Borse di Occidente: quando rimbalzano? E cosa importa? (parte 1)

Nell'ultima settimana, a fronte di una volatilità esasperata degli indici in Europa ed USA, abbiamo letto un diluvio di commenti sulle opportunità di "rientrare" ora che i livelli di prezzo sono più bassi. Ne scriviamo anche se l'argomento a noi sembra mal posto: anzi, ne scriviamo proprio per quella ragione. In Recce'd non utilizziamo, mai, criteri come quello di "rientrare", o di "comperare i ribassi": questo perché a noi sembra indispensabile affiancare sempre, all'andamento dei prezzi, l'andamento del sottostante, ovvero l'andamento dell'economia reale.

Come vi abbiamo dettagliato, con due serie di interventi, nel periodo delle Festività, i problemi che pesano sui mercati azionari sono problemi seri: da un lato, dati economici che peggiorano di settimana in settimana (anche negli Stati Uniti, nonostante i dati per l'occupazione); dall'altro lato, un atteggiamento unanime, e drammaticamente diverso, di tutte le banche globali, che solo 12 mesi fa non avevano alcun dubbio sulla solidità del rally, e che oggi, tutte nello stesso momento, prendono le distanze, o peggio ancora diventano all'improvviso negative.

Il problema, secondo Recce'd, non è quello di "quando rientrare": il problema è quello contrario, oppure valutare con attenzione se vale la pena, viste le prospettive di rendimento, di tenere in portafoglio posizioni LONG di azionario. Vi ripetiamo, per una ennesima volta, che costruire un portafoglio partendo dalla cosiddetta asset allocation, in base alla quale "un tanto di azionario ce lo devo avere", è un modo di investire superato e dannoso.

E ripetiamo anche, qui, che i danno fatti dalla Cina e dal petrolio sulle Borse di Occidente sono la migliore testimonianza di quanto Recce'd ha sempre sostenuto: ovvero della fragilità e dei pericoli che sono stati creati dalle politiche monetarie finalizzate a gonfiare i prezzi, allontanandoli dalla realtà. In un contesto meno gonfiato, i danni sarebbero stato infinitamente più piccoli, ed invece ora sembra proprio che dovremo fare i conti con una nuova fase di prolungata correzione verso il basso. Non per colpa della Cina e non per colpa del petrolio.

Mercati oggiValter Buffo
Shanghai bear market: un problema di medio termine

Chiudendo a 2900 punti venerdì 15 gennaio, la Borsa di Shanghai è tornata in quello che tecnicamente si chiama bear market, ovvero una discesa più ampia del 20% dai massimi di mercato più recenti. Non ci sorprende: noi di Recce'd siamo stati tra i pochi ad insistere, settimana dopo settimana, sul tema Cina, quando la maggior parte delle banche sosteneva che dopo la crisi di agosto la situazione fosse tornata "sotto controllo". Niente di meno vero, uno sbaglio grave per chi si occupa (dovrebbe occuparsi) dei vostri investimenti: grave perché segnala che non si è capito che il problema che tocca oggi la Cina (economia e finanza insieme) è un problema di medio termine, che resterà un fattore per i mercati (e per i nostri investimenti) per anni.

Quale è il problema? Il problema è questo: si è interrotta, ed anzi ha già svoltato, la marcia della Cina verso l'apertura al mercato della propria economia. L'esplosione del credito interno, negli ultimi cinque anni, sulla scia di ciò che hanno fatto le altre Banche Centrali, ha determinato una situazione di "fuori controllo", alla quale le Autorità hanno dovuto fare fronte con interventi di tipo "dirigistico". Quelli sulla Borsa sono stati i più commentati, ma è molto più importante ciò che è successo nell'ultima settimana sullo yuan. Lo yuan è stato da pochi mesi incluso dal Fondo Monetario tra le valute di riserva, ma il tasso che le Autorità cinesi hanno imposto sui suoi prestiti (che oggi equivale al 70% annuo) lo rende di fatto indisponibile per gli investitori esteri.

E qui si arriva al punto: non si può avere una valuta che è al tempo stesso "valuta di riserva" ma con un "cambio amministrato": avanti così, non si potrà andare. Tassi overnight pari al 70% implicano che già oggi lo yuan vale molto meno di quanto non dicano i cambi ufficiali, ed il mondo non è pronto ad una svalutazione così ampia. Aspettiamoci dunque ulteriori, e forti scossoni internazionali, e forse qualche shock sul piano politico: la Cina oggi non solo non è più la "locomotiva della crescita", è un fattore di incertezza per i mercati.

