Come la geopolitica 2026 ha cambiato la gestione del nostro risparmio per sempre

 

E’ decisamente improbabile che una guerra faccia anche ridere: la guerra è sempre un evento tragico.

Ma Donald J. Trump è riuscito dove nessuno prima di lui anche in questo caso: trasformando una guerra in uno spettacolo grottesco ed a tratti comico.

Questo fatto per tutti noi gestori di portafoglio è stato un pesantissimo carico da portare sulle spalle ogni giorno, in questo 2026: è nostro preciso dovere verso i Clienti tentare di “dare un senso a quello che di senso non ne ha”, per parafrasare una canzone di Vasco Rossi.

Assuefatti come tutti noi siamo alla lunga catena di sciocchezze, annunci trionfali di “grandi accordi di pace” che vengono puntualmente seguiti da nuovi bombardamenti, molti tra i gestori e moltissimi tra gli investitori finali hanno del tutto perso la bussola, l’orientamento e la direzione.

Bombardati da un quotidiano flusso di sciocchezze, molti sono nauseati e alcuni dtanno pensando di … abbandonare la nave, ovvero di abbandonare i mercati finanziari al loro destino, e dedicarsi a cose più serie.

Noi di Recce’d avvisiamo il lettore: non si può fare. Non lo potete fare, nessuno di voi. Se anche uno di voi lettori decidesse di girare la schiena ai mercati, e di non interessarsi più, sarà per quell’investitore comunque necessario in futuro tornare ad occuparsene. Perché? Per le violente scosse di terremoto che toccheranno, inevitabilmente, i mercati finanziari.

Ci auguriamo che i nostri lettori, quelli che ci seguono con regolarità, lo abbiano ben capito, e già da molti anni, proprio leggendo il materiale messo gratuitamente a disposizione dal nostro sito: siamo entrati in una Nuova Era, sia per le economie, sia per la politica, sia per i mercati finanziari. Noi, lo annunciammo già nel 2022, anche qui nel sito. Il Vecchio Mondo è andato, è finito, è stato messo alle spalle da tutti.

In questo nuovo conteso, la guerra in Ucraina, che va avanti dal 2022, era un fatto semplicemente inevitabile: era avidente a tutti che gli equilibri che sostenevano la situazione precedente erano scomparsi, erano stati distrutti.

E l’aggressione di Israele e Stati Uniti allo IRAN nel 2026, pur mancando del tutto delle ragioni di urgenza e necessità, è anch’essa un fatto inevitabile se viene inserito nel più generale contesto di cambiamento, anzi di rivoluzione, della geopolitica internazionale. Così come (noi ve lo anticipiamo adesso, nel 2026, e voi lo vedrete tra qualche tempo) è inevitabile un confronto tra Cina e Stati Uniti per la supremazia. Diventa quindi necessario anticipare e prepararsi.

A noi, qui nel sito di Recce’d, importa dei mercati finanziari, e il nostro dovere è quello di fornire a chi ci legge concreti strumenti per operare con successo e proteggere il proprio risparmio mettendolo a frutto senza rischiare e soprattutto con piena consapevolezza di ciò che sta accadendo ai suoi soldi.

In questo Post, troverete quindi chiare indicazioni, partendo da ciò che abbiamo scritto sopra: i mercati finanziari stanno per essere colpiti da un terremoto: anzi, da una serie di terremoti. Proprio come la guerra in Ucraina, anche questo è un fatto certo, perché inevitabile.

Recce’d, in questo Post, vi spiegherà, con la consueta sintesi, e chiarezza, e qualità dell’informazione e dell’analisi, che cosa è già cambiato oggi, per la gestione del portafoglio titoli e dei vostri risparmi.

Gli aspetti più tecnici di questa nuova realtà, della nuova gestione del portafoglio nella Nuova Era dei mercati, li potrete leggere nella pagina del sito SCELTE DI PORTAFOGLIO, che sarà completamente rinnovata e presentata a voi lettori entro i prossimi 30 giorni: con nuovi strumenti di gestione e nuovi criteri di valutazione degli asset finanziari, nuovi modelli per la asset allocation e strategie di portafoglio radicalmente diverse da quella che oggi vi viene imposta dalle Reti di financial advisor, di private banker, di wealth manager. Quella che voi pensate (sbagliandovi di grosso) che “non ha alternative”.

