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Europa tra Brexit e Periferici

Fino ad oggi, non abbiamo scritto nulla sul tema Brexit (la eventuale uscita del Regno Unito dall'Unione Europea) perché non giudichiamo questo argomento importante per gli investimenti e per i nostri portafogli: la debolezza della sterlina contro euro nel 2016 noi la giudichiamo più che altro il riflesso della debolezza del dollaro USA, con l'aggiunta del fatto che il tema Brexit è stato usato da molte banche di investimento come scusa per fare muovere i portafogli ("ti faccio vendere la sterlina, poi te la faccio ricomperare").

Le nostre simulazioni ci dicono che, al di là della volatilità di breve termine (che noi cercheremo si sfruttare per i nostri Clienti) le prospettive economiche del Regno Unito non verrebbero modificate in modo significativo da un successo dei SI nel referendum.

Nel contesto europeo, per chi investe ci sembra decisamente più importante seguire il tema delle "due Europe", con o senza Regno Unito: i toni si sono alzati nella prima parte del 2016, gli spread si sono allargati ai livelli di due anni fa (grafico sotto) e i media hanno dato nuovamente spazio ai temi europei in prima pagina, ed al centro di tutto resta il nodo delle banche. Che poi è il medesimo nodo del 2007-2009, un tema sul quale la BCE ha ottenuto zero risultati in otto anni, nonostante alcune iniziative di politica monetaria che non hanno precedenti storici. Il bazooka in realtà sparava cartocci.

In Recce'd crediamo che parole come quelle di Renzi ieri al Senato italiano siano la spia di una tensione che da tempo ha raggiunto livelli di guardia: un attacco diretto a Deutsche Bank e Commerzbank non può essere spiegato come un infortunio, ed è invece un segnale esplicito del fatto che "noi sappiamo come stanno in realtà le cose in casa vostra". Un segnale del tipo "siamo pronti alla battaglia", come risulta anche dalla minaccia di "esercitare un veto" (?????).

Noi di Recce'd non sappiamo dire quale possa essere il risultato politico di una eventuale battaglia:non siamo politologi. Siamo però in grado di anticipare che per i mercati finanziari una battaglia sarebbe, sicuramente, una ragione per penalizzare ulteriormente i più deboli, ovvero i Periferici. E sottolineiamo, ancora una volta, che da questo punto di vista la BCE oggi appare del tutto fuori dai giochi, uno spettatore.

Il 2016 difficilmente sarà l'anno dei Periferici: ma, dopo tutto, non lo è stato neppure il 2015, e neppure il 2014, e ancor meno il 2013, e così via ...

Mercati oggiValter Buffo
E se rimbalza il petrolio?

Come vedete nel grafico in basso, nel mese tra il 17 gennaio ed oggi il petrolio ha visto salire, e non scendere, il proprio prezzo (la riga di colore nero). Il grafico ci racconta che è salito anche l'indice di Borsa di New York (la riga in rosso), e che il solo indice maggiore che è stato penalizzato in modo grave è quello di Milano (la riga di colore ocra).

Se questa fosse una base? Se da qui partisse un rimbalzo del petrolio? Bisogna credere che il rimbalzo del petrolio porterebbe in alto anche le Borse?

Noi di Recce'd crediamo di no: forse, si potrebbe vedere una correlazione diretta, e quindi favorevole, nella prima fase, nel breve termine. Ma appena più in là, poco dopo, tornerebbe a galla quel medesimo discorso che andava di moda solo 12 mesi fa: come ricordate bene, la gran parte dei cosiddetti "strategisti" insisteva, in modo pesante, sul fatto che un petrolio meno caro avrebbe spinto sui consumi. Oggi, se il petrolio salisse, avremmo una pressione negativa sui consumi? E che cosa capiterebbe al tasso di inflazione?

In sintesi: noi di Recce'd pensiamo che se il petrolio tornasse a 50 dollari, l'effetto sugli indici di Borsa sarebbe al meglio neutro e negativo sul mercato delle obbligazioni.

