Dieci anni di indici negativi (parte 3): Ray Dalio legge Recce'd?

Quella che leggete nel titolo è chiaramente una battuta, anzi una battutaccia. Resta motivo di soddisfazione leggere che Ray Dalio, che ha creato la più grande società di Fondi HEDGE del pianeta, scriva ai propri Clienti cose che, in modo molto meno autorevole, Recce'd scrisse ai propri clienti già nel 2014, e poi ancora molte volte nel 2015.

Secondo il Wall Strette Journal, Dalio nella più recente lettera ai Clienti ha scritto che una fase storica, per i mercati finanziari, si è appena chiusa ed una nuova fase è già in corso:

(...) history is in the making, as central banks have backed themselves into a corner with monetary policies that are about to run out of steam. We’ve had two phases of global policy — now it’s time for something new.

Secondo Dalio, l'azione delle Banche centrali è stata poco efficace fino ad ora, e risulterà ancora meno efficace nello stimolo all'economia reale nella nuova fase:

Monetary Policy 3 will probably involve negative interest rates and more money printing, he says. But it won’t drive investors and savers to buy the kinds of assets that will help stimulate economies. “While QE will push assets prices somewhat higher, investors/savers will still want to save, lenders will still be cautious lenders, and cautious borrowers will remain cautious, so we will still have ‘pushing on a string,’” 

Dalio aggiunge poi che dagli indici dei mercati finanziari è necessario attendersi performance nulle o negative per molti anni, e spiega anche perché:

Investors should expect to experience lower than normal returns with greater than normal risk, he says. “With the central bank’s abilities to be effective in easing to reverse a downturn weaker than before, the past may not be a good guide, because the self-reinforcing cycle of falling asset prices having negative economic effects may not be as easily reversed as in more normal times,” 

Recce'd si ritrova appieno in queste parole: si tratta di tre temi sui quali il nostro team insiste da anni, e sui quali abbiamo pubblicato studi, ricerche, Post in questo Blog e Bollettini dedicati ai nostri Clienti.

Detto tutto questo, c'è un particolare su cui noi NON siamo in sintonia: la frase

Investors should expect to experience lower than normal returns with greater than normal risk

si riferisce ad investitori che seguono, in modo passivo, gli indici di mercato. Recce'd vuole fare, e farà, la differenza proprio dimostrando che la performance dei portafoglio NON DEVE dipendere dall'andamento degli indici di mercato su orizzonti a tre o cinque anni: è quanto meno POSSIBILE generare rendimenti positivi anche se negli anni gli indici restano fermi o scendono, se si è capaci di leggere e sfruttare le varie fasi dei mercati. E questo, però, lo sa bene anche Dalio, che non sta certo lì fermo a vedere "come chiude l'anno lo S&P 500".

C'è poi un secondo punto che vogliamo fare con chiarezza, e che (forse) ci distingue dalle posizioni prese da Ray Dalio. Noi da tempo scriviamo, e sempre di più operiamo anche in conseguenza, che le Banche Centrali non sono più al centro della scena. Da oltre un anno, ovvero da quando Bernanke è uscito di scena. Draghi e Kuroda non hanno né gli strumenti, né l'autorevolezza per prendere il posto della Fed.

Chi opera sui mercati, oggi, per risultare vincente anche in una lunga fase di indici laterali o peggio, dovrà smettere quasi del tutto di occuparsi di ciò che dicono e fanno le Banche Centrali. Dovrà concentrarsi sui fatti, sui dati dell'economia reale ma pure sulla geopolitica.

C'è un solo evento che potrebbe riportare le Banche Centrali in controllo dei mercati come nei due anni 2013 e 2014: il fallimento di una delle prime cinque banche globali (da Deutsche a Goldman passando per BNP Paribas e per UBS per finire con Merrill o Barclays o Credit Suisse: insomma, una di quelle). Perché probabilmente porterebbe, almeno nell'immediato, alla decisione di "commissariare tutto".