Mercati oggi

Le opportunità di fine 2018 (5): non farsi gestire dalle scimmie

Se è vero che i mercati finanziari spesso non seguono criteri e percorsi razionali, allora … perché non lasciare gestire il portafoglio ad una scimmia?

C’è chi ci ha provato davvero:

  • il Wall Street Journal, già vent’anni fa

  • e poi più di recente anche Forbes, come potete leggere anche voi copiando questo indirizzo Web: https://www.forbes.com/sites/rickferri/2012/12/20/any-monkey-can-beat-the-market/

  • e poi persino i gestori di Hedge Funds

Risultato? SE consideriamo un portafoglio di SOLI titoli azionari, e SOLO in un periodo prefissato, e SOLO non potendo nel frattempo modificare i portafogli, e SOLO scegliendo da un dato universo investibile, allora … vince quasi sempre la scimmia.

Il che potrebbe fare concludere molti lettori che è inutile dare quattrini ad un consulente. E potrebbe anche fare venire in mente a noi di Recce’d che … è ora di cambiare mestiere. (per dirla tutta, anche lo S&P a 2930 punti di venerdì 21 settembre suscita, in noi, qualche domanda sul futuro).

In Recce’d però NON arriviamo a quella conclusione (come potete constatare, siamo qui a lavorare anche nel weekend): anzi, arriviamo a una conclusione che è ESATTAMENTE OPPOSTA. Spiegheremo il perché, partendo da una immagine.

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A che serve rileggere la prima pagina del Financial Times di esattamente 10 anni fa, ovvero alla fine della settimana nella quale fu dichiarata fallita Lehman Brothers?

A noi, sembra che ricordare quei fatti, quel livello di S&P 500 (1255 punti, allora) e quei commenti sia molto utile.

Osservate (ed è solo una, delle osservazioni possibili) che l’indice della Borsa USA sta allora piuttosto vicino ai massimi assoluti di 12 mesi prima: la differenza era “appena” del 15%. Ma solo 6 mesi dopo, l’indice arrivava toccava valori più bassi del 50%.

Se qualcuno vi fa notare che “però, poi i mercati hanno recuperato tutto”, si tratta di uno sprovveduto, oppure di un ignorante (di cose finanziarie) oppure di un malintenzionato (ai vostri danni).

Nessuno, infatti, in quei giorni del 2008 e del 2009 avrebbe scommesso mezzo dollaro sul recupero. Nessuno era ottimista. E soprattutto tutti gli investitori finali, tutte le famiglie, e tutti i gestori di Fondi Comuni, erano PESSIMISTI. Esattamente a specchio, oggi, tutti sono OTTIMISTI.

Questo è il punto nel quale diventa evidente che non è una buona idea affidarsi alla scimmia, per la gestione dei propri investimenti: la scimmia può fare MEGLIO del gestore, nella scelta di singoli titoli azionari, ma può fare MALE o BENE gli interessi del Cliente investitore.

La scimmia farà BENE quando il mercato sale, MALE quando il mercato scende, e non sa che cosa sia una bolla finanziaria come quelle del 2000, del 2007-2009, e del 2017-2018.

E pensate, amici lettori: in tanti, a queste scimmie, pagano commissioni del 3-4% annuo. In questo, le scimmie sono davvero bravissime.

Tornando però al portafoglio, e per concludere: la prima pagina del FT del settembre 2008 ci aiuta a ricordare di un momento nel quale, 10 anni fa, gli investitori si trovarono soli a decidere a fronte di fatti senza precedenti.

Ai nostri Clienti, che ci domandano “QUANDO”, nel senso di “quando si interromperà questa fase di compiacenza e di calma artificiale, quando sui mercati cambieranno finalmente le cose e si tornerà a valori meno esasperati, quando ci sarà la riconciliazione tra le aspettative ed i fatti, noi dobbiamo (purtroppo) dire che non lo sappiamo. Non sappiamo rispondere, ma sappiamo che finirà.

Una cosa però la sappiamo, per certo: quando finirà, non sarà come nel 2008-2009. sarà, questo è certo, diversa, e sicuramente molto, molto più veloce e più ampia di allora.

Perché è certo? per ciò che è successo prima, per ciò che sta succedendo anche oggi, per gli squilibri che si sono accumulati negli anni.

Le opportunità di fine 2018 (4): Non credere alle favole ed aprire (finalmente) gli occhi

Terza settimana di settembre del 2018. Salgono le Borse, coi nuovi massimi di New York. E salgono anche i tassi. Tutto questo perché (come abbiamo documentato nel nostro abituale recap della settimana) c’è ottimismo sull’economia.

Lo dicono in tanti, dai venditori di “prodotti finanziari” come Fondi Comuni e polizze vita fino a reputati analisti e giornalisti, come ad esempio qui John Authers sul Financial Times.

Peccato che NON è vero. Non è assolutamente vero.

Per dimostrarlo, ci vuole nulla. E’ sufficiente leggere sulle prime pagine dei quotidiani la recente revisione delle stime di crescita, che vi ricordiamo nella tabella qui sotto. I numeri che leggete sono tutt’altro che eccezionali, favolosi, entusiasmanti: e soprattutto le revisioni sono tutte al ribasso. Tutte.

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Ripetiamo poi che tutti i dati di crescita sono moderati, al massimo: persino per gli USA, si scende dal 2,9% dell’anno in corso al 2,7% del 2019. In media con l’ultimo decennio. Dove sta, l’ottimismo, in questi numeri?

Se poi facciamo un piccolissimo sforzo, e diamo un’occhiata ai mercati finanziari, vediamo subito che neppure lì si vede ottimismo: tutti, ma proprio tutti, gli indici di Borsa globali nel 2018 sono NEGATIVI, con una sola eccezione, che sono ovviamente gli Stati Uniti (grafico in basso).

La nostra ostinazione, nel guardare ai fatti e ignorare i toni trionfalistici di chi di mestiere fa il venditore (e non il gestore di portafoglio) produrranno risultati di eccellenza per i nostri Clienti. Come sempre è stato.

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Le opportunità di fine 2018 (3): un rifugio di valore

“La sterlina è isterica, la sterlina soffre di crisi di nervi, la sterlina è esposta ai quattro venti.”

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Questi i commenti che si leggono: commenti giustificati, dai recenti su e giù della valuta del Regno Unito.

Valuta che noi di Recce’d abbiamo proposto e proponiamo, come rifugio di valore, e che ha un ruolo importante nei nostri portafogli modello.

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Le ragioni le abbiamo già più volte illustrate: lo ripetiamo chiaramente, che di Theresa May, del suo Governo e di tutta Brexit ci preoccupiamo pochissimo, per non dire nulla.

Per quanto possa suonare insolito, a noi oggi la sterlina GBP sembra essere qualche cosa di simile al Franco Svizzero di trenta anni fa. Se volete stare fuori dai guai, e proteggervi dal vero e proprio maremoto che è in arrivo, la sterlina è un rifugio futuro.

Le basi di questa nostra convinzione i Clienti le conoscono bene: ed ogni settimana riceviamo nuove conferme, come i dati per l’inflazione e le vendite al dettaglio che abbiamo visto la settimana scorsa. la sintesi di tutti i dati, la vedete sotto nel grafico. Un grafico che vi suggeriamo di analizzare con la massima attenzione, perché racconta molte cose.

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Le opportunità di fine 2018 (2): quali sono i drivers di Borsa?

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Cosa guida le Borse? Cosa determina rialzi e ribassi?

Lo avete chiesto al vostro consulente, private banker, venditore di Fondi Comuni? Vi ha spiegato il grafico in apertura qui sopra?

Fatevelo spiegare bene, perché da questa risposta dipendono tutte le vostre opportunità di guadagno oppure di perdita.

La settimana tra il 17 ed il 21 settembre 2018 offre una serie di spunti eccellenti: eccellenti nel senso che ci possono aiutare a chiarire la situazione attuale.

