In caso di emergenza rompere il vetro

 


Qui sopra, in apertura di Post, due immagini di un anno fa. Attenti, lettori: sono del maggio 2025, anche se sembra oggi.

Perché le due immagini qui sopra sono attuali?

Perché quella situazione ha alcune somiglianza con quella di oggi. Come leggete, anche un anno fa le prime pagine dei quotidiani erano piene di “annunci di tregua”. A cui poi, come tutti sapete è seguito … assolutamente NULLA di NULLA. Quella “guerra” resta al punto di prima, i risultati ottenuti sono pari a ZERO.

Recce’d oggi vi spiega le ragioni per le quali la situazione di oggi, in realtà, è completamente diversa da quella dei mesi di aprile e maggio 2025, dopo il famigerato Liberation Day di Trump.

Il Liberation Day, tutto lo sconquasso creato allora, e tutto intero il tema delle tariffe ha cambiato NULLA nella realtà. Zero effetti tangibili.

Trump vorrebbe con le sole parole moltiplicare i pesci ed i pani. Ma non è in grado di farlo.

Lui, Trump, è convinto di essere il più furbo al Mondo, ed è convinto che se riesce continuamente a spostare l’attenzione su nuovi drammi e nuove tragedie, o nuove clownerie (che coinvolgono anche il Papa cristiano e Gesù Cristo, per fare il massimo clamore) riesce anche a sfuggire al confronto coi fatti, e non lo “beccheranno” mai.

Noi, di Recce’d, vi diciamo oggi che Trump si illude. La sua questa fuga continua dalla realtà non può proseguire a lungo, e comunque finirà già nel 2026.

E vi spieghiamo il perché, anticipandovi come andrà a finire questa storia.

Sta scritto qui sotto, un po’ più in basso in chiusura del Post, il finale di questa brutta storia: non c’è sul Sole 24 Ore, non c’è sul Corriere della Sera, non c’è da Vespa su RAI 1, non c'è su Rete 4 nei talk show, non la trovate sui social ma c’è qui, proprio qui da Recce’d.

Pensateci: a che cosa serve l’estintore che viene imposto per i serbatoi di carburante domestici?

Pensateci: a che cosa serve il manicotto dell’acqua che vedete dietro al vetro nello stabile dove avete il vostro ufficio?

Pensateci: perché il Governo italiano ha imposto alle Aziende una polizza che copre dai rischi catastrofali?

Risposta: le cose che hanno valore vanno protette quando si presenta l’eventualità di eventi non frequenti ma molto dannosi.

Tra gli investitori, c’è chi crede che “la tregua” imposta da Trump all’attacco militare verso lo IRAN abbia ridotto i rischi.

Invece è tutto l’opposto. Ha aumentato i rischi, per noi investitori.

Quali rischi ha aumentato? Ha aumentato i rischi di un immediata e violenta reazione dei mercati finanziari.

Perché la guerra scatenata contro lo IRAN è servita proprio a questo, a prevenire un improvviso collasso: ha distratto l’attenzione del pubblico, della massa, della massa degli investitori, perché ha introdotto nuovi elementi nelle valutazioni di breve termine (il prezzo del petrolio, in questo caso).

Ma ora, l’attenzione ritorna a focalizzarsi sui soliti, vecchi problemi, mai risolti, che anche durante la guerra hanno continuato a crescere.

Prendiamo ad esempio un elemento concreto e di grande attualità. La stagione delle trimestrali, che è in corso, viene dipinta dall’esercito dei venditori come “un altro successo dell’economia americana” (sull’economia europea c’è meno euforia): ma loro sono venditori, e fanno il mestiere di vendere.

Noi, che non siamo venditori ma investitori, noi dobbiamo prestare meno attenzione agli slogan di vendita e più attenzione alla realtà: a quello che ci dicono i fatti.

Ogni volta che voi leggete che Goldman Sachs oppure Bank of America hanno “battuto le attese” con il loro risultato trimestrale, voi non fermatevi al titolo del giornale oppure del social: voi invece fate l’analisi dei dati.

