Borsa di Milano sotto 20000 e la rottura Juncker - Renzi (parte 1)

Parliamo poco di Italia, nello specifico, perché noi parliamo nell'interesse degli investitori, ed anche per l'investitore italiano i mercati di titoli italiani (sia Borsa sia BTp) sono solo una delle tante alternative, e di certo non la più accattivante. La discesa della Borsa sotto i 20000 punti è solo una conferma ulteriore di quanto il nostro Blog ha scritto più di una volta, da 13 mesi a questa parte, sul rischio e sul rendimento delle Borsa italiana. E confermano, ulteriormente, quanto furono spregiudicati quelli che, senza avere capito bene come funziona un mercato finanziario, spinsero i Clienti in modo "disperato" esattamente un anno fa ad aumentare l'esposizione verso il mercato di Milano.

Il motivo per cui ne scriviamo oggi però è un altro: lo scontro, che dura da settimane e diviene sempre più esplicito, tra Commissione Europea e Governo italiano è un segnale forte, di chiusura di quella fase che potremmo chiamare "di massima flessibilità", sulla quale l'Italia ha galleggiato negli ultimi 24 mesi. Ne potete leggere oggi stesso sui quotidiani. Quella stagione è finita, e si stanno rinegoziando alcune condizioni: come abbiamo scritto questa mattina in un Post precedente, la fase si è chiusa in parallelo con l'indebolimento di Draghi, come ruolo e come persona. L'investitore deve tenere conto del fatto che nella nuova fase né i BTp né la Borsa potranno più godere della medesima "benevolenza", ovvero "compiacenza", che abbiamo visto negli ultimi due anni. E' arrivato il momento di domandarsi che senso abbia un rendimento dello 1,50% sul debito pubblico italiano a 10 anni.

Mercati oggiValter Buffo
Chi rischia più di tutti? Il dollaro USA (parte 1)

Nel contesto di mercato che si sta profilando in queste settimane a noi pare che uno dei rischi maggiori riguardi il dollaro USA, per il quale non possiamo escludere una caduta verticale: da 12 mesi a questa parte, si costruiscono aspettative di rialzo, alimentate da quella che i media hanno definito "la scommessa della Fed sulla crescita USA". Ecco, tutto sta qui: se tra qualche settimana risultasse che la Fed ha perso la scommessa, e se questo diventasse evidente anche nelle aspettative dei mercati per i rialzi futuri dei tassi Fed (abbiamo iniziato l'anno con quattro nel 2016, ora siamo a tre ... potremmo scendere a zero?) ci sarebbe sui mercati una reazione anche più ampia di quella vista il 3 dicembre, quando fu la BCE a deludere le aspettative.

Come sapete, le aspettative di Recce'd sono di rivedere 1,2000 contro euro, e adesso anche contro yen le cose si sono rimesse in moto, e 110 non è molto lontano. Va detto anche che, se queste aspettative si avverassero, lo stress per azioni ed obbligazioni sarebbe elevato.

Mercati oggiValter Buffo
Europa: Draghi è in questione

Il portavoce per la Finanza della alleanza tedesca che sostiene Merkel, che si chiama Antjie Tillman, secondo quanto riportano oggi i giornali, ha detto queste parole: 

I believe Mr. Draghi knows that we’re waiting for this.

Colpisce il tono: questa è quasi una ingiunzione ad agire. E che cosa si chiede a Draghi di fare? Di chiudere la fase dei tassi di interesse a zero (o sotto zero). La debolezza politica di Merkel la rende più sensibile agli argomenti di coloro (e sono tanti) che affermano che la politica di QE produce più danni che risultati positivi. La debolezza politica di Merkel si traduce così nella debolezza di Draghi, che abbiamo toccato con mano già lo scorso dicembre.

Perché questo è importante per noi investitori? Perché sono moltissimi, sui mercati quelli che sono rimasti indietro, che sono rimasti al "Whatever it takes", e che non si rendono ancora conto che nel 2016 è pressoché certo che dalla BCE arriverà una gradale marcia indietro. E quindi sorprese negative per tutti quelli rimasti indietro.

Mercati oggiValter Buffo
Obbligazioni: perché nessuno compra?

Il tratto più forte, sui mercati internazionali, in queste prime due settimane del 2016, è stata la totale insensibilità delle obbligazioni ai crolli di Borsa e materie prime. Nessuno compra le obbligazioni anche se le Borse crollano: perché?

Siamo abituati a pensare che si cerca rifugio nelle obbligazioni se aumenta la volatilità negli altri comparti del mercato finanziaria: il fatto che oggi questa correlazione sia pari a zero è un ulteriore segnale delle anomalie che condizionano oggi i mercati obbligazionari. 

Torniamo quindi a ripetere che ci aspettiamo nel 2016 di vedere nuove fasi di forte turbolenza, come quella vista nel 2015 tra aprile e giugno, per effetto non dei cambiamenti delle condizioni sottostanti (macroeconomiche) quanto della illiquidità e della concentrazione dei rischi nel comparto obbligazionario globale. L?investitore infatti deve chiedersi: se nessuno compra le obbligazioni in queste settimane, come potrebbero materializzarsi compratori in momenti meno favorevoli ai bonds?

Mercati oggiValter Buffo
Petrolio: quando entrare?

La volatilità estrema del petrolio in queste ultime sedute è un segnale di assestamento? Sta formandosi un "fondo"? Un bottom? Non lo sappiamo, e di certo abbiamo sofferto per la nostra posizione LONG sulle materie prime nelle ultime settimane. E tuttavia la posizione LONG non ci preoccupa più di tanto: è vero che lo spazio di ribasso, ovvero il downside del petrolio, anche dai livelli attuali rimane ampio (chi parla di 20$ al barile, chi scrive di 10$ al barile) ma in ogni caso a noi quelle attuali sembrano valutazioni interessanti, e siamo disposti a mettere pazienza. Ricordiamo a noi e a voi che ci leggete che i movimenti del petrolio sono diversi dai movimenti sui mercati dei titoli, ribassi e rialzi si misurano a colpi di 10 dollari indipendentemente dai livelli di partenza: e quindi un recupero dei 60$, che pure sarebbe un aumento del 100% dai prezzi di oggi, resta ampiamente possibile anche in un orizzonte di breve termine.

Il problema che a noi pare più serio, al riguardo del petrolio, è l'impatto di un eventuale recupero sui mercati finanziari. Il ribasso del petrolio ha visto scendere anche i prezzi di Borsa, ma un recupero sarebbe necessariamente positivo? In un contesto di crescita debole, non potrebbe risultare deprimente? E sui rendimenti delle obbligazioni, quanto peserebbe un nuovo rischio di inflazione? E il dollaro USA, dovrebbe indebolirsi, vista la correlazione degli ultimi anni?

Mercati oggiValter Buffo