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I nodi che vengono al pettine (4): le obbligazioni come "bene rifugio"

Abbiamo attraversato sei lunghi anni durante i quali si è fatto credere, al pubblico degli investitori, che investendo in obbligazioni ci si tiene al riparo da qualsiasi rischio di perdita, perché "comunque alla fine il capitale ti sarà rimborsato".

Naturalmente, ci sono centinaia di episodi, nella storia dei mercati finanziari, che testimoniano del contrario: sia per ciò che riguarda le obbligazioni emesse da privati, sia per obbligazioni emesse da Stati sovrani. L'illusione degli ultimi anni è stata creata ed alimentata da Banche Centrali iper aggressive, che hanno sfruttato questa fase storica, del tutto anomala, per imporre ai mercati una direzione. 

L'anomalia della fase storica che si è chiusa nel 2015 sta nel fatto che l'emissione di moneta da parte delle Banche Centrali non ha prodotto aumenti dei prezzi delle merci, perché la moneta semplicemente non circola, e non circola perché le banche commerciali (che la ricevono dalle Banche Centrali) invece di farla circolare (coi prestiti) la tesaurizzano depositandola di nuovo presso la Banca Centrale.

Ora però questa fase è finita: che cosa succede dopo? Partiamo dal perché è finita: la Fed ha già deciso di chiudere con gli acquisti di titoli, e le altre due grandi Banche Centrali saranno costrette a farlo, perché non ci sono più titoli, e la distorsione dei mercati è diventata evidente a tutti.

la fine di questa fase ha avuto, come immediata conseguenza, il fatto che tutti si sono ricordati che con le obbligazioni si possono perdere soldi: nel 2015, sugli high yield degli Stati Uniti si è perso dal 10% al 20%, ed anche si quelli di Eurozona gli investitori (quelli che ci avevano investito, incautamente) hanno perso soldi, e stanno tuttora perdendo, nonostante Draghi. Poi, nel nostro piccolo microcosmo dell'Italia, è venuto alla luce anche il rischio delle obbligazioni subordinate bancarie.

Abbiamo scritto più di una volta, e ci sembra giusto ripeterlo anche oggi, che questi NON sono i problemi più gravi, per chi ha obbligazioni in portafoglio. I problemi più gravi, che secondo Recce'd diventeranno evidenti proprio nel corso del 2016 sono altri due:

  1. i rendimenti scendono quando l'economia rallenta, perché c'è meno inflazione; in questo momento, l'economia globale rallenta, e quindi il Treasury degli Stati Uniti a 10 anni rende solo lo 1,80% ed il Bund decennale è sceso a 0,40%; tutto bene quindi, perché il calo dei rendimento significa che i prezzi sono saliti ... ed invece NO: non va tutto bene, perché  il rendimento delle obbligazioni può salire (e quindi i prezzi scendere) anche se aumentano i dubbi sulla solvibilità del debitore, e quindi anche in una fase di recessione; vediamo un caso concreto: se una fase di rallentamento globale costringesse i Governi ad un maggiore indebitamento, partendo dagli attuali (elevati, dopo il 2009) livelli di debito pubblico, i rendimenti salirebbero, e quindi i prezzi scenderebbero, anche in un contesto di economie deboli
  2. anche se l'economia rallenta, non è detto che l'inflazione diminuisca sempre: ce lo insegnano più episodi della storia del XX secolo, episodi nei quali le Autorità (Governi e Banche Centrali) si trovarono costretti a "monetizzare" il loro debito per ridurne il peso in termini reali; una seconda causa potrebbe essere un fattore esogeno, come il petrolio: quali ricadute avrebbe un aumento del prezzo del petrolio, magari a 60$ al barile? Facciamo due conti "della spesa": se l'inflazione in Eurozona aumentasse nel 2016 dello 1%, sarà ragionevole attendersi un aumento dei rendimenti sui Bund decennali di quanto? Magari dello 1,5%? E quindi sul BTp decennale? Magari del 2,5%? E cosa succederebbe, al debitore sovrano Italia, sei il BTp decennale tornasse al 4% di rendimento a scadenza? Vi ripetiamo, ancora una volta, che questo potrebbe succedere anche se l'Eurozona torna in crescita zero.

Per chi investe, in questo 2016, non tenere a mente che questi due rischi (qualità del credito, e tasso di inflazione) sono vivi e vegeti e potrebbero avere una visibile incidenza sul valore dei portafogli in obbligazioni, potrebbe essere un errore costoso. Negli ultimi sei anni la situazione è stata spinta al limite (ed anche oltre), ed ora tutti gli investitori, privati ed Istituzionali, grandi e piccoli, dovranno fare i conti con questa situazione estrema.