Come i più attenti hanno visto, il rialzo degli indici di New York della settimana scorsa, che li ha portati a nuovi valori record, ha nulla a che vedere con nuovi dati per gli utili, nulla a che vedere con i dati macroeconomici, e addirittura è in contrasto (fatto molto singolare) con l’andamento dei tassi di mercato, o meglio dei rendimenti delle obbligazioni.

E allora? E allora New York sale perché scende il dollaro USA. Sale perché un dollaro più basso favorisce le aziende USA. Cose che, di solito, in passato si vedevano per economie come la Malaysia oppure lo Uruguay oppure l’Egitto.

Può durare a lungo? Sono cambiate le cose ed il Mondo adesso funziona diversamente?

La nostra risposta, fermissima, è che NO, il Mondo non è cambiato, NO non è vero che “stavolta è diverso” e NO il dollaro USA non può essere svalutato come se fosse la valuta del Venezuela.

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I mercati finanziari, a nostro giudizio, imporranno in futuro una riconciliazione tra aspettative e dati: come vedete sopra, la divergenza tra tassi (che salgono) e dollaro (che scende) è una anomalia che durerà poco

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Secondo Merrill Lynch, ad esempio, il differenziale tra i rendimenti a 2 anni degli USA di oggi ed i rendimenti a 2 anni della Germania di oggi giustifica un cambio alla pari tra euro e dollaro USA (seguite la linea gialla, e la scala del grafico che sta sulla sinistra.

Recce’d non si spinge a tanto, ma abbiamo chiaro l’obbiettivo operativo per le nostre posizioni in dollari USA, che sta tra 1,0500 ed 1,1000 (e ci siamo arrivati, quasi, il giorno 16 agosto scorso).

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La debolezza del dollaro, la settimana scorsa, ha poi innescato il rimbalzo dei Mercati Emergenti, a cominciare dalla Borsa di Shanghai (a sinistra) ed un frenetico ricorso alla copertura degli SHORT sui titoli azionari del settore minerario, in particolare alla Borsa di Londra (nel grafico qui sotto). Anche qui, vale ciò che abbiamo scritto sopra: sarà il mercato a mettere uno stop a queste anomalie.

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Le opportunità per investire oggi (ma ... dovrete fare uno sforzo)

Sarebbe bello.

Sarebbe bello potere restare comodamente seduti in poltrona, magari guardando il mare.

Ed affidarsi alla “solita vecchia canzone”: metto un po’ di soldi in questo, metto un po’ di soldi in quello, un po’ a destra, un po’ a sinistra, guardo avanti di 5 anni (facciamo 10) e so che tutto andrà per il meglio, sempre.

Devo solo fare asset allocation. Diversificazione. Pianificazione a medio termine. Me lo hanno spiegato i private banker.

Sarebbe bello: ma non è vero.

Voi, amici lettori, fino ad oggi avete visto soltanto un lato della storia: avete visto la parte della storia nella quale una Mano Santa arriva sempre, dall’alto, a salvare tutti quelli che vanno a fondo, anche quelli che ne hanno combinate di ogni tipo, anche quelli che, del mestiere dell’investimento, capiscono poco o nulla.

Avete visto solo la parte luminosa e positiva della storia, quella nella quale Draghi arriva e ci racconta che la carta emessa dallo Stato Italiano vale molto, ma molto, ma molto più di quanto non si credesse.

Avete visto solo la parte nella quale … il conto non lo paga nessuno, perché non si paga mai. Domani, forse, magari, ma quando?

Recce’d ha scelto fin dai primi giorni una strada diversa. Non quella di imbambolare il cliente Non quella di stordire l’investitore. Non quella di raccontare favole agli amici.

Recce’d ha scelto la strada della consapevolezza.

Chi oggi racconta agli investitori che tutto è come 20 oppure 30 anni fa, e che si fa benissimo ad investire come 20 oppure 30 anni fa, mente. Mente sapendo di mentire, in alcuni casi, oppure mente perché non se ne rende conto, come nel caso di moltissimi che vendono i prodotti finanziari.

Se volete proteggere il patrimonio, ed insieme garantirvi un rendimento decente, da qui in poi, sarete costretti a … fare uno sforzo, buttare via le vecchie abitudini mentali, buttare via anche i vecchi consulenti e venditori di merce scaduta. fare uno sforzo per ragionare di investimenti in modo diverso.

Un esempio. La storia del Bitcoin è un simbolo di questi nostri anni, e adesso che il Bitcoin scende invece di salire (avete notato?) nessuno ve ne parla più.

Invece noi vi diciamo: continuate a seguirla, c’è moltissimo da imparare.

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Nel grafico, vi si dimostra che la caduta del Bitcoin è stata più veloce, e più ampia, di quella della Bolla “dot.com”.

Ecco: ricordate questo: da qui in poi, le correzioni che vedrete (e ne vedrete …) saranno più veloci, e più ampie che in passato. Le ragioni? Sono ovvie: più si tira una corda …

Mollate Lehman: e guardate al futuro (prossimo)

Per le ragioni che abbiamo dettagliato nei tre Post precedenti, giudichiamo inutile ed anche fuorviante la maggior parte di ciò che è stato scritto e detto in occasione della ricorrenza dei 10 anni dal fallimento di Lehman Brothers.

Non solo nessuno ci ha (ancora!) capito nulla: ci tocca pure di ascoltare e leggere analisi semplicistiche e tranquillizzanti, quasi come se si trattasse di una piccola indigestione che è stata curata con un pizzico di bicarbonato.

Al contrario, quella storia, della quale Lehman Brother è solo una piccolissima parte (al limite dell’insignificante: nessuno che faccia lo sforzo di ricordare che Bear Sterns era saltata solo pochissimo tempo prima) di una vicenda che 1) è tutt’ora in corso e che 2) ha prodotto soltanto in una piccola parte le sue conseguenze, la cui maggior parte la dovrete e la dovremo vedere, ed affrontare, di qui a non molto tempo.

Non si tratta di una nostra previsione: Recce’d qui si riferisce a dati di fatto.

I mercati finanziari, nel 2018, fanno finta di non vedere (compiacenza) quali saranno le implicazioni, inevitabili, della Crisi degli Emergenti, che è in pieno svolgimento: la settimana scorsa, le Borse Emergenti, tutte insieme, hanno fatto registrare qualche cosa che non si vedeva dal 2002 (sedici anni! lo leggete sotto nel grafico)) mentre in Turchia i tassi di interesse a una settimana sono stati portati al 26%.

I mercati finanziari fanno finta (perché ben imbeccati a stare fermi) ma sarà impossibile evitare una reazione, ora che sarà necessario ritoccare, al ribasso, le stime per la crescita economica globale.

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I mercati finanziari oggi hanno il medesimo atteggiamento quando si parla di Italia: “tutto è sotto controllo”. Ma, come ci ricordano le cifre dell’immagine sotto, non è per nulla vero: e non ci sembra che il Governo italiano in carica sia così disponibile ai passi indietro richiesti (al di là delle dichiarazioni formali). Potrebbe, al contrario, essere cercato proprio un momento di scontro.

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Anche in questo caso, i mercati finanziari possono pure fingere di non vedere: ma saranno costretti a vedere, ora che sarà necessario ritoccare al ribasso le stime di crescita economica. E, notate bene, nel caso dell’Eurozona si è già cominciato: lo ha fatto proprio Draghi, 48 ore fa.

Negli Stati Uniti invece, ci dicono che c’è una forte ripresa economica. Fantastico. Peccato però che sia del tutto scomparso, sia dalle prime pagine dei quotidiani, sia in televisione, sia nelle ricerche delle banche di investimento, sia nelle parole del vostro venditore di Fondi Comuni o private banker, il dato che vedete nel grafico sotto.

Il fatto è molto curioso perché, aprendo il vostro quotidiano, in settimana avrete sicuramente letto le raccomandazioni fatte all’Italia, per un controllo stringete della spesa pubblica. Perché il debito pubblico non aiuta la cerscita economica, la rallenta. Fantastico: ma lo sapete che il debito pubblico negli Stati Uniti adesso sta al 113% del PIL? E che il deficit con Trump sale e salirà, ben oltre il 5% del PIL?

