Uroboro e risparmio: lo spazio tra Mediolanum e l’Intelligenza Artificiale è bello grande
Prima di dedicarci ad argomento molto, molto più seri ed importanti, partiremo in questo Post da una sintetica ricapitolazione dei fatti delle ultime due settimane (già commentati sette giorni fa nel Post che precede questo). Prima, abbiamo letto le trimestrali dei grandi gruppi della Tecnologia USA (alle quali abbiamo dedicato appunto il Post precedente) e poi domenica scorsa gli annunci dalla Casa Bianca: la 32esima tregua con lo IRAN e gli interventi degli Stati Uniti a sostegno dello yen giapponese.
Tutto va secondo copione: quel copione che noi di Recce’d, anche qui nel Post, anticipavamo mesi fa.
Come abbiamo scritto (in modo molto sintetico) alla nostra pagina TWIT - TWOO del sito, l’intervento americano a supporto dello yen, proprio perché inusiale e se vogliamo bizzarro (hanno venduto euro e non dollari USA) è risultato quello più significativo in termini di reazioni sui mercati finanziari.
Ma (fate bene attenzione!) non per lo yen giapponese.
Guardate qui sotto.
Benché strombazzato ai quattro venti dai social media, dai media tradizionali, dalle TV come CNBC e Bloomberg, e dalla stampa specializzata, il risultato dell’intervento sullo yen è stato modesto.
Perché allora abbiamo scritto qui sopra che questo stesso intervento è stato quello più importante?
Perché ai mercati finanziari dello IRAN, ed in particolare delle baggianate di Trump sullo IRAN, importa poco o nulla: come vi ha dimostrato la chiusura a 77$ del petrolio di venerdì 8 agosto.
Dall’intervento sullo yen giapponese, invece, è arrivato un segnale più importante: dagli Stati Uniti è arrivato un segnale del ritorno alla immissione di liquidità sui mercati finanziari da parte dei Governi.
Ovviamente, nelle ore immediatamente successive, la reazione più ampia è arrivata dalle Borse. Che nel contesto di mercato post 2020 vivono solo e soltanto di liquidità in eccesso, da buttare da qualche parte ad occhi chiusi.
La reazione NON è stata grande, né particolarmente importante. Ma c’è stata ed è giusto tenerne conto. La vedete sotto nel grafico.
Noi risparmiatori ed investitori ora dobbiamo decidere: quanto potrebbe durare?
La risposta è: dipende solo da questo. Dipende dal grafico che sta qui sotto.
Lo scorso weekend, ciò che fece scorrere il terrore nelle vende della Amministrazione americana fu quel 4,70% di rendimento che leggete nel grafico. Tutto ciò che fu deciso sei giorni fa, dallo IRAN allo yen dipende proprio da quel numero nel grafico.
L’effetto di questi sforzi, come vedete nel grafico, è stato nullo. Venerdì 7 agosto, come vedete, il rendimento era ancora al 4,65%, anche con il petrolio sceso a 77$. Nessuno, ma proprio nessuno, è corso a comperare i Titoli di Stato americani. Perché?
Voi risparmiatori ed investitori non dovete trascurare che adesso la Federal Reserve è sotto una forte pressione: anche se venerdì 7 agosto i nuovi dati per l’occupazione sono risultati inferiori alle attese, saranno i due dati della settimana prossima a decidere il destino dei tassi a settembre, insieme con la riunione di Jackson Hole del prossimo 27 agosto.
Tenetelo a mente: il test del 5% è possibile ogni giorno della prossima settimana e di quella successiva.
Per questo Recce’d la settimana prossima spiegherà al proprio Cliente sia (nella Sezione Analisi) lo stato dell’economia reale negli Stati Uniti ed in Europa, ed anche le opportunità per operare sui portafogli modello che questa nuova situazione sta creando per noi investitori (nella Sezione Operatività del quotidiano The Morning Brief).
Rimandiamo quindi ad altre sedi l’esame dell’attualità, e proponiamo al nostro lettore di sfruttare la pausa agostana per riflettere su argomento più ampi e significativi (per lui) della stretta attualità.
Questo perché al risparmiatore non conviene di farsi schiacciare dalla attualità: una attenzione eccessiva ai dettagli del giorno-per-giorni fa perdere di vista il contesto, fa perdere di vista l’insieme, fa perdere di vista la strategia, fa perdere di vista gli obbiettivi.
Tutti i fatti ed i dati che abbiamo appena citato, e tutti gli altri fatti che caratterizzano la stretta attualità di questo caotico mese di agosto devono infatti essere filtrati e ricollocati, a comporre un disegno ordinato, proprio come la tessera di un puzzle. Il disegno ordinato deve essere proprio il vostro portafoglio di investimenti finanziari, che deve essere costruito e gestito in modo tale da soddisfare le vostre esigenze ed ambizioni, in modo tale da permettervi di raggiungere i vostri obbiettivi, e da proteggere il vostro patrimonio dai rischi di questa Nuova Era.