Non sarà difficile, anche con un’analisi rapida ma precisa, individuare subito che cosa viene nascosto da quei risultati ottenuti con un’abile manipolazione dei bilanci. Più in generale, ed in estrema sintesi, non è difficile comprendere che la stessa esistenza di quegli utili verrebbe messa in discussione, una volta che lo Stato degli Stati Uniti rinunciasse a fare nuovo debito nella misura del 7% del PIL ogni anno.

Sarebbe sufficiente il taglio di quel deficit, di quella spesa in eccesso, per azzerare tutti gli utili. Ridurli a zero: il deficit è il 7% del PIL, gli utili sono il 9% del PIL. E sono tutti pagati con la spesa in deficit strutturale dello Stato. Gli utili sono pagati dai risparmiatori a cui vengono venduti i Titoli di Stato.

Noi faremo proprio la settimana prossima questo lavoro di approfondimento sulle trimestrali, per tutti i Clienti di Recce’d, lavoro che poi troverà spazio ogni mattina nel nostro The Morning Brief.

Nel Post di oggi però noi non approfondiremo il tema delle trimestrali: orienteremo invece il nostro studio ai temi legati alla asset allocation: indicando al lettore una componente essenziale di ogni asset allocation nel mese di aprile 2026, una componente che allo stato attuale manca nella maggior parte dei portafogli titoli.

Partiamo ricordando al lettore i principi basilari della gestione del risparmio.

Una buona gestione di portafogli genera risultati e protegge il patrimonio: gli obbiettivi sono sempre due, e non uno solo. Nei mercati post-COVID, profondamente manipolati, e quindi fragili, e quindi pericolosi, un buon gestore privilegia l’obbiettivo della protezione dei portafogli e sacrifica la ricorsa dei rendimenti di breve periodo: ed è questo che noi di Recce’d abbiamo fatto e facciamo. La pazienza è il principio ispiratore che ci farà vincere.

In aggiunta, una buona gestione non prende in esame soltanto una singola posizione: una buona gestione valuta sempre il portafoglio nel suo insieme.

Oggi 17 aprile 2026 l’attenzione dei social e dei media si concentra sul recupero degli indici di Borsa, ritornati ai livelli di fine febbraio, prima della guerra. Non si trova invece neppure una riga sui Titoli di Stato.

Noi di Recce’d da molti mesi vi scriviamo che nel contesto attuale i Titoli di Stato sono ciò che conta di più. Per questo oggi nei due grafici che seguono noi vi aggiorniamo sui rendimenti dei Titoli di Stato americani e tedeschi. Ricordandovi che per comprendere ciò che sta accadendo ai vostri risparmi dovete unire, in un quadro coerente, i dati dei due grafici, gli indici di Borsa, il petrolio, il cambio del dollaro USA, ed i prezzo dell’oro. Quanto meno: poi ci sarebbe anche dell’altro.

Come i lettori ormai sanno, Recce’d (a differenza delle banche internazionali di investimento, e dei promotori finanziari delle Reti di vendita come Allianz, BNP Paribas, Generali, Mediolanum, Fineco e tutte le altre) non ci esercitiamo nelle “previsioni per fine anno”, che sono le sciocchezze del marketing per promuovere la vendita dei Fondi Comuni, delle GPM e delle polizze assicurative. Noi di Recce’d invece sappiamo che una buona gestione del risparmio gestisce … quello che c’è, ciò che accade nella realtà.

Nel caso specifico del 2026, però, ci sentiamo di fare una previsione: una sola previsione, che però è molto importante per motivare tutto ciò che segue in questo Post. l previsione di Recce’d è la seguente: l’attacco di Israele ed USA allo IRAN non sarà lo shock più grande del 2026, per tutti noi investitori. Anzi, lo IRAN è solo un piccolo shock. Altri, ben più grandi shock, saremo chiamati a gestire nel 2026.

Ed ecco perché è importante, ed anzi decisivo per i vostri risultati, predisporre un dispositivo di emergenza. Noi di Recce’d siamo gli installatori qualificati e patentati anche per quel tipo di dispositivi.

