La patrimoniale ci sarà in ogni caso: e presto tutti vedrete

 

Come dice l’immagine: qualche cosa di storico sta per accadere.

Quante volte (cento? mille? diecimila) noi di Recce’d ci siamo sentiti domandare: “ok, d’accordo sull’analisi, d’accordo sulle valutazioni … ma QUANDO succede?”.

Ogni volta, abbiamo risposto che “noi non lo possiamo sapere, perché nessuno lo può sapere”. ma la gestione del portafoglio titoli, del proprio risparmio, dei propri investimenti non può e non deve essere sottoposta a scadenze artificiali: proprio come accade nella gestione di qualsiasi altri business, e di qualsiasi altra iniziativa commerciale, è necessario fare bene tutte le cose, agire con metodo e con scrupolo, ed utilizzare i metodi e gli strumenti migliori. Il successo arriverà poi … quando deciderà di arrivare.

Investire rende denaro soltanto se si riesce a rendere proficua la gestione dell’incertezza, di ciò che ancora non sappiamo con certezza.

Noi di Recce’d abbiamo impiegato tantissime risorse, economiche ed intellettuali, per rendere a tutti i lettori il nostro servizio, nel corso degli anni: e tutti lo possono verificare in modo concreto, e semplice, ritornando indietro in questo Blog, e rileggendo Detox.

Detox è una serie di Post di Recced, come spiega la Intelligenza Artificiale.

Una serie decisamente qualificante, importante, significativa. Sui quotidiani, al GR, ed al TG, oggi 25 agosto si parla e si scrive di un tema che fu affrontato, da Recce’d, proprio qui nel Blog, con una serie di Post (chiamata Detox), tra il marzo 2025 ed il gennaio 2026.

Più di recente, noi abbiamo impiegato altre risorse, il 16 agosto ed il 22 agosto, per raccontare al lettore il modo in cui, con enorme e colpevole ritardo, tutta quella materia viene condensata e ri-processata (come certi alimenti cancerogeni) dai media tradizionali e dai social media.

Il tutto, ovvero l’intero sforzo di ri-processamento, serve a produrre la “salsiccia”: in termini giornalistici, fare “la salsiccia” significa tritare e mescolare, tritare e mescolare, fino a nascondere del tutto la sostanza del tema trattato. Fare un “polpettone” si dice a volte.

Ora noi vi forniamo un ennesimo esempio.

Perché abbiamo fornito così tanti esempi, il Post del 16 agosto e quello successivo del 22 agosto e infine oggi?

Vi stiamo spiegando una cosa. una cosa molto importante.

La patrimoniale 2026, ci sarà: comunque, in ogni caso, è in arrivo la patrimoniale.

Che cosa colpirà, questa nuova patrimoniale? Lo stanno decidendo proprio in queste ore.

E chi lo decide?

Chi lo decide non sta in Italia: in questo disegno, l’Italia conta zero. Subisce e si adegua: anche l’Italia partecipa, comunque.

E’ un progetto internazionale: ovvero la guerra ai vostri risparmi. Mettere le mani sui vostri soldi: ed in particolare su quei soldi che voi (sbagliando) avete affidato ai Fondi Comuni, alle GPM ed alle Polizze Vita.

Vi stanno per prendere i soldi. Questo, oramai, non è più evitabile. E come? per saperlo, a voi converrà ogni giorno, ed ogni ora, seguire ciò che scrive Recce’d.

I giornali, i TG, i GR, i social Mediolanum, Fideuram, Fineco, Generali, Allianz e tutte le altre Reti di vendita di Fondi Comuni, GPM e polizze assicurative a voi lo diranno soltanto dopo, a cose fatte. Come sempre hanno fatto.



Partiamo però dalla coda di paglia: la coda di paglia dei media tradizionali, dei promotori finanziari, dei wealth manager, dei private banker, dei personal banker, dei familiy banker, e dei social.

Adesso, però, leggiamo nuovamente insieme un articolo che, tra mille, vi illustra in che modo i media tradizionali presentano i fatti degli ultimi giorni. Le piccole polemiche partitiche italiane (destra-sinistra) a noi di Recce’d proprio non interessano: ed anzi, sono un danno per tutti gli investitori, di fronte a ciò che adesso dobbiamo affrontare..



