.
La differenza, sostanziale, tra la situazione che voi ed i vostri risparmi, dovete affrontare oggi e gli episodi precedenti citati nel contributo che segue? Come mai successe prima, oggi il fenomeno della riflessività è presente sia in Borsa, sia in ogni altro comparto del mercato finanziario globale.
Come i nostri lettori ricordano bene, se hanno seguito la nostra serie di Post dedicati al tema “Detox”, tra il mese di marzo del 2025 e il mese di gennaio 2026. Serie di Post che rimane disponibile in questo Blog. Serie che vi aiuta a comprendere la ragione per la quale, in numerosissime occasioni, Recce’d ha spiegato ai lettori che il problema, oggi NON è la Borsa, oppure le Borse. Oggi il problema, per i vostri e nostri risparmi, e per le vostre pensioni, è … tutto.
Dopo essere rimasto sulla mia scrivania per mesi, dopo aver preso in prestito una copia dal mio collega Kenneth Beanland, il mio bambino di 11 settimane mi implorava di leggergli qualcosa di più interessante prima di andare a dormire, così abbiamo iniziato a leggere "L'alchimia della finanza" di George Soros.
Il libro offre un'analisi approfondita di come i mercati finanziari siano plasmati non solo dalla teoria economica tradizionale, ma anche dall'imprevedibile interazione tra psicologia umana, meccanismi di feedback e mutevoli forze globali. Soros contesta la convinzione dominante che i mercati tendano naturalmente all'equilibrio dei prezzi o riflettano il valore "reale". Introduce invece la sua iconica teoria della riflessività, secondo la quale le percezioni e i pregiudizi dei partecipanti al mercato modificano attivamente i fondamentali, che a loro volta influenzano ulteriormente tali percezioni. Soros descrive il mercato come un sistema dinamico, in costante oscillazione attraverso reti di feedback positivi e negativi, dove prezzi e narrazioni contribuiscono a creare la realtà. Attraverso resoconti di trading in tempo reale, casi di studio globali e riflessioni filosofiche, l'autore illustra come il mercato sia più un laboratorio che una macchina: un luogo in cui le ipotesi vengono testate e talvolta scartate con la stessa rapidità con cui le regole sembrano cambiare.
Nel corso del libro, l'autore analizza la riflessività in tempo reale, nonché il suo ruolo in contesti di mercato storici, tra cui gli anni '60, '90 e i primi anni 2000.
Negli anni '60, i conglomerati scoprirono un potente meccanismo: potevano utilizzare le loro elevate valutazioni come moneta di scambio per effettuare acquisizioni, che avrebbero incrementato gli utili per azione. Potevano acquistare crescita ed essere ricompensati, anziché doverla generare organicamente. Gli investitori, concentrati miopeamente sulla crescita totale degli utili piuttosto che sulla sua origine, premiarono queste acquisizioni con multipli prezzo/utili (P/E) ancora più elevati. Questo creò un circolo vizioso. Gli alti prezzi delle azioni consentirono ulteriori acquisizioni, che a loro volta alimentarono un'ulteriore espansione dei multipli, fornendo così ulteriore moneta di scambio per le acquisizioni. Il pregiudizio prevalente era chiaro: i conglomerati potevano ottenere multipli elevati "solo per aver promesso di impiegare il capitale in modo oculato nelle acquisizioni". Il circolo vizioso continuava finché la realtà non riusciva più a sostenere le aspettative, finché i conglomerati non esaurivano le potenziali acquisizioni di grandi dimensioni e le manipolazioni contabili diventavano trasparenti.