Ma prima di ogni altra cosa, è necessario fare il punto: ora che Trump è stato costretto a fermarsi (senza avere raggiunto alcun obbiettivo), ed ora che per conseguenza si è calmato il baccano infernale dei social, delle TV, dei GR, dei TG, dei talk show, e dei quotidiani, ora per ogni investitore è necessario fare la conta dei danni, ed è necessario distinguere tra danni transitori e danni permanetni. Dopo avere fatto la conta, poi diventa necessario decidere qualcosa.

Proprio perché tutti sappiamo che sono in arrivo altre, più grandi, emergenze.

Aiutiamo quindi ora ogni nostro lettore a fare la conta dei danni e lo facciamo riproponendo in lettura un articolo molto equilibrato e centrato pubblicato in settimana dal Corriere della Sera, articolo che potete leggere qui di seguito.

L’articolo vi spiegherà le ragioni per le quali è appropriato parlare di un “rischio mai visto”. Ed è indispensabile, sul proprio portafoglio titoli, fare quelle mosse che sono le più produttive quando si presenta un “rischio mai visto prima”.

Noi, ovviamente, le abbiamo già messe in pratica per i nostri Clienti.


Le due «mine vaganti» e un rischio mai visto prima: perché ora Fmi e Banca Mondiale temono una tempesta perfetta (e devastante) sull’economia

di Mario Platero

Agli incontri dell'Fmi/Banca Mondiale la «mina vagante» non sarà la guerra, ma i due nuovi fattori di rischio: il modello rivoluzionario Mythos Claude di Anthropic per l'Ai e una possibile crisi di liquidità dal settore credito privato


NEW YORK — La liturgia degli incontri di primavera del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale è sempre la stessa: i ciliegi in fiore a Washington, l’arrivo oggi lunedì 13 aprile dei delegati di 191 Paesi per fare il punto semestrale sull’economia mondiale, un calendario prefissato: domani 14 aprile il World Economic Outlook, il documento previsionale dell’Fmi (si attende crescita mondiale in ritirata), il 16 aprile gli incontri dei ministri del Tesoro e dei banchieri centrali del G7 e poi del G20, il 17 il Comitato Monetario e il 18 quello per lo Sviluppo della Banca Mondiale, poi tutti a casa.



Le tematiche

Ma se la liturgia non cambia, le tematiche parallele allo sviluppo economico, i fattori «esterni» che possono impattare la crescita non sono mai stati più numerosi, complicati, nuovi e densi di incertezza: la guerra, il rimbalzo dei prezzi del petrolio e dell’inflazione, la preoccupazione per il tasso di occupazione aleggiano ma, paradossalmente, sono nulla rispetto alle due vere mine vaganti che segneranno questi incontri di Primavera del 2026 e che destano terrore nello sguardo di funzionari del Fondo, di politici, ministri e soprattutto dei banchieri, che seguono ai margini e che più di ogni altro potrebbero dover sopportare le conseguenze delle nuove sfide: 

1) possibili distorsioni dei sistemi finanziari per applicazioni nefaste dell’intelligenza artificiale;

2) il rischio di un contagio del settore del credito privato che potrebbe trascinare con sé, in caso di crollo, il comparto Private Equity che già in alcuni comparti scricchiola per conto suo.

E stiamo parlando di importi che, negli scenari peggiori, potrebbero far guai davvero seri.


La guerra in Iran

Insomma il pericolo di una tempesta perfetta non viene oggi dalla guerra contro l’Iran, ma proprio dalla combinazione ancora sconosciuta di queste due variabili. 

Ma cominciamo dalla guerra, da quel fattore dalla combustione improvvisa e imprevedibile che, dopo un momento di speranza durante il fine settimana, riposto nei negoziati tra Iran e Stati Uniti, ci ha fatti ripiombare, con il fallimento del dialogo, in quella dinamica aumenti prezzi del petrolio-inflazione che conosciamo fin troppo bene. 

