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Gli inganni delle subordinate: chi è il responsabile?

La nostra linea sulle obbligazioni europee subordinate e high yield la conoscete bene, perché ne scriviamo da due anni. In Italia pensavamo che fosse un problema per piccole banche locali, e adesso scopriamo che è un problema anche per la più grande banca europea, una delle maggiori al mondo, una banca che domina anche nel settore dei prodotti di risparmio gestito. Deutsche Bank, che stamattina 10 febbraio è stata costretta a fare circolare l'ipotesi di un riacquisto delle sue stesse obbligazioni.

Il problema, quindi, non è locale, di Marche o di Etruria: è un problema di Eurozona. E allora, ci sembra inutile, e forse ingiusto, prendersela con i Consigli di Amministrazione delle banche locali in questione: il pubblico dovrebbe prendersela con chi ha autorizzato, e favorito, ed anche spinto alla diffusione di strumenti come questi.

Chi è il responsabile? Lo scrive oggi il Wall Street Journal, che spiega anche il perché si è arrivati a questo, ovvero per evitare alle banche una raccolta di capitali che, dal 2008 ad oggi, sarebbe comunque risultata sempre impossibile, alle condizioni di mercato (benché si sia resa necessaria proprio per effetto di "nuove e più stringenti regole sul capitale").

Si è cercata per questo una strada alternativa, che aggirasse (o meglio: raggirasse) l'ostacolo. Scrive così il Wall Street Journal sulle obbligazioni ibride:

The instruments have become popular with European banks as they work to meet more stringent regulatory requirements on bank capital in the wake of the financial crisis. They are counted as Tier 1 contingent convertible bonds, or additional Tier 1 capital. They are a way for banks to improve their capital ratios, as required under new rules, without issuing more shares. European governments have encouraged their issuance as a way to avoid the crisis-era bailouts that were so unpopular with taxpayers

Mercati oggiValter Buffo
Strategia di investimento 2016: che cosa c'è dopo il rimbalzo (parte 1)

L'avvio del 2016 è stato uno shock per molti, ma non per i portafogli di Recce'd che ne hanno ricavato un profitto significativo. Al di là della fase di panico, e di un eventuale rimbalzo, quali sono le linee guida che seguiremo nella gestione dei nostri portafogli?

L'elevata volatilità delle prime sei settimane del 2016 non ci suggerisce di modificare, neppure di poco, la strategia impostata sul finire del 2015.

Allo scopo di non ripetere qui cose già scritte, e molto facilmente accessibili utilizzando un motore di ricerca (come Google o altro), vi suggeriamo di tornare indietro di qualche settimana in questo Blog, e di leggere in particolare i Post di due serie:

  1. la prima serie aveva per titolo "Un primo sguardo al 2016: cinque domande a cui rispondere subito" e risale allo scorso novembre e dicembre
  2. la seconda serie aveva per titolo "Il punto 2016" ed è stata pubblicata a cavallo del Fine Anno 2015

Per chi è interessato, si possono trovare con un certo dettaglio tutti gli indirizzi che la nostra gestione di portafoglio ha seguito, e seguirà ancora nei prossimi mesi. Avrete un esempio concreto della totale trasparenza di Recce'd.

I nostri Clienti hanno visto anche i risultati di queste scelte.

Mercati oggiValter Buffo
Il rimbalzo? Non conta nulla (per i vostri soldi)

Abbiamo scritto, sia in questo Blog, sia in alcuni documenti riservati ai Clienti, sia poi questa mattina (10 febbraio) nella pagina dedicata ai Mercati in real-time, che questo rimbalzo delle Borse, che potrebbe durare per più sedute, ha quasi nessuna importanza per le vostre performances. Abbiamo scritto in modo sintetico, ed alcuni ci hanno chiesto di chiarire: lo facciamo qui e per tutti.

Nel grafico qui sotto, è stata disegnato l'andamento durante l'anno di una media di 7 anni (e precisamente 1970, 1977, 1978, 1990, 2000, 2008 e 2009) nei quali l'indice di Borsa S&P 500, il più grande ed il più liquido del mondo, quello da cui dipende anche la performance della Borsa di Milano, ha iniziato l'anno con un calo superiore al 5%, come è successo anche nel 2016.

Che informazioni possiamo ricavare da questo grafico? Ci dice che in questi sette anni, in media, l'anno si è chiuso con una perdita del 4% circa.Tutto qui?