Sempre più grandi, sempre più cari: bentornati debiti pubblici. Prima o poi ci dovevamo pur risvegliare da questa sbornia che dura da mesi. A botte di 4 mila miliardi di impieghi, gli hyperscaler che finanziano data center e infrastrutture per l’Intelligenza Artificiale cominciano a presentare il conto ai mercati. Sono loro, i vari Amazon Web Services, Microsoft Azure, Google Cloud Platform: giganti che forniscono servizi cloud o gestiscono migliaia di server connessi a beneficio di milioni e milioni di utenti a livello globale e che hanno da soddisfare una fama inesauribile di capitali, con tutti i rischi annessi e connessi. Il problema non è solo la bolla digitale, che minaccia di esplodere e di travolgere le borse. È anche la rincorsa con i titoli sovrani nazionali, innescata dalle copiose e costose emissioni di bond a lunga scadenza lanciate dai colossi hi-tech per coprire i loro enormi investimenti.

A parte la Cina, il fenomeno riguarda un po’ tutti i paesi: Stati Uniti ed Europa, Gran Bretagna e Giappone. Un Treasury americano a trent’anni che sfonda un rendimento del 5,3 per cento è una sirena d’allarme che suona forte e chiara, ovunque nel mondo. E infatti gli vanno subito dietro il bund tedesco e il Btp italiano, il bond inglese e quello francese. Così, dappertutto, aumentano insieme sia il costo sia lo stock del debito pubblico mondiale. E non è una buona notizia. La tendenza in parte era già in atto, visto che le guerre non finiscono (obbligando gli Stati a riarmarsi in ordine sparso) e lo Stretto di Hormuz resta chiuso (spingendo ancora di più verso l’alto i prezzi di tutte le materie prima, a partire da gas e petrolio). È chiaro che se devi finanziare più spese militari finirai per gonfiare i disavanzi pubblici, cosa che sta avvenendo sia negli Usa che nel Vecchio Continente. Ed è altrettanto chiaro che se l’inflazione rialza la testa, obbligando le banche centrali a una stretta monetaria, le pressioni sui debiti pubblici si acuiscono.

Ma adesso a tutto questo si aggiunge appunto il gioco al rialzo delle emissioni di debito privato degli hyperscaler, che come un virus hanno prima aggredito il mercato del dollaro, e poi hanno contagiato le altre valute. Come osserva Mario Seminerio su Phastidio.net, i Tesori nazionali devono collocare a loro volta quantità crescenti di debito e per non scontare rendimenti più alti sulle lunghe scadenze aumentano i collocamenti a breve. In questo modo si espongono al pericolo di dover poi rinnovare il debito a condizioni potenzialmente meno favorevoli. E così il cane si morde la coda. Ma c’è di più e di peggio: un costo più elevato degli interessi sul debito, in prospettiva, avrà impatti critici sui bilanci pubblici, imponendo ai governi scelte drastiche sui tagli di spesa politicamente e socialmente più sensibili.

E così arriviamo all’Italietta. Complici il caldo estivo e il global warming — preventivamente derubricati a «clima caraibico al quale ci dobbiamo abituare» dalla seconda carica dello Stato — quasi non ci siamo accorti che alla vigilia di Ferragosto è uscito il dato ufficiale sul debito pubblico tricolore nel mese di giugno: naturalmente abbiamo bruciato l’ennesimo record storico, con 3.207,2 miliardi. Quasi 100 miliardi in più rispetto ai 3.181 registrati nel mese di maggio.

La Banca d’Italia ci ha chiarito che la variazione del debito è imputabile a quella delle Amministrazioni centrali, pari a 26,9 miliardi, mentre il debito delle Amministrazioni pubbliche è salito di 26,2 miliardi rispetto al mese precedente, e questa impennata riflette soprattutto il maggior fabbisogno delle medesime amministrazioni, lievitato di altri 13,3 miliardi. Sempre a causa del generale agosto, è passato in sordina anche il via libera europeo alla deroga al Patto di stabilità per gli investimenti sulla transizione energetica, che per l’Italia vale 14 miliardi: è una buona notizia, purché ci consenta di far ripartire i piani green che il governo Meloni aveva colpevolmente bloccato. Ma quei soldi non sono manna che piove dal cielo: è altro debito pubblico, che si somma a quello mostruoso che continuiamo allegramente ad accumulare. La prossima asta dei Btp a medio-lungo termine è fissata al 10 settembre, mentre nel secondo semestre dell’anno le emissioni totali di nuovo debito saranno comprese tra i 130 e i 145 miliardi. E allora chiedo, non per conto di un amico ma dei nostri figli e dei nostri nipoti: cosa dobbiamo aspettarci con la prossima manovra economica, che per inciso sarà anche l’ultima prima delle elezioni?

