Banche Centrali: interventi coordinati?

L'impennata nella volatilità dei cambi, che questa settimana è ha conquistato il centro della scena finanziaria globale, ha messo paura a molti, forse più di quanto non abbia fatto la discesa delle Borse. E' molto più evidente, ora, una situazione di "fuori controllo", essendo che i mercati ritengono (a torto oppure a ragione) che i cambi siano sotto il diretto controllo dei banchieri centrali (secondo la nostra esperienza, non è vero: ma fa piacere pensarlo).

Ovviamente qualche banca globale di investimento ha già invocato un "intervento coordinato delle Banche Centrali", e siamo assolutamente certi che sono già partite molte telefonate in questo senso. Sarà bene fare chiarezza: questi signori non parlano e non scrivono per il "benessere collettivo", e tanto meno nell'interesse dell'investitore finale. Sono esclusivamente preoccupati per i loro stessi bilanci, che se l'anno andasse avanti così chiuderebbero in pesante passivo, come di recente hanno riconosciuto gli stessi vertici delle banche globali (leggete alcuni dei nostri Post nel Blog su questo tema).

Tutto ciò detto, la storia ci insegna che alla fine queste banche globali riescono a condizionare in modo pesante l'operato dei banchieri centrali: Ben Bernanke ne è l'esempio che passerà alla storia. Per questo, non possiamo escludere l'intervento coordinato.

Recce'd vi anticipa che sarà probabilmente anche l'ultimo: se funziona, potranno dire "tutto bene", ma se dopo qualche settimana poi fosse chiaro che non funziona, non ci sarebbero più altri di "interventi coordinati", perché quel fallimento certificherebbe la fine di un certo "central banking". Una fine che come avete già letto più volte secondo Recce'd è già nei dati di fatto che osserviamo ogni mattina.

In quel caso, si aprirebbe una fase di ampia, e violenta, turbolenza sui mercati: ma forse, quella è anche la sola via di uscita dalla palude in cui da sette anni ci hanno cacciati. La maggior parte degli investitori subirebbe perdite, anche significative, ma allo stesso tempo per chi sa gestire il portafoglio in modo attivo, dinamico, e su basi fondamentali di valutazione invece che ... coi trend, ci sarebbero enormi opportunità di investimento.

Mercati oggiValter Buffo
Il vento cambia in fretta: come gestire

Chi va per mare sa che i cambiamenti di vento sono improvvisi e per definizione imprevedibili. Siamo nel pieno di una burrasca che ha motivazioni profonde, e che durerà per mesi e (noi crediamo) per anni, e proprio per questo è necessario mantenere una mente aperta ed una operatività flessibile. Una flessibilità autentica: non quella dei "prodotti flessibili", che magari spostano lo 1,25% del portafoglio a fine mese per dare al Cliente una sorta di zuccherino, senza peraltro incidere minimamente sulla performance del portafoglio (come vi dimostrano i dati per i Fondi Comuni che noi via abbiamo già proposto, e commentato, più di una volta).

Chi va per mare sa che per anticipare i cambi di venti, è necessario cogliere anche i più piccoli segnali. Per questo, noi di Recce'd ci sentiamo di dover sottolineare che in una settimana di mercati impazziti l'indice di Borsa S&P 500 ha tenuto il supporto di 1880 punti, dove ha chiuso proprio ieri sera, venerdì 6 febbraio; ed anche che il petrolio ha tenuto il supporto di 30$, chiudendo ieri sera a 31$.

Sia detto con la massima chiarezza: il contesto è quello che via abbiamo descritto nel dettaglio da mesi e forse da anni in questo blog, nel bollettino quotidiano The Morning Brief e nel settimanale The Portfolio Edge, oltre che in una serie di interventi che abbiamo dedicato ai nostri Clienti. E tuttavia, come chi va per mare, anche noi siamo attenti ai minimi dettagli, e stiamo valutando una serie di nuove mosse per tutti e tre i portafogli modello. Mosse di cui informeremo, nei prossimi giorni, i nostri Clienti.


Mercati oggiValter Buffo
Borsa di Milano a 17500: c'è valore oggi?

Vedere l'indice di Milano a 17500 punti è triste, ed è anche uno shock per tutti quelli che ricordano, solo 12 mesi fa, i toni trionfalistici di una parte delle Reti, che spingeva forte sui "Periferici europei". Chi vedeva il FTSE MIB a 40000 punti, chi scommetteva sul settore bancario, chi spingeva le small caps, i titoli a piccola capitalizzazione.