Mah. Forse chi ne capisce pensa che il debito pubblico è un problema per l’Italia, ma non è un problema (anzi … ) per l’illuminato Donald J. Trump.

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Ma non abbiamo ancora finito. I mercati finanziari fingono di ignorare molte cose, in questo momento di isteria che rasenta la schizofrenia: ad esempio, il fatto che la Borsa di Shanghai è tornata sui livelli della Crisi del 2016.

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Il contrasto è enorme, tra questo dato ed il clima di (assurda) euforia che circonda Wall Street: come vedete nel grafico qui sotto, oggi TUTTA la Borsa di Shanghai vale quanto cinque volte il SOLO titolo Apple. Ne abbiamo parlato anche nella nostra consueta rassegna del fine settimana.

Vi abbiamo proposto qui, a volo d’uccello, una sintesi di alcuni (ce ne sono altri) segnali di stress sui mercati finanziari oggi. Un contributo un po’ più concreto dei “coccodrilli” su Lehman Brothers.

Siete proprio sicuri, che va tutto bene nel vostro portafoglio?

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10 anni da Lehman: che barba, che noia (parte 3)

Ma allora perché ne parlate? Se tutto è così ovvio, scontato, noioso ed irritante?

Per renderci utili: ai nostri amici lettori.

I tanti “coccodrilli” che abbiamo appena letto sono utili ad un solo scopo: raccontare a chi legge che “Lehman Brothers è una crisi di 10 anni fa”.

Non è vero. Non è vero che Lehman Brothers è una crisi, e non è vero che si tratta di fatti di 10 anni fa.

Stiamo, in realtà, occupandoci di ciò che accade oggi: la maggior parte dei mezzi di informazione, e tutte le Reti che vendono Fondi in italia e nel mondo, e naturalmente le banche di investimento, deliberatamente mettono in prima pagina solo gli utili trimestrali, e vi nascondono una grande parte della realtà nella quale investite.

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Ed anche parlando di Lehman, vi nascondono la realtà: ad esempio, ve lo hanno detto che oggi negli Stati Uniti il debito pubblico tocca il 113% del PIL (dati fonte FRED)? In Italia, siamo al 131%: e quindi, poco distanti. Qualcuno vi aveva segnalato che gli USA stanno messi più o meno come l’Italia, l’Italia che ogni giorno si sente fare lezione sul fatto che il deficit frena la crescita dell’economia? E vi hanno fatto notare che a 10 anni da Lehman Brothers, il denaro costa il 2% negli Stati Uniti, MENO 0,40% in Eurozona, e zero in Giappone? Vi hanno fatto notare che se l’economia fosse in buone condizioni questi numeri sarebbero, semplicemente, assurdi? Che questi sono segnali di forte tensione, ovvero di una crisi in atto?

Vi hanno detto che in Giappone il più grande investitore in Borsa, quello che ha in portafoglio la percentuale più grande di azioni quotate, oggi è la Banca del Giappone? Vi hanno detto che in Giappone ci sono Titoli di Stato che NON vengono più trattati, scambiati, comperati e venduti? Per giorni, e in alcuni casi per settimane intere? Che in Eurozona il più grande investitore, quello che ha in mano quasi tutto il mercato delle obbligazioni corporate, è la BCE? E che la Federal Reserve, a tutto oggi, ha in portafoglio 3,5 mila miliardi di obbligazioni? Vi sembra davvero che una persona di buon senso possa affermare che la crisi è finita? Che la crisi è “Lehman Brothers”?

Forse, si può dire che la crisi è superata perché negli Stati Uniti la disoccupazione sta al 4% e la crescita al 3%, nel 2018? Non scherziamo su argomenti seri: se la Fed vendesse il suo portafoglio di titoli oggi, il sogno svanirebbe, in pochi secondi (e si porterebbe via tutta la montagna di sciocchezze che abbiamo appena finito di leggere nei “coccodrilli”). Chi sostiene che la crisi è finita, lo dimostri: facciamo subito la prova!

Messaggio agli investitori, privati ed istituzionali: non lasciatevi ingannare da certe voci rassicuranti (tipo i private bankers) che puntano solo a vendervi qualcosa, e poi a “tenervi investiti per sempre”.

La più grande delle trappole è quella che viene presentata così: “non c’è una crisi fino a quando non si vede che c’è una crisi”.

Leggete invece questi consulenti finlandesi, GnS Economics, che hanno le idee molto chiare. Nel testo che segue, GFC sta per “Great Financial Crisis”, la crisi 2007-2009.

The collapse of Lehman Brothers on 15 September (the bankruptcy was announced late Sunday on the 14th) is the culmination point of the GFC. It is also the culmination point on our journey to a new global crisis. The failure of Lehman shocked the central bankers and political leaders so that they retained to a full conservation mode. Examples of banking crises in the Nordics, where the failed banks were wound down and the financial sector was restructured, were forgotten. Even though better capitalized, the banks, dubbed “too big to fail” in 2008, are even larger now in the US. The European banking sector is undercapitalized and full of zombies and it’s kept going only by the liquidity support of the European Central Bank. The economy of China is facing a reckoning which can only be described as the biggest debt bubble ever. The banking regulation has been likely to push more banking into the “shadows”.

It is almost certain that the creators of the Federal Reserve, or other major central banks for that matter, could not have envisaged that at some point they would provide funding with near zero or even negative interest rates for a decade and that they would end up owning a large chunk of the capital market. Still, it’s where we stand. The central bankers, in an exception of the Fed, are still in a full stimulus mode.

Alas, the imbalances that plagued the world economy before 2008, are even larger now. Debt in the world economy is considerable higher and the extended use unorthodox policies of the central banks have created a platform for speculation of an unprecedented scale. The ‘lost decade’ of Japan shows very clearly that policies, which save everybody and provide the banks with almost endless liquidity, lead to a ‘zombified’ banking and business sectors unable to grow and are in a constant risk of failure. Now, this is a global issue.

GFC was not born out of void. The imbalances and risks were visible before the crisis hit. It was born out of a combination of speculation, regulatory failures, moral hazard and incentives to get into debt. Very little has been done to fix these issues and, in some cases, even the opposite has materialized. This policy of “more of the same” has the potential to bring down the global economy in the future. The cure may well turn out to be worse than the disease.

10 anni da Lehman: che barba, che noia (parte 2)

Abbiamo detto, nel Post precedente, delle tante banalità dette e scritte sul fallimento di Lehman Brothers, a 10 anni dai fatti.

Non sono mancate, poi, le interviste ai protagonisti di allora. Anche in questo caso, poco o per nulla significative.

Citeremo qui soltanto quella di Ben Bernanke, allora e dopo a Capo della Federal Reserve negli Stati Uniti.

Bernanke ha riconosciuto alcuni errori commessi da lui e in generale dalle Autorità.

Former Federal Reserve Chairman Ben Bernanke acknowledged that policy makers made two critical errors fighting the financial crisis a decade ago: They failed to see it coming with such force then underestimated how much economic damage it would cause later.

“Nobody saw how widespread and devastating the crisis itself would be,” he said in a short video discussing the results of a 90-page paper on the subject released on Thursday.

The failure to foresee the severity of that downturn “demands a more thorough inclusion of credit-market factors in models and forecasts of the economy” in the future, he wrote in a separate blog post.

Bernanke is the second Fed policy maker to issue a public mea culpa this week. Former Vice Chairman Donald Kohn agreed that the central bank made forecasting errors during the crisis and its aftermath. The Fed also over-estimated the potential costs of its controversial quantitative-easing program and so was more timid than needed in carrying it out, he said.

“We were behind the curve,” Kohn told a conference on the crisis at Brookings on Tuesday.

Bernanke took issue with economists who contend that the housing-price bust -- and its impact on household wealth and consumer spending -- was the main driver of the deep downturn a decade ago. While that undoubtedly played a major role, particularly in sparking the crisis, Bernanke said the recession wouldn’t have been nearly as bad as it was if investors hadn’t yanked money out of banks and other financial institutions.

