Italia e le sue banche: affondare insieme?

Ne scriveremo durante la settimana del 30 gennaio 2017, nel nostro The Morning Brief: ci sono numerosi segnali, da qualche settimana, di una situazione italiana in rapidissima evoluzione.

Avevamo pronosticato che la temperatura si sarebbe alzata in gennaio: era un facile pronostico. Prima di tutti per il fatto che l'attuale Governo, e più in generale l'assetto politico nazionale, non godono di un sostegno ampio, ed è quindi nell'interesse di molti mettere in evidenza i punti deboli.

Si sviluppa in questo ambito, politico e non economico, anche la vicenda intorno alle Assicurazioni Generali: si legge sui quotidiani che si tratterebbe di una "difesa della italianità" e forse anche della "creazione di un campione nazionale del risparmio gestito", ma chi fa queste affermazioni lo fa in modo interessato. Deve essere per forza così, perché la sola alternativa disponibile è che questi commenti arrivino da persone che, pur occupando posizioni di elevata responsabilità non siano informate di ciò che nel mondo sta capitando al settore bancario e della gestione del risparmio. Altro che "campioni nazionali", qui è ora di chiudere bottega: se il pubblico non usa più la ferrovia perché è arrivata l'automobile, le ferrovie chiudono.

Nel coro delle banalità uscite, ad esempio, dalla annuale assemblea del Forex (che ricorda sempre di più una cittadella sotto assedio dove gli assediati si fanno forza gli uni con gli altri, sapendo che il destino è segnato)  spiccano queste parole lungimiranti del vertice operativo della Banca BPER, Vandelli:

Ci riempie di orgoglio leggere parole analoghe a quelle che Recce'd vi ha scritto da almeno cinque anni: è un modello di business che ha fallito, va spazzato via, e non è stato ancora spazzato via solo per una unica ragione, ovvero che è protetto da una Regolamentazione di settore che di fatto protegge un cartello.

Detto questo, la versione che Vandelli propone è molto "soft": l'analogia con gli aeroporti ci sta tutta, ma non è sufficiente. Non basta parlare di "equilibrio costi ricavi", perché a differenza degli aeroporti qui siamo di fronte a un gigantesco dissesto patrimoniale. Gli aeroporti anni fa erano strutture in difficoltà, le banche di oggi sono strutture che soffrono di un folle sovradimensionamento e che da tempo hanno smarrito la loro catena del valore. Sono una zavorra che trascina tutta l'economia nazionale a fondo. Vanno chiuse, a differenza degli aeroporti che comunque a qualche cosa servivano, la gente ci deve comunque passare. In banca, no.

Le parole di Visco, che alla medesima riunione ha addebitato questa situazione ad una "recessione mondiale senza precedenti", sono del tutto sbagliate e distorcono la realtà, che è quella di un sistema bancario che è stato gestito in modo non solo cattivo ma pure  distorto per soddisfare specifici interessi individuali, come in nessuno degli altri Paesi occidentali Sviluppati. Da persone che, in una buona parte, stanno ancora oggi sedute comode sulle medesime poltrone, da MPS a Unicredit a Cassa Depositi e Presiti, per fare solo tre esempi tra tanti. A queste persone va detto, e dovrebbe farlo proprio Visco, che la comodità è finita.

Fino a che la Banca d'Italia, nel suo più alto esponente, continuerà a creare una cortina fumogena, con atteggiamenti da corporazione come questi, sullo stato reale del sistema bancario, ingannando il pubblico sul fatto che "in Francia ed in Germania hanno i medesimi problemi", il disastro continuerà ad allargarsi: da questo punto di vista, una eventuale operazione Generali - Intesa - Unicredit non cambia nulla. La somma di due o tre soggetti malati non produce un soggetto sano, fa soltanto chiacchierare i quotidiani ed i TG, che volentieri partecipano a creare quella cortina fumogena sui problemi che vanno affrontati.