Le medesime cose che abbiamo scritto di Federico Rampini del Corriere della Sera le possiamo legittimamente ripetere per quest’altro giornalista che si improvvisa economista, il cui nome è Massimo Giannini, di La Repubblica (quanto a il Giornale, loro, probabilmente per compiacere il Governo, fino ad oggi evitano accuratamente di toccare l’argomento: ma tra poco, anche per Il Giornale non sarà più possibile)..

Di Giannini qui sopra, in particolare, spicca l’apertura dell’articolo: fare ostentatamente il “povero sciocco” che scrive in agosto del 2026 “bentornato debito”, facendo quindi il finto tonto, facendo il fesso per raccontare come “una novità” un problema la cui sostanza era esattamente identica 30 giorni fa, e 60 giorni fa, e 120 giorni fa, e 365 giorni fa, e 1000 giorni fa … beh, è davvero insulso. Così come parlare, col tono imbarazzatissimo, di una “sbornia che dura da mesi”. Mesi! Ma questo signore, nel 2020, su che pianeta era residente?

La colpa, che è sua come di Rampini come di tutto il mondo dei social e dei media, è di avere deliberatamente tenuto nascosto questo tema ai loro lettori, sfruttando il fatto che “faceva più figo”, ed attirava più click, scrivere ogni giorno, e a profusione, di AI, pure senza avere mai compreso che cosa è nella realtà della vita di ognuno di noi AI.

Personaggi privi di senso di responsabilità professionale e di senso della decenza.

E così, la massa degli investitori arriva a fine del mese di agosto 2026, e si domanda: “ma che cosa diavolo succede? che cosa dovrei fare, io?”.

E se lo domanda solo perché … non ha letto Detox di Recce’d.

Il tempo, però, è scaduto: ed oggi, occorre più che mai essere lucidi.

Anche perché domani, 26 agosto 2026, leggeremo i nuovi dati per l’indice PCE dell’inflazione USA, insieme con la trimestrale di Nvidia; e poi dopodomani, il 27 agosto, si aprirà il seminario di Jackson Hole.

Quindi: state pronti, e state all’erta. Come minimo, fate ogni sforzo per capire bene ciò che accade al vostro risparmio.

Tra i pochi, che rimangono lucidi nel mezzo di questa autentica bufera, c’è Stanley Druckenmiller: che nel suo articolo del 25 agosto per il Wall Street Journal a voi spiega sia che cosa succede, sia che cosa dovete fare subito.

Il resto, ve lo spiegherà Recce’d dopo che ci avrete contattati alla pagina CONTATTI di questo sito.

Vi spiegheremo che la patrimoniale ci sarà, in ogni caso: e spiegheremo anche che una parte della ricchezza che voi credete oggi di tenere tra le vostre mani non esiste. Perché non è mai esistita.

Il 19 agosto, il Dipartimento del Tesoro ha annunciato il raddoppio del volume dei suoi riacquisti di obbligazioni a lunga scadenza, portandoli da 2 miliardi di dollari ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione, destinati al segmento con scadenza tra i 10 e i 30 anni e in programma dal 9 settembre al 4 novembre. L'annuncio è arrivato dopo che il rendimento dei titoli trentennali aveva toccato il massimo degli ultimi 19 anni. I rendimenti sono crollati nel giro di pochi minuti. Il pomeriggio successivo, però, erano risaliti a livelli superiori a quelli iniziali.

Il verdetto del mercato è stato rapido e corretto: non si trattava di gestione della liquidità, bensì di manipolazione dei prezzi, un errore ben più grave di quanto suggeriscano i 4 miliardi di dollari.

L'annuncio del Tesoro ha svelato l'inganno.

Ha giustificato le operazioni di maggiore entità come un sostegno alla liquidità in settori con "un forte e costante supporto da parte degli operatori di mercato", ma un forte supporto è la definizione stessa di un mercato sano e funzionante. Non ci sono state aste fallite, nessun sequestro di bilanci da parte dei dealer, nessuna liquidazione forzata, niente di simile ai titoli del Tesoro di marzo 2020 o ai titoli di Stato britannici di settembre 2022, quel genere di episodi di disfunzione reale che giustificano un intervento ufficiale. La volatilità è stata contenuta e gli scambi sono stati ordinati: non un malfunzionamento, ma il meccanismo che faceva il suo lavoro.

