Indicazioni operative: che cosa fare (parte 3)

La gestione del rischio, da sempre, è uno dei nostri punti forti. Non soltanto ne scriviamo, con insistenza (nei documenti che sono dedicati ai Clienti, ma pure sul Blog e nei bollettini quotidiani): noi facciamo gestione attiva dei rischi nella gestione dei portafogli modello.

La gestione attiva del rischio è quella che parte da una misura del rischio di shortfall, di ribasso, in ognuna delle posizioni in portafoglio e in ognuna delle posizioni che in futuro potrebbero entrare nel portafoglio. Questa è l'attività che ti spiega, ad esempio che è una follia investire sulle Borse di Eurozona quando tutti ti spingono a farlo.

Questo tipo di risk management è esattamente l'opposto di quello utilizzato dalla Reti di Private Banking, che proprio ieri, 9 febbraio, è stato spiegato così sul Sole 24 Ore

Un altro motivo tecnico che alimenta l’effetto palla di neve è il Var, Value at risk. A molti clienti viene associato un Var, un livello massimo di rischio che può sopportare in portafoglio. Ad esempio può essere previsto che un determinato portafoglio non può perdere più del 5% in una settimana. Se questo livello viene sfondato il gestore è costretto a vendere, non tanto perché non crede nella solidità dei titoli in portafoglio, quanto perché è costretto a farlo automaticamente per il fatto che l’elevata volatilità dei mercati ha fatto scattare il limite del Var.

Il Sole 24 Ore spiega così il fatto che "le vendite alimentano le vendite" (l'effetto "palla di neve"): perché se la gestione del rischio è fatta con il modello VAR, se i mercati scendono ti fanno vendere in perdita, e comperi solo dopo che i prezzi sono saliti. La gestione del rischio fatta con lo specchietto retrovisore.