Alla fine degli anni '90, con la bolla delle dot-com, la teoria della riflessività di Soros si manifestò attraverso un meccanismo di feedback simile, ma con al centro le aziende tecnologiche e i titoli internet. Investitori, venture capitalist e imprenditori credevano collettivamente che il futuro digitale avrebbe garantito crescita e redditività illimitate, a prescindere dai fondamentali. Il pregiudizio prevalente era: "Le aziende internet stanno rivoluzionando tutto: crescita e valutazioni non possono che aumentare". Con l'afflusso di denaro nei titoli tecnologici, le valutazioni alle stelle permisero alle aziende di raccogliere più capitali, spendere senza limiti e lanciare iniziative sempre più ambiziose. Queste azioni sembravano convalidare l'ottimismo del mercato, attirando ulteriori investimenti e spingendo i prezzi al rialzo. Il circolo vizioso tra l'aumento dei prezzi azionari, la facile formazione di capitale e l'entusiasmo diffuso dei media ha spinto il mercato a livelli insostenibili.
Ma questo ottimismo ha distorto la realtà, separando le aspettative dagli utili effettivi o da modelli di business sostenibili. Quando è diventato chiaro che molte aziende non erano in grado di generare profitti, la narrazione è cambiata. Le percezioni si sono invertite: i capitali si sono prosciugati, le valutazioni sono crollate e il mercato ha subito una brutale correzione.
Nei primi anni 2000, banche, investitori e proprietari di case hanno alimentato la bolla immobiliare statunitense attraverso un potente meccanismo di autoregolazione. Il credito a basso costo e l'aumento dei prezzi delle case si sono rafforzati a vicenda: gli istituti di credito hanno concesso più mutui man mano che i prezzi salivano, convalidando l'ottimismo. Wall Street ha impacchettato prestiti rischiosi in titoli, convogliando capitali globali nel settore immobiliare. Il pregiudizio prevalente era chiaro: i prezzi delle case "potevano solo salire". I proprietari di case hanno contratto più prestiti, sentendosi più ricchi; gli investitori hanno speculato, alimentati dal denaro facile e dalla convinzione di guadagni illimitati. La percezione di sicurezza di ciascuna parte ha influenzato direttamente le condizioni di mercato in rialzo. Quando i default sono aumentati e i prezzi sono crollati, il ciclo si è invertito: il credito si è contratto, i prezzi degli asset sono crollati e le perdite si sono propagate a catena in tutto il sistema.
Proprio come Soros osservò durante il boom dei conglomerati degli anni '60, la bolla delle dot-com degli anni '90 e, successivamente, la bolla immobiliare statunitense degli anni 2000, stiamo assistendo a uno schema riflessivo inquietantemente simile che si sta manifestando nell'attuale sviluppo delle infrastrutture di intelligenza artificiale. I parallelismi sono sorprendenti, sebbene la portata sia senza precedenti.
Il boom delle infrastrutture di IA: un moderno ciclo riflessivo
L'attuale boom dell'IA presenta la stessa struttura riflessiva, ma con il finanziamento circolare che sostituisce la crescita trainata dalle acquisizioni. I colossi come Microsoft, Amazon, Alphabet e Meta stanno investendo capitali senza precedenti: si stimano tra i 300 e i 400 miliardi di dollari solo nel 2025. Ciò rappresenta circa il 70% dei loro flussi di cassa operativi reindirizzati verso le infrastrutture di IA.
Il processo autoalimentante Il sistema SS opera attraverso accordi interconnessi che confondono il confine tra domanda reale e crescita artificiale. Bloomberg ha recentemente pubblicato questo grafico per aiutare a visualizzare la natura incestuosa del flusso di accordi e della domanda complessiva.
Il pregiudizio prevalente e la percezione del mercato
Proprio come gli investitori in grandi conglomerati negli anni '60 si concentravano sulla crescita degli utili a prescindere dalla qualità, gli operatori di mercato odierni sono ossessionati dalla spesa per le infrastrutture di intelligenza artificiale come indicatore del dominio futuro. Il pregiudizio prevalente è che le aziende debbano spendere massicciamente o rischino di rimanere indietro nella "corsa agli armamenti dell'IA". Questo crea quello che Soros riconoscerebbe come un circolo vizioso: l'urgenza percepita dagli operatori di mercato di investire capitali senza precedenti nella costruzione di queste infrastrutture spinge altri operatori a fare altrettanto, influenzando a loro volta la realtà del mercato.
