Grandi banche: oggi è la fine di un'epoca

Ci sono cose che capitano ogni 50 o 100 anni, e proprio in questi mesi assistiamo ad una di quelle cose: è arrivata alla fine la fase nella quale le grandi banche dominavano i mercati finanziari e del settore del risparmio. Noi di Recce'd ve lo avevamo anticipato già nel maggio 2015, e poi ancora nel febbraio 2016, per tornarci poi nel marzo 2016.

E' la fine del "grande è bello", è la fine del "nulla è sicuro come le grandi banche svizzere", del "se si fa come dice Goldman, non si sbaglia mai", è la fine del "i Fondi gestiti dagli americani performano meglio, perché loro ne sanno più di noi", oppure del "loro vedono i flussi e sono sempre un passo avanti". Diciamolo, coraggio: erano cose non vere, erano balle.

E' finita: finalmente. Perché non c'è mai stato un giorno, neppur uno, in cui questa teoria del "grande è bello" abbia prodotto valore per i Clienti di queste grandi banche, che non hanno fatto altro che distribuire retribuzioni fuori dal mondo ai loro dipendenti, senza che poi questi avesse prodotto valore al di fuori del cerchio ristretto degli azionisti delle banche medesime. Il dominio delle banche globali, dopo il 2008, è stato agevolato e persino garantito dalle politiche delle Banche Centrali, i cui interessi troppo spesso si intrecciano con quelli delle banche di grandi dimensioni, Banche Centrali che hanno di fatto consentito che si formasse un vero e proprio "cartello globale".

Il cartello ora è andato distrutto, NON a causa di Brexit ma per il totale fallimento del loro modello di business: non sono in grado di fase soldi, se non con schemi e truffe come quello sul LIBOR (i processi sono arrivati a condanna questa settimana), sui cambi (processi penali in corso) oppure sui mutui subprime (ci hanno fatto anche un film).

Ed il sigillo su questo fatto è stata ieri la discesa al di sotto dei 10 franchi della quotazione di Credit Suisse, per la prima volta in tutta la storia della banca.

 

Ma la discesa dei prezzi di Borsa delle grandi banche globali non è iniziata ora: da inizio 2016 le 20 maggiori banche del pianeta hanno perso, in media il 25% della loro capitalizzazione, che equivale a 500 miliardi di dollari USA. E fate bene attenzione: Brexit non c'entra, come scriveva solo ieri Bloomberg.

Brexit isn’t all to blame. True, bank stocks have plummeted since the U.K. voted last month to leave the European Union. But they have been losing value since the start of the year, when a group of factors—the Chinese economy, the path of U.S. interest rates, oil prices—weighed on the markets. More than pride is at stake. Sharp share-price falls will make it much more difficult, and expensive, for banks to raise capital if that is what is ultimately needed to shore up their balance sheets. Just as bad, a serious decline in market value can breed inaction among bank executives. Instead of selling equity when they can, executives may wait for share prices to recover, only to find themselves in a worse situation as stocks drop even further.

Quale è il nostro consiglio operativo? Non preoccupatevi in quanto investitori, preoccupatevi in quanto Clienti. Guardate bene che cosa avete nei portafogli, e se ricorrono certi nomi, da (a titolo di esempio citiamo) Morgan Stanley a JP Morgan, da BNP Paribas a Deutsche Bank, fate massima attenzione.

E rivalutate anche il vostro Consulente, private banker, advisor o promotore, alla luce di questi dati: vi ha spinto verso questi nomi? E che cosa ci guadagnava, lui?