Il mercato riporta tutti sul Pianeta Terra: non sarà certo qualche frase di Draghi a risolvere i problemi di un'economia, quella italiana, affetta da forti squilibri strutturali sui quali, da anni, non viene fatto alcun intervento. Il fatto che da un paio di settimane sui quotidiani italiani sia ritornato in prima pagina il tema del "debito pubblico" collegato al tema "Europa" è un segnale forte, da non trascurare.

Per questa ragione, anche se l'indice sta oggi a 17500 punti, noi di Recce'd non vediamo ai prezzi attuali opportunità LONG sulla Borsa italiana: crediamo che prima sarà necessario passare per una nuova (ennesima) presa d'atto che i problemi esistono, sono gravi e vanno affrontati. L'economia nazionale va "messa in sicurezza": e Recce'd non esclude che per farlo sia necessario un intervento dall'esterno, una gestione affidata a soggetti non italiani.

Tutto ciò detto, la Borsa italiana oggi non è più quel rischio elevatissimo, e per alcuni aspetti delirante, che era 12 mesi fa, qualche titolo lo stiamo seguendo più da vicino, e siamo pronti a cogliere occasioni. Molto più grave della Borsa a noi appare la situazione del BTP: se 12 mesi fa Bill Gross dichiarò che il Bund tedesco era "the short of a lifetime", lo short della vita (ed aveva ragione), oggi forse quell'etichetta può essere appiccicata proprio ai Titoli di Stato italiani.

Mercati oggiValter Buffo
Banche globali in crisi (2): i risultati di Credit Suisse e BNP Paribas

I risultati di ieri di Credit Suisse, e quelli di stamattina di BNP Paribas, si aggiungono a quelli di UBS che abbiamo commentato nel precedente Post di questa serie, e di Deustche Bank di qualche settimana fa. E così abbiamo ... coperto tutta Europa.

Il tema è della massima attualità, e della massima importanza: in Eurozona, come negli USA, come in Giappone, il settore che ha trascinato al ribasso gli indici di Borsa in questo 2016 è proprio quello delle banche.

Un dato che fa a pugni con il "consenso": quel consenso che sono tre mesi fa spingeva i Clienti ad aumentare l'esposizione alle banche, perché il rialzo dei tassi ufficiali negli USA avrebbe determinato un aumento dello spread, il differenziale tra tassi attivi e tassi passivi, e quindi un aumento di redditività (i nostri portafogli all'epoca erano SHORT su questo settore, e lo avete letto anche nel Post a quei tempi).

Un dato che fa a pugni anche col fatto che da anni tutte le Banche Centrali regalano denaro alle banche commerciali, allo scopo di evitare alle stesse banche l'impegno di una raccolta di capitale che peraltro, nelle attuali condizioni di mercato, risulterebbe impossibile. Oggi le banche, grandi medie e piccole, non fanno credito: rinnovano semplicemente i rapporti di credito esistenti, magari ampliandoli di qualche punto percentuale, ma non c'è credito per l'iniziativa, non c'è credito per lo sviluppo, non c'è credito per la famiglia.

Sono dati di fatto, e dati clamorosi: nel mondo tutte le banche hanno beneficiato, per anni, di condizioni operative estremamente benevole. Pensate solo ai soldi che hanno fatto le banche europee, senza muovere un dito, sui BTp, Bonos, e altri titoli di Stato in portafoglio, grazie alle mosse di Draghi. Denaro che le banche hanno incassato come profitto, ed allo stesso tempo che i risparmiatori hanno perso in termini di cedola: un trasferimento di ricchezza imponente.

E siamo quindi stupiti, per non dire agghiacciati, dal fatto che le banche, specie quelle grandi e "globali", ci mettano a conoscenza di situazioni difficili e dati molto inferiori alle attese: perché c'è da chiedersi come saranno i loro conti, ora che la situazione si è fatta più complessa e che il quadro internazionale si è fatto meno "benevolo". C'è da temere che arrivino, specie da queste banche "globali" notizie di ulteriori difficoltà e conti ancora più negativi.

Mercati oggiValter Buffo
I nodi che vengono al pettine (4): le obbligazioni come "bene rifugio"

Abbiamo attraversato sei lunghi anni durante i quali si è fatto credere, al pubblico degli investitori, che investendo in obbligazioni ci si tiene al riparo da qualsiasi rischio di perdita, perché "comunque alla fine il capitale ti sarà rimborsato".

