Banche globali in crisi (2): i risultati di Credit Suisse e BNP Paribas

I risultati di ieri di Credit Suisse, e quelli di stamattina di BNP Paribas, si aggiungono a quelli di UBS che abbiamo commentato nel precedente Post di questa serie, e di Deustche Bank di qualche settimana fa. E così abbiamo ... coperto tutta Europa.

Il tema è della massima attualità, e della massima importanza: in Eurozona, come negli USA, come in Giappone, il settore che ha trascinato al ribasso gli indici di Borsa in questo 2016 è proprio quello delle banche.

Un dato che fa a pugni con il "consenso": quel consenso che sono tre mesi fa spingeva i Clienti ad aumentare l'esposizione alle banche, perché il rialzo dei tassi ufficiali negli USA avrebbe determinato un aumento dello spread, il differenziale tra tassi attivi e tassi passivi, e quindi un aumento di redditività (i nostri portafogli all'epoca erano SHORT su questo settore, e lo avete letto anche nel Post a quei tempi).

Un dato che fa a pugni anche col fatto che da anni tutte le Banche Centrali regalano denaro alle banche commerciali, allo scopo di evitare alle stesse banche l'impegno di una raccolta di capitale che peraltro, nelle attuali condizioni di mercato, risulterebbe impossibile. Oggi le banche, grandi medie e piccole, non fanno credito: rinnovano semplicemente i rapporti di credito esistenti, magari ampliandoli di qualche punto percentuale, ma non c'è credito per l'iniziativa, non c'è credito per lo sviluppo, non c'è credito per la famiglia.

Sono dati di fatto, e dati clamorosi: nel mondo tutte le banche hanno beneficiato, per anni, di condizioni operative estremamente benevole. Pensate solo ai soldi che hanno fatto le banche europee, senza muovere un dito, sui BTp, Bonos, e altri titoli di Stato in portafoglio, grazie alle mosse di Draghi. Denaro che le banche hanno incassato come profitto, ed allo stesso tempo che i risparmiatori hanno perso in termini di cedola: un trasferimento di ricchezza imponente.

E siamo quindi stupiti, per non dire agghiacciati, dal fatto che le banche, specie quelle grandi e "globali", ci mettano a conoscenza di situazioni difficili e dati molto inferiori alle attese: perché c'è da chiedersi come saranno i loro conti, ora che la situazione si è fatta più complessa e che il quadro internazionale si è fatto meno "benevolo". C'è da temere che arrivino, specie da queste banche "globali" notizie di ulteriori difficoltà e conti ancora più negativi.