Le 10 cose da fare oggi
Invece di intervistare i soliti personaggi di ogni volta, le solite figure che si occupano di vendere la loro merce, i soldi gestori dei Fondi Comuni, i solti esponenti delle Reti di vendita, quelle dei promotori finanziari, per una volta oggi il Corriere della Sera intervista una persona competente, che commenta lo stato dei mercati finanziari al 24 marzo 2026.
Vi accorgete immediatamente della differenza: non suona il solito zum-pa-pa.
Non ci trovate le solite rassicurazioni: “non c’è ragione di preoccuparsi, tutto andrà a finire bene, come sempre: perché i mercati recuperano sempre”.
Il tono non è il solito: non si parla come ad un bambino di 5 anni, non si tenta di imbonire il lettore con una favola zuccherosa.
Si tratta di una fotografia di efficacia eccezionale: il lettore che è anche investitore trova, in poche righe tutto ciò che davvero gli serve.
Poi, ovviamente, all’investitore resta il compito di tradurre queste poche parole in mosse di portafoglio efficaci e vincenti. Di tradurre una eccezionale fotografia dello stato delle cose in una gestione del risparmio insieme protettiva e produttiva.
E per fare questo, ci siamo noi di Recce’d.
Leggiamo insieme. In neretto le domande. In carattere grande le nostre evidenziazioni per voi lettori.
Mohamed El-Erian, capo consigliere economico di Allianz ed ex presidente del Queens’ College di Cambridge, crede che l’impatto della guerra in Iran abbia portato l’economia globale
a «un punto di rottura». Ma i mercati, sostiene, «non hanno ancora capito la gravità della situazione».
Lo Stretto di Hormuz è chiuso. Quanto dobbiamo preoccuparci, al di là dei prezzi, di una vera e propria stretta fisica sull’approvvigionamento energetico?
«Il problema non è solo la volatilità dei prezzi. Gli effetti economici di questo conflitto comportano una dispersione asimmetrica dei danni tra Paesi, imprese e famiglie. Alcune economie asiatiche stanno già razionando i consumi per far fronte a difficoltà di approvvigionamento nel breve termine. Per gli Stati Uniti, autosufficienti dal punto di vista energetico, la preoccupazione principale resta il caro-petrolio. Per altri, invece, è una questione che riguarda sia i prezzi sia le quantità fisiche disponibili. Una distinzione che rischia di limitare la produzione industriale, indipendentemente dagli stimoli fiscali o monetari».
Le banche centrali erano pronte a tagliare i tassi. Questo scenario le costringe a restare ferme o, peggio, ad alzarli di nuovo?
«Sì, siamo entrati in un mondo di tassi strutturalmente più alti — sia quelli ufficiali che quelli di mercato — rispetto a quanto ci aspettavamo appena qualche mese fa.
L’impatto della guerra sui prezzi dell’energia non potrà essere riassorbito né subito né integralmente, considerati i danni strutturali alle infrastrutture petrolifere. E le perturbazioni si estendono ad altre filiere: fertilizzanti, elio, petrolchimici. Nessuna banca centrale vuole ripetere l’errore del 2021-22, quando lo choc inflazionistico venne liquidato frettolosamente come “transitorio”. La prossima mossa della Bce sarà probabilmente un rialzo, non un taglio. Quanto alla Fed, con il suo doppio mandato su prezzi e occupazione il discorso è più complesso: ma chiunque si aspettasse un taglio americano nella seconda metà del 2026 farebbe bene a spostare l’orizzonte più in là.
L’unica variabile che potrebbe cambiare lo scenario è una pressione acuta sul funzionamento dei mercati finanziari: in quel caso, tagli di emergenza o iniezioni dirette di liquidità potrebbero materializzarsi rapidamente».
Siamo entrati in una fase di stagflazione strutturale?
«È un rischio concreto. Gli effetti del conflitto — diretti e indiretti — porteranno probabilmente verso un’inflazione più alta e costo del debito più elevato. Se la guerra continuerà a causare danni strutturali alle infrastrutture energetiche, avremo inoltre
un impatto negativo sulla crescita e maggiore instabilità finanziaria».
Vede segnali di tensione nei meccanismi che tengono in piedi i mercati finanziari, nella capacità del sistema di far circolare il denaro?