Consideriamo cosa stava prezzando il meccanismo. L'inflazione è tra il 3% e il 4% ed è al di sopra dell'obiettivo della Fed dal 2021. La disoccupazione è al 4,1%, piena occupazione secondo qualsiasi definizione. Il deficit si aggira intorno al 6% del prodotto interno lordo, una cifra che gli Stati Uniti non avevano mai raggiunto prima in tempo di pace in condizioni di piena occupazione. Il debito pubblico ha superato i 40 trilioni di dollari nella stessa settimana in cui il Tesoro è intervenuto. Gli interessi netti supereranno 1,1 trilioni di dollari in questo anno fiscale, più del bilancio della difesa. Il rendimento dei titoli decennali, anche dopo il crollo estivo, si attesta al livello o al di sotto del tasso di crescita nominale dell'economia. Ciò significa che un debitore (il governo federale) con un deficit del 6% in condizioni di piena occupazione e un'inflazione superiore all'obiettivo, si finanzia comunque a un ritmo pressoché equivalente alla crescita economica.

Storicamente, questa configurazione si è dimostrata accomodante, non restrittiva, rispetto alle condizioni finanziarie. Il mercato obbligazionario non si stava comportando da giustiziere, come alcuni sostengono. Si stava comportando da debole, ma aveva finalmente iniziato a farsi sentire, e il Tesoro è intervenuto per zittire anche questo.

Ho trascorso cinquant'anni a operare sui mercati finanziari basandomi su una semplice premessa:

i mercati aggregano informazioni che nessun comitato possiede, e i prezzi sono il mezzo attraverso cui tali informazioni raggiungono i decisori. Il rendimento dei titoli del Tesoro a lungo termine è il prezzo più importante al mondo.

È anche l'unico strumento di disciplina fiscale rimasto agli Stati Uniti. Nessuno dei due partiti si presenterà alle elezioni con un programma di riforma del welfare. Entrambi hanno trascorso l'ultimo decennio ad ampliare gli impegni ignorando la matematica. Le democrazie non risanano le proprie finanze solo perché un ufficio di bilancio pubblica una tabella. Intervengono solo quando il costo dell'inazione diventa visibile e immediato, quando i tassi sui mutui si fanno sentire, quando le aste crollano, quando il prezzo politico di un'obbligazione a lungo termine in rialzo supera finalmente il prezzo politico di un intervento sulla spesa pubblica.

Ogni punto base di soppressione artificiale dei rendimenti è un sussidio alla procrastinazione. I tassi a lungo termine soppressi addolciscono le proiezioni dei costi degli interessi, riducono l'apparente urgenza e permettono ai politici in carica di rassicurare gli elettori che il debito è un problema di qualcun altro. Se è improbabile che il Congresso e l'amministrazione intervengano sulla spesa per i programmi di assistenza sociale anche con un segnale del mercato, di certo non lo faranno senza un segnale. Qualunque sia il risparmio in punti base derivante da questa operazione, il costo in termini di ritardo sarà di gran lunga superiore.

La gestione dei rendimenti inizia sempre come un'operazione tecnica e si conclude come un impegno politico. Dal 1942 al 1951, la Federal Reserve ha imposto un tetto massimo ai rendimenti dei titoli del Tesoro a lungo termine per finanziare la Seconda Guerra Mondiale. Il tetto è sopravvissuto alla guerra, ha finanziato i deficit con la stampa di moneta e ha alimentato un'inflazione a due cifre.

Ci è voluto l'accordo tra il Tesoro e la Federal Reserve del 1951 per smantellare il tetto massimo ai tassi di interesse, seguito da anni di repressione finanziaria che hanno silenziosamente tassato un'intera generazione di risparmiatori.

I responsabili politici statunitensi hanno eretto un muro tra la gestione del debito e la gestione dei prezzi per un motivo ben preciso. Questo intervento inizia a dissolverlo.

A un solo giorno dall'annuncio, il Segretario del Tesoro Scott Bessent ha indicato che le operazioni potrebbero superare i 4 miliardi di dollari, e gli analisti hanno osservato che il Tesoro può raddoppiarle ripetutamente. Quando il mercato obbligazionario non ha reagito a questa minaccia, alti funzionari del Tesoro hanno dichiarato ai giornalisti che il dipartimento potrebbe intervenire utilizzando il Conto Generale del Tesoro. Una volta che i mercati credono che il Tesoro stia difendendo un determinato prezzo, ogni aumento dei rendimenti diventa una prova di risolutezza ufficiale, e le operazioni devono crescere per superare le prove.

C'è anche un costo più subdolo. Il riacquisto di obbligazioni a lungo termine, finanziato con titoli a breve termine, sposta la duration, ovvero il rischio di tasso d'interesse a lungo termine, fuori dalle mani del pubblico: economicamente, una piccola dose di quantitative easing viene erogata dal Tesoro anziché dalla Fed, allentando le condizioni finanziarie mentre l'inflazione rimane al di sopra dell'obiettivo. Queste operazioni su larga scala si svolgono proprio nella fase finale di una campagna elettorale di medio termine.