Mercati oggiValter Buffo
Ci potranno salvare le Banche Centrali? (parte 3)

Ieri 17 febbraio in un altro Post vi abbiamo scritto che si potrebbe verificare un mese di tregua, in attesa delle riunioni di marzo di BCE e Fed. In precedenza, in due altri Post con lo stesso titolo di questo vi avevamo descritto quali sono le opportunità che si presentano oggi alle Banche Centrali per contrastare una fase difficile sia per le economie reali, sia per i mercati finanziari.

In più occasioni, Recce'd ha messo segnalato l'eventualità di "interventi coordinati", in particolare per contenere il rafforzamento dello yen (che oggi è l'autentico "vaso di coccio"): e stamattina, puntuale come un treno svizzero, arriva la richiesta, da parte di Kuroda, di "interventi coordinati" al prossimo G20 del 26 e 27 febbraio.

"It is quite important for the U.S. and China---the world's largest and second largest economies---and other major economies such as the eurozone and Japan to coordinate their actions when necessary," Mr. Kuroda said during a parliamentary session. "It is desirable that the G-20 will do as much as it can to help stabilize the international financial markets."

Ci sono tre cose da segnalare, di questo discorso, perché sono utilissime per chi investe:

  1. è importante capire SE CI SARA' un intervento coordinato perché se ci fosse sicuramente muoverebbe i mercati
  2. è importante capire SE FUNZIONERA' l'intervento coordinato oppure se avrà l'effetto contrario, come abbiamo visto accadere in dicembre per Draghi ed in gennaio proprio per Kuroda con i "tassi ufficiali negativi"
  3. è importante notare la parola STABILIZZAZIONE perché qui si entra nel regno dell'assurdo: non si capisce perché, e non c'è una sola ragione valida per cui, si dovrebbero stabilizzare i mercati PROPRIO A QUESTI LIVELLI DI PREZZO; eppure, questa è una frase ricorrente, quasi una nenia: "stabilizzare i mercati" (ieri anche qualcuno dalla Fed ha dichiarato che la politica non convenzionale rea riuscita nell'intento di "stabilizzare i mercati"). Perché mai gli attuali livelli di prezzo sui mercati finanziari dovrebbero andare bene? E per chi poi? Per fare che cosa? A chi conviene  ed a chi non conviene? Lo abbiamo scritto più volte: questi funzionari pubblici delle Banche Centrali parlano di mercati senza conoscerli, ne hanno paura, e vogliono semplicemente "tenere tutto fermo così". Abbattere la volatilità equivale ad uccidere i mercati: ma questi funzionari pubblici non lo capiscono, ed hanno paura dei cambiamenti. Purtroppo però  non siamo nel migliore dei mondi, purtroppo: e quindi fino a che si andrà avanti in questo modo l'investitore può essere certo che non si uscirà né dalla volatilità, né dai problemi dell'economia reale

 

Mercati oggiValter Buffo
Un mese di tregua? Tre grandi "se"

Dopo sei settimane di violenta burrasca, ci sono (noi ve li mettiamo in evidenza ormai da più di 15 giorni) segnali di segno diverso sui mercati finanziari: e questo ci spinge a prendere in considerazione l'eventualità di una pausa nella tempesta.

Diciamo subito che il quadro, nei suoi tratti fondamentali, resta e resterà quello che in questo Blog abbiamo tracciato a fine 2015: lo potete leggere, se interessati, in due serie di Post di questo Blog, e precisamente la serie "Un primo sguardo al 2016: cinque domande a cui rispondere subito" che risale allo scorso novembre e dicembre; e poi la serie che aveva per titolo "Il punto 2016"; che è stata pubblicata a cavallo del Fine Anno 2015. Potete facilmente rintracciarli con un motore di ricerca.

Nonostante tutto questo, potrebbe esserci una pausa: ma lunga quanto? Diciamo qualche settimana: le due riunioni di marzo della BCE e poi della Fed potrebbero suggerire agli operatori di ridurre le posizioni aggressive, nelle due direzioni (sia quelle LONG sia quelle SHORT), riducendo così la volatilità.

Se fosse così, l'investitore dovrebbe cercare di sfruttare questa pausa NON per guadagnare, BENSI' per perdere meno dopo, negli altri mesi del 2016, facendo pulizia di rischi e posizioni non giustificate.