Oggi Recce’d chiede al lettore del Blog: voi, con chi ne parlate? Con chi vi confrontate? Quali supporti ed informazioni ricevete? Qauli strumenti avete a disposizione’ Di quale livello, di quale qualità?
E perché? Quali scelte avete fatto, fino ad oggi? Quali criteri di scelta avete utilizzato? perché state facendo ciò che state facendo, con il vostro risparmio? per quale ragione oggi gestite i vostri soldi in questo modo?
Guardandovi intorno, quali alternative avete preso in considerazione?
Siete forse stati pigri? Oppure semplicioni? Oppure miopi?
Credete davvero che oggi la sola alternativa al vecchio promotore finanziario sia l’Intelligenza Artificiale?
Passare dalla stretta di mano appiccicosa con tanto di sorriso forzato ha come unica alternativa il delegare tutto alla macchina?
No. Al Mondo, oggi, c’è di più. Molto di più. Ed è a vostra disposizione, oggi. A portata di mano.
Su questo, mentre siete sdraiati sul lettino, sulla barca, sull’era di un prato di montagna, oppure sul windsurf in mezzo al lago, Recce’d vi suggerisce di riflettere. Meglio di quanto avete fatto fino ad oggi.
Ragionate sull’uroboro che vi stringe e vi blocca e vi condizione e vi impedisce di ragionare nel vostro interesse.
Recce’d vi ricorda, oggi 8 agosto 2026, e quindi prima che sia troppo tardi per voi, che c’è molto spazio, tra la vecchia Rete di private banker e financial advisor, con tutto il loro vecchio armamentario di compiacenza, banalità e vecchio servizio, e la IA.
In quello spazio ci siamo noi: in quello spazio, c’è Recce’d ed il suo servizi innovativo di alta qualità e costo inferiore, e la cura migliore per gli interessi dell’investitore finale.
Recce’d: del tutto alternativa ai vecchi venditori di Fondi Comuni e polizze assicurative, e rigorosa utilizzatrice di IA soltanto quando si tratta di cose di modesta importanza.
E’ bene sottolineare con forza che oggi nel nostro titolo per questo Post, la scelta è caduta su Mediolanum del tutto casualmente: abbiamo effettuato un sorteggio, con AI; ed avremmo potuto citare Fideuram, Fineco, Allianz, Generali, BNP Paribas, e una decina di altre Reti (oppure banche-Reti, come oggi pretendono di farsi chiamare) e non sarebbe cambiato assolutamente nulla, ma proprio zero, nel significato di questo Post.
Quindi, per chiarire ulteriormente, la Mediolanum citata nel titolo è semplicemente un campione, un nome molto noto nel comparto delle Reti di vendita, le Reti di promotori finanziari, presente con grande frequenza tra gli spot radiofonici e televisivi. Spot TV che sono l’area di competenza anche di Giorgio Mastrota.
L’ottimo Giorgio Mastrota, attualmente impegnato in una (ottima anch’essa, e stiamo parlando sul serio in questo caso) campagna promozionale a favore di Telethon, ma che una larga fetta di pubblico ricorda per la promozione di materassi e altri oggetti domestici, viene preso a punto di riferimento anche da una buona fetta di risparmiatori in Italia.
Sono discepoli di Mastrota tutti quegli investitori che rispondono “preferisco un rapporto più personale con il mio consulente”.
Quelli che agiscono in questo modo negano a sé stessi la consapevolezza:
la consapevolezza di sapere che NON sarà certamente il rapporto personale a determinare i risultati delle proprie scelte, ma soltanto la competenza professionale; ed anche
negando a sé stessi il fatto che quello che viene chiamato “consulente” purtroppo è, nella grandissima maggioranza dei casi, un venditore a domicilio (“fuori sede”, come gli fanno dire); esattamente come i venditori della Folletto, lui è pagato per quanto vende; per quanto vende a voi.
Purtroppo (per voi) il venditore della Folletto a voi consegna un attrezzo. Il venditore di Mediolanum, Fineco, Fideuram e così via elencando, invece, no: lui da voi prende. Quello che vi consegna, poi, lo vedrete tra un anno, oppure due, oppure tre: quando sarà troppo tardi per rendervi conto che NON somiglia per nulla a ciò che vi era stato raccontato all’inizio.
Il tutto sotto lo sguardo benigno e negligente di Magistratura, e CONSOB, e Banca d’Italia. Decenni di conflitto di interesse, miliardi accumulati in modo illecito, ma neppure un intervento. Contribuendo in questo modo ad una truffa collettiva e proteggendo gli interessi di un cartello di settore, in totale connivenza.
