Ci potranno salvare le Banche Centrali? (parte 1)

Il 3 agosto 2015 iniziammo una serie di post dal titolo "Central Banking dopo il 2015", serie che si allungo fino a novembre con un totale di 10 Post che potete rileggere, se interessati, utilizzando un motore di ricerca.

In quei Post, Recce'd vi forniva una serie di motivazioni per ritenere che, proprio nel 2015, si fosse chiusa una fase durata sette anni (quella delle politiche monetarie accomodanti, del QE, degli effetti ricchezza, e in sostanza delle Banche Centrali che spingevano tutti i mercati finanziari in alto). Oggi, quelle nostre valutazioni le potete ritrovare, in forme diverse, sulle prime pagine di tutti i giornali, specializzati e non: si dice e si scrive che i mercati "non credono più" nella Banche Centrali e che "non seguono più" le indicazioni di Kuroda, Draghi e Yellen.

Si è passati, così, dopo sette anni di clima celebrativo e zuccheroso, con al centro la "invincibilità" di questi funzionari pubblici, ad una situazione di sfiducia che spesso sfocia nella rabbia, e a volte nella derisione, come testimonia la foto in basso (tratta dalla stampa USA).

Gli estremo non ci piacciono, perché sono del tutto inutili (se non controproducenti) nella gestione del portafoglio. Era una follia la celebrazione di Draghi di 12 mesi fa, da parte sia della stampa sia dell'industria dei Fondi Comuni: è un eccesso, oggi, ritenere che le Banche Centrali siano del tutto al tappeto.

Le Banche Centrali dispongono ancora di armi potenti: ma attenzione, le armi delle Banche Centrali, NON SERVONO, né sono mai servite, a guidare verso l'alto gli indici dei mercati. Quella era una sciocchezza, inventata da qualche funzionario seduto alla scrivania, e sfruttata in modo cinico e forsennato dalle grandi banche globali e poi dalle nostre Reti di private banking. Ma la realtà, il mondo produttivo, non funziona così.

Resta il fatto che le Banche Centrali hanno ancora armi potenti: ad esempio, per incidere sul mercato dei cambi. Per questo, a nostro parere, la battaglia diventerà nelle prossime settimane una vera e propria guerra: perché la Bank of Japan non può (né mai potrà) decidere quanto vale il Nikkei, ma da lunedì può vendere quanti yen desidera sul mercato delle valute.

Per i nostri portafogli, da lunedì, diventa quindi importantissimo capire questo. se le Banche Centrali, una volta capito e registrato che il QE non è una politica espansiva ma al contrario distruttiva, si butteranno sul mercato dei cambi, quali saranno le conseguenze per Borse ed obbligazioni?