No: secondo Recce'd, c'è una informazione ben più significativa, ovvero che al primo calo è seguito un rimbalzo, poi un calo, poi un nuovo rimbalzo. Insomma: chi è rimasto fermo ha sbagliato, ha perso opportunità.

Quali sono le cose da fare? Ve ne elenchiamo qui tre:

  1. chiedetevi se è il caso distare fermi ad attendere che "il destino faccia il suo corso"
  2. chiedeteci chi può aiutarvi a capire, durante l'anno quando c'è uno di questi rimbalzi, se il vostro consulente ne ha la qualità, la competenza, la professionalità 
  3. chiedetevi se per caso, nel 2016, il mercato invece di seguire quella linea nera, che è una media, si comporterà come in uno solo di quei sette anni che abbiamo elencato: perché farebbe una ENORME differenza per voi e per i vostri soldi, se siamo nel 1978 oppure nel 2008 oppure nel 2009



Mercati oggiValter Buffo
Indicazioni operative: che cosa fare (parte 3)

La gestione del rischio, da sempre, è uno dei nostri punti forti. Non soltanto ne scriviamo, con insistenza (nei documenti che sono dedicati ai Clienti, ma pure sul Blog e nei bollettini quotidiani): noi facciamo gestione attiva dei rischi nella gestione dei portafogli modello.

La gestione attiva del rischio è quella che parte da una misura del rischio di shortfall, di ribasso, in ognuna delle posizioni in portafoglio e in ognuna delle posizioni che in futuro potrebbero entrare nel portafoglio. Questa è l'attività che ti spiega, ad esempio che è una follia investire sulle Borse di Eurozona quando tutti ti spingono a farlo.

Questo tipo di risk management è esattamente l'opposto di quello utilizzato dalla Reti di Private Banking, che proprio ieri, 9 febbraio, è stato spiegato così sul Sole 24 Ore

Un altro motivo tecnico che alimenta l’effetto palla di neve è il Var, Value at risk. A molti clienti viene associato un Var, un livello massimo di rischio che può sopportare in portafoglio. Ad esempio può essere previsto che un determinato portafoglio non può perdere più del 5% in una settimana. Se questo livello viene sfondato il gestore è costretto a vendere, non tanto perché non crede nella solidità dei titoli in portafoglio, quanto perché è costretto a farlo automaticamente per il fatto che l’elevata volatilità dei mercati ha fatto scattare il limite del Var.

Il Sole 24 Ore spiega così il fatto che "le vendite alimentano le vendite" (l'effetto "palla di neve"): perché se la gestione del rischio è fatta con il modello VAR, se i mercati scendono ti fanno vendere in perdita, e comperi solo dopo che i prezzi sono saliti. La gestione del rischio fatta con lo specchietto retrovisore.

Mercati oggiValter Buffo
Indicazioni operative: che cosa fare (parte 2)

Nel primo Post di questa serie, pubblicato ieri, vi abbiamo dato tre consigli pratici molto precisi. In sintesi: se siete in difficoltà, se avete subito perdite a causa del calo degli indici, smettetela di preoccuparvi del rimbalzo (ci sarà? non ci sarà?) e pensate a quello che verrà dopo, facendo tre semplici cose:

  1. cambiate strategia
  2. cambiate prodotti oppure strumenti finanziari
  3. cambiate advisor

Detto questo, come operare sul proprio portafoglio? Passarci sopra con il bulldozer, oppure adottare un atteggiamento graduale? Non ci può essere una regola generale, valida per tutti: dipende dalla situazione di partenza. Vediamo ogni giorno situazioni più urgenti (alcune gravissime) ed altre meno urgenti. Nei casi del primo e del secondo tipo, Recce'd suggerisce di:

  1. non fare gli eroi: non è questo il momento di aggrapparsi a una eroica visione del mondo, del tipo "tutto andrà sempre bene"; ragionate su ciò che sapete, e siate flessibili
  2. fate un numero maggiore di operazioni più piccole nelle dimensioni: non è questo il momento di muovere il portafoglio per grandi percentuali (il 30%, oppure il 40%, oppure il 50%)
  3. fate operazioni con un orizzonte più breve: questo è il momento di verificare il senso di ogni operazione ogni due, tre, quattro settimane

Queste sei regolette pratiche sono, sulla base della nostra esperienza, molto più importanti per il vostro risultato finale che scegliere tra la Borsa Italian e la Borsa USA, oppure tra il dollaro e l'euro.

Mercati oggiValter Buffo