“There was a run, a panic analogous to the 1930s, but in an electronic form rather than people lining up in the street,” he said in the video. “The availability of credit plummeted.”

Echoing comments made last week by former Treasury Secretary Timothy Geithner, Bernanke voiced concern that post-crisis reforms had left the Fed and other policy makers with fewer tools to combat the next crisis.

In an effort to prevent future government bailouts, Congress curbed the ability of the Fed, the Federal Deposit Insurance Corp. and the Treasury Department to provide emergency support to the financial system.

While the reforms overall had significantly improved the system’s resilience to shocks by boosting bank capital and other measures, “policy makers need to have the appropriate tools to fight the next crisis,” Bernanke wrote in his paper.

“On this count, I am somewhat less sanguine,” he said

In Recce’d, gli argomenti di Bernanke hanno suscitato stupore e incredulità: a noi sembra incredibile che a distanza di 10 anni, i responsabili di allora non sappiano offrire neppure una minima spiegazione di COSA non ha funzionato, di come la più grande macchina di Vigilanza al Mondo abbia potuto ignorare, per molti anni, gli squilibri che poi hanno portato all’esplosione della bolla.

In Recce’d, siamo allibiti e preoccupati: sia perché Bernanke attribuisce la maggior parte della responsabilità al fatto che “il pubblico si è fatto prendere dal panico”, sia dal fatto che si arriva a chiedere di avere “più strumenti per il salvataggio” delle istituzioni in difficoltà, invece che concentrarsi sul frenare gli eccessi che hanno prodotto la Grande Crisi Finanziaria.

Ma c’è una cosa che, in Recce’d, suscita sgomento e persino paura.

Ci lascia senza parole il fatto che le Istituzioni che riconoscono, a 10 anni di distanza, di essere arrivate in ritardo e di non avere capito hanno, nei 10 anni successivi, esercitato un potere discrezionale e privo di ogni controllo, e che queste stesse istituzioni hanno deciso di fare leva su quelle stesse leve che portarono al crash di Lehman Brothers. Pompando i valori finanziari ed allontanandoli dal valore del sottostante, pur di “fare continuare la musica”. Sul Titanic.

10 anni da Lehman: che barba, che noia (parte 1)

Diceva Sandra Mondaini a Raimondo Vianello: “Che noia che barba, che barba che noia”. I meno giovani ricorderanno il tormentone.

Non sappiamo se i nostri amici lettori si siano annoiati, ascoltando e leggendo ciò che è stato detto e scritto sul decennale di Lehman Brothers.

Noi, in Recce’d, abbiamo letto ed ascoltato tutto: tv, articoli e alcuni libri molto autorevoli. Purtroppo, non è stato divertente. Purtroppo, è stato noioso, a tratti irritante, a tratti imbarazzante.

A nostro giudizio, un vero e proprio diluvio di banalità. Condito da numerose omissioni ed alcune … balle colossali.

Ci farebbe piacere potere segnalare qualche spunto utile, per noi investitori, uscito dalla pioggia di commenti, usciti sia sulla stampa italiana, sia su quella internazionale. Non ne abbiamo trovati.

Il tono prevalente è sempre quello rassicurante. In fondo, si tratta di una vicenda di 10 anni fa, lontana e quindi che si può osservare con distacco. Alcuni si sono chiesti se potrebbe ripetersi, ma in un modo tale da fare suonare la domanda retorica.

In molti casi, si è cercato di presentare l’episodio Lehman come un episodio isolato, e non un tassello di un quadro più generale: sono numerosi, in Italia ma pure all’estero, quelli convinti che se si fosse salvata Lehman si sarebbe evitata la Grande Recessione che è seguita (come a dire: il resto, tutto intorno, andava invece bene, tutto tranquillissimo).

Analisi di come si sia arrivati, a quel punto, a quel panico? Poche, e generiche.

In conclusione: leggendo i giornali, e ascoltando le tv, sembra di poter dire che Lehman è una lezione che NON è stata imparata.

Come si gestiscono i soldi nella Bolla

Nel corso del weekend, abbiamo pubblicato la nostra abituale rassegna dei fatti della settimana appena conclusa: settimana che ha fatto registrare cali significativi dei prezzi di Borsa, senza alcuna apparente ragione, e che ha aperto nuovi scenari con il dato di venerdì 7 settembre per i salari negli Stati uniti.

In questo Post, anticipiamo alcuni dei temi della nostra prima pubblicazione nella nuova serie di documenti "di strategia", una novità che già avevamo anticipato prima dell'estate e che diventerà operativa in settembre. La prima di una lunga serie di sviluppi per i nostri servizi all'investimento.

Il tema che abbiamo scelto è quello della Bolla: e più precisamente, come va gestito il portafoglio di investimento nel momento in cui, sui mercati finanziari, prevalgono condizioni limite, prezzi esasperati, valori estremi per diverse classi di attività, ma pure per altri indicatori come (a titolo di esempio) la volatilità, la curva dei rendimenti, e gli spread per i titoli obbligazionari high yield.

Che in atto ci sia una Bolla, ci sono pochi dubbi. E lo dicono in molti. E da tempo.

Che tipo di bolla è? Dopo quella del "dot.com" del 2000, e quella dei "subprime" nel 2007-2009, adesso abbiamo davanti agli occhi la "Bolla di tutto". Da qui, la iniziale lettera maiuscola.

Non sono quindi tempi normali. Le politiche economiche sono non-normali, ovvero non-convenzionali. Ed è per questo che vedete, e vediamo, cose mai accadute prima.

Diventa quindi necessario, per non fare errori poi mai più rimediabili, fare cose che non si farebbero in tempi "normali", quando si investe sui mercati finanziari.

Non possiamo, e non dovete, affidare il destino dei soldi investiti alle cosiddette "Autorità": è ovvio che (l'immagine qui sotto è una frase di Williams della Fed di NY) i cosiddetti "responsabili" non ammetteranno mai l'esistenza della Bolla. Vi pare possibile che uno di questi signori si presenti in pubblico affermando che "sì, la Bolla c'è, e noi non abbiamo fatto nulla"? Dovrà sempre, e comunque, tranquillizzare, rassicurare, distribuire sonnifero.

Di certo, nel 2000, e poi nel 2007, tutte le cosiddette Autorità negarono la Bolla, persino DOPO che la Bolla era scoppiata.

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Perché noi e voi dobbiamo  affrontare il tema della Bolla proprio adesso?

Per la verità, Recce'd ha portato questo tema alla attenzione dei propri lettori già da tempo, ma adesso, alla fine dell'estate del 2018, si moltiplicano i segnali di forte stress, come a titolo di esempio la divergenza dei dati macroeconomici (di crescita e di inflazione) tra USA e Resto del Mondo, che vedete rappresentata sotto nel grafico.

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I segnali di stresso sono visibili anche sui mercati, ed anche su alcuni mercati ... impensabili: come la Borsa di Francoforte, che è tornata ai livelli del 2015. Se siete investiti sul DAX, se vi hanno fatto investire sul DAX, da tre anni e mezzo avete in mano uno strumento che non solo non rende nulla, ma che pure è ad elevato rischio di ribasso. Non ve lo hanno spiegato?

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Ovvio che il problema non è limitato al DAX: nel 2018, l'indice delle Borse Mondiali (inclusi gli Stati Uniti) sta a zero (grafico sotto). Zero rendimento, alto rischio. Come spiegate questo zero, se vi hanno ripetuto più e più volte che nel Mondo della Finanza ... va tutto alla grande?

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Ma forse voi siete investitori più bravi della media, ed avete puntato tutto sui mitici FAANG del grafico che segue: bravissimi, avete cavalcato nel modo migliore la Bolla. Ma fino a qualche mese fa, perché nel grafico qui sotto vi facciamo vedere che qualche cosa sta cambiando.

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Ma se voi siete investiti sulla Borsa di New York, state comunque guadagnando bene, e complimenti per la scelta. Chiedetevi però se la divergenza tra quella Borsa e il Resto del Mondo sia sostenibile oppure se al contrario non sia un segnale di problemi (grossi) in arrivo.