 

Mercati oggiValter Buffo
Chi rischia di più? Il dollaro USA (parte 5)

Lo scorso 28 gennaio vi avevamo scritto della situazione del dollaro, e ieri 3 febbraio avete visto che il cambio contro euro ha rotto la resistenza di 1,1000 e viaggia stamattina, 4 febbraio, sopra 1,1100. Nei precedenti Post di questa serie vi abbiamo offerto le nostre valutazioni sul dollaro e i nostri obiettivi per il cambio con l'euro: utilizziamo questo spazio per sottolineare alcune cose.

  • La prima cosa è che sono passati pochi giorni dal più recente annuncio di Draghi ("a marzo faremo nuove cose"): la BCE ha perso il controllo del cambio dell'euro.
  • La seconda cosa è che un rafforzamento del petrolio, nelle prossime settimane, potrebbe ulteriormente contribuire alla debolezza del dollaro USA
  • La terza cosa è che se viene meno la "forza del dollaro" allora viene meno anche uno dei supporti alle Borse di Eurozona
  • La quarta cosa è che azioni ed obbligazioni sarebbero influenzate, nelle prossime settimane, da una eventuale impennata di volatilità (spike) dei cambi maggiori

Attenzione quindi alle valute: noi di Recce'd possiamo aiutarvi a seguirle giorno per giorno.

Mercati oggiValter Buffo
Strategisti e strategie (2): le Borse del 2016

Lo scorso 27 gennaio vi abbiamo segnalato il ribasso dei target per la Borsa USA nel 2016, da parte degli "strategisti" delle banche globali. Lo abbiamo fatto per sottolineare come spesso queste revisioni, questi cambi di idee e di visione del mondo, arrivano DOPO, inseguono i mercati finanziari anziché anticiparne la direzione.

Oggi possiamo fornire un secondo esempio, che arriva da Credit Suisse, nella persona di Andrew Garthwaite: che proprio stamattina ha ridotto l'obiettivo per fine 2016 dello S&P 500 a 2050 punti (siamo oggi a 1925).

Che cosa troviamo di utile per noi, in questa notizia? Anche questa volta, è utile rileggere l'elenco delle motivazioni, che riprendiamo dal Wall Street Journal.

Garthwaite & Co. argue the macro picture looks “more complicated” because of the latest signals from China and the Federal Reserve. “China’s property data, the loan-to-deposit ratio and control of FX reserves have all been worse than we had expected, increasing the risk of a hard landing,”. And the Fed “appears to be unusually focused on lagging indicators of activity.” Other concerns are deal activity reaching a level that sends “danger signals,” stock buybacks losing their luster, less corporate-friendly policies and “abnormally high levels of disruption, caused by China exporting its excess investment and disruptive technology,” they said.

A noi di Recce'd sembra chiaro ed evidente che, rispetto a 45 giorni fa, quando Credit Suisse vedeva lo S&P 500 a 2150 punti, non c'è alcuna novità (la Fed, la Cina ...): la sola novità che si intravede dietro a questo elenco, diciamola tutta, è che ... i mercati sono già scesi, cogliendo di sorpresa tutti quelli che andavano ripetendo "tutto tranquillo, tutto sotto controllo".

Mercati oggiValter Buffo
Consulenza finanziaria 2016 (3): come investire in un mercato che scende

Abbiamo già scritto, nei due precedenti Post di questa serie, che il 2016 potrebbe anche risultare come "l'anno della consulenza" in Italia, per ragioni diverse, e che purtroppo questa corsa alla consulenza come sempre determina la comparsa sul mercato dei servizi al risparmiatore prodotti di qualità alta, media ed anche bassa.

La consulenza è "di moda", nel 2016, perché sono gli stessi mercati a mettere in crisi i meccanismi di business che per anni hanno favorito le Reti di vendita: le Reti di vendita hanno un solo messaggio, che è che "tutto va bene e tutto sale", e non sanno che cosa dire quando i mercati diventano più complicati.

Questo non significa, però, che tutti i consulenti, e tutti i servizi di consulenza, offrono uno standard di servizio più alto. Gestire il portafoglio in mercati che scendono richiede un solido retroterra di analisi e metodo, una visione globale dei mercati e fonti di informazione dirette su tutte le piazze maggiori, e poi un ampia conoscenza degli strumenti finanziari, e poi la capacità di interagire con i mercati su base mensile, settimanale, e se serve quotidiana. Recce'd offre questa combinazione di PLUS, a cui aggiunge anche una tecnologia web sofisticata e di avanguardia, che presto verrà arricchita dalla nuova APP, e una combinazione tra costi e risultati difficile da superare.

