Ti sembra normale ... che resto sveglio a corteggiarti per ore? (parte 1)

Nel titolo abbiamo ripreso l'attacco di una canzone di successo dell'estate 2016, perché ci serve per esprimere uno stato d'animo.

Ma a voi, lettori del nostro Blog, sembra normale che un italiano deve andare a cercare un articolo del New York Times per trovare notizie come questa? Vi sembra normale che sui quotidiani italia si "parla d'altro"?

In Italy, where two decades of economic stagnation have created a long line of barely breathing companies, Feltrinelli, one of the country’s largest booksellers, stands out. Since 2012, the company has chalked up three consecutive years of losses totaling nearly 11 million euros ($12.4 million). Even so, late last year, Feltrinelli was able to secure a fresh €50 million line of credit from a syndicate that included two of Italy’s largest banks, UniCredit and Intesa Sanpaolo, at an interest rate below what top-rated companies in Europe were paying. Feltrinelli is just one example of a number of highly indebted Italian companies receiving loans at below-market interest rates over the last three years, a period when aggressive policies by the European Central Bank freed extra cash for European banks to dole out credit. 

Non era poi così difficile arrivare ad una ricerca pubblicata dal Centro Sudi CEPR, dove si aggiungono altre informazioni utili:

Other companies cited in the paper include the clothing retailer Benetton, which has lost €240 million since 2012, yet also received a below-market-rate loan in that year, according to data collected by the economists. In their paper, the researchers found that of the €540 billion in syndicated European Union loans that they tracked, 8 percent went to companies that they classified as zombie institutions. In Italy, however, the proportion of new loans that have gone to struggling companies like Feltrinelli over the last three years is much higher at 17 percent. At the heart of the problem is a nexus of inert banks lending to inert companies that has kept a lid on the recovery of Italy’s economy, the third largest among countries that use the euro. 

Come si fa a mettere insieme queste parole con quelle del Ministro dello Sviluppo italiano, pubblicate oggi dai maggiori quotidiani, Ministro che pesca ancora una volta nel solito armamentario di ovvietà sulla "necessità di fare una politica per lo sviluppo" accompagnata dai consueti passaggi sullo "stimolo agli investimenti" e sulla "competitività",  senza neppure accennare al fatto che mettere altro carburante nel motore di QUESTA macchina, di una macchina che funziona in QUESTO modo, non è solo inutile ma è distruzione di risorse. Dobbiamo leggere ancora frasi come questa:

(...) i pericoli di un futuro che appare incerto è anche perché stiamo nuotando contro la corrente. Attraversiamo uno dei più difficili passaggi della storia degli ultimi 50 anni. Dal 2008 in poi viviamo crisi finanziarie, geopolitiche e migratorie continue la cui frequenza va aumentando. Lo scenario internazionale si incrocia in Occidente con una crisi di fiducia verso la classe dirigente che nasce dalla promessa mancata della globalizzazione e dell'innovazione tecnologica come fenomeni univocamente positivi per tutti. 

Parole già lette: l'Italia è vittima di "una situazione più generale". Queste sono parole che che NON aiutano il lettore del quotidiano a capire perché la posizione relativa dell'Italia, all'interno dell'Eurozona, è peggiorata in modo drammatico dopo la Grande Crisi. Parole che NON spiegano, ed anzi creano confusione. Mentre le parole lette sul New York Times spiegano: spiegano perché il sistema bancario in Italia ha problemi UNICI nel mondo, perché il sistema produttivo italiano NON ha reagito agli stimoli eccezionali, e spiegano perché qualsiasi manovra economica "centrata sull'offerta" risulterà del tutto inutile, se affidata ad una struttura economica che soffre di storture così tanto evidenti. Come Recce'd ha spiegato in più occasioni, il punto non è quello di "modificare le aliquote fiscali": bisogna eliminare, tagliare, mandare a casa, chiudere. Ma non possiamo chieder al New York Times di farlo.

E adesso, aspettiamo di leggere che quello del New York Times è "l'ennesimo attacco internazionale all'Italia", scritto per metterci in difficoltà. E magari qualcuno scriverà che ... le banche tedesche stanno peggio delle nostre (risate).