Nel Post, però, ci concentreremo sull’attualità: vedremo insieme ai lettori che cosa è già cambiato oggi, anche se molti investitori e forse anche molti tra i nostri lettori ancora non lo hanno realizzato.

Per loro fortuna, molti altri se ne sono resi conto, ed alcuni lo hanno anche scritto: descrivemmo proprio quel “cambio di paradigma” che Recce’d annunciava ai suoi lettori nel 2022 e poi nel 2023.

Chiediamo al nostro lettore di prendere nota, in modo particolare, di una cosa: questo cambio di paradigma è il fattore che decide sui vostri risparmi. Ed è il cambio di paradigma che produce lo storytelling, la narrazione dominante: per essere chiari, è questo cambio di paradigma che produce la “storia di AI” della quali scrivono allegramente i quotidiani ed i social, e certamente invece non è AI a determinare il cambio di paradigma. Dal cambio di paradigma scendono SpaceX, Anthropic e OpenAI: tre storie inventate proprio per conseguenza del cambio di paradigma, create per cavalcare questo cambio di paradigma ed approfittarne.

Senza il cambio di paradigma di cui ora leggerete, Space X, Anthropic e Open AI non esisterebbero: sarebbero storielline di quartiere da raccontare al mercato rionale. E non c’è garanzia sulla durate nel tempo di storie di questo tipo. Le ragioni, le trovate qui sotto nel testo.

Il consenso economico globale che ha governato gli ultimi quattro decenni – fondato sul libero scambio senza restrizioni, sulla mobilità dei capitali senza ostacoli e sul primato assoluto del libero mercato – è ufficialmente morto. Al suo posto, le principali potenze economiche mondiali stanno rapidamente tornando a un'architettura finanziaria che assomiglia molto alle economie forti e a guida statale della metà del XX secolo. La politica industriale, i dazi e i controlli sui capitali non sono più retaggi storici; sono le armi definitive dell'era moderna.

Questo cambio di paradigma non è un'aberrazione temporanea, ma un riallineamento strutturale permanente. Inizialmente innescato dagli shock alle catene di approvvigionamento causati dalla pandemia e accelerato dall'intensa frattura geopolitica tra Stati Uniti e Cina, i governi da Washington a Bruxelles sono giunti alla conclusione che la sicurezza nazionale prevale sull'efficienza economica. La mano invisibile del mercato viene sistematicamente sostituita dal pugno di ferro dello Stato.

L'architettura della nuova era

Il quadro di riferimento della metà del XX secolo, reso celebre dalla conferenza di Bretton Woods, consentiva ai governi di regolamentare rigidamente i flussi di denaro transfrontalieri per proteggere l'occupazione nazionale e favorire lo sviluppo di settori strategici. La rivoluzione neoliberista degli anni '80 ha smantellato questa architettura, inaugurando un'era di iperglobalizzazione in cui le multinazionali ottimizzavano le catene di approvvigionamento basandosi esclusivamente sul costo del lavoro, incuranti dei confini o delle vulnerabilità strategiche.

Oggi, l'inversione di tendenza è totale.

Gli Stati Uniti hanno utilizzato in modo aggressivo il dollaro statunitense come arma e hanno imposto sussidi industriali senza precedenti, come il CHIPS Act e lo Science Act, per rimpatriare forzatamente la produzione di semiconduttori e di tecnologie verdi. L'Unione Europea ha risposto per le rime, varando a sua volta ingenti pacchetti di aiuti di Stato sotto la bandiera dell'"autonomia strategica".

Questo ritorno a un'economia a guida statale si manifesta in tre pilastri distinti:

  • Sussidi industriali aggressivi: i governi finanziano direttamente la costruzione di mega-fabbriche nazionali, considerando microchip, intelligenza artificiale e batterie per veicoli elettrici come armi cruciali in una guerra economica fredda.

  • Controlli mirati sui capitali: le potenze occidentali bloccano gli investimenti esteri in settori tecnologici ostili. Le società di private equity e i venture capitalist statunitensi sono ora legalmente impossibilitati a finanziare startup cinesi nel campo del calcolo quantistico o dell'intelligenza artificiale avanzata.