Tutte le Aziende che sfruttano questo conflitto di interesse danno lavoro a dei veri e propri miracolati.
Dopo gli anni 2009 - 2011, fu deciso a livello politico di fatto di statalizzare i mercati finanziari, prima attraverso la eccessiva indulgenza delle Banche Centrali unito al rigido protezionismo del cartello formato dalle banche di investimento e le Reti che vendono Fondi Comuni e polizze vita, e poi con il 2020 (COVID) con l’ingresso diretto dei Governi di Occidente, che hanno deciso di statalizzare tutti i mercati finanziari e rendere permanente la bolla, che così è diventata la più grande di tutta la storia.
Che ha portato con se anche quella che chiamano “gamification”: ovvero la trasformazione dei mercati finanziari in un video gioco, in una barzelletta, nel giocattolo preferito di adulti-bambini poco e male cresciuti, come tra gli altri Elon Musk e Donald J. Trump.
Ve lo abbiamo appena dimostrato, in apertura di questo Post: semplicemente elencando fatti e dati di queste ultime due settimane.
In visto di ciò che però arriva adesso, a voi lettori conviene di capire bene, a fondo, com’è la situazione oggi: la over-protezione, il too big to fail, la distorsione permanente.
Perché la cosa non dura: non può durare oltre. La distorsione NON è permanente: come tutti i regimi dittatoriali, si sgretolerà in pochi mesi.
La rilettura dei nostri Post del 2026 potrà aiutarvi a comprendere il perché. E può ulteriormente aiutarvi la lettura, attenta e critica, del contributo che segue, poco più sotto.
Il quale evidenza più di un aspetto della realtà attuale: su questi aspetti, troverete nei nostri più recenti Post numerosi esempi che si collegano.
Le conclusioni, però, a cui giunge il contributo che segue NON sono quelle di Recce’d. Ma la lettura di questo contributo rimane, nonostante questo, molto utile per voi: per i fattori che vengono evidenziati nell’articolo che segue, fattori che oggi dominano sui mercati finanziari.
E può essere molto utile al lettore anche da un secondo punto di vista: per fare un esperimento. Fate leggere ad AI il brano che segue, AI potrà per voi ripeterlo, riformularlo, ed anche collegarlo ad altre analisi già disponibili: ma vi renderete conto che ciò che AI non può fare è aggiungere un elemento di novità, una considerazione originale, che non sia già stata prodotta.
Quello che AI non può né potrà mai fare è comprendere davvero le implicazioni economiche di ciò che leggerete: capirà la forma, ma mai la sostanza. Mancherà sempre l’indicazione del il passo successivo. Le associazioni di AI sono tutte basate sul calcolo probabilistico e su singole frasi e anche parole. AI si muove rapidissimo di lato: ma AI non va avanti, perché non può andare avanti (nonostante tutte le favole che ci hanno e vi hanno raccontato). L’intelligenza di AI è ferma al livello della intelligenza del programmatore che ha programmato AI: e vi diamo per certo che, in giro per il Mondo, c’è di molto, ma molto, meglio di quel livello di intelligenza. C’è gente che fa altro, che fa altre cose, invece di occuparsi di AI: ed è genete con livelli di intelligenza più alti.
Recce’d non è AI: resta e resterà superiore ad AI, perché noi non ci muoviamo soltanto lateralmente. A differenza di AI, in Recce’d non facciamo soltanto regressioni ed estrapolazioni: la componente umana permette di vedere anche altro, e di andare oltre.
Recce’d invece vi indica, in questo Post ed in ogni altro, proprio il passo successivo.
Recce’d va avanti: grazie a questo, Recce’d è già oggi più avanti di AI ed anche delle tanti Reti-banche italiane. E di molto.
"Questa volta è diverso" è considerata la frase più stupida nel mondo degli investimenti.
È la frase che si usa un attimo prima di essere spazzati via. Era il grido di battaglia dei fanatici delle dot-com che nel 1999 compravano aziende senza fatturato. Era il fondamento intellettuale dei perenni ottimisti sul mercato immobiliare nel 2006, convinti che i prezzi delle case potessero solo salire perché, a quanto pare, gli americani avevano collettivamente deciso che il settore immobiliare fosse immune alle leggi della matematica.
È tipicamente ciò che si dice quando si cerca di giustificare il pagamento di prezzi assurdi per asset di scarso valore, fingendo che le leggi della valutazione siano state definitivamente abrogate: "questa volta è diverso".
Ed è per questo che mi irrita profondamente, e quasi mi umilia, ammettere che questa volta, potrebbe davvero essere diverso.
