Gennaio 2016: i temi di mercato (parte 1). Le valutazioni sulla Borsa USA

Tra i temi che domineranno i mercati in questo mese, spicca quello degli utili delle Società quotate negli USA: come sapete, si è verificato nel 2015 quello che viene chiamato "earnings recession " e che corrisponde a due trimestri consecutivi di calo degli utili delle Società quotate. Si teme, che i dati che usciranno in gennaio, relativi al quarto ed ultimo trimestre 2015, risulteranno ancora una volta in calo, prolungando quindi la striscia a tre trimestri. Il dato preoccupa molto gli operatori, perché oggi l'indice USA S&P 500 esprime un rapporto P/E molto vicino a 20, e si colloca quindi su livelli di valutazione molto elevati. Nelle ultime settimane, poi, si è registrato un ulteriore peggioramento delle aspettative, specie dal lato delle revenues, ovvero dei ricavi aziendali: come vedete nel grafico qui sotto, il rapporto tra revisioni in positivo e revisioni in negativo è sceso a 0,50, e sono si vedeva un dato così basso dal 2009. Il dato ci dice che ci sono due revisioni al ribasso per ogni revisione al rialzo. Aspettiamoci quindi una elevata volatilità dei prezzi e dello stesso indice in reazione ai prossimi risultati trimestrali.

Mercati oggiValter Buffo
Gennaio 2016: esiste lo January effect?

Sono state molte le delusioni, nel 2015, per gli appassionati di ricorrenze stagionali. Il tema della stagionalità, in particolare, era stato richiamato da molti per il mese di Dicembre, che in teoria avrebbe dovuto "salvare" l'anno e consentire di chiudere con un risultato positivo. Non è stato così: sia l'indice globale delle Borse, lo MSCI World, sia l'indice più importante del mondo, lo S&P 500 di New York, hanno chiuso in negativo. Ora, quelli che si sentono in obbligo di "pompare sempre" i mercati guardano allo January effect, che però è un coltello a due lame: da un lato, molti sostengono che in gennaio la performance delle Borse tende ad essere sempre positiva, dall'altro lato si sostiene che il segno di gennaio (positivo o negativo) sarà poi anche il segno di chiusura a fine anno, lasciando quindi la porta aperta in entrambe le direzioni. Scriviamo queste righe per informare di un tema dibattuto sui mercati: in Recce'd la stagionalità non viene presa in considerazione come supporto operativo, ma solo come elemento di colore. Sempre allo scopo di informarvi, abbiamo recuperato quello che veniva scritto esattamente 12 mesi fa sul tema della stagionalità, e lo riportiamo qui sotto.

The January Effect: Stocks tend to outperform in the first month of the year. 
Well not in 2015. The S&P fell 3.1% this January and was down 3.6% in January of last year. 

The January Barometer: If stocks rise in January, they will continue to rise for the remaining 11 months of the year. 
In 2014 the S&P fell in January but rose over 15% from February through December.

Sell In May And Go Away: Stocks tend to perform worse from May through October than during the other 6 months of the year. 
The S&P rose 7.1% from May through October of 2014. This is slightly less than the previous 6 months (up 7.3%) but certainly doesn't warrant staying out of the market.

The September Slump: September is the worst month for stocks. 
The S&P did fall in September of 2014, down 1.5%, but January was worse.

Sell Rosh Hashanah, Buy Yom Kippur: The trading days between the Jewish high holidays are said to be bad for stocks. 
Shanna Tova! Finally, one that really worked in 2014! The S&P fell 1.5% during this period last year.

The Santa Claus Rally: Stocks are expected to rise during the last 5 trading days of the year through the first 2 trading days of the new year. 
At the end of 2014 through the first trading days of 2015 the S&P 500 fell about 3%.

Valter Buffo
Il punto 2016 (parte 16): il settore del risparmio gestito e le Reti

Siamo di fronte ad una tendenza internazionale molto forte, documentata proprio in questi giorni dal grafico qui in basso: le banche globali di investimento, quelle che ancora oggi dominano con un cartello la finanza internazionale, quelle che hanno il pieno supporto degli attuali banchieri centrali, quelle che causarono la Grande Recessione 2007-2009, hanno avviato una fase di riduzione, drastica, delle dimensioni e del personale. Secondo Bloomberg il numero di posti di lavoro persi, soltanto tra le grandi banche globali, dopo il 2009 ha toccato il mezzo milione.