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Per concludere: in Recce'd abbiamo messo in atto una strategia di portafoglio nella quale crediamo molto. Non soltanto per le Borse: per le obbligazioni, per le valute, per le materie prime, per lo spread di credito, per la volatilità, per i singoli titoli azionari e i settori.

La nostra strategia per il portafoglio è basata sul VALORE degli investimenti, e non sul rincorrere ad occhi chiusi i trend di mercato. 

E che nelle fasi finali di una Bolla vede più opportunità verso il basso che verso l'alto. Mettendo allo stesso tempo il denaro dei Clienti al riparo da shocks improvvisi. 

Perché pagare commissioni

C'è una sola ragione, per giustificare le commissioni che vengono chieste al Cliente investitore. E c'è una sola ragione, per la quale voi Clienti investitori avete un motivo per pagare commissioni.

Questa ragione, sola ed unica, è proprio quella per la quale è nato Recce'd, anni fa, ed è quella che ci ha garantito anni di crescita e di sviluppo.

La abbiamo già illustrata, in più occasioni e con molte parole. Ma oggi siamo in grado di presentarvi un nuovo, efficace esempio concreto, significativo, influente sui vostri risultati.

Partiremo da Mohamed El Erian, ex co-CEO di PIMCO ed oggi uno dei più riconosciuti commentatori in materia di mercati e investimenti. Probabilmente, oggi, il più famoso del Mondo.

Professionista che noi, in Recce'd, stimiamo e seguiamo con attenzione.

Seguendolo, ci è capitato di leggere venerdì 7 settembre questo tweet che vedete riprodotto qui sotto.

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Nel tweet qui sopra, El Erian accenna alla "crescita globale sincronizzata", tema di cui più e più volte abbiamo discusso con i nostri Clienti: perché solo qualche mese fa era il tema dominante, che tutte le Reti di Vendita e tutte le banche di investimento, da Goldman Sachs fino a UBS passando per BNP Paribas ed anche tutte le altre che non elenchiamo, spingevano forte.

El Erian ne scrive a proposito dei deludenti dati economici tedeschi della settimana scorsa. A proposito della "crescita globale sincronizzata" El Erian scrive che si è trattato di una "misplaced romance", un "innamoramento mal riposto". Un innamoramento: noi ci credevamo, ma lui non ha corrisposto.

Un modo elegantissimo, per risolvere una situazione imbarazzante. Dice El Erian: ci eravamo tutti innamorati di una favola di qualche cosa che non esiste. Lui stesso, El Erian, aveva spinto su questo tema fino a poco tempo fa.

El Erian se la cava così, e gira pagina: addio crescita globale sincronizzata.

Ma l'investitore finale, ovvero quello che ha mosso il proprio portafoglio disponendosi a favore di una "crescita globale sincronizzata"? Quello che è stato consigliato dalla Rete che vende i Fondi Comuni? Oppure dalla Banca Internazionale, svizzera o americana?

Lui, quell'investitore, adesso che farà? Avrà già modificato il portafoglio? Lo modifica adesso? Oppure a fine 2018? Come dovrà muoversi?

Se pagate qualcuno, se pagate commissioni, se pagate le commissioni sui Fondi Comuni, se pagate le commissioni sulle GPM, c'è una sola cosa che per voi conta. Una sola cosa che per voi potrà produrre valore e risultati in futuro.

Ed è questa: la capacità di segnalarvi in anticipo (proprio quando TUTTI ci credono) quali sono le "misplaced romances" che OGGI prevalgono sui mercati, spiegarvi perché sono favole, e perché l'industria del risparmio vuole che voi, investitori finali, vi facciate illudere da simili favole. Tutto il resto, è soltanto ... fumo, o ... fuffa, se preferite.

Se voi oggi pagate commissioni sui Fondi Comuni, o sulle GPM, e siete abbandonati al vento, e siete in balia delle "misplaced romances" indicate da El Erian, siete in un guaio, e bello grosso. Specie nei mercati di oggi, settembre 2018. Mercati nei quali le "misplaced romances" sono ben più di una.

E state anche buttando via i soldi delle commissioni: commissioni che pagate per cose che a voi non servono. A nulla.

Quanto a noi di Recce'd, possiamo dire che non è stato facile tenere duro: ma ne valeva la pena.

Ultimi quattro mesi del 2018: portafoglio e performance per chi NON la vede come noi (parte 9)

Allo scopo di completare l'esposizione degli argomenti di chi NON la vede come noi sulla Borsa degli Stati Uniti, riportiamo qui un secondo contributo di analisi. Ancora dal Wall Street Journal. Abbiamo giudicato utile esporre anche questi argomenti, che sono meno "ristretti" di quelli di Yardeni del Post precedente, anche per una ragione specifica: sono molto simili a quelli espressi da Warren Buffett nella sua intervista di ieri 31 agosto a Bloomberg (che trovate sul Web). Ecco il primo degli argomenti a favore di ULTERIORI rialzi della Borsa:

Not only is growth strong by recent standards — a 3.2% annual rate in the first half of the year — but inflation is still behaving, with core personal-consumption inflation for the last 12 months still below 2%. And, as The Wall Street Journal’s Nick Timiraos has pointed out, it’s likely to stay that way for the next few months as the anniversaries of months that had higher-than-average inflation last year roil through the calendar.

In questa prima parte, si scrive del tasso di crescita del PIL di cui abbiamo già scritto, e poi del tasso di inflazione, che però proprio nel giorno della pubblicazione è salito ... al 2,3%. Andiamo perciò avanti

Lower inflation means less pressure on the Federal Reserve to raise interest rates quickly. Calm interest rates mean that pressure on consumer balance sheets — which are in an historically abnormal state of having both near-record levels of debt and near-record low monthly payment burdens as a percentage of income, thanks to low rates — won’t ratchet up soon. So consumer spending has been growing solidly, and high consumer confidence means it should continue to do so for a while yet.

Qui l'argomento diventa più ... ballerino. Sui tassi della Federal Reserve, sulla spesa delle famiglie, e sugli indici di fiducia, avete letto come la pensiamo nei Post precedenti.

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It’s hard to project macro factors out more than a year or so reliably, so take all this with a grain of salt. It won’t last forever, and in the housing slowdown and consumer debt levels may lie the seeds of the next downturn, especially if the Fed raises rates too fast. But for now, it’s enough to keep the bull market in place. And aside from the corporate tax cut, it was all in place before Trump took office.

Questa è la parte con la quale siamo in pieno accodo, e che mancava a Yardeni. Non durerà per sempre. E quindi, l'investitore con lo S&P 500 a 2900 punti, cosa farebbe bene a fare?

Profits for the S&P 500 are expected to rise 22% this year, and 10% next year, according to CFRA Research. (The number for this year is bigger because of the corporate tax cut.) Since stocks typically trade on expectations of future earnings, you would expect them to rise when profits spike this much. What you might find surprising is that the relationship is fairly tight right now: The S&P 500 rose 19.4% in 2017, when 2018 profits were the main focus, and is up 8.5% this year, plus dividends.

Sulla componente degli utili, noi vi abbiamo fornito molti elementi nei Post precedenti, e non ci ripetiamo qui. Ma fate grande attenzione al passaggio che segue:

They’ve stayed fairly modest, though there are always critics. (...) The S&P 500 is trading at about 18 times 2018 earnings and 16 times next year’s profits. You can’t argue that these are rock-bottom numbers, but with 10-year Treasury bonds still paying less than 2.9% interest, the arguable P/E on bonds (which obviously are not the same thing as stocks and pose different risks) is above 30. 

Queste parole sono le stesse di Buffett: con le obbligazioni che rendono il 3% scarso e i profitti che crescono del 20%, che cosa c'è altro da fare che comperare azioni? Ma ... c'è un grosso ma. Se salgono i rendimenti delle obbligazioni allora vendo? E quando salgono? E perché salgono? E come faccio a vendere io prima di tutti gli altri? Oppure poi vendo ma in perdita? E se i profitti invece che del 20% salgono del 10%? Oppure del 5%? Cosa faccio? E se calano i profitti e salgono i rendimenti?