E' giusto fare ordine nei portafogli, mentre NON è giusto scommettere troppo su questa pausa: perché potrebbe non esserci. Ci sono almeno tre grossi "se" (i cosiddetti fattori "esogeni") di cui tenere conto:

  1. potrebbe esserci una pausa se in Cina la situazione non degenera
  2. potrebbe esserci una pausa se non ci sono terremoti a sorpresa in qualche grande banca globale
  3. potrebbe esserci una pausa se non c'è un terremoto nel mercato dei cambi (principale candidato lo yen giapponese).

Come noi di Recce'd ripetiamo spesso, non c'è altro modo di gestore questi rischi, e quindi il proprio portafoglio, se non quello di seguire ogni giorno.

Mercati oggiValter Buffo
Perché le performance contano. Moltissimo

Nel mondo della gestione di portafoglio, nessuno può pretendere di guadagnare sempre. Nessuno ha la sfera di cristallo. E la performance passata non garantisce la performance futura.

Queste sono frasi scontate, banali, ovvie e persino inutili. Non servono a nulla: e fino ad oggi, sono state sfruttate, in modo poco professionale, al solo scopo di giustificare tutto. Non arriva mai il momento delle verifica, perché tanto lo sappiamo che in un orizzonte abbastanza lungo "tutto si aggiusta", e quindi ... che differenza fa?

Come avete letto tante (forse troppe) volte, Recce'd ha basato i propri servizi su un criterio che è opposto a questo. La performance conta: e vi chiediamo, se non conta la performance, allora che ci stanno a fare in giro per l'Italia le migliaia di advisors, consulenti, private bankers, promotori? Per consigliarvi il Fondo di una marca piuttosto che il Fondo di un'altra marca? Ma se poi non ve ne viene nulla in tasca, a che vi serve pagare quelle altissime commissioni?

Recce'd vi dice che la performance conta: conta allo stesso modo in cui conta per un'azienda, per il negozio sotto casa, per l'artigiano e per il professionista. Il risultato conta: forse non quello settimanale, forse non quello mensile, ma il trimestrale ci dice già qualcosa, il semestrale è importante, quello annuale è decisivo.

Ed allora noi torniamo a proporvi qui in basso di dati Morningstar per le categorie di Fondi Comuni Flessibili e Bilanciati, che contengono anche la nuova categoria dei Multi Asset. Perché questi dati (nella prima colonna leggete la performance nelle prime sei settimane del 2016, che risulta negativa in misura del 3,5%-7%) vi dicono due cose molto chiare, e precisamente

  1. quanto questi Fondi sono effettivamente Flessibili
  2. quanto questi Fondi possono proteggervi dalle oscillazioni dei mercati finanziari

Sono dati importanti, perché è proprio così che questi Fondi vengono venduti a chi investe: come Fondi flessibili gestiti in modo dinamico, che mettono al riparo dai ribassi dei mercati.

Nella seconda colonna, potete leggere le performances a tre mesi, nella terza colonna le performances a 12 mesi di questi Fondi Flessibili, Bilanciati, Multi Asset o ... chiamateli come volete. Se proprio volete allungare l'orizzonte, leggete i dati della quinta colonna, ovvero i rendimenti a 5 anni. In molti casi, come vedete, il rendimento per il Cliente risulta (in media) più basso delle commissioni annue che il Cliente ha pagato (e i Flessibili spiccano anche qui).

Adesso vi diranno che questi Fondi possono recuperare in futuro, "quindi non vendeteli": ma che cosa c'entra? I dati della tabella vi dicono che tipo di rischio vi siete messi nel portafoglio: che poi in futuro le cose possano andare meglio, oggi c'entra nulla. E' possibile: ma se al contrario dovessero andare peggio, non sarà certo il vostro attuale advisor a rimborsarvi delle perdite. I soldi, ce li mettete voi: volete avere in portafoglio cose che hanno questo tipo di rendimento?

Leggetevi con attenzione i dati di questa tabella, e chiedetevi: ma davvero non si può fare meglio di così? Noi di Recce'd vi diciamo che un pochino meglio si può fare, e senza correre alcun rischio in più. I nostri Clienti lo sanno.


Mercati oggiValter Buffo