Il mercato azionario ricompensa generosamente questa spesa. Negli ultimi anni, le aziende hyperscale hanno registrato rendimenti parabolici, con le società di intelligenza artificiale che rappresenteranno l'80% dei guadagni del mercato azionario statunitense nel 2025. Si prevede che quest'anno investiranno il 30-50% del loro fatturato in spese in conto capitale (capex), livelli che non si vedevano dai tempi di AT&T e Cisco, che al loro apice, rispettivamente alla fine degli anni '90 e all'inizio degli anni 2000, investivano il 25% e il 14%. Queste valutazioni elevate consentono di ottenere costi di finanziamento più bassi (tramite acquisizioni azionarie e obbligazioni a basso tasso di interesse), attraggono talenti eccezionali e creano un effetto ricchezza che giustifica ulteriori investimenti.
La funzione di manipolazione
Nella teoria di Soros, la funzione di manipolazione descrive come le azioni dei partecipanti influenzino i fondamentali sottostanti. Il boom dell'IA lo dimostra in modo eloquente:
La disponibilità di capitale crea la propria validazione. Le aziende hyperscale stanno investendo centinaia di miliardi in un solo trimestre in infrastrutture per l'IA. Questa massiccia diffusione crea una scarsità artificiale/percepita di capacità GPU, spingendo i prezzi al rialzo e generando la percezione di una domanda insaziabile (nonostante i costi di prestito delle GPU siano diminuiti notevolmente). Nvidia ha riferito che i suoi due principali clienti hanno rappresentato il 39% del fatturato del secondo trimestre: una concentrazione pericolosa che rivela quanto di questa "domanda" derivi da una manciata di accordi di finanziamento circolare.
La soluzione? Dare denaro ad altri operatori per diversificare la loro base clienti.
La realtà dei ricavi diverge drasticamente dalla spesa. Mentre 300-400 miliardi di dollari confluiscono annualmente nelle infrastrutture per l'IA, i ricavi effettivi dell'IA raccontano una storia diversa. OpenAI prevede 13 miliardi di dollari di fatturato per il 2025: una crescita impressionante rispetto ai 4 miliardi dell'anno precedente, ma irrisoria rispetto all'infrastruttura in costruzione. Anthropic prevede 9 miliardi di dollari di fatturato annuo entro la fine del 2025. Si prevede che l'intero mercato del software e dei servizi di IA generativa si attesterà tra i 20 e i 30 miliardi di dollari all'anno nell'anno fiscale 2025 e meno di 30 miliardi di dollari nei successivi 12 mesi.
Goldman Sachs stima che le aziende hyperscale necessitino di un aumento di produttività derivante dall'IA pari a 8 trilioni di dollari (valore attuale) per giustificare gli attuali livelli di investimento. Morgan Stanley prevede che il fatturato di GenAI potrebbe raggiungere 1,1 trilioni di dollari entro il 2028, rispetto ai 45 miliardi di dollari del 2024. Tuttavia, anche queste proiezioni ottimistiche rivelano uno squilibrio fondamentale: gli analisti stimano che la realizzazione dell'infrastruttura IA richieda circa 150 miliardi di dollari di fatturato annuo solo per coprire ammortamenti e costi operativi, mentre il fatturato specifico per l'IA attualmente disponibile è solo una frazione di tale cifra. Cresce inoltre la preoccupazione per i piani di ammortamento adottati dalle major, con il ciclo di vita annuale dei prodotti Nvidia che mette in discussione la Legge di Moore e solleva interrogativi sulla vita utile relativa dei sistemi di calcolo ad alte prestazioni.
