Verso il nocciolo della questione (parte 4): trovata la soluzione

Nei tre precedenti Post, l'ultimo dei quali risale al 12 marzo, abbiamo fornito alcuni elementi che a nostro parere illuminano quello che è il cuore del problema, la ragione profonda della volatilità e della instabilità dei mercati, ed anche il maggiore tra i fattori che determineranno il comportamento dei mercati sia a breve sia a medio termine.

Ci stiamo avvicinando a grandi passi a quella che è la sola via di uscita dallo attuale empasse: il recupero del naturale dinamismo delle economie reali,  il ritorno alla crescita della della produttività, non potrà che passare da una massiccia distruzione della "falsa" ricchezza finanziaria, una distruzione nell'ordine del 30-35%.

Molti, ancora oggi, sono illusi di avere, nelle Banche Centrali, un "grande protettore", che fino all'ultimo respiro combatterà per difendere gli attuali livelli degli indici di mercato, per prevenire le cadute generalizzate dei prezzi, per  tutelare chi ha investito nei Fondi Comuni ed aumentare la "sensazione di ricchezza".

Attenzione: a nostro parere, è del tutto falso. Non fatevi confondere dai toni arrembanti, ottimistici, arroganti persino di alcuni banchieri centrali, che sono prima di tutto funzionari pubblici, e poi anche esseri umani, e quindi possono anche cambiare idea e soprattutto non dire tutta la verità.

Sono loro i primi a sapere che le politiche "non convenzionali" sono arrivate al capolinea e che adesso è necessario "riavvolgere il nastro". E sono proprio loro a sapere che una parte della ricchezza finanziaria che oggi gli investitori credono di avere "messo al sicuro" è ricchezza che non esiste. Perché non corrisponde ad alcun incremento futuro del valore del'economia reale.

Ed infatti, come potete vedere ogni giorno, proprio le Banche Centrali si sono già attivate per contribuire a questa distruzione di "falsa ricchezza":

  • prima (e lo hanno notato tutti) con i rendimenti reali negativi delle obbligazioni, che dicono all'investitore che il suo investimento vale così poco che neppure viene remunerato; 
  • e poi (ma per ora lo hanno notato in pochi) con i rendimenti reali negativi: oggi, mentre vi scriviamo, tutti i Titoli di Stato USA fino a 10 anni rendono meno del 2,00% mentre negli ultimi 12 mesi i prezzi negli USA sono saliti del 2,30%.

Questa distruzione di ricchezza reale è destinata a proseguire, ed anche ad allargarsi, nel prossimo futuro: è un modo perfetto (perché non c'è bisogno di fare nulla) di riportare i valori della ricchezza finanziaria in linea con i valori dell'economia reale sottostante. "Lasciamo fare al petrolio", e con due anni di inflazione al 4% risolviamo una bella fetta dei nostri problemi.

Chissà se gli investitori saranno contenti?