Da persona che ha trascorso anni nel mondo dei fondamentali, della disciplina di valutazione e dell'idea radicale che i flussi di cassa debbano contare almeno un po' nella valutazione delle aziende, detesto la direzione in cui mi portano le prove. Ho passato anni a deridere il mercato definendolo distorto.
Negli ambienti dell'economia austriaca, tutti adorano questa parola: distorto. I mercati sono distorti dalle banche centrali, distorti da tassi di interesse artificialmente bassi, distorti da interventi incessanti. Distorti, distorti, distorti. Bene. Ma a un certo punto, se una distorsione dura abbastanza a lungo, sopravvive a ogni crisi e si radica nel funzionamento dei mercati, è ancora una distorsione? O è semplicemente il mercato di adesso?
Guardate il grafico del NASDAQ che triplica dai minimi del Covid di soli 5 anni fa prima di rispondere. Un indice. Triplicato.
E in dieci anni, l'indice (leggete bene, indice) è cresciuto del 534%.
E ora, torniamo alla domanda: "se una distorsione dura abbastanza a lungo, sopravvive a ogni crisi e si radica nel funzionamento dei mercati, è ancora una distorsione?"
Questa è la scomoda domanda che gli investitori fondamentali si rifiutano sempre più di affrontare. Continuiamo a tirare fuori grafici di valutazione che risalgono al 1900 come se fossero sacre scritture. Ci riferiamo ai rapporti prezzo/utili medi storici e all'indicatore Buffett e diciamo cose come "il mercato ha sempre invertito la tendenza".
Ma il mercato che esisteva nel (tiriamo una freccetta) 1952 non ha quasi nulla in comune con quello di oggi. Allora non c'erano ETF che assorbivano meccanicamente i contributi pensionistici ogni due settimane, indipendentemente dalla valutazione. Non c'era una macchina di investimento passivo che convogliava ciecamente trilioni nelle aziende più grandi semplicemente perché erano già le più grandi. Non c'erano mercati delle opzioni abbastanza grandi da creare assurdi movimenti di prezzo guidati dal gamma, scollegati dai fondamentali. Non c'erano eserciti di piccoli investitori che usavano la leva finanziaria come arma dai loro telefoni postando emoji di razzi spaziali.
E di certo non c'era la convinzione ampiamente accettata che se i mercati crollassero abbastanza forte (del 3%, più o meno?), la Federal Reserve sarebbe prima o poi arrivata con nuova liquidità e rassicuranti parole sulla stabilità finanziaria.
Per quindici anni, gli investitori sono stati addestrati come cavie da laboratorio ad aspettarsi un intervento ogni volta che la situazione si fa critica. Nel 2008, il sistema finanziario è quasi collassato e la risposta è stata un intervento monetario senza precedenti. Nel 2020, il mondo si è fermato e trilioni di dollari sono apparsi quasi da un giorno all'altro. Ogni volta che i mercati subiscono un vero e proprio crollo, i responsabili politici "scoprono" magicamente un'altra ragione per cui è necessario un intervento straordinario.
Le cavie da laboratorio che partecipano a questo mercato hanno imparato una lezione molto semplice: gli adulti non tollereranno una deflazione prolungata degli asset. Possono parlare con tono duro dell'inflazione. Possono ostentare disciplina finanziaria. Ma quando le cose iniziano a precipitare, cedono. Cedono sempre.
Investitori in cerca di un salvataggio.
I mercati ora operano con la convinzione profondamente radicata che la liquidità tornerà sempre quando la situazione si farà sufficientemente grave. Questa convinzione, di per sé, cambia i comportamenti. Incoraggia l'assunzione di rischi. Comprime i premi per il rischio. Rende i modelli di valutazione tradizionali sempre più obsoleti, perché questi modelli sono stati costruiti in periodi in cui i mercati dovevano ancora eliminare completamente gli eccessi. Oggi, gli eccessi vengono spesso interrotti, attenuati o rigonfiati prima che possa avvenire una vera e propria purificazione.
Nel frattempo, la gente ama fingere che l'inarrestabile ascesa del mercato azionario sia puramente il riflesso dell'innovazione aziendale e dei guadagni di produttività. In parte è vero. Ma una parte significativa di ciò che gli investitori celebrano come "creazione di ricchezza" è semplicemente il calo del potere d'acquisto della valuta in cui tali attività sono prezzate. Se si svaluta continuamente il metro di misura, i prezzi delle attività sembreranno fantastici. Le azioni non sono sempre diventate più preziose. Il dollaro è diventato meno prezioso.
Se il denominatore si sta dissolvendo silenziosamente, il numeratore tende ad apparire eroico. Può persino far sembrare eccezionale la performance di un ex barista di Philadelphia che scrive un blog di finanza.
