MPS: l'ennesima "estate del gattopardo"? (parte 5)

Oggi 5 agosto 2016 il più diffuso quotidiano nazionale pubblica un'intervista a doppia firma con il Governatore della Banca d'Italia Visco: intervista che merita attenzione per varie ragioni. Per l'autorevolezza del ruolo che Visco ricopre. Per il tono ufficiale, da "comunicato stampa", dell'intervista, che "detta la linea". Perché a noi di Recce'd consente di chiudere il discorso, con una conferma che il Castello di Donnafugata sarà il punto di riferimento di questa estate, come di tante precedenti.

Partiamo con un accenno al titolo del pezzo "I risparmi? Gli italiani possono stare tranquilli". Un messaggio non nuovo, un messaggio ripetuto in molte occasioni, un messaggio che non ha protetto i risparmiatori che si erano fidati dei messaggi precedenti da perdite importante. Alcuni obbietteranno: "Data la sua funzione istituzionale, cos'altro potrebbe dire Visco?". E forse hanno ragione. Forse: perché un'alternativa c'è, ed è quella di farla finita con i toni rassicuranti (non siamo all'asilo) e di parlare al pubblico dei risparmiatori in modo più diretto e con maggiore chiarezza. Prima o poi, in ogni caso, si sarà costretti a farlo. E se "gli italiani" fossero stati meno "tranquilli", avremmo forse limitato la crescita di problemi che oggi nessuno riesce più a governare.

Ora entriamo nel merito, nei temi toccati dall'intervista:

1.      «La crisi economica che si è abbattuta dopo il 2011 ha colpito l’Italia più della Grande depressione, e questo spiega perché da allora a oggi abbiamo accumulato più crediti deteriorati che in altri Paesi europei. Di fronte a uno choc del genere nessun intervento può essere escluso, neanche l’intervento pubblico, ma solo la crescita è la vera cura di questo male». Può darsi: ma potrebbe darsi pure che la crisi economica in Italia sia risultata così profonda A CAUSA del contributo negativo, della zavorra imposta all'economia reale proprio dalla cattiva gestione delle banche (e di chi sulle banche avrebbe dovuto esercitare la Vigilanza)

2.      Perché, dopo gli stress test, continua la pressione dei mercati sulle banche? «C’è incertezza sull’economia, che risente dei rischi a livello internazionale, anche geopolitici, e in Europa si avvertono le difficoltà di crescita. Questo si riflette nella percezione di una minor profittabilità delle banche". Può darsi: a chi segue da vicino il settore, però, risulta che le banche in Italia hanno problemi di "profittabilità" ben superiori a quelli delle banche europee. E la ragione è chiara ed evidente: le banche in Italia NON sono state gestite come aziende che cercano i migliori impieghi per i capitali, in una logica di mercato, bensì come Enti Pubblici che devono "favorire gli amici" e talvolta persino "salvare il Paese".

3.      Quello varato dalla banca è il piano decisivo per Mps? "È l’occasione per risolvere definitivamente i problemi accumulati nel tempo. È un piano impegnativo, che richiede tempo". Questa, francamente, è una storia che è stata già raccontata, e troppe volte, per risultare credibile

4.      Quasi tutte le banche italiane hanno problemi con i crediti deteriorati. «In gran parte derivano dal passato. La crisi da noi è stata più profonda che altrove, e a questa si è sommata la lentezza delle procedure di recupero di questi crediti. Se in Italia avessimo gli stessi tempi di recupero di Francia o Germania l’incidenza delle nostre sofferenze sarebbe la metà di quella attuale». Invitiamo la Banca d'Italia a rendere noto l'elenco dei "grandi importi", tra quelli inesigibili. Il pubblico potrà così rendersi conto della effettiva "esigibilità" dei grandissimi crediti che le banche vantano presso un numero limitato di Grandi Gruppi. Crediti che, semplicemente, non verranno mai incassati: e non c'è nulla a cui applicare una "procedura di recupero".

5.      Dov’è che gli istituti di credito possono recuperare margini di profitto? "Le banche sono imprese, anche loro devono pensare a un nuovo modello di business. Con le nuove tecnologie c’è meno bisogno di personale, è necessario proseguire nella riduzione di una presenza territoriale eccessiva". Qui Visco la dice giusta, e dice qualche cosa che riguarda, da molto vicino, anche il settore del risparmio in Italia (Fondi Comuni e Reti di vendita). Visco non dice però la vera ragione per la quale, avendo una strada così chiaramente indicata, le banche non procedono verso il "nuovo modello di business". Eppure, è chiarissimo

6.      I risparmiatori italiani possono stare tranquilli? "Chi ha messo i soldi in banca, in un modo o nell’altro, non deve pensare che siano a rischio". Anche gli obbligazionisti? "Anche loro. Ma c’è una differenza fondamentale tra le quattro banche poste in risoluzione a novembre scorso e il Monte dei Paschi". Visco afferma con tono sicuro che non ci saranno problemi: poche righe sopra, però, aveva detto che il sistema bancario dovrà affrontare sfide gravissime. E non c'è sfida senza rischio. Meglio sarebbe, quindi, suggerire ai risparmiatori di stare ... in campana.

Lasciamo da parte, nei nostri commenti, i temi della Vigilanza europea, dei requisiti di capitale, la ripresa dell'economia reale e la flessibilità nello sfondamento dei tetti di spesa pubblica, la Germania che frena e i tassi di interesse negativi: perché sono argomenti rispetto ai quali l'Italia, a causa delle sue debolezze che tutti conosciamo, non può che giocare una parte passiva, e subire le decisioni degli altri. Non contiamo nulla, e non possiamo che ... sperare, perché come afferma lo stesso Visco: "Poi ci voleva più gradualità, ma non è stato così, in Europa si decide a maggioranza, e si è deciso di accelerare l’Unione bancaria...". Prevedeva anche una garanzia comune sui depositi. "Sì, ed è un problema che sia rimasta indietro. Ora le cose sono cambiate, è diffusa in alcuni Paesi la percezione che ci sia un pericolo nell’accelerare i processi dell’Unione, e che prima di introdurre la garanzia comune sui depositi occorra ridurre i rischi, mettere a posto i debiti pubblici, diminuire il peso dei titoli di Stato nei portafogli bancari e così via".

Commento finale: come vedete con chiarezza, oggi tutta l'attenzione è rivolta al "risolvere l'emergenza" ed anche a "rassicurare gli italiani". Che cosa manca? Un'analisi critica, e innovativa, delle cause, una visione del futuro (anche prossimo) ed una autocritica da parte di chi aveva responsabilità che, evidentemente, non sono state esercitate con successo. Siamo fermi: non ci restano che il balli al Castello di Donnafugata.