Il fatto di ieri, in Borsa, è la reazione del mercato alla trimestrale di Microsoft.
Che cosa significa “ricavi in calo per la prima volta”?
Per tutti noi, per tutti i portafogli? Per tutte le Borse?
Per Trump? Per DOGE? Per SpaceX ed il suo annunciatissimo (gonfiatissimo dai social) collocamento in Borsa ovvero IPO?
Per la politica internazionale?
Avete visto che cosa ha fatto ieri il titolo Meta (Facebook)?
Avete messo questo movimento a confronto con l’indice Nasdaq?
Lo sapete il perché Meta è lo “outperformer” tra i Magnifici Sette?
La più importante di tutte.
Avete già letto la trimestrale di Apple di questa notte?
Avete fatto un diligente e qualificato lavoro di analisi'?
Avete compreso?
Sapete dove sono, oggi, i vostri soldi?
Recce’d ve lo aveva anticipato ieri, proprio in questa pagina, e precisamente nella serie di tweet che precede questa che state leggendo.
Trump NON vuole la debolezza del dollaro USA.
Non c’è nessuna “svalutazione competititva” all’orizzonte.
Quella era una invenzione del giornalista, al 100%. Un errore, a non voler pensare male.
Trump, che non è un fesso, è scattato subito: e per finire (di nuovo) sulla prima pagina, ha annunciato già ieri che oggi sapremo il nome del nuovo Chairman della Federal Reserve.
Erano passate solo 24 ore, dal momento in cui il dollaro ha superato quota 1,200 contro euro.
Fatti: non parole, basta parole!
Il Presidente Trump non ha competenza specifica, su materie come economia e finanza. Lo dimostrano i suoi stessi interventi quotidiano (andate a leggete quello di ieri).
Ma ha un intuito eccezionale.
Ha immediatamente capito che il dollaro debole per lui era un pericolo, e stava per finire fuori controllo.
Ed è subito intervenuto, con uno dei suoi celebri “annunci”.
Così, pare proprio che ieri, dopo mesi e mesi e mesi e mesi, abbiamo scelto chi nominare a capo della Federal Reserve.
Ventiquattro ore fa, in questa stessa pagina, Recce’d vi aveva anticipato questa mossa, e le sue motivazioni.
Ed è particolarmente utile, per un investitore, avere un archivio ordinato e strutturato analiticamente, come quello di Recce’d che è a disposizione dei nostri Clienti.
Rivedere ciò che successe nel recente passato aiuta in modo decisivo a prevedere ciò che accadrà nel prossimo futuro.
Ve lo anticipiamo oggi: sarà una cosa tormentata. Molto.
Il giornalista Federico Rampini, negli ultimi tempi, si è scoperto esperto di mercati finanziari.
Ad un lettore attento (Recce’d in un paio di occasioni lo ha dimostrato, attraverso il suo Blog) quello che scrive Rampini sembra orecchiato qua e là, più che il risultato di una analisi competente.
Ma rimane significativo, per i nostri lettori: aiuta a comprendere quali sono i meccanismi della comunicazione di massa in materia di finanza e mercati finanziari.
Ieri, Rampini ha preso posizione sul dollaro americano, in prima pagina sul maggiore quotidiano nazionale.
Scrive di una “svalutazione competitiva” che non esiste.
Dal titolo che leggete qui sotto, risulta che è stato Trump a decidere tutto.
La realtà non è questa.
La realtà è anzi l’opposto: che Trump subisce.
Perché Trump NON vuole l’indebolimento del dollaro USA.
Trump subisce: la debolezza del dollaro USA è un frutto INVOLONTARIO degli eccessi di Trump, ma pure di ALTRI fattori.
Se 48 ore fa Trump ha dichiarato che “il dollaro va alla grande” è unicamente perché vuole fare di un problema un proprio successo, come al solito.
Ed ingannare proprio Rampini, fra gli altri.
Trump NON vuole il dollaro debole per una lunga serie di ragioni, tra le quali citeremo:
l’aumento dei prezzi importati
la perdita di credibilità internazionale
la minore probabilità di tagli ai tassi di interesse
il deflusso di capitali esteri
l’aumento del costo dell’energia
E quindi: che cosa farà Trump adesso?