2017: sarà l'anno delle sorprese

Gennaio e febbraio 2017 c'entrano poco o nulla con il resto dell'anno: ci prendiamo il rischio di fare una previsione (fatto che va contro le nostre abitudini: ma qualche eccezione a volte è necessaria) perché al 10 di marzo le crepe sono ovunque e la sensazione è quella di un edificio che sta per collassare.

Jamie Dimon, il grande capo di JP Morgan, ha dichiarato la settimana scorsa che Trump potrà rimettere in moto gli "spiriti animali" in economia, gli animal spirits di Adam Smith. Bellissima frase, a cui per ora sui mercati c'è stato un seguito in Borsa, con i rialzi del primo bimestre.

Solo in Borsa, però. Per ora, il quadro dei mercati obbligazionari e soprattutto delle materie prime e dei mercati valutari va in una direzione diversa. Non c'è Reflation, non si vedono qui gli animal spirits che folleggiano. Che Dimon si sia sbagliato? 

In Recce'd questa osservazione ne porta una seconda: contraddizioni come queste poi si pagano. Inevitabilmente. Ed una terza: il rally di Borsa è un fake rally, come le fake news.

Da queste osservazioni si ricava che mai come nel 2017, chi affronta i mercati con la asset allocation tradizionale resterà ... deluso: è già stato fregato, con danni notevoli, nel 2014, e poi nel 2015, e poi nel 2016, ma sarà ancora più doloroso il 2017.

Al 10 marzo, si può già affermare che i nodi sono venuti al pettine. Chi resterà incastrato in quei titoli sui "record di borsa" sui quotidiani e nei TG, chi si farà anche questa volta consigliare dai soliti pessimi consiglieri, quelli del "tutto è tranquillo, tutto andrà bene", questa volta pagherà un prezzo elevato.

I segali, come detto, ci sono già tutti: chi per caso si fosse fatto gettare negli occhi il fumo dei "record di Borsa", farà bene a riflettere sulle parole che solo la settimana scorsa ha pubblicato la Banca svizzera Pictet, che qui spiega con massima chiarezza che sono tempi nuovi, che sono mercati nuovi, e che i risultati ne risentiranno in modo pesante. Qui sotto vedete quali sono oggi i rendimenti medi, attesi per i prossimi 10 anni, sulla base dei dati di mercato oggi disponibili (differenziali dei prezzi a termine di tassi e cambi).

 

L'investitore farà bene a mettere a confronto, e provare a riconciliare, questa i dati della tabella qui sopra con ciò che ha detto di recente il promotore, il private banker, il consulente online. E trarne in grande fretta le conclusioni: per tempi nuovi e mercati nuovi vi sono necessarie strategie nuove e consulenti nuovi.

A meno che l'investitore non accetti l'ipotesi di un rendimento MEDIO del 2% scarso su 10 anni, con alcuni anni pertanto in NEGATIVO.

Esiste un modo, per sfuggire a questo trappolone ai danni di chi investe i risparmi: un trappolone che è stato, deliberatamente, costruito dalle maggiori Banche Centrali, con la collaborazione attiva delle banche di investimento (tutte le varie JP Morgan di questo mondo) negli ultimi otto anni. 

Se volete sfuggire al trappolone globale, liberatevi subito dei vecchi arnesi. A meno che ... non vi facci piacere restare lì fermi e passivi, a subire ciò che scrive Pictet qui sotto, con la vostra solita, vecchia, inutile e inefficiente asset allocation.

Over the next 10 years, we expect that annual returns across a range of broadly defined asset classes will fall. Growth potential and inflation trends suggest that expected annual returns for US equities could decline to just over 5%1 over the next 10 years, compared with a historic 10-year average of about 7%. By contrast, European and Japanese equities could do better than they have, closing some of the performance gap with US equivalents. Overall, however, the returns that can be expected from developed-market equities over the next 10 years will be over a third lower than the average of the past 46 years. But the most obvious ‘regime shift’ is to be seen in fixed income. The bull market in government bonds that stretches back several decades is, our research indicates, at an end. Annual returns in the next 10 years from US Treasuries could be less than half the 4.8% they have delivered over the past 10 (in local currency). Our expectation is that German Bunds will, on average, deliver negative returns over the next 10 years. Return expectations for Swiss and Japanese government bonds are also negative. Overall, taking the beginning of the bull market (1981) as our starting point, our estimates are that total returns from government bonds over the next 10 years will be just a quarter of what they have been since then. Interest rate trends explain this regime shift: after having benefited from an almost relentless fall in long-term rates over the past 35 years, we now see a gradual rise in rates in the years ahead, in tandem with normalisation in economic growth patterns and changing demographics. The implications of these findings for asset allocation are twofold. First, the fall in expected returns from equities, and even larger decline from government bonds, means that the returns delivered by a classic 60/40 portfolio could dip by half compared to previous 10-year periods. Second, while it remains legitimate to consider benchmark government bonds as a means of protecting portfolios, the tendency for long-term rates to converge with nominal GDP growth will mean that this protection has a cost. Bond market volatility is rising and even without a repeat of the bond market crash of 1994, there is a significant risk of seeing several years of gains from bonds being quickly wiped out.