  • Tariffe commerciali come arma: l'uso di massicce tariffe all'importazione si è trasformato da misura punitiva temporanea a politica di base permanente, concepita per proteggere le industrie nazionali dalla concorrenza estera fortemente sovvenzionata.

L'impatto globale sui mercati emergenti

Per le nazioni al di fuori della triade Stati Uniti-Europa-Cina, questo ritorno a un quadro finanziario tradizionale presenta sfide terrificanti. Nell'era dell'iperglobalizzazione, i paesi in via di sviluppo potevano attrarre ingenti capitali occidentali alla ricerca di rendimenti più elevati, utilizzando gli investimenti diretti esteri per costruire infrastrutture e industrializzarsi. Il nuovo paradigma interrompe bruscamente quell'apporto di ossigeno.

Nell'Africa orientale, le conseguenze sono drammatiche. Mentre i capitali occidentali si ritirano dietro confini nazionali fortificati – attratti dai massicci sussidi governativi dell'Ohio o della Germania – mercati come il Kenya e il Ruanda si trovano ad affrontare una grave carenza di liquidità. Gli investimenti diretti esteri nei settori tecnologico e manifatturiero africani sono diminuiti del 34% su base annua nel primo trimestre del 2026. Inoltre, l'aggressiva delocalizzazione della produzione minaccia di smantellare i modelli di crescita trainati dalle esportazioni su cui i paesi in via di sviluppo hanno fatto affidamento per decenni.

Per sopravvivere in questo sistema frammentato, le economie in via di sviluppo sono costrette a schierarsi, allineando le proprie infrastrutture tecnologiche e le politiche commerciali con gli ecosistemi americano o cinese. Il concetto di neutralità viene sempre più penalizzato nei negoziati commerciali globali.




Un futuro più volatile

Gli economisti della Banca Mondiale avvertono che questo ritorno al vecchio quadro finanziario garantisce intrinsecamente un'inflazione strutturalmente più elevata. La globalizzazione senza attriti era fondamentalmente deflazionistica; produrre beni ovunque la manodopera fosse più economica manteneva bassi i prezzi al consumo. Il ritorno della produzione in giurisdizioni con salari elevati, protette da dazi doganali, garantisce un aumento dei prezzi dei beni. L'era dell'elettronica economica e usa e getta sta volgendo al termine.

L'inevitabile ritorno di questo quadro finanziario a controllo statale segna la chiusura di un capitolo storico unico. La visione utopica di un'economia globale senza confini, unita dal commercio e dalla mutua dipendenza, si è infranta contro la dura realtà della rivalità geopolitica. Mentre i governi prendono il controllo dell'economia, sottraendolo al libero mercato, i cittadini del mondo devono prepararsi a navigare in un'economia fortemente localizzata, pesantemente tassata e strenuamente controllata.


Come vedete, il brano che Recce’d ha selezionato e tradotto per voi lettori indica con grande chiarezza quali sono le ricadute principali per i mercati finanziari: e dunque per il vostro risparmio e per la vostra futura pensione, insomma, per la vostra vita di ogni giorno, nel mondo reale.

Si tratta quindi di indicazioni per la vostra gestione del risparmio, che vi consentono di riesaminare in modo critico la vostra attuale asset allocation, quella che la Rete di vendita vi ha imposto, fatta di Fondi Comuni, GPM e polizze assicurative. Categorie di “prodotti finanziari” che soffriranno ovviamente, e profondamente, ora che i mercati saranno scossi e rivoluzionati dal nuovo paradigma che Recce’d vi ha appena descritto.

Voi, amici lettori ed investitori, siete in attesa, in coda, sulla spiaggia di Dunkirk: aspettando un salvataggio, che però non è detto che stavolta arrivi. In un Post di qualche mese fa lo abbiamo descritto con dettaglio.

Non restate lì, sotto le bombe, passivi ed inermi. Salvate voi stessi, ed i vostri amici, con le vostre capacità: diventate investitori consapevoli. Rendetevi conto del mondo che è intorno a voi. Il mondo reale, però: smettetela con i videogiochi e la realtà virtuale..