Earnings underpinning stock prices might come in higher — or lower — than expected. You take your chances, and that’s why some people will pay more for bonds. But over time, stocks have returned more, just as they have through most of this bull market. And an environment where rates are slowly rising, while profits are rising by double digits, is a recipe for more of the same.

Anche qui: Recce'd ritiene troppo semplicistico questo argomento. In passato le azioni hanno in effetti reso più delle obbligazioni ma come tutti sapete ci sono stati ribassi anche del 60% in un anno. Oggi, in che punto ci troviamo?

 L'indice globale dei mercati azionari MSCI World

L'indice globale dei mercati azionari MSCI World

Noi non lavoriamo in quel modo: riteniamo sia necessario un lavoro di valutazione ed analisi molto meno superficiale, non basta guardare fuori dalla finestra e dire "oggi c'è il sole" per valutare a che cosa serve l'ombrello.

Ultimi quattro mesi del 2018: portafoglio e performance per chi NON la vede come noi (parte 8)

Torniamo sul tema di un Post precedente perché, come ovvio, c'è chi non la vede come noi. E sono in molti, ed autorevoli.

Vediamo in questo Post in particolare gli argomenti di Ed Yardeni, uno dei più noti strategisti di Wall Street, che proprio la settimana scorsa ne ha scritto sul Wall Street Journal. Yardeni inizia in questo modo:

Let’s review the latest data before turning to the outlook for the fundamentals driving the stock market:

1. Revenues at all-time high: Most extraordinary is that S&P 500  revenues jumped 10.3% year-over-year in the last quarter to a new record high . Normally this far into an economic expansion, revenues growth tends to be around 4%-6%.

2. Earnings at all-time high: S&P 500 earnings as measured by Thomson Reuters I/B/E/S soared 25.6% year-over-year in the last quarter, reflecting the strength in revenues as well as the cut in the corporate tax rate.

3. Profit margins at all-time high: Notwithstanding all the chatter about rising costs, the S&P 500 corporate profit margin rose once again to a record high of 10.9%. It was at a record 10.1% during the fourth quarter of 2017 before the tax cut. It jumped to 10.5% during the first quarter of 2018 thanks to the tax cut. Yet here it is at yet another record high.

Dice quindi Yardeni che questi sono i tre argomenti forti a supporto di una ULTERIORE rivalutazione delle azioni. Recce'd proprio nel Post precedente ha già risposto, e ci sembra MOLTO più forte il nostro argomento. ma di gran lunga. Ci sembra davvero semplice, per non dire semplicistico, invitare ad investire NEL FUTURO perché OGGI gli utili hanno fatto segnare un record (spinto dal fattore tasse, come dicono i dati del Post citato sopra).

Andiamo oltre. Da Yardeni riceviamo anche l'elenco dei sei, principali, punti critici, ovvero gli argomenti di chi è scettico sugli attuali prezzi di Borsa. Ecco cosa dicono (secondo Yardeni) gli scettici: 

  1. They’ve been warning all year that the flattening of the yield curve increases the risk of a recession.
  2. They’ve cautioned that the escalating trade war could trigger the expansion’s downfall.
  3. They’ve been expecting rising labor costs and commodity prices to squeeze profit margins.
  4. Nonetheless, the bears have been sounding the alarm that rising costs will boost inflation, which would send bond yields higher.
  5. They’ve touted the worrisome notion of “peak earnings,” which really means that the growth rate of earnings is bound to slow next year.
  6. And of course, the bull could drop dead at any time, they say, simply because it is so old.

Yardeni poi replica nel suo articolo punto per punto, spiegando che conta poco o nulla, ma ci interessa soprattutto la frase conclusiva.

There’s no doubt that earnings growth will fall from over 20% this year to under 10% next year. So what? Earnings should still be growing in record-high territory in 2019. Stock prices should follow suit.

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Noi qui (ma solo qui e solo questa volta) assumeremo che Yardeni ha ragione su ogni altro punto, tranne questo.

Vista anche la storia della Borsa e dei mercati in generale, dare per scontata una crescita degli utili del 7-8% nel 2019, con tutte quelle incognite che lui stesso elenca poco prima, ci sembra un modo molto azzardato, per non dire semplicistico, di fare analisi, consulenza, e soprattutto gestione di portafoglio. Che è cosa molto diversa dal "betting" sugli eventi sportivi che oggi va di moda. Recce'd non ragiona così, e non lavora così (e il mercato, ad oggi, ci da torto). 

Ultimi quattro mesi del 2018: portafoglio e performance (parte 7)

Se tra i lettori c'è qualcuno che ancora non ha chiara la ragione della nostra insistenza su anomalie, compiacenza, divergenze, ed altre stranezze che hanno segnato la Borsa di New York negli ultimi 18 mesi, sarà sufficiente guardare con attenzione il grafico qui sotto.

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Poi fatevi questa domanda: c'è un ragione per la quale, negli ultimi 18 mesi, accadono cose che non si vedevano da 50 anni? E se c'è una ragione, quale è? E che cosa dovrebbe spingermi a fare?

A questo punto, c'è che potrebbe chiedersi perché TUTTE le banche di investimento e TUTTE le Reti di Fondi Comuni sono così tranquille, come forse mai prima? In fondo, se tutti vedono lo S&P 500 a 3000 punti ... mica possono sbagliarsi proprio TUTTI?

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Come risposta, e come già ricordato in settimana ai Clienti, in The Morning Brief (all'interno di una valutazione più ampia), abbiamo scelto un pensiero di John Bogle, che è l'uomo che creò Vanguard, la realtà leader del mondo ETF. Bogle parlò in tempi non sospetti delle previsioni e degli strategisti delle banche di investimento per ciò che riguarda la Borsa USA, con le parole che seguono:

As 2008 began, strategists from Wall Street’s 12 major firms forecast the end-of-the-year closing level and earnings of the Standard and Poor’s 500 Stock Index. On average, the forecast was for a year-end price of 1,640 and earnings of $97. There was remarkably little disparity of opinion among these sages. Reality: the S&P closed the year at 903, with reported earnings estimated at $50.

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Ultimi quattro mesi del 2018: portafoglio e performance (parte 6)

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Ci risiamo? Ci risiamo con lo spread? Che fine ha fatto Draghi?

Per tutto agosto, sui quotidiani in Italia, abbiamo letto domande di questo tipo. Ieri, 31 agosto, è arrivato poi il cambiamento di outlook di Fitch, e adesso si aspettano le altre Agenzie di rating.

La nostra posizione è chiara, non da settimane ma da mesi, ed abbiamo preso posizioni sui nostri portafogli.

Riteniamo, e continueremo a tenere questa linea, che non è importante l'Italia ma l'Europa. Se l'Europa regge, se tiene l'accordo politico intorno a Merkel, il 3% di deficit dell'Italia è di pochissima importanza.

Se invece l'Europa scricchiola, allora chiaramente 'Italia è l'anello debole. E tutto può andare fuori controllo. ma non a causa della "manovra economica" di Di Maio e Salvini.

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Ultimi quattro mesi del 2018: portafoglio e performance (parte 5)

Se guardiamo alla parte finale del 2018, tra le variabili che risulteranno decisive ci sono sicuramente gli utili. Non quelli attuali, ma quelli futuri, e in modo particolare gli utili futuri negli Stati Uniti.

Su questo dato, oggi, c'è una diffusa convergenza: negli Stati Uniti, gli utili continueranno a crescere a ritmi sostenuti: 20% nella seconda parte del 2018, 10% nel 2019.

Chi spinge per un rialzo ulteriore della Borsa di New York, fino a 3000 punti dello S&P 500 e perché no anche oltre, ripete appunto che "la crescita degli utili resterà elevata e l'economia sta crescendo del 4% annuo".

Vi spieghiamo, in pochissime parole, perché questo è un errore.

Chi investe in Borsa, sconta gli utili futuri. Non quelli dei prossimi tre mesi, ma quelli dei prossimi 10 anni. Valutare le azioni sulla base degli utili di oggi è un errore: un errore fondamentale, un errore da ... scuole elementari.