«Lunedì mattina, pochi minuti prima dell’annuncio a sorpresa del presidente Trump sui negoziati con l’Iran, erano già visibili segnali di stress sistemico:
tutto sotto pressione, persino oro e argento, con la liquidità come unico rifugio. Il rischio è che nuovi choc legati alla guerra si
sovrappongano a tre vulnerabilità preesistenti: i mercati del credito privato, gli eccessi finanziari legati all’intelligenza artificiale e la leva concentrata in alcune aree del mercato obbligazionario».
L’attuale conflitto sembra accelerare il «friend-shoring», lo spostamento delle catene di approvvigionamento verso nazioni alleate. Quali saranno i costi a lungo termine per i consumatori?
«La guerra spingerà governi e imprese a investire con forza in resilienza e sicurezza. Questo comporterà inevitabilmente costi più elevati: aziende e governi dovranno stabilire quanta parte di questo rincaro trasferire sui bilanci delle famiglie».
Chi è più vulnerabile?
«I Paesi in via di sviluppo che dipendono fortemente dalle importazioni energetiche, molti dei quali si trovano già a fare i conti con l’insicurezza alimentare».
Le Borse restano resilienti, ma per alcuni gli investitori contano ancora sulla «rete di sicurezza» delle banche centrali. È un’aspettativa realistica oggi?
«Questa aspettativa è senz’altro presente sui mercati.
Testimonia un diffuso senso di compiacimento,
che include la convinzione che gli Stati Uniti, se lo volessero, potrebbero imporre una fine immediata del conflitto tra Israele e Iran. Sospetto che non sia così semplice, data la mancanza di allineamento politico, il carattere asimmetrico della guerra e i danni subiti dalla struttura centrale di comando e controllo iraniana.
Quella che avete appena letto, è una fotografia perfetta: in poche righe, c’è tutto. Trovate, in poche righe, tutto ciò che a voi viene nascosto dai venditori di Mediolanum, di Fideuram, di Fineco, di Allianz, di Generali e di tutte le altre Reti di vendita di Fondi Comuni, di GPM, di polizze assicurative. Trovate tutto ciò che a voi viene regolarmente nascosto dai media. Trovate tutto ciò che sui social non fa tendenza.
A voi investitori, non rimane che rendervi conto.
E poi agire.
Agire che cosa significa? Per aiutarvi e supportarvi abbiamo preparato un elenco delle 10 cose da fare subito, partendo proprio da questa ottima fotografia della realtà che vi circonda:
dovete approfondire ognuno degli argomenti che abbiamo evidenziato nel testo qui sopra: dovete fare un lavoro accurato di analisi, per ognuno dei punti che Recce’d vi ha indicato
dovete tradurre le informazioni e lo scenario descritti da questa intervista nelle vostre stime: da un lato, le stime di possibile rendimento dei principali asset e dall’altro nelle stime di rischio di ognuno di essi: e più precisamente, partendo dai prezzi di oggi, quanto potreste perdere su ognuna delle vostre posizioni
dovete poi scegliere le percentuali: sulla base dei rischi e dei rendimenti, dovete decidere in quale percentuale volete ogni asset preso in esame nel vostro portafoglio
per ognuna di queste posizioni, dovete poi scegliere un orizzonte temporale: quanto a lungo volete tenere questa posizione nel vostro portafoglio
sulla base delle decisioni al punto precedente, dovete definire la vostra futura strategia di gestione del vostro risparmio
dovete definire le modalità con le quali, in futuro, raccoglierete ed analizzerete le informazioni disponibili (ed ovviamente anche le fonti), allo scopo di avere ogni giorno davanti a voi una fotografia, aggiornata, di pari livello rispetto a quella che avete letto in questa intervista
dovete poi definire i vostri interlocutori: sia per mettere a confronto le vostre valutazioni con quelle di altri interlocutori qualificati e professionali, sia per dare esecuzione alle operazioni che voi avete deciso di fare con il vostro risparmio
dovete costruire un sistema di controllo affidabile che vi fornisca in tempo reale una fotografia dell’insieme dei vostri investimenti, ovvero del vostro portafoglio titoli
dovete fare pulizia: eliminate dalle vostre relazioni tutti i contatti e gli interlocutori che vi hanno portato a fare le scelte sbagliate che oggi siete costretti a constatare. relativamente alla allocazione del vostro risparmio
infine, potete se volete, contattare noi di Recce’d: tutte le cose presenti in questo elenco, in Recce’d le facciamo ogni giorno per i nostri Clienti.