Consulenza finanzaria 2016 (2): il mito della flessibilità

Fa sorridere il fatto che tutti siano diventati "flessibili": tutti i gestori di Fondi e tutti i consulenti finanziari adesso puntano sulla flessibilità, sulla gestione dinamica, sulla gestione attiva. E' stato sufficiente qualche mese di forte e continua volatilità per fare scomparire dalle presentazioni, dai commenti e dalle strategie di vendita il rassicurante argomento che dice "si investe per il lungo termine".

Il punto però è che dietro a queste etichette (flessibile, dinamica, attiva) spesso non c'è niente altro che confusione: si è passati da una situazione per cui bastava mettere il 30% in azioni ed il 70% in obbligazioni per essere certi di un guadagno ("quando? non si sa ... in futuro") ad una situazione in cui, per guadagnare, è necessario avere le mani libere e fare ... un po' di tutto, a casaccio, vivendo alla giornata ed investendo ad intuito.

Non è assolutamente così. E' del tutto falso che si risponde alla maggiore volatilità muovendosi a caso. E' del tutto falso che si possa guadagnare investendo senza un metodo.

E qui nasce il problema di molti: perché al di là della vecchia tecnica 30/70 (azioni/obbligazioni) non sanno che cosa fare. Non dispongono di un metodo alternativo. Questo, per il Cliente finale, è il rischio più grande: affidarsi ad un consulente che è lui il primo a non sapere come affrontare la nuova fase di mercato. Oppure acquistare quote di Fondi Comuni che non hanno un profilo definito, ovvero che "lasciano libertà al gestore di muoversi", il che significa che il gestore agirà senza una precisa strategia di investimento ed il Cliente ne pagherà le conseguenze.

Conclusione: la flessibilità, la gestione attiva e il dinamismo sono concetti che in Finanza devono sempre essere accompagnati da una rigida disciplina di lavoro, come quella che Recce'd ha messo a punto negli ultimi otto anni, che viene illustrata in questo sito, e che i nostri Clienti conoscono nel dettaglio.

In mancanza di un metodo, flessibilità e dinamismo faranno invece danni per chi investe. Per questo, il nostro suggerimento a chi investe è di mettere a confronto le diverse proposte facendosi illustrare bene come vengono gestiti rischi e rendimenti, anziché fermarsi a certe etichette che oggi vanno di moda. Gestione attiva va bene: ma sulla base di che cosa?

Mercati oggiValter Buffo
Consulenza finanziaria 2016 (1): le nuove sfide

A lungo considerata un "figlio minore" dall'industria dei servizi per l'investimento, la consulenza finanziaria sta conoscendo, in Italia, un certo revival, sulla spinta non della stessa industria quanto della domanda degli investitori finali. Stanno venendo al pettine, mese dopo mese, le debolezza di un settore che per oltre un decennio si è affidato al modello della "vendita di prodotti finanziari" da parti di efficienti Reti di venditori, poi ricompensati dalle ricche retrocessioni.

Recce'd ha già messo in evidenza, negli ultimi anni, i limiti di quel modello di business, e ne propone uno alternativo, che salta la catena di vendita, salta i prodotti, e mette a diretto contatto chi gestisce con l'investitore finale. I risultati dei nostri Clienti, fino ad oggi, validano il nostro modello.

Va precisato però che non basta stare fuori dalle Reti, che non basta dichiararsi "indipendenti", per garantire al Cliente un servizio di qualità. Il nucleo di questa attività, il momento in cui si crea valore per il Cliente, è quello della scelta, della decisione, della costruzione del portafoglio e della sua gestione. Per questo ci sentiamo di suggerire, a quelli che mettono a confronto le varie proposte di consulenza finanziaria, di pretendere sempre chiarezza soprattutto sui contenuti.

L'investitore finale sta uscendo solo ora da una trappola nella quale era stato cacciato, una trappola in cui la "confezione" (prodotto, Rete, moduli e formulari) faceva premio sui risultati, che al contrario sono la sola cosa che conta. Oggi rischia di ritrovarsi in una situazione analoga: e di scegliere tra proposte di consulenza che sono tutte "indipendenti", "flessibili", "di gestione attiva", e magari qualcuna pure con "strategie proprietarie". Poi però, neppure una parola sul "che cosa fare", sui fatti del giorno e della settimana, nessuna capacità di incidere sul presente e di dialogare con il Cliente sui fatti, e nessuna chiarezza sulla differenza tra le presunte strategie esclusive e quelle strategie che da vent'anni vengono imposte dalle Reti di vendita.