Prolungare all'infinito, nel futuro, i tassi di crescita attuali è un errore anche lui, ed anche questo da scuole elementari. 

Errore che le banche di investimento sanno benissimo di fare: ma in quel caso (e anche nel caso delle Reti che vendono Fondi Comuni) lo scopo resta sempre uno solo, ed è quello di "tenere il cliente sempre tutto investito".

Quindi: i prezzi di Borsa, oggi, attribuiscono ZERO probabilità a un rallentamento: ZERO. I prezzi di Borsa, oggi, sarebbero sostenibili se per i prossimi 10 anni si registrasse SEMPRE una serie di dati come quella prevista dagli analisti.

Spiegato questo (grave) errore di valutazione, giriamo pagina. Vediamo anche nel dettaglio i dati: perché anche lì, c'è molto ma molto di importante da notare.

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Quello che vedete qui sopra è un grafico di Richard Bernstein Advisors, che ci dice che anche senza i tagli alle tasse il rialzo degli utili delle Società quotate negli USA sarebbe stato superiore al 15%.

Noi, che seguiamo questa come cento altre fonti, abbiamo seri dubbi che la colonna rossa, nel grafico, fornisca una stima corretta. Secondo le NOSTRE stime, la colonna rossa è decisamente più bassa. 

Ma qui vogliamo prenderla per buona: perché anche così, ovvero anche ad essere ottimisti, il dato di oggi è INFERIORE a quello del primo trimestre 2011.

Come abbiamo detto anche in un Post precedente di questa serie, a proposito del PIL USA, non è vero che un dato elevato oggi garantisce un dato elevato per gli anni a venire. Guardate il dato del 2011 per gli utili, e guardate nel grafico cosa è successo dopo.

Vogliamo però farvi vedere anche un altro grafico: dove potete vedere i dati delle statistiche nazionali (ovvero: Società quotate e NON quotate) per gli utili negli USA.

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Seguite, con la massima attenzione, la linea in blu: il tasso di crescita degli utili, negli Stati Uniti, prima delle tasse, oggi è UGUALE a quello del terzo trimestre del 2016, prima che Trump fosse eletto; ed è INFERIORE a quello medio del 2014, come vedete sopra. Ed è MOLTO inferiore a quello del 2012.

Poi ci sono le tasse (la linea di colore azzurro, e quella di colore grigio): ma voi tutti sapete che se taglio le tasse, TOLGO del denaro da una parte, e lo PASSO da un'altra parte. Non c'è, non ci sarà, PIU' denaro.

Ora, provate voi a spiegare i "nuovi record" della Borsa di New York. E buon lavoro.

Ultimi quattro mesi del 2018: portafoglio e performance (parte 4)

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Quale sarà il tasso di crescita del PIL globale nel 2018? Un po' di conti bisognerà farli. Perché, a parità di PIL in valuta locale, se passiamo in dollari il PIL dell'Argentina si è dimezzato. E quello della Turchia è sceso del 40%. A parità: poi, dovete aggiungere i tassi di interesse ufficiali, che adesso in Argentina sono al 60%, e rifare di nuovo i conti.

Non fatevi ingannare: il fatto che la Borsa di New York stia a 2900 punti, ed ignori qualsiasi notizia, è una trappola per chi investe. Oggi, più grande che nel 2007-2009. Più grande che nel 2000: perché NON è limitata al solo settore "dot.com", ma è generale e globale.

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Dal mercato globale, torniamo però agli Emergenti: abbiamo spiegato con dettaglio in The Morning Brief che il problema è molto semplice, e sta nel saldo di parte corrente, che poi vuole dire nella capacità di importare capitali dall'estero. Per questa ragione, le parole del CEO di Credit Suisse, al settimana scorsa, ci sono sembrate molto azzardate: Thiem ha detto che "non esiste una crisi degli Emergenti, perché non esistono gli Emergenti: ci sono economie che vanno bene ed economie in difficoltà".

La storia però ci insegna che NON funziona così: una volta che i flussi internazionali di capitale cambiano direzione, non si limitano ad uno-due Paesi, e l'effetto domino è inevitabile. I grafici qui sotto ci dicono che, tra settembre e dicembre, potrebbe succede di tutto, e dobbiamo preparare i portafogli a gestirlo.

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Ultimi quattro mesi del 2018: portafoglio e performance (parte 3)

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Nei primi due Post di questa serie ci siamo dedicato a tematiche di carattere generale. Abbiamo offerto a chi ci legge elementi utili per valutare nel loro insieme i mercati finanziari internazionali, abbracciando Cina, Turchia, Italia e Stati Uniti.

Per ragioni di dimensione ed anche di peso politico e militare, gli Stati Uniti sono sempre al centro dell'attenzione: e dedicheremo agli Stati Uniti questo terzo Post.

Come detto, in questo periodo gli Stati Uniti esercitano una decisiva influenza. Il riflesso sui mercati finanziari del Resto del Mondo, nel 2017, fu visibile, e tutti videro un effetto di trascinamento che si tradisse in un rialzo, in parallelo, di tutti gli indici. Esisteva allora una cosa chiamata "crescita globale sincronizzata", che a distanza di pochi mesi oggi fa sorridere.

Il 2018 è una cosa del tutto diversa, come tutti avete visto. Il mercato internazionale è polarizzato (Borsa degli USA contro Resto del Mondo), divergente al suo interno (settore Tech contro tutti gli altri) e deflazionistico (crollo di tutte le valute Emergenti).

Sul mercato degli Stati Uniti è molto evidente l'interferenza politica, che ha toccato livelli che in passato negli Stati Uniti non si erano mai visti, e che ricordano più da vicino le economie del Sud America, oppure i toni di Erdogan in Turchia. Realtà nelle quali variabili finanziarie come il tasso di cambio oppure l'indice di Borsa vengono utilizzati come simboli dell'orgoglio nazionalistico.

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La manipolazione degli investitori è evidente: ad esempio proprio la scorsa settimana è stato nuovamente esaltato il 4% annualizzato della crescita economica negli Stati Uniti, e si vorrebbe dare ad intendere che un trimestre di crescita elevata del PIL necessariamente ci porta verso altri trimestri di crescita elevata dell'economia. ma non è così, noi ne abbiamo scritto (documentando con i dati) nel nostro The Morning Brief a fine luglio, ed è sufficiente osservare con attenzione il grafico qui sopra per averne la certezza. Tornate indietro nel tempo, cercate dati più elevati dell'ultimo, e osservate poi che cosa è successo nei trimestri successivi.

Negli Stati Uniti, però, in questo momento c'è una "ondata di entusiasmo", secondo qualcuno. E gli indici di fiducia sono ai massimi, dicono altri commenti. Ma neppure questo è vero, e sarà sufficiente andare a rileggere un dato di ieri, venerdì 31 agosto, per rendersene conto: l'indice di fiducia calcolato dalla Università del Michigan oggi sta al medesimo livello del novembre 2016, quando ci fu l'Elezione Presidenziale. Lo trovate facilmente sul Web.

Aggiungete che l'interpretazione degli indici di fiducia è ... molro rischiosa, nel senso che ognuno ci legge quello che vuole: sotto nel grafico leggete che Deutsche Bank interpreta il livello attuale di questi indici proprio come un indicatore NEGATIVO per l'economia.

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In Recce'd lasciamo questi indici "di sentimento" da parte (dopo averli letti con attenzione): per le nostre valutazioni, ci affidiamo ad altri dati, di cui scriveremo la settimana prossima in The Morning Brief con dettaglio. Qui ci limiteremo, anche per ragioni di spazio, a citare un articolo del Wall Street Journal, che viene presentato dal titolo dell'immagine in basso: dove si spiega che, visto il dato della settimana scorsa per l'inflazione PCE, negli USA la Banca Centrale ora ha raggiunto sia l'obbiettivo della disoccupazione sia quello dell'inflazione. Adesso, oggi, rimane da capire se questo livello dei tassi di interesse è compatibile con la stabilità finanziaria. Ecco: ci siamo.

