Dollaro USA sopra 1,1000

Che Draghi abbia perso quasi del tutto la sua capacità di influenzare gli operatori? Oggi 14 dicembre, a pochi giorni dal secondo annuncio di QE, il dollaro USA scende e torna sopra 1,1000 contro euro: e dire che proprio stamattina Draghi aveva ripreso il suo tono da Gran generale napoleonico

Within our mandate we have no limits on the choice of policy tools or the way to employ it. We can always bring inflation to our target. We must do it and we will do it." 

Anche oggi, però, i mercati non gli hanno dato retta: e se volete operare sul cambio tra euro e dollaro, il nostro suggerimento è sempre lo stesso, di NON ascoltare le parole di Draghi e guardare piuttosto alla realtà dei dati e dei fatti. E in particolare, il suggerimento è quello di fare grande attenzione al fatto che, in una fase di Borse deboli e mercati volatili, il dollaro è sempre debole sia verso yen sia verso euro,  senza il minimo riguardo per gli annunci di Kuroda e di Draghi.

Mercati oggiValter Buffo
Perdere soldi investendo in obbligazioni? (parte 2)

Lo scorso 20 novembre, nel primo dei Post con questo titolo, abbiamo richiamato la vostra attenzione sul fatto che (nonostante ciò che dicono in molti, per ragioni di convenienza) nel portafoglio obbligazionario ci sono molti rischi, che a Recce'd oggi risultano tanto grandi quanto quelli del portafoglio di azioni. Questa frase può sembrare eccessiva ad alcuni, ma noi insistiamo invece nel segnalarvi che, in molti comparti del mercato obbligazionario, oggi si vedono rendimenti vicini a zero a fronte di rischi grandi quanto i rischi azionari. Ecco qui sotto un esempio: il più grande ETF che investe in obbligazioni USA a basso rating oggi perde il 12% rispetto ai valori di inizio anno: notate che in quel portafoglio non trovate solo obbligazioni a lungo termine, ma pure obbligazioni a uno, due, tre anni, e quindi il -12% è una media ponderata. Sarà bene tenere a mente questo, perché il 2015 non è stato un anno difficile, in generale per i mercati obbligazionari: vi basterà ricordare i due annunci di QE di Draghi, un rialzo dei tassi ufficiali USA rinviato da aprile a dicembre, l'inflazione inesistente, la crescita economica moderata. Chiedetevi: che cosa sarebbe successo a queste obbligazioni, in un anno difficile? Quanto avrebbero perso, in percentuale? A nostro parere, il difficile deve ancora venire e il 2016 sarà un anno in cui la gestione del rischio farà le performances di tutti gli investitori.

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Stagionalità: quando è che funziona?

Sui quotidiani, ma pure tra alcuni (non molti) professionisti del settore va di moda il tema della stagionalità: quale è il mese migliore dell'anno per le Borse? e quale è il trimestre peggiore? C'è persino qualche gestore (non molti) che si affida al calendario: si sa che le storie semplici hanno un loro fascino, non si deve fare troppa fatica per valutare i titoli, ci si affida al calendario, i mesi sono 12, le medie storiche le calcola un pc, e il gioco è fatto. Peccato che (come avevamo già notato per le medie mobili) non funziona, o meglio funziona solo dopo e mai prima. Prendete il grafico in basso: quella in grigio chiaro è la media storica, quella in blu scuro invece è la traccia dello S&P 500 quest'anno. Se mi affido alla stagionalità, adesso dovrebbe esserci il recupero della Borsa, ma a voi sembra che negli 11 mesi precedenti, affidandomi alla stagionalità, avrei guadagnato oppure perso sul mio portafoglio? Conclusione: occupiamoci di cose di maggiore sostanza, quando costruiamo i nostri portafogli, e lasciamo perdere i giochi con i grafici, che si chiamano stagionalità, medie mobili o altre regolette troppo semplici per essere vere.

Mercati oggiValter Buffo
La storia del petrolio (vista da Recce'd): parte 2

Nel primo Post con questo titolo, qualche giorno fa (9 dicembre), abbiamo detto con chiarezza che la nostra visione sul petrolio attribuisce la maggior parte del ribasso 2014-205 non al calo della domanda, e neppure all'aumento dell'offerta: l'Arabia Saudita ha lanciato la sua "guerra dei prezzi" sfruttando un contesto di mercato (per le materie prime) già gravemente compromesso dall'uscita di banche globali e Fondi HEDGE dal comparto. A conferma di questo, è arrivato stamattina un articolo su Bloomberg, dove si cita un report appena pubblicato dalla Società Trafigura, dove si osserva che

Losses due to poor performance and investor withdrawals have left assets at the top 10 commodities hedge funds at less than $10 billion, compared with more than $50 billion in 2008. (...) the perception of commodities as an investable asset has been replaced by a “generalized aversion.

Nel medesimo report appena pubblicato dalla Società Trafigura si scrive quello che Bloomberg riporta qui:

Overall 2015 was “a difficult year” for commodity-related hedge funds, Trafigura said. The market became less liquid and more difficult to trade as hedge fund withdrawals led to closures, the trader said. Since 2012, at least 12 asset managers in commodities, including high-profile names such as Clive Capital LLP and Centaurus Energy LP, and startups like Higgs Capital Management and Mastic Investment have closed. Hedge funds betting on raw materials are heading for their worst performance in seven years after losing 4.6 percent in the first 10 months of 2015, according to the Newedge Commodity Trading Index.

Va in questo senso anche il rumore sui mercati di questa mattina, 14 dicembre, dopo che da Wells Fargo è arrivato un segnale di allarme: la banca USA infatti ha comunicato di avere chiesto ai propri Clienti di aumentare i margini sulle posizioni in commodities. Ovviamente, chi non disporrà dei margini richiesti dovrà chiudere le posizioni a leva, e da qui arriveranno nuove vendite. Nei nostri portafogli, però, la posizione rimane LONG nella convinzione che queste tensioni, tute interne al mercato finanziario, sono vicine a raggiungere il loro punto di massimo, e questo massimo coinciderà con il minimo dei prezzi di petrolio ed altre materie prime.

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FTSE MIB a 20000 e la posizione di Draghi

Il triste finale d'anno dell'indice della Borsa di Milano, lontano dai massimi dell'anno del 20% e sui livelli di fine 2014, è un problema per tutti quegli investitori che si sono lasciati attrare da certi argomenti commerciali ("la nostra visione per le Borse di Eurozona è costruttiva ..."), ma è un problema anche per Mario Draghi, il principale (e forse l'unico) artefice del rialzo di gennaio-marzo che oggi i mercati hanno cancellato. Il mercato ci dice, attreverso i prezzi, che Draghi è poco credibile, e a nostro parere anche nei corridoi di Francoforte le cose per Draghi vanno meno bene. Lo dimostra di certo l'esito della più recente riunione del Consiglio della BCE, ma soprattutto le due dichiarazioni pubbliche della settimana scorsa, con le quali due membri del Board (Nowotny e Mersch) hanno detto, in sintonia fra loro, che i mercato hanno la responsabilità di avere "costruito aspettative assurde" per la più recente riunione della BCE. Notate bene questo punto: i due membri del Board non dicono che i mercati hanno ragione ad aspettarsi sempre di più, e lanciano il messaggio contrario, cioè che quelle specifiche aspettattive (e quindi l'aumento degli importi mensili del QE) erano "una follia". E quindi: anche se Draghi stamattina ripete ancora che "non c'è limite agli strumenti che potremmo utilizzare", ora è chiarissimo che il limite c'è, ed è un limite invalicabile. Il limite è il suo Board.

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