La Casa Bianca ha già discusso con il Tesoro misure possibili se la guerra dovesse prolungarsi per oltre tre mesi e se il blocco completo dello stretto di Hormuz, che sarà imposto da oggi dagli Stati Uniti, dovesse avere conseguenze peggiori di quelle attese sul prezzo del petrolio e su quello del carburante ai distributori. 

Gli aumenti ci sono già, il greggio ha di nuovo superato quota 100 dollari al barile, nel fine settimana, con balzi del 7-8% a seconda del tipo di petrolio e prezzi che si aggirano questa mattina, mentre scriviamo, tra i 102 e i 107 dollari al barile. Ma fino a dove potranno arrivare?



I mercati

Qui entriamo di nuovo in territorio di incertezza, c’è il precedente di quota 120 per il Brent greggio durante i momenti più tesi della guerra, ma ci sono nuovi livelli stimati che potrebbero portare i prezzi anche a quota 150 se la chiusura totale dello stretto di Hormuz, annunciata da Donald Trump dovesse prolungarsi troppo a lungo. 

La preoccupazione infatti non sta nel livello dei prezzi che, come abbiamo visto, hanno dimostrato di essere molto elastici, ma nella durata di questa crisi con le sue conseguenze sul tasso di inflazione (già misurato intorno a quota 3,3% per il mese di marzo su base annuale in America, con un aumento dello 0,9%) e sui tassi di interesse già in tensione

Per quanto la guerra preoccupi, le dinamiche sono conosciute e gli strumenti per combattere l’inflazione sono noti, un aumento dei tassi, già in parte scontato dai mercati, avrà però effetti restrittivi sulla crescita: da qui una riduzione generalizzata attesa per domani dei tassi di crescita globali. 

Si ritiene anche che l’impatto negativo ci sarà più su Europa e Asia che sugli Usa e si dovranno studiare misure coordinate di intervento a seconda degli scenari. Quadro preoccupante dunque, ma non imprevedibile o ingestibile, visto che ci siamo già passati un mezzo varie volte negli ultimi decenni. 


Il primo fattore di pericolo: il modello di Anthropic Claude Mythos

Gli aspetti peggiori sul fronte incertezza derivano invece dai due fattori nuovi e in questo momento sia sconosciuti che incontrollabili. 

Il primo: l’impatto IA del nuovo modello di Anthropic Claude Mythos. Sappiamo che il modello è stato rilasciato in forma per ora ristretta a una quarantina di grandi aziende americane per aiutarle a giocare d’anticipo su certe vulnerabilità dei loro sistemi di software che potrebbero essere facilmente identificati da Claude Mythos e da hacker nel caso avessero accesso alla tecnologia. Ma la questione più specifica per gli incontri riguarda l’identificazione da parte di Mythos di vulnerabilità nei sistemi finanziari, in quelli per i pagamenti e per i trasferimenti causando possibili truffe colossali e imprevedibili. Il peggiore? Una paralisi dei sistemi finanziari. 

Di questo il segretario al Tesoro Scott Bessent e il presidente della Fed Jerome Powell hanno parlato nei giorni scori coi banchieri americani, convocati d’urgenza a Washington. 

Ma ora si tratterà di estendere il dialogo all’intero sistema finanziario internazionale. 
Per ora Claude Mythos è stato rilasciato solo ad alcune banche americane per aiutarle a identificare le vulnerabilità e giocare d’anticipo.
E le banche europee? E quelle asiatiche? Il rischio di un contagio in questo caso è collettivo. Impossibile isolarlo.

A Washington, nei prossimi giorni, in parallelo agli incontri programmati, si dovrà dunque impostare un comitato d’azione internazionale per condividere rischi, preoccupazioni e vulnerabilità prima che Mythos possa cadere in mano a hacker o criminali. Questa è la sfida più nuova che dominerà gli incontri di primavera. 


Il secondo fattore di pericolo: gli scricchiolii del settore del credito privato

L’altra è meno nuova, ma non più conosciuta: qual è il grado di vulnerabilità del settore credito privato? Quale sarà il suo impatto sulle aziende in primis e sulle economie subito dopo se dovesse registrarsi una improvvisa crisi di liquidità? 