Questa tendenza significa due cose: 1) è stato dimostrato che nel settore della finanza, e del risparmio gestito in particolare (sul quale tutte le grandi banche globali si erano buttate da dieci anni a questa parte), "grande" non è sinonimo di più efficiente, né di migliori risultati per il Cliente, né di maggiore trasparenza, né di minore predisposizione all'inganno del Cliente (vedi LIBOR, FX e multe sulla vendita dei Fondi Comuni); e 2) quel mezzo milione di posizioni era stata creata non per generare valore per il Cliente, ma soltanto per occupare posizioni sui mercati.

Principali conseguenze? La prima sarà la comparsa di nuovi soggetti, di nuovi attori, di nuove Istituzioni. E' impensabile che questa tendenza non arrivi anche in periferia, e non colpisca anche le banche locali e di medie dimensioni.  La seconda sarà la comparsa di nuovi servizi, di nuove modalità di interazione con il Cliente e con il mercato, di nuove capacità professionali: è inimmaginabile che questo cambiamento non investa anche le Reti di promotori e le Reti di Private Banking.

Recce'd nasce proprio per sfruttare le nuove opportunità che deriveranno da questo tsunami che sta investendo il settore delle banche e dei risparmio gestito a livello globale e locale, grande e piccolo, dei servizi di promozione, di vendita, di gestione e di intermediazione.

Mercati oggiValter Buffo
Il punto 2016 (parte 15): il trading sulle valute maggiori

E' curioso leggere in questi giorni, a consuntivo dell'anno che si chiude, che i Fondi che operano prevalentemente sui cambi tra le valute (currency funds) hanno avuto il loro anno peggiore dal 2011: non è stato infatti un anno, il 2015, ricco di eventi drammatici (se escludiamo la svalutazione del franco svizzero a gennaio scorso). Le difficoltà che vedete rappresentate in modo efficace dal grafico qui in basso devono dunque derivare, in toto, da previsioni sbagliate, e prima fra tutte la previsione del rafforzamento del dollaro, sulla quale moltissimi hanno scommesso inutilmente, prendendo poi un sonoro schiaffo proprio a dicembre.

Nonostante questo, le banche globali di investimento ripropongono come trade del 2016 il LONG DOLLAR SHORT EURO, basandosi sulla "divergenza delle politiche monetarie": una affermazione che non tiene conto della realtà, visto che la più recente riunione della BCE ci ha detto che Draghi ha già, in buona sostanza, esaurito i suoi spazi di manovra (specie all'interno del suo Board) mentre a Yellen gli spazi di manovra vengono ristretti dagli stessi dati per l'economia reale USA, con in testa manifattura e vendite al dettaglio di dicembre 2015.

Tutto ciò detto, le nostre posizioni operative sono ben note a chi ci segue: sia sul cambio dollaro/euro, sia sul cambio euro/yen. Vediamo il primo più stabile, con un limitato margine di oscillazione, mentre vediamo un potenziale movimento di maggiore ampiezza sul secondo, legato alle vicende del Giappone, Paese che attraversa una fase molto complicata, che potrebbe diventare critica da un giorno al'altro.

Mercati oggiValter Buffo
Il punto 2016 (parte 14): i Mercati Emergenti

Gli Emerging Markets oggi sono una realtà estremamente frammentata: dall'India al Brasile, passando per Indonesia e Turchia, troviamo situazioni molto differenti tra loro. Un solo dato accomuna tutte queste realtà: dovranno affrontare la fine della fase di monetary easing da parte della Federal Reserve, un fatto che ha già prodotto pesanti conseguenze sui flussi di capitale nel 2015 e non ha ancora esaurito del tutto le sue implicazioni. Un esempio concreto è il crollo delle riserve ufficiali di valuta, che viene raccontato dal grafico qui sotto.

E tuttavia, abbiamo visto nel corso del 2015 vendite indiscriminate su tutto il mondo Emergente, dalle valute alle obbligazioni alle azioni. ed è proprio per questa ragione che nel 2016 andremo alla ricerca di opportunità LONG nel mondo Emergente, tentando di sfruttare la miopia del mercato di massa, che ragiona solo per grandi categorie e mai in modo selettivo. Se la "moda" sarà quella di vendere gli Emergenti, si creeranno importanti opportunità di investimento.

Non è possibile dire oggi verso quali realtà si orienteranno i nostri flussi di acquisto: valuteremo, giorno per giorno, dati, informazioni e performances dei mercati.  E ne informeremo i nostri Clienti e lettori.

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