Lasciamo però da parte la auto-promozione: gestire portafogli in mercati che scendono non è facile, ma è stato fatto, e con successo, da molti gestori. tra questi c'è anche Recce'd, che proprio negli anni della cosiddetta Grande Crisi ha permesso ai suoi Clienti di conseguire risultati positivi. Per ottenere questi risultati, Recce'd si è affidata e si affida a metodi di valutazione, e strategie di costruzione dei portafogli, che si differenziano da quelle che leggete sui giornali oppure sul web. E il metodo è il fattore decisivo, ogni volta che la volatilità aumenta: senza un metodo, il portafoglio è una nave alla deriva. Il nostro metodo traspare, in modo che a noi sembra facile da interpretare, attraverso la nostra quotidiana presenza sul web, attraverso il sito, e anche nella nostra quotidiana corrispondenza con i Clienti, che sanno in ogni istante dove siamo e cosa stiamo pensando e facendo. Una bella differenza, dai gestori tradizionali, non vi sembra?

Recce'd non pretende di avere l'esclusiva: anche altri, e forse molti altri possono fare bene in mercati che scendono. All'investitore il nostro suggerimento è però quello di fare domande molto chiare, e molto "appuntite" su come si crea il valore nel portafoglio in fasi di mercati come questi, quali sono i criteri seguiti nelle scelte, e quali sono gli obiettivi. Non affidatevi chiudendo gli occhi, e parlate sempre con chi vi consiglia, cercate di capire come lavora: è il modo migliore per proteggere il vostro patrimonio dalle brutte sorprese del passato.

Mercati oggiValter Buffo
Banche globali in crisi (1): i risultati di UBS

Nelle dichiarazioni del vertice di UBS che leggiamo questa mattina, ad accompagnare risultati trimestrali molto inferiori alle attese (il commento di un analista: “Operatively, it was an abysmal quarter in wealth management and investment banking,”), troviamo frasi che cono molto significative. Da Bloomberg leggiamo:

Chief Executive Officer Sergio Ermotti, 55, has reshaped the bank to focus on wealth management, shrinking the investment bank, a model that’s being tested as market swings, cooling emerging economies and a slumping oil price reduce client trading. The Swiss bank said it was hurt by “very low levels of client activity and pronounced risk aversion” in the fourth quarter, with record-low interest rates and a strong franc adding to “headwinds” in 2016.

Questi argomenti sono stati anticipati da Recce'd con anni di anticipo (un modello di business è in piena crisi), e riguardano, naturalmente, non la sola UBS ma tutte le cosiddette banche globali di investimento, da JP Morgan a BNP Paribas, da Goldman Sachs a Credit Suisse, da Barclays  a Morgan Stanley, da Deutsche Bank a BofA Merrill Lynch, e qualche altra.

Ma perché questi argomenti riguardano anche noi investitori finali italiani? Perché, molto semplicemente, le Reti hanno inondato i portafogli con i Fondi Comuni di questi signori; ed anche perché le stesse Reti dipendono proprio da queste banche globali quando si tratta di formulare le "strategie di investimento" (che spesso sono invece "strategie di vendita") da forzare sui Clienti.

Per questo vale la pena di leggere con la massima attenzione le parole qui sopra, e non solo per i Clienti di UBS: perché qui il vertice della banca ci dice che i risultati della stessa banca peggiorano se i Clienti sono "più avversi al rischio". E quindi migliorano se i Clienti sono più "propensi al rischio". E quindi queste banche spingono e spingeranno sempre per vendere "rischio". Ovvero Fondi Comuni azionari, bilanciati, flessibili, oppure chiamateli come volete voi.

Adesso ve lo hanno detto a chiare lettere. Loro stessi. Sui giornali. Riflettete. Poi fate come vi consiglia il buon senso, nel vostro interesse. Ma fate almeno attenzione, al come ed al perché vi arrivano sempre certi consigli tipo "state tranquilli, non è successo nulla, e poi tutto si aggiusta".

Quanto alle grandi banche globali, la loro crisi è stata anticipata da Recce'd già due anni fa, ed ora sta arrivando: perché un "elevato livello di avversione al rischio" sarà una caratteristica non transitoria, ma permanente, sui mercati finanziari globali almeno per i prossimi tre-cinque anni. La fase (il sogno) del "sale tutto, e tutto insieme" è svanito per sempre.

Mercati oggiValter Buffo