Mercati oggiValter Buffo
Borsa di Milano e Borsa di Tokyo: due scommesse sbagliate (per chi le ha fatte)

Come vedete dal grafico sotto, tornando a 17000 punti il Nikkei stamattina ha cancellato tutto il rialzo 2015. Il FTSE MIB di Milano, invece, è tornato ai livelli di inizio 2014. Su quei livelli (di due anni fa) il Nikkei risulta in rialzo del 16%, ma va detto che nel frattempo lo yen sull'euro ha perso il 35%. Insomma: per chi le ha fatte, sono state due scommesse sbagliate, per non dire disastrose. Che cosa insegna questa esperienza? Abbiamo letto ieri questa frase: "le Borse si comportano come se non ci fossero le Banche Centrali". E' sbagliato: la verità è che le Borse ora si comportano come se le Banche Centrali non avessero il potere di gonfiare i prezzi in Borsa: e quindi, si comportano in un modo che corrisponde alla realtà dei fatti. Sono le prospettive delle Società, e non le Banche Centrali con la loro liquidità, che determinano quanto vale una Borsa. E quanto alle prospettive, per la stagione delle trimestrali USA che inizia oggi si prevede un calo degli utili del 7% circa, il calo più ampio dal 2009. Noi di Recce'd da sempre vi suggeriamo di guardare alla realtà delle cose, e non alle dichiarazioni dei funzionari delle Banche Centrali, per orientare gli investimenti. Non si investe in Borsa perché "non c'è niente altro da fare", è un errore.

Mercati oggiValter Buffo
Gli autentici segnali di rischio (5): i Titoli di Stato

Ma perché mai nessuno parla di obbligazioni? In queste settimane, è tutto cambi, tutto Cina, tutto Borse. Sembra quasi che le obbligazioni siano un mondo a parte, separato dal resto.

E di certo può sembrare così, se si dà solo uno sguardo superficiale: perché è clamoroso che in un anno come il 2015, con due QE in Europa e mezzo in Giappone (a dicembre), con la svalutazione del franco svizzero e della valuta di Cina, e altre turbolenze assortite, l'anno sia finiti con i medesimi rendimenti sui Titoli di Stato di inizio anno. Lo vedete nel grafico qui sotto.

E nel 2016? le Borse hanno iniziato l'anno con la più ampia caduta della storia, e i tassi sui Titoli di Stato di fatto non si sono mossi.

Le obbligazioni si stanno caricando come una molla. Recce'd, a cui non piace fare "le previsioni" (noi preferiamo lavorare sui mercati e sui dati giorno per giorno, settimana per settimana), azzarda questa volta una previsione: ci sarà anche quest'anno un episodio come quello a cui assistemmo tra marzo e maggio 2015, con un crollo improvviso dei prezzi. Ma nel 2016 il movimento sarà più ampio.

Mercati oggiValter Buffo
Gli autentici segnali di rischio (4): il valore degli immobili

Le Banche Centrali hanno rovesciato sul mondo un oceano di nuova liquidità, dopo il 2009, con una intenzione dichiarata (fare ripartire la crescita) ed una intenzione nascosta ma autentica (salvare un sistema bancario in parte già fallito). Le conseguenze di queste politiche fino ad oggi sono state molto visibili sui mercati finanziari, modeste (USA) oppure del tutto assenti (Giappone e Eurozona) per ciò riguarda l'economia reale, crescita, inflazione ed altre variabili.

L'oceano di liquidità ha alimentano non solo una crescita enorme del debito, ma pure una inflazione dei prezzi degli asset, finanziari e non finanziari. Dei primi, ci occupiamo ogni mattina, mentre dei secondi parliamo raramente: e tuttavia, è importante segnalare qui che la decisione della Federal Reserve di invertire la rotta e ridurre (gradualmente, d'accordo, ma comunque ridurre) la liquidità in circolazione avrà un fortissimo impatto sul comparto immobiliare. perché anche quello, dopo il 2009, ha evitato i fallimenti a catena soltanto grazie alla creazione di liquidità, senza alcun precedente, delle Banche Centrali.

Secondo le stime di quello che è forse il maggiore operatore globale del settore, Franck Knight, nel 2016 dovrebbe risultare pari a zero l'incremento di valore delle transazioni immobiliari in Europa (grafico sotto). Non deve essere certo questo dato ad impressionare: impressiona invece pensare che il valore degli scambi immobiliari sia raddoppiato in tre anni, e soprattutto in un contesto economico stagnante. Come è stato possibile?

Un raddoppio dei volumi scambiati è impossibile da realizzare, senza un forte sostegno delle banche commerciali, che come sempre hanno finanziato quasi esclusivamente i "grandi progetti" degli immobiliaristi. Questo risulta, se guardiamo i dati per i mutui alle famiglie, che di sicuro NON sono raddoppiati in tre anni, né in Italia né in Europa.

Il punto è che oggi i denari degli investitori da Cina, Russia ed Arabia non ci sono più, le economie camminano con un'andatura traballante, e lo shock del QE di Draghi, e dei suoi finanziamenti LTRO, è già una cosa del passato. Le prospettive del settore immobiliare in Europa, a nostro parere, sono molto peggiori di quelle che vediamo nel grafico qui sotto, e non vorremmo che come sempre in passato le esposizioni eccessive ai "grandi progetti immobiliari" venissero poi ripianate dal denaro pubblico, dopo una fase di acuta sofferenza per tutti. Questo è un fattore di rischio sistemico più vicino, e più grande, della Cina e più grande del petrolio.

Mercati oggiValter Buffo