Il nostro consiglio, in quei casi, è di scappare via veloce: per non ritrovarsi, ancora una volta, di fronte a situazioni in cui la "confezione" è tutto, ma poi di sostanza c'è nulla.

Mercati oggiValter Buffo
I nodi che vengono al pettine (2): c'è troppo debito

C'è un solo punto, che per importanza svetta su tutti, e intorno al quale ruota l'intero panorama finanziario internazionale da almeno un anno a questa parte. E' un punto che condiziona anche, in modo sempre più evidente, l'operato delle Banche Centrali, seppure si tratti di una anomalia che è stata creata proprio dalle operazioni delle Banche Centrali, che proprio per questo decisero di ignorarlo. Finché è stato loro possibile.

Oggi non è più possibile, ed infatti se ne parla in modo aperto anche sui giornali. E consentiteci di scrivere che i nostri Clienti, ed i nostri lettori, ne sono astati avvertiti con almeno due anni di anticipo.

C'è in giro troppo debito: ed ora questo eccesso di debito andrà distrutto. In altre parole, i prezzi sui mercati oggi esprimono un valore complessivo del debito (ma pure il valore dell'equity può essere incluso in questa equazione: vi forniamo un esempio con il grafico qui sotto) che è troppo elevato, e non trova corrispondenza nei valori delle economie reali.

Come siamo arrivati a questo punto, ormai lo sapete tutti. Come se ne esce, non lo sa nessuno. Come ricavarne dei guadagni? Noi di Recce'd abbiamo qualche idea la proposito.

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Ma è importante tornare al punto precedente: una parte della ricchezza finanziaria oggi è fittizia, falsa, e andrà distrutta per restituire al sistema economico globale la capacità di crescere e svilupparsi.

Ne ha scritto, sul Financial Times, la settimana scorsa Ray Dalio, che è il fondatore di Bridgewater, il maggiore fondo HEDGE per dimensioni al mondo, con queste parole:

There are two important cycles to pay attention to — the business cycle, or short-term debt cycle, and the debt supercycle, or long-term debt cycle. We are seven years into the expansion phase of the business/short-term debt cycle — which typically lasts about eight to 10 years — and near the end of the expansion phase of a long-term debt cycle, which typically lasts about 50 to 75 years. It is because of the long-term debt cycle dynamics that we are seeing global weakness and deflationary pressures that warrant global easing rather than tightening.

Aggiunge poi Ray Dalio:

What I am contending is that there are limits to spending growth financed by a combination of debt and money. When these limits are reached, it marks the end of the upward phase of the long-term debt cycle. In 1935, this scenario was dubbed “pushing on a string”. This scenario reflects the reduced ability of the world’s reserve currency central banks to be effective at easing when both interest can’t be lowered and risk premia are too low to have quantitative easing be effective. Since we commonly understand why lowering interest rates stimulates debt and economic growth, and less commonly understand how QE works, I’d like to explain it. Our whole capital allocation system — banking and investing — is driven by spreads so that when they are large, QE works better than when they are small. QE works because those “risk premia” — which are the spreads between the expected return on cash and the expected returns on other assets such as bonds, stocks, real estate and private equity — draw the buying of investors who sell their bonds to the central banks during QE.

Concludendo poi:

That is where things now stand across the world’s reserve currencies, where the expected returns of bonds (and most asset classes) are relatively low in relation to the expected returns of cash. As a result, it is difficult to push the prices of these assets up and it is easy to have them fall. And when they fall, there is a negative impact on economic growth. When this configuration exists — and it is also the case that debt and debt service costs are high in relation to income, so that debt levels cannot be increased without reducing spending — stimulating demand is more difficult, and restraining demand is easier, than is normally the case. At such times the risks are asymmetric on the downside and it behoves central banks to err on the side of waiting until they see the whites of the eyes of inflation before tightening.

Questa è, a parere di Recce'd, la più efficace spiegazione del perché il 2015 è stato un anno di forti delusioni per chi investe, e del perché il 2016 sarà un anno di forte volatilità e di episodi di improvvisa illiquidità.

