Sterlina GBP: una scommessa persa? (parte 4)

Nel nostro terzo Post, lunedì scorso (lo trovate scorrendo in basso) abbiamo chiarito senza alcuna paura (come Recce'd fa da sempre) quale è la nostra visione e la nostra posizioone sulla sterlina.

Tutti i dati pubblicati nel corso dell'ultima settimana hanno confermato la nostra visione delle cose, che qui riaffermiamo senza modificare alcunché. Vuole dire che il flash crash di venerdì mattina in Asia non ci fa paura? Ce ne fa, e molta. Ma per qualificare meglio questa "paura" sarà bene chiarire: la paura non riguarda la sterlina.

Il flash crash ci fa paura perchè sappiamo (noi lo sappiamo benissimo e ne scriviamo spesso) che oggi i mercati finanziari sono questi. Tutti. Ed è per questo che conviviamo con una sana paura, ogni mattina. La paura che le cose sfuggano dal controllo, cosa che potrebbe succede domani, lunedì 10, o tra una settimana oppure tra un mese, e coinvolgere qualunque settore dei mercati finanziari.

Per limitarci alla sterlina GBP, episodi di flash crash si sono registrati con una certa frequenza, negli ultimi 30 anni: nel'utilissimo grafico di Nomura che vedete sotto, si racconta che nei più importanti (per ampiezza) flash crash che hanno interessato la sterlina GBP contro dolalro USA, si è registrato poi un calo di circa il 3% nei 100 gionri successivi (tre mesi). Lo potete vedere seguendo la linea in rosso, sia a sinistra, sia a destra 8che ripete).

In soli due episodi (grafico a sinistra) abbiamo registrato poi un recupero del cambio contro dollaro: nel gennaio 2009 (+16%) e nel febbraio 1993 (+3%).

Per chiarezza, va detto che una variazione del cambio del 3% in tre mesi costituisce, dal punto statistico, un ... nulla. Tanto più che poi sarebbe necessario andare a capire le differenze, tra i citati episodi di flash crash e questo, nel quale Brexit costituisce, oggettivamente, un "evento unico senza alcun precedente".

Il grafico racconta tantissime cose: la più importante è che i flash crash aumentano di frequenza negli ultimi anni. Questo è il mondo nel quale viviamo, e quello nel quale ci hanno portato molte scelte sbagliate fare da chi credeva di sapere tutto. Ma è inutile riparlarne ora, quindi torniamo alla sterlina GBP.

Ha spiazzato noi in Recce'd, ma pure la gran parte del mercato (se giudichiamo dalle oscilalzioni dei prezzi) il tono ed il contenuto delle recenti prese di posizione di Theresa May, che la avvicinano al cosiddetto "populismo globale". Lo diciamo con chiarezza: noi in Recce'd abbiamo sottovalutato questo rischio, ed è stato un errore. Per fortuna, rischi di questo tipo hanno solo effetti transitori sui mercati finanziari, ce lo insegna la storia.

Altre cose, invece, a noi sembrano più importanti: su queste altre cose, su questi fattori, noi basiamo le scelte di portafoglio.

Ad esempio: come leggete qui sopra, dal Financial Times di oggi, due boss delle grandi banche globali condividono una visione di ciò che sta accadendo che si riassume in queste poche frasi.

Per una volta, noi siamo in piena sintonia con loro. M a è proprio per queste ragioni che siamo LONG e ci restiamo: se davvero dovesse concretizzarsi uno scenario catastrifico per l'Eurozona, allora vorrei avere ancora più sterline nei miei portafogli titoli, molte di più.

E quanto alle banche "with large operations in London" quella di certo non è una nostra preoccupazione: dal punto di vista dei portafogli modello e dei nostri Clienti, quello sarebbe un "plus", con grandi opportunità di guadagno e mercati finanziari più puliti e trasparenti se i "cartelli" uscissero per sempre di scena.

Se poi i due signori qui sopra avessero mandato in questo modo al pubblico iil segnale di "rischio di crollo per l'economia del Regno Unito se non ci fosserro più Morgan Stanley e JP Morgan (del tipo "dopo di noi il diluvio"), allora noi rispondememmo "via ... siate seri, su argomenti seri".