Verso il nocciolo della questione (3): le Banche Centrali ed i mercati finanziari

Tra i pochi aspetti positivi che possiamo mettere in evidenza, di questo inizio del 2016, uno (molto importante) è una nuova consapevolezza. persino Draghi, nella conferenza stampa del 10 marzo, ha messo da parte toni aggressivi e dichiarazioni roboanti ("faremo tutto il necessario", quelle sulle quali per anni hanno campato le Reti di vendita di Fondi Comuni e le Reti dei private bankers. Non c'è nessuna ripresa all'orizzonte, e per l'inflazione ci vorranno anni: e lui non farà "di tutto", ad esempio coi tassi abbiamo chiuso qui ed oggi.

Va precisato: non è un'idea del signor Draghi. Alla più recente riunione del G20, c'è stata una convergenza internazionale sul fatto che "le politiche monetarie non sono sufficienti" e che "le misure non-convenzionali sono inefficaci o dannose". Quando noi di Recce'd lo scrivevamo due o tre anni fa, venivamo accusati di fare i "gufi", di un eccesso di "pessimismo". 

Guardiamo però avanti: e guardiamo all'interesse degli investitori. Il punto oggi è il seguente: le Banche Centrali hanno già fatto più di un passo indietro (sono un passo indietro anche le ultime mosse di Draghi: anche se sui quotidiani si legge l'opposto, perché naturalmente anche questa volta Draghi è stato frainteso, come sempre), ma nessuno prenderà il loro posto. I mercati finanziari? Si arrangino. Ed è così che (come avevamo previsto) ora gli investitori sono lasciati al loro destino.

L'investitore farà bene a leggere con doppia e tripla attenzione, quindi, le analisi e le valutazioni su ciò che ci aspetta: ad esempio, le previsioni di Draghi giovedì scorso, ma soprattutto le parole (che pesano molto, ma molto di più) della Federal Reserve.

Fed Vice Chairman Stanley Fischer, 72, with an illustrious career in public service and academia, is among the world’s most respected economists. Speaking of six years of Fed efforts to stimulate the economy through quantitative easing or asset purchases, Fischer conceded that it is not yet possible to fully evaluate the effects. Similarly he said that in the current economic environment it is not possible to know the equilibrium level of interest rates.

Warsh, 45, was a Fed governor from 2006 to 2011 and is now a visiting scholar at Stanford’s Hoover Institution. He addressed the same group a day later and strongly  A close associate of then-Fed chairman Ben Bernanke during the financial crisis, Warsh supported quantitative easing in 2008 but believes it went on too long. To be effective, Warsh said, unorthodox monetary stimulus has to be “timely, temporary, and targeted.” Multiple episodes of bond purchases keeping interest rates barely above zero punished savers and drove up asset prices. “The increase in household wealth,” he said, “is impressive for those who already possessed financial assets. But about half of American households have no accumulated balance sheet wealth. They are living on stagnant incomes.” These people, said Warsh, are still awaiting the trickle down benefit of QE. Warsh believes the Fed was too slow in raising interest rates. And he believes Fed policy deserves some blame for the persistent sluggishness of the recovery.

Listening to these erudite policy makers, it is apparent that seven years after the crisis the U.S. and world economies are still sailing in uncharted waters. Unprecedented monetary stimulus hasn’t resulted in sustained growth. The financial system is flush with cash but banks are slow to lend, consumers slow to borrow, and business slow to invest. It’s a conundrum that eludes solution.

Leggete con attenzione queste parole: e se hanno ragione loro, come noi di Recce'd crediamo, preparatevi a gestire con grande energia tutte le vostre posizioni in titoli.