Di certo sappiamo che grandi banche commerciali come JP Morgan hanno già ripulito il loro portafoglio da molti crediti più rischiosi, remunerati da alti tassi di interesse, ma si è trattato di un semplice trasferimento del problema su altri attori che potrebbero avere una propensione al rischio direttamente proporzionale alla loro possibile fragilità di fondo.


L’intelligenza artificiale

Il settore, come sappiamo, lavora moltissimo con i private equity che in molti casi si trovano già in difficoltà a liquidare certe posizioni di portafoglio in scadenza per via dell’incertezza economica determinata dalla guerra, ma anche dal possibile impatto su settori che vanno da quello software fino al manifatturiero di nuovo dell’intelligenza artificiale.


Le autorità per ora hanno minimizzato. Ma minimizzare, calmare, tranquillizzare è il loro dovere. Lo avevano fatto anche nei giorni subito prima della crisi del 2007/2009, accesa dalla crisi del mercato subprime. 

Speriamo che non ce la stiano contando come allora e che, soprattutto, approfittino di questi incontri plenari per confrontarsi, organizzare di nuovo interventi coordinati ed essere pronti a giocare d’anticipo se un crisi dovesse aprirsi anche su quel fronte. Anche perché come sappiamo combattere contemporaneamente e impreparati su più fronti non è mai né facile né gradevole.

Dice bene, benissimo Mario Platero sul Corriere della Serra: scrive “speriamo che non ce la stiano contando come allora”.

Noi di Recce’d aggiungiamo una domanda al lettore: caro amico lettore, tu che cosa intendi fare? Vuoi stare lì, beato, ed attendere quel giorno in cui, sul tuo quotidiano, ci sarà scritto se “ce la stavano di nuovo contando”, oppure vuoi fare oggi qualche cosa di decisivo per affrontare con serenità gli shock che comunque arriveranno?

L’ottimo quadro che ha ricostruito qui sopra Mario Platero sul Corriere merita di essere espanso ed approfondito, cosa che noi facciamo con un secondo contributo, che leggete di seguito, e che richiama la vostra attenzione, e quella di tutti sulle prossime due settimane, ed anche sulla nostra Europa.


A meno di due settimane dalla prossima riunione della Banca Centrale Europea, i membri del comitato sembrano indecisi sul futuro dei tassi d'interesse.

Secondo i dati LSEG, i mercati finanziari prevedono attualmente un mantenimento dei tassi nella riunione del 29-30 aprile, seguito da un aumento a giugno. La maggior parte degli operatori si aspetta che il tasso d'interesse di riferimento della BCE raggiunga almeno il 2,5% entro la fine dell'anno, con un aumento di 50 punti base o più rispetto ai livelli attuali.

Intervenendo alla CNBC mercoledì, in occasione della riunione primaverile del FMI a Washington, Joachim Nagel, presidente della Bundesbank tedesca, ha affermato che la volatilità dei prezzi del petrolio ha portato la BCE "tra il nostro scenario di base e il nostro scenario avverso".

"L'intera situazione è molto opaca, molto nebulosa, e tra due settimane dovremo decidere cosa succederà", ha dichiarato, aggiungendo che "i dati arrivano quotidianamente sotto forma di notizie".

Le questioni relative alla riapertura dello Stretto di Hormuz sono al centro dell'incertezza, ha osservato Nagel, definendo questa via navigabile cruciale "il tallone d'Achille del sistema economico mondiale".

"Se l'incertezza dovesse aumentare, ciò influenzerà anche la decisione che dovremo prendere quando ci riuniremo tra due settimane", ha affermato. "Un approccio basato su incontri successivi è la strada giusta da seguire, ed è così che abbiamo sempre fatto in passato. In questo momento così complesso, diventa ancora più importante".

Nagel ha lasciato intendere che i responsabili delle politiche monetarie stanno ancora valutando l'andamento dei tassi di interesse.

"È fondamentale attendere di avere a disposizione tutte le informazioni necessarie il giorno in cui dovremo prendere la decisione", ha concluso. "Pertanto, questo approccio basato su incontri periodici è il modo migliore per attuare la politica monetaria."

