Consulenza finanziaria nel 2016 (parte 4): uno spettacolo preoccupante

La stampa italiana, ed in particolare quella economica, ha offerto negli ultimi mesi un resoconto, tempestivo ma spesso sommario, del dibattito in corso al Parlamento sul tema della creazione di un Albo dei Consulenti.

Nel nostro lavoro, in Recce'd mettiamo e metteremo sempre, davanti a tutto (ma proprio tutto) l'interesse del Cliente. Anche davanti a tutti gli Albi di questo mondo. Questa è la ragione per la quale, nei nostri diversi spazi di intervento, ci siamo sempre concentrati sui temi che sono utili all'investitore, e abbiamo sempre lasciato da parte burocrazia e formalità varie. Questa è anche la ragione per la quale ce ne occupiamo solo oggi, dopo esserci concentrati sulle dinamiche dei mercati.

Per questa medesima ragione, non ci dilungheremo qui a ricostruire nei dettagli il tortuoso percorso subito da questa iniziativa di legge in Parlamento. E tuttavia, per completezza di informazione, e trasparenza verso il Cliente, siamo costretti a parlarne almeno per sommi capi.

Per non occupare troppo spazio, vi chiediamo però di fare un piccolo sforzo, e cerare on-line uno o più resoconti del dibattito parlamentare, dalla fonte che voi ritenete più affidabile.

Un dibattito che è stato molto acceso: purtroppo, sul seguente argomento: "con quale etichetta definire i consulenti indipendenti ovvero quelli che oggi non fanno parte delle Reti di promotori?". Leggiamo un estratto dal Sole 24 Ore del 1 dicembre scorso: 

Inoltre l’emendamento Sottanelli ha cambiato il nome dei professionisti fee only (pagati a parcella solo dal cliente) da “consulenti finanziari indipendenti” approvato a Palazzo Madama a “Consulenti Finanziari in regime di esenzione”, scatenando le ire della categoria. In questi giorni il testo con le modifiche è all’esame di altre commissioni parlamentari della Camera, prima di approdare per la discussione in Aula. Ma con la priorità della legge di Stabilità, il Ddl Marino rischia di slittare per dell'ok definitivo al prossimo anno. Da qui la valutazione di Scelta Civica di inserire la riforma in un emendamento al Ddl Stabilità, secondo fonti parlamentari riportate da Radiocor. L’emendamento, a firma sempre del deputato Sottanelli e del collega di Scelta Civica Gianfranco Librandi, è una fotocopia del Dll Marino approvato in commissione Finanze. C’è solo una novità: la proposta adesso è di cambiare ancora il nome dei consulenti fee only a “consulenti finanziari autonomi”. 

Ci pare doveroso proporvi tre domande su questa vicenda:

PRIMA DOMANDA: questa ossessiva attenzione ai termini, questa insistenza sugli aspetti formali, intende tutelare gli interessi di chi? Forse dell'investitore finale? Diciamola tutta: all'investitore finale importa nulla, ma meno di zero, di "come si chiamano" i promotori. L'investitore finale vorrebbe vedere protetti i suoi interessi, e ridotte le (esose) commissioni imposte dalla catena che parte dalle fabbriche di Fondi Comuni ed arriva alle Reti di private banking o promotori.

SECONDA DOMANDA: vi pare che, in un momento di grave difficoltà, con l'intera industria del risparmio italiana messa in discussione per la qualità sia dei prodotti sia dei servizi di distribuzione, quella del nome sia una  problematica degna di un dibattito acceso in Parlamento? Non vi sembra che ci sarebbero dieci, cento, e mille discussioni più significative, per difendere gli interessi degli investitori?

TERZA DOMANDA: il fatto che all'intera categoria dei promotori finanziari venga concessa una  "ridenominazione" per legge non vi pare un po' sospetto? Vi sembra una mossa destinata ad aumentare trasparenza e chiarezza? Oppure vi pare una mossa che punta a fare confusione? che consetirà a tutti, anche ai più spegiudicati ed ai meno qualificati, di "rivoltare la giacca" e di presentarsi con un'etichetta nuova a fare un mestiere che rimane sempre il medesimo? Non vi pare che siamo ai limiti del raggiro? 

E' forse utile ricordare a tutti, a questo punto, che il mestiere di promotore, di venditore di prodotti, e quello di consulente, sono tanto diversi da risultare opposti nelle finalità. Il promotore nasce per vendere prodotti che la sua Azienda gli ha detto di vendere, mentre il consulente indipendente lavora solo per aiutare l'investitore.

E' stato osservato a questo proposito (testo tratto sempre dal Sole 24 Ore) che la normativa in discussione "non è conforme alla ratio della direttiva Mifid che chiede la massima trasparenza e chiarezza a beneficio del risparmiatore. In tal modo non si farebbe altro che aumentare la confusione e si creerebbe una denominazione che non è coerente con la specificità del consulente indipendente, professionista intellettuale dotato di un requisito indispensabile per operare, appunto l'indipendenza soggettiva, che altri soggetti non hanno. La Mifid infatti chiama i non indipendenti con la definizione di tied agent, per sottolineare il loro stretto legame con le banche o altre mandanti in qualità di soggetti che devono vendere prodotti e servizi per conto delle stesse"

Vediamo di riassumere, ed arrivare a qualche cosa di utile per chi ci legge, per chi investe. 

Abbiamo visto che in Parlamento dibattono sulla denominazione delle due diverse categorie professionali, quella dei venditori e quella dei consulenti: lo spunto è la creazione di un Albo di cui di parla da un decennio, e che con ogni probabilità non vedrà la luce prima di 18 mesi, senza contare che poi ci sarà anche la questione della conformità alla normativa europea da risolvere, e lì passerà altro tempo (non parliamo neppure, in questa sede, delle SCF, le cosiddette Società di Consulenza Finanzaria, che per il momento sono solo un concetto astratto, privo di contenuto pratico). 

Passerà quindi molto tempo, che per i Clienti investitori delle Reti significa soldi: il contestuale, ed ampiamente annunciato, slittamento della introduzione della MIFID II al 2018 significa, molto semplicemente, che le Reti continueranno ad applicare i famigerati meccanismi di retrocessione (conflitto di interesse puro e semplice) sui fondi che i promotori ed i private bankers piazzano ai Clienti. E gli investitori continueranno a pagare, per tenere in piedi un carrozzone che non crea valore aggiunto. Capite? Si spendono tempo e denari importanti a discutere dei nomi e di categorie, ma quando si tratta di toccare i soldi, i ricavi, quelle stesse persone fanno finta di non vedere, di non sapere.

Tutto ciò detto, per ciò che riguarda direttamente Recce'd vogliamo prendere un impegno con i Clienti: l'adesione all'Albo, per come la vediamo noi in Recce'd, ha senso solo se sarà utile nel proteggere, e mettere davanti a tutto, l'interesse del Cliente che investe; in mancanza di questa condizione, Recce'd non aderirà ad alcun Albo; continuerà però a fornire servizi di qualità elevata ai Clienti, e continuerà ad essere un punto di riferimento nel settore sia per i contenuti di eccellenza, sia per l'utilizzo delle tecnologie più avanzate.