Questo porta a una conclusione quasi eretica con cui sto giocando da un anno o due: forse ciò che consideriamo "caro" è ancorato a un regime di mercato che non esiste più. Forse un multiplo di 20 volte gli utili non è più caro perché 20 anni di utili futuri sono garantiti in un modo che non lo erano 50 anni fa. Forse per le aziende dominanti e con elevati flussi di cassa, 20 volte gli utili è diventato il nuovo affare. Forse i paragoni storici con decenni privi di flussi passivi, trading algoritmico, volatilità alimentata dai derivati, riacquisti di azioni per trilioni di dollari e interventi monetari perpetui stanno diventando sempre meno utili di anno in anno.
Riesco già a sentire le reazioni. Cose tipo "questo articolo significa davvero che il picco è stato raggiunto" e "il rapporto prezzo/utili è crollato, ora possiamo crollare!". Certo, la valutazione conta ancora. Anche la gravità esiste ancora. Ma se le banche centrali continuano a far crollare il mercato ogni volta che la gravità inizia a fare il suo lavoro, la gente dovrebbe smettere di stupirsi quando gli asset rimbalzano più in alto di quanto previsto dai modelli storici.
Questo non significa che i crolli scompaiano. Prima o poi qualcosa si romperà, e probabilmente i ribassi saranno più bruschi e rapidi, prima di cessare, perché è così che funzionano i sistemi a leva. Ma ogni rottura sembra giustificare interventi più ingenti, che creano distorsioni ancora maggiori, che a loro volta generano bolle speculative ancora più grandi, le quali alla fine richiedono interventi ancora più consistenti.
È un magnifico uroboro di ingegneria finanziaria e azzardo morale.
Ed è proprio questo l'aspetto più irritante per persone come me. Vorrei che i vecchi modelli di valutazione funzionassero ancora correttamente. Vorrei che un'analisi fondamentale paziente fosse percepita come un vantaggio, non come un hobby da appassionati di storia. Vorrei che "economico" e "caro" mantenessero il loro significato reale. Ma i mercati sembrano sempre più operare sotto un nuovo regime in cui la liquidità prevale su quasi tutto il resto su orizzonti temporali sufficientemente lunghi.
"Questa volta è diverso" rimane una frase pericolosa, perché gli esseri umani sono ancora perfettamente capaci di creare bolle speculative assurde. Ma fingere che questo mercato funzioni come quello in cui investivano i nostri nonni potrebbe essere di per sé una forma di illusione.
Se la Fed ha di fatto reso la distorsione permanente il fondamento dei mercati moderni – e se non può fermarla finché non si verifica un evento veramente catastrofico – allora forse dobbiamo ammettere l'ovvio: il mercato non è più guasto. Funziona esattamente come è stato progettato: truccato.
Ma ovviamente, ora che ho scritto e pubblicato questo articolo, un ritorno in stile medievale all'età oscura degli investimenti è probabilmente dietro l'angolo.
Il contributo che via abbiamo gratuitamente messo da disposizione noi lo abbiamo preso come un semplice esempio: in merito agli argomenti di questa analisi, Recce’d ritornerà ma in un successivo Post, e non in questo, che si occupa di uroboro.
Come può, il risparmiatore, uscire dal circolo vizioso? Come può scappare dalla stretta di questo uroboro velenoso e mortale?
Come può evitare il risparmiatore di cadere nella trappola e perdere il proprio risparmio nella morsa stretta da promotori finanziari da una parte ed AI dall’altra parte?
Detto più sopra di AI, ritorniamo ora alle Reti ed ai promotori finanziari (che adesso si fanno chiamare “financial advisor” e che lavorano per le Reti) la lettura del brano vi ha spiegato perché questi signori, ribattezzati oggi “private banker” sono tutti … dei miracolati. Ci stiamo occupando qui delle grandi catene di “discount finanziario”, le Lidl, le Eurospin, le IN’s, le MD di questo nostro mondo del risparmio e della Finanza. Parliamo di come funzionano queste grandi Reti di promotori finanziari, di come lavorano quotidianamente tutti il loro venditori, ovvero coloro che fingono competenze di gestione degli investimenti pur avendo unicamente competenze di tecniche di vendita (tecniche delle quali è maestro appunto il Giorgio Mastrota citato oggi in aperura). Reti-banche la cui stessa ragione di vita è il conflitto di interesse.
Perché per le Reti e i promotori finanziari conta così tanto il conflitto di interesse? Perché è la loro stessa ragione di vita?
Il venditore, ogni venditore ha degli obbiettivi da raggiungere. L’obbiettivo, per lui, NON è il vostro risultato finale, tra tre anni. Il suo obbiettivo è piazzarvi quello che gli è stato detto di piazzare (il suo budget di vendita), e mettere così in tasca i soldi. Nella sua, di tasca. E nella vostra? Beh, si vedrà poi, a … babbo morto.
