Ci potranno salvare le Banche Centrali? (parte 3)

Ieri 17 febbraio in un altro Post vi abbiamo scritto che si potrebbe verificare un mese di tregua, in attesa delle riunioni di marzo di BCE e Fed. In precedenza, in due altri Post con lo stesso titolo di questo vi avevamo descritto quali sono le opportunità che si presentano oggi alle Banche Centrali per contrastare una fase difficile sia per le economie reali, sia per i mercati finanziari.

In più occasioni, Recce'd ha messo segnalato l'eventualità di "interventi coordinati", in particolare per contenere il rafforzamento dello yen (che oggi è l'autentico "vaso di coccio"): e stamattina, puntuale come un treno svizzero, arriva la richiesta, da parte di Kuroda, di "interventi coordinati" al prossimo G20 del 26 e 27 febbraio.

"It is quite important for the U.S. and China---the world's largest and second largest economies---and other major economies such as the eurozone and Japan to coordinate their actions when necessary," Mr. Kuroda said during a parliamentary session. "It is desirable that the G-20 will do as much as it can to help stabilize the international financial markets."

Ci sono tre cose da segnalare, di questo discorso, perché sono utilissime per chi investe:

  1. è importante capire SE CI SARA' un intervento coordinato perché se ci fosse sicuramente muoverebbe i mercati
  2. è importante capire SE FUNZIONERA' l'intervento coordinato oppure se avrà l'effetto contrario, come abbiamo visto accadere in dicembre per Draghi ed in gennaio proprio per Kuroda con i "tassi ufficiali negativi"
  3. è importante notare la parola STABILIZZAZIONE perché qui si entra nel regno dell'assurdo: non si capisce perché, e non c'è una sola ragione valida per cui, si dovrebbero stabilizzare i mercati PROPRIO A QUESTI LIVELLI DI PREZZO; eppure, questa è una frase ricorrente, quasi una nenia: "stabilizzare i mercati" (ieri anche qualcuno dalla Fed ha dichiarato che la politica non convenzionale rea riuscita nell'intento di "stabilizzare i mercati"). Perché mai gli attuali livelli di prezzo sui mercati finanziari dovrebbero andare bene? E per chi poi? Per fare che cosa? A chi conviene  ed a chi non conviene? Lo abbiamo scritto più volte: questi funzionari pubblici delle Banche Centrali parlano di mercati senza conoscerli, ne hanno paura, e vogliono semplicemente "tenere tutto fermo così". Abbattere la volatilità equivale ad uccidere i mercati: ma questi funzionari pubblici non lo capiscono, ed hanno paura dei cambiamenti. Purtroppo però  non siamo nel migliore dei mondi, purtroppo: e quindi fino a che si andrà avanti in questo modo l'investitore può essere certo che non si uscirà né dalla volatilità, né dai problemi dell'economia reale

 

Mercati oggiValter Buffo
Un mese di tregua? Tre grandi "se"

Dopo sei settimane di violenta burrasca, ci sono (noi ve li mettiamo in evidenza ormai da più di 15 giorni) segnali di segno diverso sui mercati finanziari: e questo ci spinge a prendere in considerazione l'eventualità di una pausa nella tempesta.

Diciamo subito che il quadro, nei suoi tratti fondamentali, resta e resterà quello che in questo Blog abbiamo tracciato a fine 2015: lo potete leggere, se interessati, in due serie di Post di questo Blog, e precisamente la serie "Un primo sguardo al 2016: cinque domande a cui rispondere subito" che risale allo scorso novembre e dicembre; e poi la serie che aveva per titolo "Il punto 2016"; che è stata pubblicata a cavallo del Fine Anno 2015. Potete facilmente rintracciarli con un motore di ricerca.

Nonostante tutto questo, potrebbe esserci una pausa: ma lunga quanto? Diciamo qualche settimana: le due riunioni di marzo della BCE e poi della Fed potrebbero suggerire agli operatori di ridurre le posizioni aggressive, nelle due direzioni (sia quelle LONG sia quelle SHORT), riducendo così la volatilità.

