Banche globali in crisi (4): il debito di Credit Suisse

Le banche globali occupano il centro del crollo degli indici di Borsa da settimane: nell'ultima settimana, il mercato ha punto in modo particolare Credit Suisse. Ne parliamo in questo Post non tanto per commentare le specifiche vicende della banca elvetica, quando per riflettere sul tema della "sicurezza del risparmiatore". Su questo tema, in particolare in Italia, sono state scritte migliaia di pagine solo negli ultimi mesi: e come tutti anche noi abbiamo letto di obbligazioni convertibili, questionari MIFID, ed altri accorgimenti che dovrebbero proteggere il risparmiatore da rischi indesiderati.

C'è però una seconda dimensione del rischio, che fino ad oggi viene del tutto trascurata, in modo colpevole: dopo la Crisi del 2007-2009, è stata messa del tutto da parte la questione della stabilità delle grandi banche, che invece durante quella crisi furono costrette a ricorrere al sostegno del denaro pubblico per continuare ad operare e non cadere nella bancarotta. Noi di Recce'd ne abbiamo scritto in una serie di Post, nel 2015, dal titolo "UBS, JP Morgan, Barclays. E Deutsche Bank e BNP Paribas e Credit Suisse. E tutte le altre. ", anche questa facile da recuperare con un motore di ricerca. Vi segnaliamo in particolare il Post con questo titolo dello scorso 18 agosto 2015.

Da allora ad oggi, abbiamo sentito ripetere al pubblico dei risparmiatori, in mille forme diverse, concetti come "indice di solidità" o "indice di patrimonializzazione", che inevitabilmente fanno capo ad un sistema di regole che premia le banche grandi, e che abbiamo già visto (proprio nel 2007-2009) che non protegge un bel nulla.

Perché? Perché, come già in passato, anche oggi chi calcola quegli indici non CONOSCE gli strumenti finanziari nell'attivo delle banche, NON li sa valutare, e quindi pubblica numeri che poi è lo stesso mercato a smentire, facendo ad esempio crescere del 200% i tassi sui CDS (grafico in basso).

Noi di Recce'd ci fidiamo del mercato molto più che dei funzionari, e restiamo del parere che la sola soluzione possibile per questo problema sia (come in ogni altro settore) la distruzione delle posizioni dominanti e di cartello, che favoriscono da sempre, nella nostra storia economica, comportamenti azzardati, carenze di controlli e conflitti di interesse, tra i quali ci sta anche una certa contiguità di interessi con le Autorità di Vigilanza di settore.

Quanto al risparmiatore, farà bene a giudicare con maggiore senso critico i suoi interlocutori: sia gli advisor, sia gli Istituti di cui fanno parte. E non affidarsi all'etichetta sulla confezione.,