Naturalmente, ci sono centinaia di episodi, nella storia dei mercati finanziari, che testimoniano del contrario: sia per ciò che riguarda le obbligazioni emesse da privati, sia per obbligazioni emesse da Stati sovrani. L'illusione degli ultimi anni è stata creata ed alimentata da Banche Centrali iper aggressive, che hanno sfruttato questa fase storica, del tutto anomala, per imporre ai mercati una direzione. 

L'anomalia della fase storica che si è chiusa nel 2015 sta nel fatto che l'emissione di moneta da parte delle Banche Centrali non ha prodotto aumenti dei prezzi delle merci, perché la moneta semplicemente non circola, e non circola perché le banche commerciali (che la ricevono dalle Banche Centrali) invece di farla circolare (coi prestiti) la tesaurizzano depositandola di nuovo presso la Banca Centrale.

Ora però questa fase è finita: che cosa succede dopo? Partiamo dal perché è finita: la Fed ha già deciso di chiudere con gli acquisti di titoli, e le altre due grandi Banche Centrali saranno costrette a farlo, perché non ci sono più titoli, e la distorsione dei mercati è diventata evidente a tutti.

la fine di questa fase ha avuto, come immediata conseguenza, il fatto che tutti si sono ricordati che con le obbligazioni si possono perdere soldi: nel 2015, sugli high yield degli Stati Uniti si è perso dal 10% al 20%, ed anche si quelli di Eurozona gli investitori (quelli che ci avevano investito, incautamente) hanno perso soldi, e stanno tuttora perdendo, nonostante Draghi. Poi, nel nostro piccolo microcosmo dell'Italia, è venuto alla luce anche il rischio delle obbligazioni subordinate bancarie.

Abbiamo scritto più di una volta, e ci sembra giusto ripeterlo anche oggi, che questi NON sono i problemi più gravi, per chi ha obbligazioni in portafoglio. I problemi più gravi, che secondo Recce'd diventeranno evidenti proprio nel corso del 2016 sono altri due:

  1. i rendimenti scendono quando l'economia rallenta, perché c'è meno inflazione; in questo momento, l'economia globale rallenta, e quindi il Treasury degli Stati Uniti a 10 anni rende solo lo 1,80% ed il Bund decennale è sceso a 0,40%; tutto bene quindi, perché il calo dei rendimento significa che i prezzi sono saliti ... ed invece NO: non va tutto bene, perché  il rendimento delle obbligazioni può salire (e quindi i prezzi scendere) anche se aumentano i dubbi sulla solvibilità del debitore, e quindi anche in una fase di recessione; vediamo un caso concreto: se una fase di rallentamento globale costringesse i Governi ad un maggiore indebitamento, partendo dagli attuali (elevati, dopo il 2009) livelli di debito pubblico, i rendimenti salirebbero, e quindi i prezzi scenderebbero, anche in un contesto di economie deboli
  2. anche se l'economia rallenta, non è detto che l'inflazione diminuisca sempre: ce lo insegnano più episodi della storia del XX secolo, episodi nei quali le Autorità (Governi e Banche Centrali) si trovarono costretti a "monetizzare" il loro debito per ridurne il peso in termini reali; una seconda causa potrebbe essere un fattore esogeno, come il petrolio: quali ricadute avrebbe un aumento del prezzo del petrolio, magari a 60$ al barile? Facciamo due conti "della spesa": se l'inflazione in Eurozona aumentasse nel 2016 dello 1%, sarà ragionevole attendersi un aumento dei rendimenti sui Bund decennali di quanto? Magari dello 1,5%? E quindi sul BTp decennale? Magari del 2,5%? E cosa succederebbe, al debitore sovrano Italia, sei il BTp decennale tornasse al 4% di rendimento a scadenza? Vi ripetiamo, ancora una volta, che questo potrebbe succedere anche se l'Eurozona torna in crescita zero.

Per chi investe, in questo 2016, non tenere a mente che questi due rischi (qualità del credito, e tasso di inflazione) sono vivi e vegeti e potrebbero avere una visibile incidenza sul valore dei portafogli in obbligazioni, potrebbe essere un errore costoso. Negli ultimi sei anni la situazione è stata spinta al limite (ed anche oltre), ed ora tutti gli investitori, privati ed Istituzionali, grandi e piccoli, dovranno fare i conti con questa situazione estrema.

 

Mercati oggiValter Buffo