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Questo è a nostro parere uno dei punti fermi da cui procedere, per fare le scelte giuste da qui a fine 2018. Questo è il metodo di Recce'd, e negli anni ha ripagato i nostri Clienti in modo adeguato, contenendo i rischi di portafoglio entro limiti che noi giudichiamo accettabili.

Se cercate un'alternativa, fate come dice (ironicamente) il titolo di Bloomberg qui sotto: "Buttate via i manuali, e semplicemente fate quello che dicono sui giornali Trump e Buffett".

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Ultimi quattro mesi del 2018: portafoglio e performance (parte 2)

Durante questo weekend, viene spedita ai nostri Clienti la nostra più recente Lettera, che oltre a fare il punto sulle strategie verso la fine del 2018, offre pure un consuntivo dei primi 8 mesi.

Avrete tutti letto, seguendo le vostre abituali fonti, quali sono i risultati delle gestioni GPM e dei Fondi Comuni nella prima parte del 2018: proprio su questo argomento, abbiamo fornito al Cliente nella Lettera a lui dedicata i dati più aggiornati e più significativi.

In questa sede però offriamo ai lettori un commento di carattere più generale e rivolto al futuro: cosa ci si deve aspettare, in termini di performances, da qui a fine 2018, dato che il contesto internazionale è fortemente caratterizzato da caratteristiche come divergenza e compiacenza?.

Un notissimo commentatore di Bloomberg, il trader Richard Brinslow, scrive che ...nessuno lo sa (nella sua rubrica che è riservata a chi sottoscrive).

Abbiamo selezionato per voi lettori alcuni brani, che descrivono alla perfezione lo stato di agitazione, isteria, confusione ed anche caos che si osserva ogni giorno sui mercati globali in questi ultimi mesi.

Ci piace in particolare la citazione di Cooleridge, e l'espressione di "willing suspension of disbelief". L'espressione "suspension of disbelief" in inglese ha un significato forte, che in italiano potrebbe essere reso come sognare ad occhi aperti, oppure volerci credere a tutti i costi, oppure negare l'evidenza.

 

With Nasdaq now set for its best Augusts since the year 2000 (the dead cat bounce peak right before the 74% plunge to 2002) and stocks soaring in the face of dismal macro data, slumping housing, a collapsing yield curve, lower bond yields, and now a rising VIX, one wonders - aside from the ubiquitous corporate buybacks - is driving this hysteria at the vinegar strokes of the longest bull run ever.

(...) 

I was sent a technical piece yesterday from someone who doesn’t believe news should figure at all into the analysis. It’s an approach I have an enormous amount of sympathy with. This is a rare time that it’s questionable to stick with that view. As I read it, all I could think of was Samuel Taylor Coleridge. Because the only way to navigate these markets is to engage in a conscious willing suspension of disbelief. You read the news and have to accept the surreal to have any hope of understanding what is going on.

Even the news-oblivious charts have figured out that normal rules don’t apply. And that’s why they have been working so well.

The gist of the piece was that just about every asset it looked at was doing one of two things. Approaching resistance where it was expected to fail or had failed at resistance and was headed the other way where it would do the same. The world is in a state of flux and the last word that should be found in any piece of market analysis is "definitive."

Beware the person telling you something has bottomed or peaked unless it includes the “for now” tag line. 

(...)

My working theory is that the confusion sown by the ebullient stock market has every other asset uncertain and conflicted. That’s a danger. Sometimes certain sectors just have to go their own way. And while models take a long time to figure this out, we carbon entities can sometimes out-think them. We should take advantage of it while it lasts.

 

(...)

That old game where you play which of these don’t belong with the others is a lot of fun. Sometimes, however, being able to choose correctly is a very valuable tool. Spoiler alert: it’s the stocks.

Aside from them we are in a risk-off environment. And must play things from that perspective. We all just get repeatedly confused because we’ve been trained to think the world lives or dies based on how much trickle down we are led to expect from a rising S&P

  

Ultimi quattro mesi del 2018: portafoglio e performance (parte 1)

L'obbiettivo di questa nuova serie di Post è fornire a chi ci legge indicazioni concrete sui prossimi quattro mesi di mercato.

Che fare? Con quali obbiettivi?

Per decidere al meglio, è indispensabile comprendere bene dove stiamo oggi. Il Mondo oggi è quello di Trump, oppure quello della Turchia? Il Mondo è quello che si vede guardando alla Cina, oppure ai titoli del settore Tech? Il Mondo è quello che ci raccontano i rendimenti delle obbligazioni, oppure è quello che ci raccontano le stime per gli utili (ma soltanto negli Stati Uniti? Il Mondo è quello che leggiamo, ogni mattina, nei dati macroeconomici, oppure è quello che leggiamo nei titoli sui "nuovi record" della Borsa di New York?

Allo scopo di fare chiarezza, vi chiediamo di leggere con attenzione la frase che segue (che noi di Recce'd abbiamo editato):

 

Prince told the Financial Times that global liquidity was enormous and only a significant disruptive event could create difficulty in the (...) market. “As long as the music is playing, you’ve got to get up and dance,” he said. “We’re still dancing".

 

Quante volte avete letto questa frase, oppure frasi di significato equivalente, negli ultimi mesi ed anni. Centinaia, e forse migliaia.

Ora però vi chiederemo di leggerla di nuovo. Questa volta NON editata da Recce'd. E nel suo originale contesto.

 

Charles “Chuck” Prince’s infamous comment that his bank was “still dancing” even as the the subprime crisis worsened came back to haunt him on Thursday.

The former Citigroup Inc chief executive’s explanation seemed to boil down to: it was a race to keep up with competitors who kept loosening lending standards and Citi couldn’t afford to drop out.

In July 2007, Prince told the Financial Times that global liquidity was enormous and only a significant disruptive event could create difficulty in the leveraged buyout market. “As long as the music is playing, you’ve got to get up and dance,” he said. “We’re still dancing".

The U.S. congressional panel investigating the origins of the worst U.S. financial crisis since the Great Depression pressed Prince about his comment, which has become emblematic of banks’ failure to come to grips with the gravity of the crisis.

 

Come capire dal testo qui sopra, quella frase era vecchia di ben 11 anni, e come leggete sempre qui sopra lo stesso prince fu poi costretto a difendersi, proprio per quella frase, al Congresso degli Stati Uniti.

Eppure, anche oggi nel 2018 quella frase è della massima attualità, come potete leggere nel testo che segue, che abbiamo tratto dal Wall Street Journal. Si tratta di una efficace descrizione dello stato delle cose il 31 agosto 2018, sui mercati finanziari del Globo. Ci ha colpito, perché anche noi in Recce'd riteniamo indispensabile investire ... come se la musica potesse fermarsi in un qualsiasi secondo di ogni giorno. Qualcuno, al contrario, ritiene di essere più bravo: ritiene che, quando la musica si fermerà, sarà capace di "cogliere i segnali" e di trovare sempre una sedia sulla quale sedersi. La storia, però, ci insegna che non funziona così.

 

Today’s global investment environment is a game of musical chairs. Investors are up and marching along because the music is playing, hoping they’ll be able to grab a chair when the music stops (few will do so). Accordingly, I am investing as if the music might stop any second.

Over the past 10 years it has not paid to be cautious. Low interest rates drove prices of almost all assets higher. Pricier assets made people feel wealthier and thus magically created economic growth. Low interest rates also pushed people into riskier assets, thus creating a mismatch between the assets people hold and their true risk affordability and appetite.

So far, none of this has mattered — the more risk you took, the more money you made. It will matter when risk gets ugly, because investor reaction to it will be more irrational than usual. This is why my firm hedges our portfolios through put options.

The problem with an economy being propped up by artificially appreciated assets is that this pendulum swings both ways. At some point, prices will decline. No one knows what will cause the decline — maybe higher interest rates, maybe a presidential tweet, maybe the implosion of the Chinese economy, or maybe just because stock markets and real estate prices don’t grow to the sky. Or it could be triggered by something completely unseen today.

What is clear is that since interest rates are low and global economies are highly leveraged, central banks and governments will not have as much power to help.