Nagel ha affermato che l'inflazione dovrebbe mantenersi intorno all'obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale, ma ha avvertito che la persistente incertezza potrebbe costringere la BCE a una reazione qualora i prezzi aumentassero più del previsto.

"Dobbiamo mantenere aperte tutte le opzioni, come stiamo facendo ora: la politica monetaria non dovrebbe escludere nulla", ha dichiarato, ribadendo l'importanza dello Stretto di Hormuz come punto chiave per il processo decisionale.

"Dobbiamo rimanere vigili... In termini di politica monetaria, dobbiamo ancora valutare cosa accadrà nelle prossime due settimane. In due settimane potrebbero emergere molti nuovi sviluppi, quindi sono molto cauto nel fornire indicazioni precise sui prossimi passi da intraprendere sul fronte della politica monetaria."

Una "torta a strati" di shock

Martins Kazaks, banchiere centrale lettone e membro del Consiglio direttivo della BCE, ha dichiarato alla CNBC che i responsabili delle politiche monetarie stanno adottando un approccio riunione per riunione. Alla domanda se aprile sarebbe troppo presto per aumentare i tassi, ha risposto: "Vedremo".

"Cosa osserviamo, ad esempio, in termini di intensità del riprezzamento? Come si ripercuote su altri settori dell'economia?", ha affermato, sottolineando che l'inflazione di base non è aumentata a marzo nell'eurozona.

Kazaks ha spiegato alla CNBC che gli shock economici del 2020 e del 2022 – quando la crisi del Covid-19 e l'invasione su vasta scala dell'Ucraina da parte della Russia hanno scosso l'economia globale – hanno reso i banchieri centrali più vigili, dato che nessuno sa esattamente come finirà la guerra.

«Nessuno sa se seguiranno altri shock, e il problema che abbiamo visto nel 2020 e nel 2022 è che quando arrivano gli shock... è come una torta a strati», ha detto.

«Gli shock si sovrappongono, interagiscono tra loro. Potrebbero innescare delle non linearità. E per i banchieri centrali, penso che sia molto importante essere vigili e cauti e vedere cosa succede con queste non linearità. Se si attivano, e a volte li definirei effetti di secondo round, allora dobbiamo agire».

L'Europa si trova attualmente in una «situazione confortevole», ha aggiunto, ma Kazaks ha affermato che i funzionari devono monitorare i dati economici man mano che la situazione si evolve.

«I mercati, per l'area euro, si aspettano due rialzi dei tassi, a partire da giugno», ha concluso. «Al momento non ho nulla in contrario. Vediamo come si evolve la situazione. Ma ovviamente, a un certo punto dovremo agire. Queste non linearità sono certamente l'elemento che dovremmo esaminare con molta cautela e, se necessario, agire molto rapidamente».

Alla fine di marzo, la presidente della BCE Christine Lagarde ha affermato che la banca centrale era pronta ad aumentare i tassi di interesse, anche se l'atteso aumento dell'inflazione si fosse rivelato temporaneo.

«Se lo shock dovesse generare un superamento significativo, seppur non troppo persistente, del nostro obiettivo [di inflazione], potrebbe essere giustificato un aggiustamento misurato della politica monetaria», ha dichiarato Lagarde al convegno "La BCE e i suoi osservatori" a Francoforte, in Germania.

«Lasciare un tale superamento completamente irrisolto potrebbe comportare un rischio comunicativo: il pubblico potrebbe avere difficoltà a comprendere una funzione di reazione che non reagisce».

La BCE in “modalità crisi”

Carsten Brzeski, responsabile globale macroeconomico di ING ha dichiarato giovedì a CNBC via e-mail che "la situazione di stallo della BCE è finita".

"La BCE è tornata in modalità crisi, spostando la sua attenzione dalle proiezioni a lungo termine agli sviluppi effettivi, adottando un approccio 'a vista'", ha affermato.