Se fosse così, l'investitore dovrebbe cercare di sfruttare questa pausa NON per guadagnare, BENSI' per perdere meno dopo, negli altri mesi del 2016, facendo pulizia di rischi e posizioni non giustificate.

E' giusto fare ordine nei portafogli, mentre NON è giusto scommettere troppo su questa pausa: perché potrebbe non esserci. Ci sono almeno tre grossi "se" (i cosiddetti fattori "esogeni") di cui tenere conto:

  1. potrebbe esserci una pausa se in Cina la situazione non degenera
  2. potrebbe esserci una pausa se non ci sono terremoti a sorpresa in qualche grande banca globale
  3. potrebbe esserci una pausa se non c'è un terremoto nel mercato dei cambi (principale candidato lo yen giapponese).

Come noi di Recce'd ripetiamo spesso, non c'è altro modo di gestore questi rischi, e quindi il proprio portafoglio, se non quello di seguire ogni giorno.

Mercati oggiValter Buffo
Perché le performance contano. Moltissimo

Nel mondo della gestione di portafoglio, nessuno può pretendere di guadagnare sempre. Nessuno ha la sfera di cristallo. E la performance passata non garantisce la performance futura.

Queste sono frasi scontate, banali, ovvie e persino inutili. Non servono a nulla: e fino ad oggi, sono state sfruttate, in modo poco professionale, al solo scopo di giustificare tutto. Non arriva mai il momento delle verifica, perché tanto lo sappiamo che in un orizzonte abbastanza lungo "tutto si aggiusta", e quindi ... che differenza fa?

Come avete letto tante (forse troppe) volte, Recce'd ha basato i propri servizi su un criterio che è opposto a questo. La performance conta: e vi chiediamo, se non conta la performance, allora che ci stanno a fare in giro per l'Italia le migliaia di advisors, consulenti, private bankers, promotori? Per consigliarvi il Fondo di una marca piuttosto che il Fondo di un'altra marca? Ma se poi non ve ne viene nulla in tasca, a che vi serve pagare quelle altissime commissioni?

Recce'd vi dice che la performance conta: conta allo stesso modo in cui conta per un'azienda, per il negozio sotto casa, per l'artigiano e per il professionista. Il risultato conta: forse non quello settimanale, forse non quello mensile, ma il trimestrale ci dice già qualcosa, il semestrale è importante, quello annuale è decisivo.

Ed allora noi torniamo a proporvi qui in basso di dati Morningstar per le categorie di Fondi Comuni Flessibili e Bilanciati, che contengono anche la nuova categoria dei Multi Asset. Perché questi dati (nella prima colonna leggete la performance nelle prime sei settimane del 2016, che risulta negativa in misura del 3,5%-7%) vi dicono due cose molto chiare, e precisamente

  1. quanto questi Fondi sono effettivamente Flessibili
  2. quanto questi Fondi possono proteggervi dalle oscillazioni dei mercati finanziari

Sono dati importanti, perché è proprio così che questi Fondi vengono venduti a chi investe: come Fondi flessibili gestiti in modo dinamico, che mettono al riparo dai ribassi dei mercati.

Nella seconda colonna, potete leggere le performances a tre mesi, nella terza colonna le performances a 12 mesi di questi Fondi Flessibili, Bilanciati, Multi Asset o ... chiamateli come volete. Se proprio volete allungare l'orizzonte, leggete i dati della quinta colonna, ovvero i rendimenti a 5 anni. In molti casi, come vedete, il rendimento per il Cliente risulta (in media) più basso delle commissioni annue che il Cliente ha pagato (e i Flessibili spiccano anche qui).

Adesso vi diranno che questi Fondi possono recuperare in futuro, "quindi non vendeteli": ma che cosa c'entra? I dati della tabella vi dicono che tipo di rischio vi siete messi nel portafoglio: che poi in futuro le cose possano andare meglio, oggi c'entra nulla. E' possibile: ma se al contrario dovessero andare peggio, non sarà certo il vostro attuale advisor a rimborsarvi delle perdite. I soldi, ce li mettete voi: volete avere in portafoglio cose che hanno questo tipo di rendimento?