Il ciclo autoalimentante
La sequenza boom-crisi si articola in fasi distinte:
Fase 1: Il trend iniziale (2022-2024)
Il lancio di ChatGPT nel novembre 2022 ha creato un vero e proprio trend di fondo: l'intelligenza artificiale generativa ha dimostrato capacità concrete. Ciò ha innescato investimenti significativi, poiché le aziende hanno riconosciuto il potenziale trasformativo. Il potenziale di questa innovazione tecnologica è assoluto (ha persino contribuito alla stesura di questo articolo), ma i conti non tornano...
Fase 2: L'equivoco si diffonde (2024-2025)
L'equivoco emerso è stato che una spesa illimitata in infrastrutture si sarebbe automaticamente tradotta in una crescita proporzionale di ricavi e utili. Gli operatori di mercato hanno iniziato a confondere gli investimenti con la domanda.
Finora non è stato così. Anzi, si è rivelato in gran parte distruttivo per il capitale. Se si escludono i produttori di chip (i principali beneficiari di questa tendenza – NVDA/AVGO), gli hyperscaler stanno investendo oltre il 160% della crescita dei ricavi e il 175% della crescita dell'EBITDA in CAPEX. In altre parole, se si presume che TUTTA la crescita dei ricavi e dell'EBITDA generata dagli Hyperscaler possa essere attribuita al CAPEX (cosa certamente non vera), il risultato migliore tra tutti è quello di AMZN, che quest'anno recupererà 60 centesimi di crescita dei ricavi per ogni dollaro speso (la maggior parte è al di sotto dei 50 centesimi), con una perdita di 40 centesimi per dollaro speso.
Considerando l'EBITDA, il gruppo recupera tra i 20 e i 57 centesimi di crescita per dollaro speso. Sebbene si possa sostenere che questo verrà recuperato negli anni futuri, il problema che vedo deriva principalmente dal rapido deprezzamento del CAPEX (riducendo i tempi di ammortamento) e i crescenti costi operativi (OPEX) che probabilmente saranno sostenuti per gestire questi data center sempre più esigenti.
Fase 3: Il circolo virtuoso (attuale)
Ogni nuovo annuncio di spesa rafforza la fiducia del mercato, spingendo al rialzo i prezzi delle azioni, il che riduce i costi del capitale, consentendo ulteriori investimenti. JPMorgan osserva che gli investimenti in IA hanno contribuito per l'1,1% alla crescita del PIL nella prima metà del 2025, superando il contributo della spesa dei consumatori. Questo crea un circolo vizioso macroeconomico in cui la spesa per l'IA sostiene la crescita economica, che a sua volta giustifica ulteriori investimenti in IA e probabilmente coinvolge l'amministrazione statunitense, che cerca di perpetuare la spesa e mantenere la percezione di una forte crescita economica.
Gli accordi circolari amplificano questo fenomeno: quando Nvidia investe in OpenAI, che a sua volta acquista chip Nvidia, Nvidia può annunciare "vendite in aumento", OpenAI può affermare di essere "in crescita" e gli investitori concludono che il settore è in piena espansione.
Fase 4: Cambiamenti nella struttura del mercato (emergente)
Così come il boom dei conglomerati ha creato una classe di investitori specializzati, l'IA ha generato un intero ecosistema: capitale di rischio focalizzato sull'IA, investimenti governativi in "IA sovrana", fornitori specializzati di "neocloud" e veicoli di investimento dedicati esclusivamente alle infrastrutture per l'IA. La struttura stessa del mercato è stata riorganizzata attorno a questo tema.