Secondo Brzeski, le variabili chiave da monitorare includono i dati effettivi sull'inflazione, le aspettative di inflazione a lungo termine basate su sondaggi e l'andamento dei salari, che, a suo dire, i responsabili delle politiche monetarie valuteranno in relazione al rischio di rallentamento dell'attività economica e alle preoccupazioni per la stabilità finanziaria.

ING ritiene che la BCE si aspetti un'ondata inflazionistica iniziale, a partire dai prezzi della benzina, seguita da effetti a catena sui costi dei trasporti, sui prezzi dei prodotti alimentari e sui prodotti industriali.

"Finché si tratterà di un'unica ondata, di durata limitata, non ci sarà bisogno di aumenti dei tassi da parte della BCE", ha concluso Brzeski.

«Più a lungo durerà il blocco dello Stretto di Hormuz, maggiore sarà la probabilità che alcuni punti critici vengano colpiti. Ecco perché ora vediamo la BCE annunciare almeno un aumento dei tassi di interesse a scopo precauzionale. Alcuni arriverebbero a definirlo un errore di politica monetaria».

Antonio Alvarenga, professore di strategia e imprenditorialità presso la Nova School of Business and Economics, ha affermato che i funzionari della BCE si stanno dimostrando più cauti e prudenti del solito nel fornire indicazioni.

«La BCE si appresta alla decisione di aprile con una serie insolitamente ampia e variegata di scenari plausibili, in un contesto di crescita debole nelle economie chiave, dinamiche inflazionistiche rigide e rinnovati rischi al rialzo per i prezzi dell'energia derivanti dalle tensioni in Medio Oriente», ha dichiarato in una e-mail giovedì. «In tale contesto, essere troppo specifici può essere controproducente, perché i fatti possono cambiare rapidamente prima della riunione».

Alvarenga ha aggiunto che «la tradizionale forward guidance su un percorso probabile è di fatto venuta meno», con i responsabili della politica monetaria della banca centrale che si affidano a una comunicazione di tipo «reattivo», che mantiene la massima flessibilità sulle prossime mosse. «La guerra dei tassi d'interesse cambia il tipo di indicazioni che risultano credibili. Il massimo che possono fare è comunicare le possibili soluzioni: "se le aspettative di inflazione si ridimensionano o se si intensificano gli effetti di secondo ordine legati al settore energetico, interveniamo", invece di "ecco la traiettoria dei tassi"», ha dichiarato a CNBC.

«Il compromesso di questo approccio è una maggiore volatilità del mercato e una maggiore dispersione delle aspettative. Ma dal punto di vista della BCE, il rischio maggiore è quello di essere vincolati a una traiettoria preannunciata e poi doverla invertire bruscamente se lo shock si evolve».


Il quadro, ve lo abbiamo presentato, e completato in tutti i suoi aspetti principali.

L’esito di questa nuova situazione è comunque distante nel tempo. Ed una buona gestione del portafoglio non può e non deve ignorare esiti estremi. Occuparsene dopo, risulterebbe impossibile, se non controproducente.

Recce’d si è dotata (da ormai quindici anni) di tutti gli strumenti di analisi ed operativi che sono necessari ad affrontare momenti di mercato come questi: incluso il dispositivo “In caso di emergenza rompere il vetro”, del quale proprio giovedì 16 aprile ha parlato in sede pubblica quello che fu in Ministro del Tesoro americano negli anni 2007 - 2009, ovvero Hank Paulson.

Leggiamo quindi la dichiarazione di ieri della persona che era il Ministro del Tesoro americano del 2007, 2008 e 2009, gli anni dei subprime: parole che meritano la vostra attenzione.  Parole che, da sole, bastano a spiegare perché Recce’d poco sopra ha scritto che in questo contesto di mercato la conservazione del patrimonio prevale sulla rincorsa al rendimento di breve termine. Lui la pensa come noi.

Fatevi consigliare da Hank Paulson, per le vostre scelte di asset allocation, piuttosto che da un venditore di Fondi Comuni e polizze assicurative.

E se voi oggi non avete alcun meccanismo di salvaguardia, se non c’è nel vostro portafoglio quel vetro da rompere in caso di emergenza, allora per voi è meglio contattate al più presto Recce’d, attraverso la nostra pagina CONTATTI.

