10 anni da Lehman: che barba, che noia (parte 3)

Ma allora perché ne parlate? Se tutto è così ovvio, scontato, noioso ed irritante?

Per renderci utili: ai nostri amici lettori.

I tanti “coccodrilli” che abbiamo appena letto sono utili ad un solo scopo: raccontare a chi legge che “Lehman Brothers è una crisi di 10 anni fa”.

Non è vero. Non è vero che Lehman Brothers è una crisi, e non è vero che si tratta di fatti di 10 anni fa.

Stiamo, in realtà, occupandoci di ciò che accade oggi: la maggior parte dei mezzi di informazione, e tutte le Reti che vendono Fondi in italia e nel mondo, e naturalmente le banche di investimento, deliberatamente mettono in prima pagina solo gli utili trimestrali, e vi nascondono una grande parte della realtà nella quale investite.

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Ed anche parlando di Lehman, vi nascondono la realtà: ad esempio, ve lo hanno detto che oggi negli Stati Uniti il debito pubblico tocca il 113% del PIL (dati fonte FRED)? In Italia, siamo al 131%: e quindi, poco distanti. Qualcuno vi aveva segnalato che gli USA stanno messi più o meno come l’Italia, l’Italia che ogni giorno si sente fare lezione sul fatto che il deficit frena la crescita dell’economia? E vi hanno fatto notare che a 10 anni da Lehman Brothers, il denaro costa il 2% negli Stati Uniti, MENO 0,40% in Eurozona, e zero in Giappone? Vi hanno fatto notare che se l’economia fosse in buone condizioni questi numeri sarebbero, semplicemente, assurdi? Che questi sono segnali di forte tensione, ovvero di una crisi in atto?

Vi hanno detto che in Giappone il più grande investitore in Borsa, quello che ha in portafoglio la percentuale più grande di azioni quotate, oggi è la Banca del Giappone? Vi hanno detto che in Giappone ci sono Titoli di Stato che NON vengono più trattati, scambiati, comperati e venduti? Per giorni, e in alcuni casi per settimane intere? Che in Eurozona il più grande investitore, quello che ha in mano quasi tutto il mercato delle obbligazioni corporate, è la BCE? E che la Federal Reserve, a tutto oggi, ha in portafoglio 3,5 mila miliardi di obbligazioni? Vi sembra davvero che una persona di buon senso possa affermare che la crisi è finita? Che la crisi è “Lehman Brothers”?

Forse, si può dire che la crisi è superata perché negli Stati Uniti la disoccupazione sta al 4% e la crescita al 3%, nel 2018? Non scherziamo su argomenti seri: se la Fed vendesse il suo portafoglio di titoli oggi, il sogno svanirebbe, in pochi secondi (e si porterebbe via tutta la montagna di sciocchezze che abbiamo appena finito di leggere nei “coccodrilli”). Chi sostiene che la crisi è finita, lo dimostri: facciamo subito la prova!

Messaggio agli investitori, privati ed istituzionali: non lasciatevi ingannare da certe voci rassicuranti (tipo i private bankers) che puntano solo a vendervi qualcosa, e poi a “tenervi investiti per sempre”.

La più grande delle trappole è quella che viene presentata così: “non c’è una crisi fino a quando non si vede che c’è una crisi”.

Leggete invece questi consulenti finlandesi, GnS Economics, che hanno le idee molto chiare. Nel testo che segue, GFC sta per “Great Financial Crisis”, la crisi 2007-2009.

The collapse of Lehman Brothers on 15 September (the bankruptcy was announced late Sunday on the 14th) is the culmination point of the GFC. It is also the culmination point on our journey to a new global crisis. The failure of Lehman shocked the central bankers and political leaders so that they retained to a full conservation mode. Examples of banking crises in the Nordics, where the failed banks were wound down and the financial sector was restructured, were forgotten. Even though better capitalized, the banks, dubbed “too big to fail” in 2008, are even larger now in the US. The European banking sector is undercapitalized and full of zombies and it’s kept going only by the liquidity support of the European Central Bank. The economy of China is facing a reckoning which can only be described as the biggest debt bubble ever. The banking regulation has been likely to push more banking into the “shadows”.

It is almost certain that the creators of the Federal Reserve, or other major central banks for that matter, could not have envisaged that at some point they would provide funding with near zero or even negative interest rates for a decade and that they would end up owning a large chunk of the capital market. Still, it’s where we stand. The central bankers, in an exception of the Fed, are still in a full stimulus mode.

Alas, the imbalances that plagued the world economy before 2008, are even larger now. Debt in the world economy is considerable higher and the extended use unorthodox policies of the central banks have created a platform for speculation of an unprecedented scale. The ‘lost decade’ of Japan shows very clearly that policies, which save everybody and provide the banks with almost endless liquidity, lead to a ‘zombified’ banking and business sectors unable to grow and are in a constant risk of failure. Now, this is a global issue.

GFC was not born out of void. The imbalances and risks were visible before the crisis hit. It was born out of a combination of speculation, regulatory failures, moral hazard and incentives to get into debt. Very little has been done to fix these issues and, in some cases, even the opposite has materialized. This policy of “more of the same” has the potential to bring down the global economy in the future. The cure may well turn out to be worse than the disease.