L'inversione di tendenza imminente
Nei sistemi riflessivi, il boom continua finché i fondamentali non sono più in grado di supportare le percezioni. Diversi fattori suggeriscono che ci stiamo avvicinando a questo punto di svolta:
Il divario di fatturato si sta ampliando. Nonostante una crescita annua di oltre il 50% nella spesa degli hyperscaler, la crescita del fatturato dell'IA, pur rimanendo impressionante in termini percentuali, sta rallentando notevolmente (dal 20-30% al 10-15% su base annua). OpenAI brucia 8 miliardi di dollari all'anno a fronte di un fatturato di 13 miliardi di dollari. Anche con un fatturato previsto di 30 miliardi di dollari nel 2026, OpenAI avrebbe bisogno di anni per giustificare l'infrastruttura che sta costruendo attorno ad essa.
I vincoli produttivi e operativi sono reali. Crescono le preoccupazioni per l'accesso all'energia e all'acqua necessarie per il raffreddamento, indispensabili per il funzionamento del numero sempre maggiore di data center.
Le dinamiche competitive sono controproducenti. Quando i giganti della tecnologia offrono funzionalità di intelligenza artificiale come prodotti civetta, sovvenzionati da attività principali redditizie (avrete sicuramente notato i recenti ribassi di prezzo e l'estensione del periodo di prova gratuito di ChatGPT), le aziende specializzate in intelligenza artificiale non possono applicare prezzi premium. Questo crea una corsa al ribasso nella monetizzazione, anche se i costi delle infrastrutture sono in forte aumento. ChatGPT ha 700 milioni di utenti attivi settimanali, ma genera solo 12-13 miliardi di dollari di fatturato annuo, ovvero appena 17 dollari per utente attivo all'anno.
La sequenza del crollo
Quando si verificherà l'inversione di tendenza, il circolo vizioso opererà nella direzione opposta con la stessa forza:
Il calo dei prezzi delle azioni aumenterà i costi del capitale, rendendo più difficile giustificare ulteriori investimenti in infrastrutture. Con la compressione dei multipli, il "valore" di questi accordi circolari si deteriora. I problemi ignorati durante il boom – perdite operative di divisione, basi clienti concentrate, dubbia contabilizzazione dei ricavi – assorbiranno l'attenzione e distorceranno la percezione degli investitori riguardo alle opportunità nel settore delle infrastrutture di intelligenza artificiale.
Il circolo vizioso si inverte: valutazioni più basse → riduzione della spesa → sovraccapacità → concorrenza sui prezzi → minori ricavi → ulteriore compressione delle valutazioni. La stessa struttura di mercato che ha amplificato il boom, amplificherà anche il crollo.
Perché questa volta si ripete lo stesso schema?
Alcuni sostengono che questo ciclo sia diverso: che l'intelligenza artificiale trasformi realmente la produttività e giustifichi quindi qualsiasi livello di investimento. Eppure, questo era esattamente l'argomento utilizzato durante il boom dei conglomerati (la diversificazione crea valore), la bolla delle dot-com (internet cambia tutto) e la bolla immobiliare del 2008 (il mercato immobiliare sale sempre).
La tecnologia potrà anche essere rivoluzionaria, ma la struttura finanziaria è retroattiva. Quando Microsoft può permettersi di spendere 80 miliardi di dollari in infrastrutture per l'IA perché ritenuto essenziale per "preservare i propri monopoli", quando la crescita di Nvidia dipende dagli investimenti nei propri clienti, quando i ricavi previsti sono di ordini di grandezza inferiori ai livelli di pareggio necessari, questi sono i segni distintivi di un processo riflessivo di boom e crollo in atto.
Il principio di fallibilità è onnipresente: gli operatori di mercato credono che una spesa illimitata per l'IA creerà valore proporzionale, e questa convinzione alimenta azioni che la convalidano temporaneamente attraverso la finanza circolare e l'entusiasmo del mercato. Ma i fondamentali sottostanti – i ricavi effettivi derivanti da clienti reali che pagano per il valore effettivamente fornito – rimangono ostinatamente scollegati dai livelli di spesa.