L'ex Segretario del Tesoro Henry Paulson ha esortato giovedì i responsabili politici statunitensi a preparare un piano di emergenza nel caso in cui la domanda di titoli del Tesoro dovesse crollare, avvertendo che una crisi nel mercato obbligazionario governativo potrebbe innescare gravi conseguenze per l'intera economia.

"Abbiamo bisogno di un piano di emergenza rapido, mirato e a breve termine, pronto all'uso quando la situazione precipiterà", ha dichiarato Paulson in un'intervista a Wall Street Week di Bloomberg Television giovedì.

L'avvertimento di Paulson giunge in un momento in cui gli investitori sono sempre più preoccupati per il calo di attrattiva del debito pubblico statunitense. I deficit persistenti, l'elevata emissione di debito e i timori di inflazione hanno pesato di recente sui titoli di Stato a lungo termine.

Paulson ha affermato che una crisi nel mercato dei titoli del Tesoro si differenzierebbe in modo cruciale dal crollo finanziario del 2008, quando il governo statunitense aveva ancora sufficiente capacità fiscale per intervenire e contenere i danni. Questa volta, invece di concentrarsi sul settore privato, una crisi del Tesoro potrebbe ostacolare la capacità del governo di finanziarsi.

Nel 2008, "per quanto grave fosse la situazione", il governo aveva la potenza di fuoco fiscale per affrontare il crollo del credito", ha osservato Paulson. "Si può intervenire e ripulire il disastro".

Tuttavia, in una crisi del debito pubblico, "quando si raggiunge il limite e si cerca di emettere titoli del Tesoro, e la Fed è l'unico acquirente, i prezzi dei titoli del Tesoro stanno scendendo e i tassi di interesse stanno salendo, la situazione è pericolosa".

In altre parole, se la domanda di titoli del Tesoro calasse significativamente, gli investitori potrebbero chiedere rendimenti più elevati prima di acquistarne altri. Ciò renderebbe più costoso per il governo indebitarsi e i maggiori pagamenti di interessi aumenterebbero ulteriormente il deficit, offrendo agli investitori un ulteriore motivo di preoccupazione.

Tuttavia, Paulson ha affermato che gli è difficile prevedere quando una simile crisi potrebbe effettivamente verificarsi.

"La gente mi chiede: 'Quando toccherà il fondo?' Ovviamente non lo so, è impossibile saperlo", ha dichiarato a Bloomberg. "Quando accadrà, sarà devastante, quindi dobbiamo prepararci a questa eventualità".

Paulson vi ha detto: “dobbiamo preparaci a questa eventualità”.

Molti tra i nostri lettori non sono preparati. Alcuni neppure ci hanno pensato.

Il suggerimento di Recce’d è quello di contattarci: noi di Recce’d siamo preparati, i nostri portafogli lo sono, e soprattutto i nostri Clienti.

Concludiamo il nostro Post con una nota di colore: le affermazioni di Paulson giovedì 16 sono così tanto significative, e potenzialmente dirompenti, che si è mossa la Casa Bianca. Ed ha imposto, la sera stessa, una precisazione che appare come rettifica, quanto meno formale. Lui Paulson, ha precisato: ma, intanto, le sue affermazioni avevano già fatto il giro del Mondo.

Leggete qui sotto la rettifica. E poi decidete: decidete da che parte stare, decidete da quale parte volete mette i vostri soldi. Voi, amici lettori, da che parte state? Attenti a non fare la fine di Meloni, perché dopo si sta molto scomodi con il piede in due scarpe. Molto scomodi.


In una dichiarazione rilasciata giovedì sera, il Paulson Institute ha chiarito che Paulson "ha affermato chiaramente che le sue preoccupazioni sul debito non sono immediate e che crede che l'economia statunitense rimanga la più resiliente tra le principali economie mondiali e sia la più in grado di resistere all'incertezza, compreso l'impatto della guerra in Iran. Ha anche osservato che il dollaro si è effettivamente rafforzato a seguito della situazione attuale".

Valter Buffo