La gestione del debito, che sembra addirittura seguire il calendario politico, consuma l'unica risorsa che ha impiegato due secoli ad accumularsi: la credibilità del Tesoro e del mercato dei Titoli di Stato.. Quell'asset non recupera il suo valore così facilmente.

  • Durante la battaglia sul tetto del debito nel 2011, dissi che un breve ritardo tecnico nei pagamenti sarebbe stato terribile, ma meno terribile di un altro decennio di rinvii senza riforme.

  • Nel 2013, Geoffrey Canada ed io abbiamo girato per i campus universitari definendo la traiettoria delle prestazioni sociali per quello che è: un furto generazionale. I trasferimenti che rappresentavano circa un quarto della spesa federale nel 1960 ne consumano oggi il 70%. Dissi agli studenti: "Adoro le prestazioni sociali, ma le voglio per voi", quando compiranno 65 anni, non solo per la mia generazione a loro spese.

  • Nel 2023 dissi che Washington stava spendendo come marinai ubriachi, con la spesa federale passata dal 20% del PIL prima del Covid al 25% dopo, e definii l'incapacità del Segretario Janet Yellen di rifinanziare il debito a tassi bassissimi,

    il più grande errore nella storia del Tesoro.

    Ogni famiglia e ogni azienda americana si è assicurata tassi d'interesse bassi, mentre chi ne aveva più bisogno non ci è riuscito.

Ai tassi attuali, la spesa per interessi raggiungerà il 4,5% del PIL entro il 2033 e il 144% di tutta la spesa discrezionale entro il 2043. Stiamo monitorando questi indicatori con largo anticipo.

Chiunque affermi che i sussidi non verranno tagliati mente, non sull'esito, ma su chi lo decide. O ristrutturiamo deliberatamente le promesse, alle nostre condizioni, proteggendo chi ne ha più bisogno, oppure il mercato obbligazionario le ristruttura per noi, tutte in una volta, alle sue condizioni.

La giustificazione per i riacquisti di Titoli di Stato si scrive da sola: è uno strumento di routine, introdotto nel 2024 per la gestione della liquidità e del flusso di cassa, insignificante rispetto a uno stock di debito negoziabile che si avvicina ai 30 trilioni di dollari. Tutto vero, ma irrilevante. Le operazioni di routine non vengono annunciate fuori ciclo, in misura doppia, subito dopo che i titoli obbligazionari a lungo termine hanno raggiunto il massimo degli ultimi vent'anni, con il segnale che possono crescere senza limiti. Giudicare un intervento in base a ciò a cui risponde. Questo intervento ha risposto a un prezzo, non a un problema idraulico, ed è esattamente così che il mercato l'ha interpretato, ed è per questo che l'effetto è svanito nel giro di un giorno. Non si può evitare una discussione sulla solvibilità con strumenti di liquidità. Si può solo rimandare la discussione e alzare il prezzo finale.

Quello che dovrebbe accadere, invece, è semplice. Riportare i riacquisti di azioni proprie al loro scopo originario: operazioni di liquidità di piccola entità, programmate e non ricorrenti, annunciate in occasione dei rifinanziamenti trimestrali, mai come risposte straordinarie ai livelli dei rendimenti. Ridurre onestamente la durata del debito e pagare il prezzo stabilito dal mercato.

Se il titolo trentennale deve essere scambiato al 5,5% per essere liquidato, non si tratta di una crisi. Si tratta di una fattura, emessa e che deve essere pagata da qualcuno.

Quindi, fare l'unica cosa che riduce in modo duraturo i rendimenti a lungo termine: affrontare il deficit primario. Riformare gradualmente e onestamente le prestazioni sociali, attraverso la verifica dei mezzi, modifiche all'indicizzazione e adeguamenti dei requisiti di ammissibilità introdotti gradualmente nel corso dei decenni, in modo che l'onere sia condiviso tra le generazioni anziché ricadere sui più giovani.

Il vantaggio è enorme: un pacchetto fiscale credibile farebbe molto di più per la parte a lungo termine della curva dei rendimenti di un programma di riacquisto di titoli mille volte più grande.

I governi che difendono i prezzi contro i fondamentali perdono sempre. L'unica variabile è quanto spendono prima di cedere. Gli Stati Uniti non dovrebbero mettersi dalla parte sbagliata di questo scambio, non con il prezzo più importante del mondo, e non quando quel prezzo sta cercando di dire l'unica cosa che Washington ha più bisogno di sentire: Lasciate parlare il mercato obbligazionario.

Il signor Druckenmiller è presidente e CEO di Duquesne Family Office LLC.

Valter Buffo