E qui, entra in scena il Cliente delle Reti, l’investitore che si affida alle Reti: e che fa finta di non sapere, oppure di credere che non esiste alternativa.
E che, per conseguenza, si ritrova costretto a raccontare in giro che alla base delle sue scelte sta il fatto che è essenziale “il contatto diretto con il mio consulente”.
A quegli investitori, noi ora spieghiamo che Recce’d è più forte delle Reti anche con riguardo al “contatto diretto”: Il “contatto diretto” con le donne e gli uomini di Recce’d è molto semplice, è molto frequente, è molto più efficace, ed è estremamente flessibile.
E come funziona? Rispondiamo subito qui sotto, prendendo come spunto alcune domande, tra le più frequenti che ci vengono rivolte:
con quale frequenza? se questa sera una notizia del TG vi accende una curiosità, oppure vi mette addosso un dubbio e una paura, quando sentirete il vostro cosiddetto “consulente”? subito la sera, oppure l’indomani, magari a fine mese, forse a fine trimestre? è così che vi occupate dei vostri risparmi? E sperate di ottenere un buon risultato,? Essere pigri e trascurato non porta a nulla di buono. I risultati nascono dall’attenzione, dalla costanza e dalla tempestività: tutte cose che Recce’d garantisce a tutti i Clienti
con quali modalità? al di là della classica visita a domicilio, voi in che modo potete interagire con il vostro venditore che si fa chiamare “consulente” consulente? Noi di Recce’d ogni mattina proponiamo ai Cliente un aggiornamento sui fatti principali del giorno precedente, ed una serie di anticipazioni sui giorni a seguire, lasciando poi al Cliente sdi scegliere se e come interagire (e-mail, Whatsapp, telefono, contatto diretto) e di scegliere i temi sui quali fornire i dovuti chiarimenti e approfondimenti; e per voi, che state leggendo, funziona anche in questo modo?
con quale chiarezza? voi oggi avete in mano tutta una serie di “prodotti”, di contenitori, scatole dai nomi privi di significato (alcuni esempi: Total Income Fund, Target Return Fund, Strategic Dividend & Income Fund, Target Retirement 2050 Fund, Disciplined Premium Income Fund, Diversified Dynamic Fund, Managed Volatility Fund, Strong Bear Currency Hedged Funde così via); trovate proprio questi Fondi nascosti anche dentro la vostra GPM e dentro la polizza UCITS oppure Vita; e non avete idea di che cosa ci sia dentro, e non avete idea del perché va su e giù, e non avete idea di come viene movimentato e chi decide che cosa fare dei vostri soldi; e non avete idea di quali rischi state correndo; ma poi non sorprendetevi se domani le cose non andranno nel modo che a voi è stato fatto sognare, ed andranno invece … alla malora; con Recce’d tutti questi “prodotti” e “prodottini” vengono messi … fuori dalla porta
per quali obbiettivi? al di là delle chiacchiere da bar oppure da ristorante, voi che cosa avete in mente di ottenere dalle GPM, dai Fondi Comuni e dalle polizze assicurative che vi hanno fatto sottoscrivere? avete almeno a grandi linee chiarito prima un obbiettivo? Oppure l’accordo che avete oggi è del tipo “vedremo come vanno le cose”? Nel senso che se poi gli indici saliranno, allora i vostri asset saliranno, ma se invece gli indici scenderanno, i vostri risparmi scenderanno nella medesima misura oppure di più? Insomma: come siete messi, siete abbandonato fuori al vento? Sulla spiaggia di Dunkirk, sotto le bombe nemiche? Con Recce’d, gli obbiettivi sono sempre chiari e definiti
con quale trasparenza? ve lo dice, il cosiddetto “consulente”, quanti soldi vanno nelle sue tasche per quel “prodottino” che vi sta convincendo a sottoscrivere? Con Recce’d tutti i costi sono totalmente controllati dal Cliente in modo diretto. Nulla di nascosto, nulla di implicito nel “prodotto”, tutto alla luce del sole
Le differenze tra i servizio offerto da noi di Recce’d e quello offerto da tutte le Reti, o banche-Reti di promotori finanziari (che tutte offrono esattamente la medesima cosa) che NON avete ben presenti: ve le ricordiamo rapidamente noi, qui di seguito
trasparenza assoluta: nulla di ciò che noi di Recce’d proponiamo oppure suggeriamo genera per Recce’d un incasso o un beneficio, che sia diretto oppure indiretto; non non operiamo in conflitto di interesse
