L'Italia che sta facendo?

Non passa giorno, ormai, che non si legga sulla stampa italiana una critica del Governo alla politica economica di Eurozona, alla gestione della Vigilanza bancaria, oppure una proposta di rettifica e riforma degli indirizzi dell'Unione. Anche oggi, 23 febbraio, leggiamo di una proposta italiana per i cosiddetti euro-bonds ed un "Ministro delle Finanze Comunitario".

Non si tratta, come potete vedere, di assolute novità: la novità è che questo attivismo arriva proprio da quel Paese che forse più di ogni altro ha beneficiato della stessa politica che oggi attacca. Proprio la garanzia tedesca sulla disciplina di bilancio è il fattore che spiega (l'unico, per la verità) perché un debitore come l'Italia oggi a 10 anni paga al mercato lo 1,50% lordo.

Noi investitori dobbiamo stare sempre con le antenne alzate e cercare di capire: all'Italia, ed ai Governi di ogni colore, fino ad oggi è convenuto di parlare il meno possibile, e di farsi vedere il meno possibile, per non indisporre quelli che ci potevano aiutare e nel frattempo ... tirare avanti.

Come investitori, quindi, siamo costretti a farci almeno due domande: la prima riguarda lo stato dei conti pubblici italiani, la seconda riguarda le prospettive dell'Unione.

Lo stato dei conti pubblici italiani non è buono, nonostante sia stato ridotto a livelli minimi storici il costo del rifinanziamento del debito pubblico: ce lo ha detto la Corte dei Conti, che venerdì 19 febbraio ha chiarito che "sono già stati usati tutti i margini di flessibilità". Il Governo non ha più margini, sul lato della spesa, e questo spiega il crescente nervosismo. Non c'è più una lira. Noi di Recce'd non siamo stati colti di sorpresa, quando nel weekend abbiamo letto di reazioni irritate alle più recenti dichiarazioni di Mario Monti sull'Europa, ed alle voci non confermate di un "governo alternativo" in preparazione.

Quanto alle prospettive dell'Unione Europea: se l'Italia si propone di dettare la linea, questo significa che c'è un vuoto, che chi prima guidava il convoglio (Germania e Francia) attraverso momenti di difficoltà (Grecia, migranti, Brexit, eccetera). Recce'd vi ha già scritto, in aggiunta, di una crescente insofferenza verso Draghi a Francoforte, e non è possibile escludere che qualche novità arrivi entro fine anno anche da lì. Insomma, si tratta di un quadro politico poco stabile: con cui i mercati, a nostro parere, faranno i conti già in estate.