Completiamo il nostro lavoro per questo Post con un secondo contributo esterno, che integra le informazioni che avete ricevuto leggendo il brano precedente, offrendo anche indicazioni di maggiore dettaglio, sulle correlazioni e sulla vostra asset allocation.


Il 23 giugno, il Segretario del Tesoro Scott Bessent ha pronunciato un discorso di notevole importanza all'Economic Club di New York. Eppure, né Wall Street né gran parte della comunità economica sembrano avergli prestato la dovuta attenzione.

Illustrando quelle che fino ad ora sembravano misure politiche casuali, Bessent ha tracciato una linea guida per il modo in cui gli Stati Uniti intendono operare in un sistema economico globale in continua evoluzione. In tal modo, ha amplificato sia la portata che l'entità di un cambiamento sistemico iniziato seriamente durante il primo mandato del Presidente Trump, sostenuto dal Presidente Joe Biden e che oggi sta accelerando.

Ci sono conseguenze significative per molti economisti, investitori e operatori di mercato, tra cui la necessità di aggiornare quanto appreso dai manuali e dagli ultimi decenni. Il discorso di Bessent ha amplificato il messaggio centrale di un corso di geoeconomia che tengo alla Wharton School. I leader di domani, che siano destinati ai vertici aziendali o al servizio pubblico, in America e altrove, devono adattarsi a questo nuovo mondo.

Si tratta di un contesto in cui le considerazioni di sicurezza nazionale, politica interna e geopolitica non sono più secondarie rispetto ai tradizionali interessi economici nel determinare gli esiti aziendali. Tali interessi economici vengono ora attivamente messi da parte.


Che si tratti di un Paese, un'azienda, una famiglia o un investitore, il vostro benessere è sempre più dettato da un calcolo radicalmente diverso.

Il consolidamento di questo cambiamento di regime economico si basa sulla diagnosi impietosa del signor Bessent, secondo cui, per decenni, gli Stati Uniti sono stati manipolati. L'America non è riuscita a comprendere che la sicurezza economica è parte integrante della sicurezza nazionale.

I responsabili politici hanno confuso il benessere di un periodo storico con una forza duratura, operando sulla base dell'ingenua supposizione che un numero crescente di partner commerciali avrebbe interagito in modo equo con i mercati globali.

Quei tempi sono finiti, ha avvertito: "L'America accoglie i suoi partner e siamo più forti grazie a loro. Ma la nostra partnership ora comporta delle aspettative. E, in alcuni casi, degli obblighi non negoziabili".

Durante il suo primo mandato, Trump ha utilizzato i dazi doganali come arma, in risposta alle preoccupazioni che un sistema commerciale privo di reciprocità – in particolare con la Cina – svantaggiasse gli Stati Uniti. Nel suo secondo mandato, la lista dei suoi obiettivi si è ampliata enormemente.

Questa svolta verso una politica economica è stata amplificata dalla pandemia di Covid, che ha messo in luce le vulnerabili interdipendenze delle catene di approvvigionamento e la fragilità delle reti per i beni essenziali. Poi sono arrivate l'invasione russa dell'Ucraina e l'attacco congiunto tra Stati Uniti e Israele all'Iran, entrambi eventi che hanno scatenato un sostanziale inasprimento delle sanzioni. Tutto ciò ha portato a una strategia economica e finanziaria chiamata "Furia Economica" che sostituisce esplicitamente la strategia militare della missione "Epic Fury" contro l'Iran.

Fino ad ora, molti a Wall Street hanno considerato queste decisioni come misure isolate e ad hoc, probabilmente temporanee. Wall Street si è persino spinta a coniare un termine per le revoche dei dazi dello scorso anno: TACO, acronimo di "Trump Always Chickens Out" (Trump si tira sempre indietro). Il discorso del signor Bessent dovrebbe imporre una profonda riconsiderazione, soprattutto alla luce dei cinque principi cardine che ora sono alla base della dottrina di politica economica dell'amministrazione:

  • La capacità economica nazionale è fondamentale per la sicurezza economica.

  • L'apertura al commercio e agli investimenti deve essere rigorosamente reciproca.

  • Gli Stati Uniti devono stabilire proattivamente standard per le tecnologie emergenti.