non siete obbligati a spostare il vostro rapporto ad un diverso Istituto: se qualcuno vi ha raccontato che per ricevere assistenza e consulenza (quella vera) sulla gestione del vostro risparmio e sugli investimenti, bene …vi ha raccontato una stupidata: non c’è la più piccola necessità di spostare i vostri risparmi per ricevere assistenza qualificata: le cose da fare sono esattamente le stesse, sia che il vostro conto titoli stia alla Banca A, oppure alla Banca B, oppure a Montecarlo; per noi di Recce’d questa è la classica cosa che non ci riguarda: il vostro lavoro è mettere al lavoro quei risparmi e farvi guadagnare, ovunque essi si trovino oggi;
taglio netto ai costi di distribuzione, promozione, pubblicità: con Recce’d, sono semplicemente zero; e questo perché si tratta di soldi buttati via; per fare bene questa professione, serve unicamente la competenza e la conoscenza die mercati finanziari: non sono indispensabili le visite a domicilio periodiche, le brochure colorate, la pubblicità in TV, le (false) interviste degli “esperti” su CNBC Italia, sul Sole 24 Ore e sul Corriere della Sera, gli eventi promozionali al Circolo del tennis e del golf, i concerti e le visite al Museo, le cene e gli aperitivi; quello, è soltanto fumo buttato nei vostri occhi, che pagate voi facendo uscire le commissioni dai vostri portafogli titoli; soldi sprecati, che mantengono la vita e l’auto e la scuola dei figli del vostro venditore
protezione assoluta da tutte le frequenti forzature di vendita (questa settimana dovete piazzare questo, e tra un mese poi quello)
dialogo diretto con i GESTORE del vostro portafoglio e non con i venditori
tempestività: Recce’d quotidianamente aggiorna il Cliente su ogni singola posizione nei portafogli modello e sulle prossime operazioni sui portafogli modello
focalizzazione dell’intera struttura sulle competenze di gestione anziché di pura vendita: competenze e metodi qualificati e di livello elevato; e soltanto da questo derivano risultati stabili nel tempo e positivi; tutto il resto, sono soltanto chiacchiere per gli imbecilli oppure per i truffatori
Concludiamo questo Post con la descrizione del panorama attuale dei servizi per il risparmio e l’investitore in Italia: che nell’articolo che segue vengono definiti “i quattro poli dell’industria per i servizi al risparmio”.
Vi anticipiamo che oltre ai quattro poli citati dall’articolista, c’è tantissimo spazio libero, per innovare e per crescere di importanza. proprio in quello spazio, c’è Recce’d. Recce’d è il quinto polo.
Leggete con attenzione ciò che segue, e noterete subito (e per tutti e quattro i poli citati) una significativa mancanza.
Infatti, per nessuno di questi quattro poli si enfatizzano le capacità di gestione del risparmio e le modalità di gestione degli investimenti. Ci parlano di riservatezza, dialogo di prossimità, passaggio generazionale, radicamento territoriale, reportistica avanzata, Crm predittivo, e ovviamente AI.
Insomma: solo bla bla bla. Non c’è nulla. Non c’è sostanza. Non c’è una professione.
Per tutti e quattro i poli, come si vede chiaramente, tutto è importante, tranne il risultato che è ottenuto dal Cliente investitore.
Una grave mancanza, a voi non sembra?
A differenza di questi quattro poli noi di Recce’d non ci proponiamo per portarvi a spasso il cane, e neppure per leccarvi i francobolli che usate per le vostre lettere. Ma sicuramente ci occupiamo, dei vostri investimento, ed in modo migliore rispetto ad ognuno di questi quattro poli. Provate, e ve ne renderete conto subito.
A fine 2025 la ricchezza italiana servita con modelli specializzati di private banking ha superato i 1.400 miliardi di euro, in crescita del 12% rispetto all’anno precedente e del 37% rispetto al 2021. A questa crescita hanno contribuito le performance di mercato, il risparmio netto della clientela e alcune operazioni straordinarie di cambio perimetro.
Strutture d’élite
I numeri confermano una tendenza strutturale: la clientela chiede sempre più modelli di servizio specializzati e una relazione umana forte nel momento in cui deve prendere decisioni di investimento.
Ma proprio mentre il mercato si amplia, lo scenario competitivo si trasforma in modo radicale con la crescita di strutture super specializzate come i family office, la persistenza delle boutique che si rinnovano nella tradizione, la crescita di alcuni grandi player che facendo leva sulla imprenditorialità della propria rete abilitata all’offerta fuori sede, i gruppi bancari tradizionali che sviluppano al loro interno modelli specializzati e le banche regionali e territoriali che fanno leva sul rapporto umano.
Approcci distintivi
Da alcuni anni ormai il mercato si sta differenziando in quattro poli distinti.