Come Soros scrisse per la prima volta nel 1987, i mercati finanziari si autodestabilizzano e i cicli di boom e crollo sono endemici al sistema finanziario. Il boom delle infrastrutture per l'IA mostra tutti i segni classici: una reale tendenza di fondo, un'errata percezione diffusa delle sue implicazioni, la finanza circolare che crea un'apparente convalida, la riorganizzazione della struttura del mercato attorno al tema e una crescente divergenza tra percezione e realtà.
Non si tratta di stabilire se questo ciclo riflessivo si invertirà, ma quando – e quanto grave sarà la conseguente battuta d'arresto quando la realtà si ripresenterà. A differenza di un gioco a passaparola, non vorrete essere voi a ritrovarvi con il sacchetto in mano quando la musica inevitabilmente si fermerà – fino ad allora, godetevi la festa.
Chiudiamo il lavoro di oggi riproponendo ai lettori un brano che è già stato pubblicato qui nel nostro Blog. Per quale ragione?
Siamo certi che un buon numero di lettori abbia appena completato la lettura del brano con un certo scetticismo: dicendo a sé stesso che NON è possibile. Non è possibile che, nel Mondo, oggi, milioni e miliardi di persone stiano, molto semplicemente, correndo dietro alle lucciole pensando che si tratti di lanterne.
Invece, è possibile: anzi, Recce’d vi dice che è una certezza. E’ l’attacco al vostro risparmio: lo scopo è mettere le mani sui vostri risparmi, prendere possesso dei vostri soldi. E sta succedendo. Con la attiva collaborazione dei social media, dei media tradizionali e dei venditori già citati poco più in alto.
Tutti impegnati fino alla morte, pur di NON parlare di ciò che davvero conta, per voi.
Non si tratta, semplicemente, di una allucinazione collettiva: si tratta di una operazione progettata e poi pianificata con cura. Eseguita da personaggi dei quali tutti conoscono nomi e cognomi. Alcuni di questi sono molto in vista, si tratta di personaggi pubblici ogni giorno sulle copertine: noi li abbiamo già denunciati in pubblico, e non ci ripeteremo qui. Poi, ce ne sono anche altri, non sotto i riflettori: tutti impegnati alla creazione di una “realtà virtuale”, qualcosa che NON esiste, NON è mai esistito, ma che deve sembrare che esista, almeno a una parte della massa degli investitori, sfruttando proprio la riflessività così ben descritta nei due brani precedenti.
Nulla di nuovo, come vi abbiamo già dimostrato: è già stato fatto. Anche se mai su questa scala.
Ed ecco, in chiusura, i nomi di alcuni degli “ingegneri” che hanno costruito questi punti sulle nuvole.
Il fenomeno degli economisti "AI-pilled" è diventato così concreto che persino testate autorevoli come The Economist hanno coniato questa esatta espressione per mappare i principali esponenti di questa corrente.
Mentre l'accademia tradizionale analizza i dati con cautela, un gruppo selezionato di istituzioni e accademici (spesso legati a MIT e Stanford) si è "convertito" all'idea che l'intelligenza artificiale riscriverà le regole della macroeconomia.
Ecco la mappa dei protagonisti e delle istituzioni chiave di questa corrente:
1. I "Lab-Economists" (I convertiti in prima linea)
La dimostrazione più lampante dell'essere AI-pilled riguarda quegli economisti d'élite che hanno lasciato le università tradizionali per farsi assumere direttamente dai colossi dell'IA per studiare la transizione verso l'AGI (Intelligenza Artificiale Generale):
· Ronnie Chatterji (OpenAI): Professore alla Duke University, ha accettato l'incarico di Chief Economist presso OpenAI. Il suo focus è capire come l'IA riorganizzerà i mercati del lavoro e i modelli aziendali.
· Anton Korinek (Anthropic): Accademico dell'Università della Virginia, è entrato nel team di ricerca economica di Anthropic (i creatori di Claude). È uno dei massimi teorici degli scenari economici iperbolici guidati dall'IA.