Leggetevi con attenzione i dati di questa tabella, e chiedetevi: ma davvero non si può fare meglio di così? Noi di Recce'd vi diciamo che un pochino meglio si può fare, e senza correre alcun rischio in più. I nostri Clienti lo sanno.


Mercati oggiValter Buffo
Dieci anni di indici negativi (parte 2): è possibile?

In un precedente Post di oggi, 13 febbraio, abbiamo segnalato una analisi di Credit Suisse, secondo la quale ci attendono dieci anni di rendimenti vicini a zero per tutti i maggiori indici di mercato: non è una novità, e ne hanno scritto già molte altre banche come JP Morgan,  noti commentatori e gestori come Bill Gross e Mohamed El Erian, ed altri notissimi gestori come Ray Dalio e Jeff Gundlach.

A molti tra i nostro lettori potrebbe sembrare impossibile, abituati come sono a vedere certi grafici e certe tabelle delle Reti di vendita (private bankers o promotori) secondo le quali "il mercato recupera sempre".

A questi nostri lettori, come contributo, vogliamo fare vedere il grafico qui in basso, grafico che copre un arco non di dieci, bensì di oltre 20 anni. E notate: questo grafico riguarda la maggiore, la più forte, la più efficiente economia del Mondo. Avremmo potuto farvi vedere il Giappone, oppure l'Italia, ma poi qualcuno avrebbe detto che siamo "pessimisti".

Come vedete dal grafico:

  1. in Borsa è un errore stare sempre fermi: una posizione aperta nel 1926 dodici anni dopo era negativa del 35% 
  2. in Borsa conta moltissimo il punto di ingresso: chi è entrato nel 1930 non ha mai recuperato quelle perdite (i figli? dipende)
  3. un indice di Borsa può rimanere invariato anche per 20 anni, e subire perdite fino al 90%

Questi sono dati oggettivi.

Non opinioni: non possono essere né ottimisti né pessimisti. La questione tra ottimisti e pessimisti qui c'entra nulla.

Sono solo dati: da prendere in considerazione (insieme ad altri) quando si maneggiano i soldi e si acquistano oppure vendono titoli e Fondi Comuni. Vorreste rimanere fermi per 20 anni per riavere i vostri soldi? Per andare dietro agli "ottimisti"?

Mercati oggiValter Buffo
Ci potranno salvare le Banche Centrali? (parte 2)

La domanda del nostro titolo avrebbe già una risposta, se guardassimo solo ai titoli della stampa specializzata: pochi giorni fa, infatti, abbiamo letto su Bloomberg un articolo dal titolo "Have Central Banks Lost Credibility?" e poi sul Wall Street Journal un altro articolo intitolato "Is this the week central banks lost their market credibility? The Yellen put might have expired".

I giochi sono fati, dunque? Noi in Recce'd diffidiamo sempre delle spiegazioni troppo semplici.  Come abbiamo scritto nel primo Post di questa serie, di sicuro c'è solo che un certo tipo di central banking, che dominò tra il 2009 ed il 2014, adesso è fuori gioco, finito e cancellato.

Scrive il WSJ: 

The ability of central banks to steer the market—or vice versa—was first dubbed the “Greenspan put,” then renamed the “Bernanke put,” and, finally, the “Yellen put.” A put option gives an investor the right to sell the underlying security at a preset strike price. In other words, bullish stock investors could count on central bankers to keep a floor under the market. That’s what some think is finally coming to an end.

Scrive Societé Generale:

“We have relied on central bankers to fix the world’s economic woes, when all they could really do was to get the global financial system back on an even keel. Keeping policy too easy, for too long and boosting asset markets in the vain hope that this would deliver a sustainable pickup in demand has meant that even a timid attempt at normalizing Fed policy has caused two months of mayhem.”

Avete letto queste stesse cose, più o meno con le medesime parole, scritte in questo Blog, e negli altri documenti di Recce'd, più volte da 18 mesi a questa parte. Ben arrivati a tutti i ritardatari. Il problema adesso è guardare avanti:

"The markets are wondering, well, we’ve had these non-conventional monetary policy experiments for the last six or seven years and they haven’t caused a sustainable boost to global growth, so what will the latest moves do. It’s a reasonable question to ask given the events of the last few weeks.”