Mercati oggiValter Buffo
Il FOREX e la auto-assoluzione delle banche italiane

Da quello che leggiamo sui quotidiani della riunione di due giorni del FOREX, i problemi delle banche italiane sono destinati a diventare ancora più gravi, ed anche nel breve termine. Leggiamo che Banca d'Italia e Ministero dell'Economia garantiscono sulla "solidità" del sistema bancario italiano, mentre i vertici dei grandi Istituti spiegano che le banche sono gestite benissimo. Qualcuno ci dirà: "normale che arrivino messaggi rassicuranti: cosa vuoi che dicano, per tranquillizzare i risparmiatori?".

Troppo spesso, in italia, i "risparmiatori" sono stati trattati come bambini, o peggio ancora: persone a cui si deve sempre e solo dire che "va tutto bene, ora vai pure a fare la nanna che ce ne occupiamo noi adulti". Questo atteggiamento, secondo noi di Recce'd, è gravemente colpevole: ed allontana la soluzione dei problemi, mantenendo l'intero sistema economico italiano sotto il ricatto dei flussi internazionali di capitale.

Manca, secondo noi di Recce'd, sia l'umiltà sia la capacità analitica di individuare i problemi. L'umiltà dovrebbe fare ripetere, ad ogni occasione, a tutti i vertici del settore, prima di tutto un grazie per essere stati miracolati, qualche anno fa, quando interventi del tutto al di fuori delle regole permisero il salvataggio di un settore che era di fatto fallito. Non fu così invece per molte imprese grandi e piccole del settore privato, del cui fallimento evidentemente non importava abbastanza alle Autorità politiche.

Queste banche miracolate, invece, non trovano di meglio da fare che sbandierare di avere chiuso il "migliore esercizio della storia nel 2015" grazie al fatto che la BCE nel 2015 ha comperato i BTP: una fatto che per pudore avrebbe dovuto invece essere denunciato come un colpo di fortuna.  La mossa della BCE, secondo noi di Recce'd, ha avuto un impatto negativo sul sistema bancario: se ha da un lato evitato alle banche in questione lo sforzo di dovere provvedere alle proprie necessità con un aumento di capitale, dall'altro ha anche allontanato nel tempo il risanamento strutturale di queste aziende inefficienti, che ancora oggi, come tutti sanno, impiegano mesi per fornire risposte alle necessità di credito delle aziende grandi e piccole del settore privato, facendo pagare questa loro inefficienza in termini di minore crescita dell'intero sistema.

Per questo il FOREX, di cui oggi ci parlano i quotidiani, a noi di Recce'd ha lanciato segnali di allarme: non si vede la consapevolezza dei difetti del sistema che andrebbero riformati immediatamente, e si crea ulteriore confusione nei risparmiatori sostenendo che "va tutto benissimo" (ed attaccando gli analisti finanziari). L'aspetto più paradossale è che Ministero dell'Economia e Banca d'Italia trasmettono al pubblico un messaggio altamente distorsivo: che sia nell'interesse generale mantenere in piedi proprio queste banche qui che abbiamo oggi, con proprio questi dirigenti qui che abbiamo oggi. Con tutte le esperienze negative che abbiamo accumulato dal 2000 ad oggi, sostenere che questo in essere è "il migliore dei mondi possibili" fa veramente sorridere.

O forse fa piangere, se poi tra pochi messi fossimo tutti costretti a leggere, sulle medesime prime pagine dei giornali, che il sistema è andato in crisi: perché ricordate bene tutti che nel 2016 un altro regalo della BCE, attraverso i BTP, alle banche italiane non arriverà, e soldi toccherà di farli lavorando e producendo valore aggiunto, questa volta.

Da notare, da ultimo, la totale assenza di considerazioni in merito alla rapida trasformazione del settore bancario in Europa e negli USA: una dinamica molto rapida, che potrebbe diventare violenta, di cui Recce'd vi scrive almeno da due anni. Ma per il FOREX, i recenti risultati di Deutsche Bank e delle banche USA, semplicemente, non dicono nulla.

Mercati oggiValter Buffo
Il Grande Errore del 2015. E poi il Grande Errore del 2016.

Non ci sono dubbi: il Grande Errore del 2015, per i gestori di portafoglio (professionali e individuali) fu quello di andare dietro, esattamente un anno fa, a chi sosteneva che l'annuncio di QE da parte di Draghi (22 gennaio 2015) avrebbe risolto i problemi dell'intero pianeta, e che quindi sarebbe stato facilissimo guadagnare, semplicemente andando "lunghi di tutto a manetta". Chi è andato dietro a quell'ottimismo di maniera ha poi visto sciogliersi i guadagno nella seconda parte dell'anno, ha perso soldi su una parte delle posizioni, e si è alla fine ritrovato in una trappola all'inizio del 2016.