  • Il dominio globale del sistema finanziario statunitense deve essere attivamente protetto e sfruttato come strumento di politica estera.

  • Tutto ciò deve mirare a migliorare visibilmente il benessere delle famiglie americane.

L'esito più probabile sarà un uso più ampio di dazi, investimenti e sistemi di pagamento come arma contro i rivali economici. Ciò sarà accompagnato da una politica industriale più incisiva, da un maggiore ricorso alle restrizioni all'esportazione e da una crescente pressione su paesi terzi, inclusa la minaccia di sanzioni secondarie.

È un fenomeno che sarà evidente in tempo di pace, non solo durante le guerre. Si intensificherà negli Stati Uniti negli anni a venire e si diffonderà inevitabilmente ad altri paesi man mano che si adegueranno. Le conseguenze si faranno sentire profondamente in quattro ambiti distinti:

Per le famiglie, l'era dei beni importati a bassissimo costo cederà gradualmente il passo a un'era in cui si darà meno importanza al costo e più alla resilienza della catena di approvvigionamento. I consumatori, comprese le famiglie a basso reddito già in difficoltà, dovranno affrontare prezzi più elevati, poiché la priorità data per decenni alla pura efficienza economica verrà ridimensionata a favore della protezione dei settori industriali nazionali vulnerabili, del ritorno di processi prioritari come la produzione di chip, della creazione di catene di approvvigionamento di riserva e della salvaguardia dei posti di lavoro.

Il capitalismo del laissez-faire, sostenuto da economisti come Adam Smith e Milton Friedman, dovrà affrontare una mano di governo molto più pesante.

Altre nazioni scopriranno sempre più, se non l'hanno già fatto, che l'accesso senza vincoli ai mercati statunitensi è finito. Nel tempo, allineandosi con il commercio americano, standard di valutazione, tecnologia e regolamentazione potrebbero diventare un requisito imprescindibile per mantenere un ampio accesso ai consumatori statunitensi, ai capitali di investimento e al sistema del dollaro. L'atteggiamento di incertezza, anche da parte delle potenze di medio livello che cercano di gestire al meglio le tensioni della catena di approvvigionamento statunitense o addirittura di offrire un'alternativa, diventerà sempre più costoso. Questo vale non solo per gli sforzi del gruppo BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) volti a rafforzare i legami con i paesi in via di sviluppo, ma anche per le recenti risposte del Canada alla guerra tariffaria di Trump.

Le aziende accelereranno la revisione delle proprie attività in un mondo in cui l'intelligenza artificiale sta già guidando il cambiamento. La teoria dei giochi applicata al commercio globale costringerà molte imprese a sostituire le strategie di produzione just-in-time con quelle just-in-case. Le catene di approvvigionamento di riserva diventeranno più diffuse, così come il rientro delle fabbriche in patria per avvicinarle ai principali consumatori. È inoltre prevedibile la proliferazione di figure professionali con responsabilità geopolitiche o geoeconomiche, man mano che i consigli di amministrazione integreranno rigorose questioni di sicurezza nazionale e politica industriale nelle proprie strategie aziendali.

Infine, gli investitori possono aspettarsi che i prezzi degli asset e le correlazioni tra le diverse classi di attività – azioni e obbligazioni, ad esempio – saranno sempre più influenzati dalle politiche industriali governative, dalle priorità militari e dalle barriere commerciali e agli investimenti, soprattutto in relazione a considerazioni commerciali ed economiche.

Le allocazioni di portafoglio dovranno modificarsi, privilegiando i settori allineati alla sicurezza nazionale e alla capacità produttiva interna rispetto a quelli fortemente esposti al commercio globale e ai punti critici. Ciò include il settore militare, che sta già assistendo a una ripresa in America, Europa e Asia.

La transizione da un'era guidata dall'efficienza economica a un'era definita dalla geoeconomia e dalla politica economica non è più teorica. È il nuovo sistema operativo dell'economia globale e dei suoi mercati. Chi non si adatta rischia di essere colto di sorpresa da improvvisi cambiamenti di politica, dazi punitivi e frammentazione sistemica. Per i leader di tutti i settori, riconoscere questa realtà e adattarsi ad essa diventerà un vantaggio competitivo determinante.

Valter Buffo