· Alex Imas (Google DeepMind): Economista comportamentale dell'Università di Chicago, è stato nominato "Director of AGI Economics" presso DeepMind. Il suo ruolo è letteralmente studiare l'impatto economico del momento in cui l'IA supererà l'intelletto umano.
2. Gli Accademici Techno-Optimist (MIT & Stanford)
Nelle università d'élite americane, alcuni economisti si distinguono per una visione fortemente orientata al potenziale di crescita dell'IA:
· Erik Brynjolfsson (Stanford University): Direttore dello Digital Economy Lab di Stanford, è il prototipo dell'economista techno-optimist. Sostiene che l'IA non vada vista come un mero sostituto del lavoro, ma come un "amplificatore dell'intenzione umana" in grado di generare un boom di produttività.
· Daron Acemoglu e Simon Johnson (MIT): Sebbene vincitori del Premio Nobel per i loro studi storici sulle istituzioni e spesso molto cauti sui rischi di disuguaglianza, la loro massiccia produzione di paper sull'IA dimostra una forte focalizzazione sul tema. Sostengono che l'IA possa creare "nuovi task" per i lavoratori anziché distruggere posti di lavoro.
3. Le Istituzioni Finanziarie: Il caso Goldman Sachs
Nel mondo di Wall Street, i report di Goldman Sachs sono stati tra i primi a sposare previsioni decisamente audaci, guidati da economisti come Joseph Briggs:
· Previsioni sul PIL: Gli economisti di Goldman Sachs hanno ipotizzato che l'adozione diffusa dell'IA generativa potrebbe far fare un salto al PIL globale del 15% sul lungo termine.
· Automazione su vasta scala: Sono stati i primi a calcolare che circa 300 milioni di posti di lavoro a tempo pieno nel mondo sono esposti all'automazione dell'IA, pur sottolineando che la tecnologia creerà intere nuove categorie occupazionali e un forte aumento della produttività annua.
· Nota di colore: Anche all'interno di Goldman Sachs c'è un dibattito acceso; mentre il CEO David Solomon rassicura che l'apocalisse dei posti di lavoro è esagerata, altri reparti di ricerca azionaria sollevano dubbi sul fatto che i massicci investimenti infrastrutturali (i trilioni spesi in chip e data center) facciano fatica a generare profitti immediati.
· generare un boom di produttività.
· Daron Acemoglu e Simon Johnson (MIT): Sebbene vincitori del Premio Nobel per i loro studi storici sulle istituzioni e spesso molto cauti sui rischi di disuguaglianza, la loro massiccia produzione di paper sull'IA dimostra una forte focalizzazione sul tema. Sostengono che l'IA possa creare "nuovi task" per i lavoratori anziché distruggere posti di lavoro.
3. Le Istituzioni Finanziarie: Il caso Goldman Sachs
Nel mondo di Wall Street, i report di Goldman Sachs sono stati tra i primi a sposare previsioni decisamente audaci, guidati da economisti come Joseph Briggs:
· Previsioni sul PIL: Gli economisti di Goldman Sachs hanno ipotizzato che l'adozione diffusa dell'IA generativa potrebbe far fare un salto al PIL globale del 15% sul lungo termine.
· Automazione su vasta scala: Sono stati i primi a calcolare che circa 300 milioni di posti di lavoro a tempo pieno nel mondo sono esposti all'automazione dell'IA, pur sottolineando che la tecnologia creerà intere nuove categorie occupazionali e un forte aumento della produttività annua.
· Nota di colore: Anche all'interno di Goldman Sachs c'è un dibattito acceso; mentre il CEO David Solomon rassicura che l'apocalisse dei posti di lavoro è esagerata, altri reparti di ricerca azionaria sollevano dubbi sul fatto che i massicci investimenti infrastrutturali (i trilioni spesi in chip e data center) facciano fatica a generare profitti immediati.