Da una parte le boutique ed i family office specializzati su segmenti specifici di clientela multigenerazionale che chiede prevalentemente consulenza, club deal, private markets, pianificazione successoria internazionale.
Dall’altra i grandi player (con all’interno private bank) capaci di investire grandi risorse in tecnologia, formazione ed intelligenza artificiale per gestire in modo efficiente un numero elevato di clienti. Questa dinamica non è nuova: è comune ad altri settori maturi come il retail, i media, la sanità privata, la consulenza professionale. Quando aumenta la pressione regolamentare e tecnologica, il mercato tende a premiare gli estremi.
Ma nel wealth management i poli sono quattro e non due. Il terzo polo che continua a crescere rapidamente è quello delle banche reti dove si coniuga imprenditorialità della rete e supporti centrali specializzati e grandi investimenti in tecnologia.
Infine il quarto polo è quello delle banche territoriali dove la relazione sembra prevalere sulla digitalizzazione, le performance attese sono stabili senza eccessi, la volatilità dei portafogli appare attenuata con un dialogo di prossimità.
Questi poli convivono, a volte si attraggono con operazioni straordinarie, quotidianamente competono.
Il bisogno di unicità
Le boutique ed i family o multifamily office crescono perché intercettano un bisogno crescente di unicità ed una richiesta di servizi quotidianamente sofisticati unita ad una forte ricerca di riservatezza.
All’estremo opposto, i grandi operatori godono di vantaggi crescenti e difficilmente replicabili: possono distribuire i costi fissi di compliance e tecnologia su masse enormi; possono offrire piattaforme evolute di consulenza digitale, onboarding rapido, reportistica avanzata, Crm predittivo e strumenti di AI per banker e clienti; possono operare in sinergia con il mondo del credito completando l’offerta.
Al tempo stesso le banche reti hanno costruito internamente strutture sofisticate per gestire i clienti più complessi ed aiutare gli imprenditori nel passaggio generazionale ed hanno implementato piattaforme di allocazione sempre più sofisticate: al loro interno hanno di fatto sviluppato modelli di private banking.
Le banche territoriali mantengono forte il legame con la clientela attenuando gli echi dei mercati ed accompagnando le famiglie nel loro ciclo di vita grazie a piattaforme di consulenza efficienti ed a brand fortemente conosciuti e radicati sul territorio. Hanno sempre fatto leva su relazioni intergenerazionali.
Nel wealth management moderno, per la complessità del contesto esterno, la scala non è solo dimensione ma è capacità di investimento continuo e rinnovamento in funzione delle evoluzioni socio-demografiche.
Inoltre per tutti esistono fattori che riguardano tutti gli operatori indistintamente:
concorrenza tecnologica dei robo-advisor evoluti, delle piattaforme digitali e dei marketplace di Etf a basso costo;
passaggio generazionale della ricchezza poiché gli eredi hanno aspettative diverse;
normativa con il consueto dibattito europeo sui costi dei prodotti che tuttavia ha visto una risposta molto rilevante da parte delle banche attraverso servizi di consulenza a pagamento.
L’impatto dell’AI
L’irruzione dell’intelligenza artificiale potrà giocare un duplice ruolo: accelerare ulteriormente la polarizzazione oppure ridurla, se le boutique sapranno internalizzarla per rafforzare le proprie capacità e le banche commerciali (grandi e territoriali) adattarla alle loro esigenze.
I grandi player la useranno per industrializzare la consulenza personalizzata su larga scala.
Le boutique la useranno per aumentare produttività e qualità mantenendo una struttura leggera.
L’AI è una grande opportunità anche per le banche reti, che potranno far leva sulle sue potenzialità per gestire tutta la clientela in modo continuativo.
L’AI non è quindi un vantaggio esclusivo di nessuno: è uno strumento che amplifica le scelte strategiche già fatte per questo anche le banche territoriali possono trarne un sostanziale vantaggio.
La convivenza dei quattro poli non è una contrapposizione, ma una naturale riallocazione delle quote di mercato della ricchezza distinte per tipologie di clientela che desidera modelli di servizio basati sul rapporto umano differente per intensità e frequenza.
Dalla parte estrema le piattaforme che mettono al servizio di una particolare clientela autonoma efficienza, velocità e costi competitivi.
La clientela sceglie il proprio interlocutore in funzione delle proprie priorità ed esigenze o spesso è scelta da operatori capaci di attrarre e conquistare quote di mercato.
In un mondo sempre più omologato, il capitale umano torna ad avere un premio sulla tecnologia: la competizione tra i poli consentirà di gestire in modo ottimale la ricchezza del nostro paese proprio grazie alla loro differenziazione in grado di dare risposte specifiche a segmenti di clientela specifica.