Al centro di tutto (parte 3)

Con i mercati distratti da Deutsche Bank, e gli investitori italiani mandati in confusione su ciò che (non) si sta facendo intorno a MPS, si rischia di perdere la bussola: l'investitore non comprendere più in che direzione si stanno muovendo i mercati e quali sono i fattori determinanti.

In agosto Recce'd ha dedicato due Post al tema della crescita economica, che ovviamente è quello che sta sopra tutto: e proprio questa settimana, che inizia con il 3 ottobre, sapremo dai dati in arrivo dagli USA in che condizioni si trova, oggi, la crescita economica globale.

Quello è il tema dal quale dipendono tutti gli altri. C'è però un ordine di importanza, di priorità, che è sbagliato ignorare. E vogliamo essere chiari da subito: Le Presidenziali USA, la Fed e la BCE hanno pochissima importanza, quasi nulla, anche se tutte le mattine questi temi vi vengono proposti dai quotidiani.

Recce'd vi offre una veloce rassegna dei temi che davvero potranno determinare la performance dei vostri investimenti da qui a fine 2016: e in questo Post cominciamo occupandoci di banche.

Ma non di Deutsche Bank: che è un problema vecchio, e già del tutto scontato. La storia di Deutsche Bank si inserisce nel tema del fallimento del modello di business delle "grandi banche globali" di cui Recce'd scrive da anni. Solo i meno attenti, e i meno svegli, devono ancora metabolizzare il fatto che l'epoca delle grandi banche globali è finita. Tramontano i grandi marchi che hanno dominato per venti anni, così come dieci anni da tramontò l'epoca di Nokia e Motorola, e poi E-bay e Yahoo, realtà dominanti di mercato che in dieci anni sono del tutto scomparse dalla scena. Il party finisce. E' sufficiente chiedersi: se le posizioni che mette in crisi DB è quella in derivati, chi saranno mai le controparti di questi derivati? Forse la Cassa di Risparmio di Alba o la Banca di Trani? Oppure sono forse nei guai Merrill Lynch, Morgan Stanley, e magari UBS e Credit Suisse, e forse BNP Paribas e Soc Gen, oppure magari Barclays e JP Morgan?

Ma non è questo, a nostro parere, un tema dominante: mentre lo è la Vigilanza e la Regolamentazione bancaria. Vi abbiamo già segnalato, un mese fa, i toni accesi dello scontro sulla Regolamentazione del settore bancario, tra USA ed Eurozona, e poi all'interno della Eurozona. Ovvio che lo spunto di Deutsche Bank è stato subito colto dai commentatori di tutti i quotidiani per chiedere una "revisione della normativa", ed è ovvio che la richiesta di questi commentatori è di renderla "meno rigida".

Ovvio che tutti questi commentatori si schierano sempre dalla parte della conservazione dell'esistente: alla fine di ognuna delle grandi fasi storiche, è stata proprio la pigrizia mentale a caratterizzare gli ultimi anni della "opinione pubblica" dominante. C'è l'abitudine a pensare ad un certo modo, e c'è quindi l'abitudine a pensare che UBS o JP Morgan, Goldman Sachs o Credit Suisse, BNP Paribas o Deutsche Bank saranno con noi per sempre, e per sempre segneranno il futuro economico del pianeta. Senza pensare che trenta anni fa nessuno le conosceva, e tra venti anni nessuno se ne ricorderà più.

Per questo, va del tutto fuori strada chi scrive che bisogna ritrovare una "visione strategica", come il Corriere della Sera lo 1 ottobre:

L’Europa — ora che si è data l’unione bancaria — vuole accompagnare aggregazioni cross-border, tra istituti di diversi Paesi? Vuole grandi banche universali che sostengano i prestiti alle imprese piccole e medie che ne caratterizzano la sua struttura industriale? O ha invece interesse a mantenere un’eccellenza nell’investment banking? 

La visione strategica che cerca l'articolista esiste già, ce la ha il mercato ed è chiarissima. Le grandi banche universali, di fatto, sono già finite. Si va in una direzione totalmente opposta. E l'investment banking è alla canna del gas: sta scritto dovunque. Il party finisce. Ostinarsi a tenere in vita Banche Zombie, solo perché "sono grandi", non è solo una battaglia di retroguardia, è una battaglia persa.