Guardiamo allora al 2016: perché già a fine gennaio si presenta uno di quei momenti che si possono definire "decisivi". Non è più tempo di aspettare, di stare a vedere, di lasciare le cose come stanno: è già il momento di decidere.

Secondo Recce'd, che ve lo dice da almeno due mesi, le strategie di portafoglio del 2016 devono tenere conto della fine di un'epoca, dell'aumento della volatilità, e della fine delle garanzie illimitate dalle Banche Centrali. Il Grande Errore del 2016, che potremo verificare solo a fine anno, sarà quello di restare comodi a pensare che "non è successo nulla, non è cambiato nulla" anche se i mercati un segnale forte, anzi fortissimo lo hanno già mandato.

Le tre Banche Centrali maggiori, con le loro parole (altre parole ...) hanno alimentato il rimbalzo di fine mese, che è una grandissima opportunità, ma per fare ordine nelle idee e pulizia radicale nei portafogli. Niente come questo mese di gennaio 2016 può confermare meglio che la capacità delle Banche Centrali di guidare i mercati al rialzo non c'è più, che la loro credibilità è di breve periodo e che i mercati ormai vanno per conto loro. Gli effetti delle dichiarazioni di gennaio di BCE, Fed e BoJ dureranno solo poche sedute.

Lo scriviamo oggi, molto chiaramente: i mercati azionari, delle obbligazioni e delle valute saranno guidati, nei prossimi mesi, da tre fattori sui quali le Banche Centrali oggi non hanno alcuna influenza: e sono fattori pubblici, molto evidenti, e sotto gli occhi di tutti. Quindi nessuno potrà dire di "non essere stato avvisato".

PRIMO FATTORE: nel 2016 il rischio "recessione" non è pari a zero; lo scrivono tutti, è sulle prime pagine dei giornali. Non fate finta di non averlo visto. “Oil is a barometer of global economic growth expectations, which have been revised downward several times in recent months. Most of the anxiety about this trend focuses on China, which in 2015 experienced its slowest pace of growth in a quarter century and is expected by many to slow even more this year.”

SECONDO FATTORE: il rischio legato alle valutazioni dei mercati ormai lo hanno segnalato tutti: anche quegli "estremisti dell'ottimismo" che solo sei mesi fa vi spingevano a comperare ancora; una banca globale come JP Morgan, che fonda quasi tutte le sue strategie su un continuo rialzo degli indici, è stata costretta a scrivere proprio nell'ultima settimana che lo spazio di rialzo per lo S&P 500 arriva, nelle migliore delle ipotesi, a 2200 punti, mentre quello di ribasso arriva ai 1400 punti. Ma chi mai, al mondo, accetterebbe di fare una scommessa del genere, partendo dai 1940 punti di venerdì 29 gennaio? “If a recession is unfolding, the historical playbook suggests that a bottom in U.S. equities may still be far off. Through their January 2016 lows, the Russell 2000 and S&P 500 had fallen 23% and 13%, respectively, from their 2015 highs—far less than the average and median drops in these indices in the past five economic downturns (37% and 34% for the Russell 2000, respectively, and 32% and 27% for the S&P 500).”

TERZO FATTORE   volatilità e fenomeni di illiquidità saranno caratteristiche permanenti per i mercati finanziari, nel 2016 e negli anni seguenti; da qui arriveranno le opportunità, anziché dalle dichiarazioni dei banchieri centrali; chi ha beneficiato della "marea che salendo porta in alto tutte le barche (anche quelle sfasciate)" per tre anni deve rassegnarsi, è stato bellissimo (per loro)  e facilissimo, ma adesso è finita e per avere performances sarà necessario guadagnarsela lavorando giorno dopo giorno. Anche se, va detto, ci saranno opportunità eccezionali: " ... there will be “exceptional opportunities” to make money in 2016 because of divergent monetary policies and as four years of low market volatility comes to an end. A slowdown in global growth appears to be accelerating and if the trend continues central banks could find it increasingly difficult to support capital markets. Some exceptional opportunities are likely to present themselves in this environment of regime shift and dislocation."

Mercati oggiValter Buffo