Il modo in cui Recce'd vede i prossimi mesi è chiaro e ve lo offriamo: sarebbe un errore (tragico) insistere su politiche e strumenti che hanno fallito. Primo fra tutti, il QE, ma pure i tassi negativi di interesse sono uno strumento che rischia di trasformarsi in boomerang. A noi di Recce'd la richiesta, fatta da alcune grandi banche globali, di tassi ufficiali "ancora più negativi" sembra essere una vera e propria "mossa della disperazione. Ad esempio, JP Morgan:

While Barr, Mackie and Kasman still expect policy makers to tread carefully, such analysis may temper the recent fear of investors that after seven years of interest rates around zero and bumper bond-buying, central banks are now out of ammunition. Indeed, a fuller embrace of negative rates could “produce significant reductions in market rates,” said the economists. “It appears to us there is a lot of room for central banks to probe how low rates can go,” they said. “While there are substantial constraints on policymakers, we believe it would be a mistake to underestimate their capacity to act and innovate.”

Questo è l'identico modo di affrontare i problemi che ci ha portato all'attuale disastro senza uscita: ovvero "mettiamoci una pezza, ed intanto facciamo quello che serve alle grandi banche per mantenere la posizione dominante e di cartello; teniamo tutto così com'è".

La soluzione che Recce'd vede come più efficace passa proprio dal fatto che le Banche Centrali non ascoltino i suggerimenti (interessati) delle banche d'affari, ed anzi vadano esattamente nella direzione opposta: spezzando quel cerchio, e guardando invece in modo diretto agli interessi dell'economia reale, le Banche Centrali potrebbero forse ancora prevenire un caos altrimenti inevitabile. Se poi qualche grande banca dovesse essere costretta a farsi da parte, a chiudere, non non vediamo che male ci sarebbe. Accade in tutti i settore, perché non tra le banche?

Sempre a proposito di "mossa della disperazione", chiudiamo con alcuni commenti del New York Times sulle politiche di tassi ufficiali di interesse negativi, con un titolo molto efficace "Negative 0.5% Interest Rate: Why People Are Paying to Save":

(...)  as negative rates — in which depositors pay to hold money in bank accounts — become a more common fixture, there are many unknowns about what these policies mean for finance, for the economy and even for the definition of money.

(...) it looks as if the convenience of keeping money in a bank account is worth a small negative interest rate or fees for most consumers and businesses, at least at the only slightly negative rates currently in place. Storing and providing security for cash may be more expensive than a small bank charge.

When initial experiments in Switzerland and Sweden didn’t result in mass withdrawals from the banking system, larger central banks in need of easier money moved gingerly in the same direction. They’ll stop when either their economies start to grow or they see more concrete evidence that negative rates are doing more harm than good.

The global financial system is built on an assumption of above-zero interest rates. Going below zero could cause damage to the very architecture by which money and credit zoom through the economy, and in turn inhibit growth.

Banks could cease to be viable businesses, eliminating a key way that money is channeled from savers to productive investments. Money market mutual funds, widely used in the United States, could well cease to exist. Insurance companies and pension funds could face their own major strains.

In a speech last year, Hervé Hannoun, then the deputy general manager of the Bank for International Settlements, even argued that this could “over time encourage the use of alternative virtual currencies, undermining the foundations of the financial system as we know it today.”

For example, would people start prepaying years’ worth of cable bills to avoid having money tied up in a money-losing bank account? How about property taxes? Would companies and governments put in place new policies prohibiting people from paying their bills too early?

Or consider this: Many commercial transactions now take place with some short-term credit attached — for example, a company that gets a 60-day grace period to pay bills from its suppliers. Would that flip, and suddenly suppliers would prohibit upfront payment and insist that their customers wait 60 days to pay?

Might new businesses sprout up that allow people to securely store thousands of dollars in bundles of $100 bills, or could people buy physical objects as stores of value that the banks can’t charge a negative interest rate on?

 

Mercati oggiValter Buffo